REDAZIONE NOICOMUNISTI

A cura di Guido Fontana Ros

INTRODUZIONE

Questa confessione costituì la principale fonte di ispirazione per l’opera letteraria “Il buio a mezzogiorno” dello scrittore anticomunista ungherese, Arthur Koestler dove si racconta di un alto esponente del Partito, tale Nicola Salmanovič Rubasciov, che arrestato e accusato di attività controrivoluzionaria, sottoposto a torture fisiche e psicologiche, viene costretto a confessare crimini mai commessi, avendo come unica via d’uscita la morte.

Peccato che tutto questo sia completamente FALSO!

Nel caso di Bucharin tutte le accuse contro di lui sono sorrette da prove schiaccianti, tant’è che la commissione incaricata da Gorbachev di riabilitarlo e provare che il processo contro Bucharin sia stato una montatura del malvagio Stalin per eliminare un pericoloso oppositore, dopo aver esaminato tutto il materiale istruttorio giunse alla conclusione che TUTTE LE PROVE andavano nella direzione opposta: Bucharin era colpevole!

Inoltre, nel 1971, nell’indifferenza generale degli studiosi, uscì in Svizzera questo libro:” Mémoirs de Jules Humbert-Droz. De Lénine à Staline. Dix ans au service de l’internationale communiste 1921-1931. Neufchâtel: A la Baconnière, 1971

Jules Humbert-Droz fu un noto esponente del Partito Comunista Svizzero, stretto amico di Bucharin e accanito antistalinista, vediamo cosa dice a pag. 379-80:” Nous eûmes une longue et franche conversation. Il me mit au courant des contacts pris par son groupe avec la fraction Zinoviev-Kamenev pour coordonner la lute contre le pouvoir de Staline. Je ne lui cachai pas que je n’approuvrais pas cette liaison des oppositions: «La lute contre Staline n’est pas un programme politique. Nous avons combattu avec raison le programme des troskystes sur des problems essentiels, le danger des koulaks en Russie, la lute contre le front unique avec les social démocrates, les problems chinois, la perspective révolutionnaire très courte, etc. Au lendemain d’une victoire commune contre Staline, ces problems politiques nous diviseront. Ce bloc est un bloc sans principles, qui s’effritera meme avant d’aboutir.»

Boukharine me dit aussi qu’ils avaient decide d’utiliser la terreur individuelle pour se débarrasser de Staline. Sur ce point aussi je fis d’expresses reserves: l’introduction de la terreur individuelle dans les lutes politiques nées de la Révolution russe risquait fort de se tourner contre ceux qui l’emploieraient. Elle n’a jamais été une arme révolutionnaire. «Mon opinion est que nous devons continuer la lute idéologique et politique contre Staline. Sa ligne conduira, dans un avenir proche, à une catastrophe qui ouvrira les yeux des communists et aboutira à un changement d’orientation. Le fascism menace l’Allemagne et notre parti de phraseurs sera incapable de lui resister. Devant la debacle du Parti communiste allemande et l’extension du fascism à la Pologne, à la France, l’Internationale devra change de politque. Ce moment-là sera notre heure. Il faut donc rester disciplines, appliquer les decisions sectaires après les avoir combtatues et s’opposer aux fautes et aux measures gauchistes, mais continue la lute sur le terrain strictement politique.”

La frase chiave è questa:” Boukharine me dit aussi qu’ils avaient decide d’utiliser la terreur individuelle pour se débarrasser de Staline” vale a dire: ” BUCHARIN MI HA ANCHE DETTO CHE ESSI AVEVANO DECISO DI UTILIZZARE IL TERRORE INDIVIDUALE PER SBARAZZARSI DI STALIN”.

Questo nel 1929, 9 anni prima del processo del 1938.

Bucharin nel 1929, mentre faceva una delle sue solite autocritiche , si accordava già con gli oppositori di destra, con i trotskisti per compiere atti di ” terrorismo individuale” che significa assassinio politico…

Tratto da:  I Grandi Processi di Mosca – 1936-37-38 – Precedenti storici e verbali stenografici

A cura di Giuseppe Averardi

RUSCONI 1977

DICHIARAZIONE FINALE DI BUCHARIN

UDIENZA POMERIDIANA DEL 12 MARZO 1938

Un usciere della Corte: Entra la Corte, alzatevi.

Presidente: Sedete, prego. Imputato Bukarin, avete la parola per la vostra ultima dichiarazione.

Bukarin: Cittadino Presidente e Cittadini Giudici, sono perfettamente d’accordo con il Cittadino Procuratore circa l’importanza di questo processo che ha svelato ì nostri crimini scellerