REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione di Guido Fontana Ros

Sui media occidentali non si fa che leggere di difficoltà e penuria di beni di consumo per i cittadini della Federazione Russa, causati dalle sanzioni occidentali.

La realtà è ben diversa: le sanzioni hanno causato l’embargo russo verso molti prodotti occidentali, soprattutto afferenti al mercato alimentare. Il risultato è stato disastroso, non per la Russia ma per i produttori agricoli e alimentari occidentali. Al contrario, dopo un anno, si può dire che l’embargo è stato un grandissimo stimolo per una grande crescita della produzione delle aziende agroalimentari russe.

I mercati russi rigurgitano di prodotti alimentari di ogni sorta come viene testimoniato da numerosi viaggiatori occidentali e dagli articoli che si trovano sulla stampa russa.

Per l’appunto presentiamo la traduzione di un articolo sulla situazione dei mercati alimentari nella zona di San Pietroburgo.

Dal sito web www.strategic-culture.org

Le sanzioni hanno fallito. Il “compra russo” sta funzionando

E’ ormai più di un anno che la Russia ha imposto l’embargo alimentare all’UE e agli altri Stati che avevano applicato sanzioni a causa dell’assorbimento della Crimea e dell’intervento nel sud-est dell’Ucraina. I risultati del cambiamento a fornitori d’oltremare e la crescita della produzione di merci nazionali in sostituzione delle importazioni grazie agli sforzi dei produttori nazionali sono ormai abbastanza chiari.

In questa breve relazione, sulla base di visite a punti di vendita che vanno da negozi e bancarelle agli ipermercati, dal centro di San Pietroburgo a piccoli centri a 80 km nell’entroterra, cercherò di dare un senso a ciò che è accaduto, di come è cambiata la sporta della spesa dei russi e di quali sono le linee di tendenza principali. In altre parole, vorrei iniziare con un numero di piccole e specifiche osservazioni e finire con alcune generalizzazioni e previsioni degli ampi processi in corso e di come possono influenzare il commercio alimentare globale.

La provenienza del cibo, nella catena di vendita al dettaglio della Russia, è abbastanza facile da determinare. Molti venditori di tutto l’universo della distribuzione al dettaglio identificano il paese straniero o la regione nazionale da cui proviene un determinato prodotto. E al livello popolare dei mercati comunali, i venditori fanno un passo ulteriore, in qualità di venditori ambulanti per determinate aree di produzione che sono in vista al pubblico. Oggi questo riguarda in particolare i prodotti della Crimea come vini, fragole, pomodori e simili. Poi ci sono le primizie particolarmente redditizie di frutta e verdura provenienti dal Sud russo, il che significa dalla zona Rostov-on-Don giù nella regione di Krasnodar enormemente fertile. In modo molto molto sentimentale, i venditori delle bancarelle del mercato stanno promuovendo l’autosufficienza, stato d’animo patriottico che oggi è molto in voga in tutta la società russa.

A questo proposito, è stato particolarmente istruttivo trascorrere qualche ora in uno dei più prestigiosi mercati comunali nel centro di San Pietroburgo, il Maltsevsky Rynok. I pescivendoli nel corso delle mie numerose visite sono stati loquaci e ben informati. Il loro assortimento è cambiato radicalmente dopo l’introduzione dell’embargo. Le orate e le spigole degli allevamenti greci non ci sono più. Il pesce di origine russa ha intensificato la sua presenza. Il più grande lago d’acqua dolce d’Europa, il Ladoga, che si trova a soli 40 km dalla capitale del Nord, ora è un grande produttore di varietà di pesce selvatico in offerta, dal coregone (sig) che è un pesce di lago favorito anche nella vicina Finlandia, alla grande trota di lago che si avvicina alle dimensioni di un salmone. Si trovano anche le trote d’allevamento della repubblica di Carelia, che confina con la regione di Leningrado sulle coste nord ed est del Ladoga.

L’industria della pesca della regione di Murmansk, nel nord-est, a 1.000 km da San Pietroburgo, ha intensificato la sua presenza nel mercato, oltre alla fornitura tradizionale di passera di mare e di altri pesci di fascia bassa, provvede il mercato della varietà gorbusha di salmone che è originario del Far East. Il gorbusha venne introdotto in queste acque del nord in epoca sovietica e ora ha fatto ritorno al mercato in sostituzione delle importazioni. Il gorbusha arriva qui, intero e fresco con le sacche delle uova intatte. La bottarga cruda è ora disponibile anche sulle bancarelle a prezzi bassi per coloro che sono desiderosi di pulire e salare il proprio caviale rosso con un risparmio del 80% sul prezzo della varietà in scatola.

Sta tenendo banco al Rynok l’offerta di pesci di pregio, vale a dire i classici come il granchio della Kamchatka e il caviale nero (ora certificato), lo storione affumicato e le anguille. Lo stesso vale per lo storione nazionale fresco, che arriva al mercato di San Pietroburgo in diretta dal settore della pesca del Daghestan, repubblica confinante con il Mar Caspio. Inoltre, hanno fatto la loro comparsa nuove categorie di pesce affumicato di alta qualità dai fiumi siberiani.

Il salmone norvegese è ormai un lontano ricordo. Tuttavia, questo re dei pesci d’allevamento viene ancora importato e anche legalmente, attraverso un nuovo fornitore. Le Isole Faroe, nominalmente parte dello Stato danese, ma non membri dell’UE, sin dall’inizio hanno trasgredito le sanzioni anti-russe. Non ci si aspetterebbe che il proprio pescivendolo di fiducia sia uno specialista di geografia  per non parlare di geopolitica,  ma il mio del Maltsevsky Rynok mi ha raccontato tutto delle Isole Faroe prima che avessi la possibilità di guardare il tutto in Wikipedia.

Se ho dedicato un sacco di attenzione al pesce, è perché i modelli di consumo russi sono cambiati negli ultimi anni e continueranno a evolversi anche se il mercato alimentare nel suo complesso è in fase di cambiamento. In passato, l’atteggiamento dei consumatori qui era piuttosto simile a quello dei consumatori della Serbia, dove c’era il comune detto: “il miglior pesce è il maiale”. Questo era giustificato nel caso russo dalla natura repellente del pesce in vendita nell’epoca sovietica sia nei mercati che nei negozi al dettaglio: congelato, pesce di qualità “industriale” visualizzato in varie fasi di rigor mortis. Ora banchi di pesce fresco sono comuni non solo nei mercati comunali del centro e nei supermercati, ma anche nei punti vendita delle catene di negozi in periferia e nell’entroterra. Il prezzo del sig o gorbusha può essere ben fuori dalla lista della spesa della maggior parte dei consumatori, ma la diffusione geografica ha raggiunto i consumatori della classe media ovunque essi vivano.

Per le carni, la frutta e la verdura, è meno evidente al Rynok. quali cambiamenti si siano verificati nelle fonti di provenienza. Dato il visibile controllo degli stand da parte di “rappresentanti delle nazionalità del Caucaso” o da parte di asiatici centrali, la tendenza di questi prodotti è quella di provenire, sia nel passato che nel presente, da luoghi come l’Azerbaigian, la Turchia o l’Uzbekistan, piuttosto che dall’Europa occidentale. I prezzi sono alti, ma l’aspetto è eccellente.

Passando alla fascia superiore rispetto ai mercati comunali, in un emporio alimentare privato all’interno del grande magazzino Stockmann a San Pietroburgo, emergono nuove fonti di approvvigionamento di prodotti russi recentemente anche in questo grave arbitro del cibo di tendenza. Il pesce importato rimane in offerta, ma con i fornitori cambiati per ottemperare alla legge. Dove c’era il pesce greco, ora è sostituito da quello turco.

Tuttavia, il cambiamento più grande sembra essere nella offerta di pesce affumicato. Si tratta di una varietà di prodotti molto popolare per cui i russi a lungo si sono rivolti ai finlandesi. Era un’abitudine della classe media di san Pietroburgo San Pietroburgo fare le gite di fine settimana attraversando il confine verso Lappeenranta per fare acquisti di pesce affumicato di qualità superiore per sé e per i parenti. Ora il negozio di prodotti finlandesi a San Pietroburgo ha riempito i suoi banchi di pesce affumicato con prodotti russi che hanno un bell’aspetto e un buon sapore, autenticamente affumicati con fuoco di legna e costano il 40% in meno di quelli della Finlandia. Sarebbe giusto dire, data la qualità di quello che ho provato, che i maestri russi hanno alzato il livello della loro offerta eguagliando o facendo meglio di ciò che si fa all’estero, ora che il “Made in Russia” è diventato una fonte di orgoglio per i consumatori nazionali, piuttosto che un punto di scherno, come in passato.

I vini sono una categoria di prodotto che anche si sta muovendo con la politica. Anche se non vi è alcun embargo russo sui vini provenienti dai paesi che partecipano alle sanzioni e tutti i vini francesi, spagnoli e italiani di ieri sono presenti anche oggi sugli scaffali dei negozi, il posto d’onore è dato ai vini della Crimea e del Sud della Russia ovunque si vada. Da Stockmann c’è un’iniziativa correlata a un riconoscimento delle realtà politiche; stanno attualmente promuovendo i vini dell’Abkhazia, la provincia secessionista della Georgia ora sotto la protezione russa.

Una marea che sale solleva tutte le barche. I contadini russi si sono mossi rapidamente per occupare nicchie abbandonate dagli europei occidentali in una varietà di categorie di prodotti. Ci sembra essere un esempio calzante quello del pollame, per essere più precisi, nelle anatre. Stockmann ora mette in vendita anatre intere da 2 kg, eviscerate, preconfezionate e refrigerate provenienti da Rostov-sul-Don. Questo è davvero notevole in quanto affronta un problema che ostacolava nel recente passato anche ristoratori altamente patriottici: l’assenza di porzioni e la coerenza delle forniture, che li costringeva a lavorare solo con le anatre congelate francesi standardizzate. Le aziende agricole russe ora sembrano aver raccolto la sfida.

Meno comunemente, alcune categorie di prodotti sono semplicemente scomparse con la partenza degli europei. Ad esempio, le zuppe surgelate che erano fornite in passato da Polonia e Ungheria, che offrivano prodotti dal loro mercato nazionale che riscontravano le aspettative del gusto dei consumatori russi. Con l’embargo, tali prodotti sono scomparsi e finora non ci sono stati russi o altri ad aver riempito lo spazio.

Lo stesso vale per alcune categorie di formaggi. Considerando che la Serbia è ora la fornitrice del formaggio tipo feta, che arrivava dalla Grecia e che i produttori nazionali russi stanno offrendo sostituti decenti della mozzarella per sostituire il prodotto italiano vietato, i formaggi a pasta dura non hanno ancora trovato dei produttori credibili in Russia o delle fonti alternative comparabili al di fuori dell’UE. A dire il vero, alcuni supermercati sembrano ancora avere una ricca offerta di formaggi che solleva questioni di legalità; tuttavia, l’intensificazione dei controlli e in particolare, l’autorizzazione appena approvata di distruggere le merci di contrabbando alla frontiera, possono spazzare via presto i consumi illegali di formaggio.

Nonostante quanto detto sopra, una passeggiata attraverso i rivenditori di generi alimentari russi, per quanto riguarda tutti i prezzi, dimostra che quasi tutte le categorie di prodotti che venivano offerte prima delle sanzioni e dell’embargo rimangono disponibili. Molti prodotti nazionali hanno mantenuto i loro prezzi in rubli, nel senso che costano ora il 40% meno dei beni comparabili in Europa occidentale. Le nuove fonti estere sono spesso provenienti dai paesi in via di sviluppo, nel senso che hanno un prezzo al di sotto dei livelli europei. Invece altri beni importati riflettono il tasso di cambio sfavorevole del rublo e sono un terzo o più alti come prezzo rispetto a prima delle sanzioni.

I mercati trovano sempre un equilibrio tra domanda e offerta. Grazie alle esortazioni della classe politica per la sostituzione delle importazioni, ci doveva essere un cambiamento radicale nella percezione dei consumatori verso i prodotti alimentari di produzione nazionale. La mia conclusione prevalente ricavata dalle visite ai rivenditori e vedendo come le merci sono promosse è che “Compra russo” sta funzionando perché corrisponde al nuovo, patriottico stato d’animo.

A sua volta, l’aumento della domanda a livello nazionale ha portato i primi produttori che possono offrire prodotti alimentari autenticamente di classe mondiale ad avere prezzi in linea con il potere di acquisto della classe media. E si può aggiungere a questo quadro il maggiore assortimento di verdure di produzione locale in serra. Questa produzione era marginale quando i prodotti olandesi e polacchi  detenevano il mercato con prezzi competitivi basati su economie di scala in tutta l’UE. Ma ora i produttori locali di frutta e ortaggi da serra, nelle varie aree metropolitane si sono rinvigoriti diventando fornitori primari dei negozi.

Tutto questo deve essere letto nel contesto della storia russa, quando, negli anni immediatamente precedenti la Rivoluzione russa, le riforme agricole di Petr Stolypin stavano mettendo a frutto la loro magia e la Russia era un grande esportatore di prodotti agricoli, non solo di gran, ma anche di altri prodotti alimentari di base, al punto che nel 1912, la Russia spediva il burro in Danimarca.

Considerando che la Russia oggi è di nuovo uno degli esportatori top di grano nel mondo, era difficile immaginare che potrebbe essere un esportatore di altri prodotti agricoli che sono grano-dipendenti, come il pollame e la carne di maiale, per non parlare di essere esportatore di alimenti di categoria completamente diversa che richiedono maggiore lavoro.

Date le linee di tendenza degli ultimi 18 mesi, queste possibilità possono essere prese in considerazione. In questo senso, la resa dei conti della Russia con l’Ucraina e le sanzioni imposte possono eventualmente costare all’Europa molto di più rispetto alle presenti o future vendite scontate di prodotti europei in Russia. Esse possono comportare la risurrezione di una superpotenza alimentare che compete nella esportazione con l’UE sui mercati mondiali.

Pubblicato su noicomunisti.blogspot.it il 31 agosto 2015.

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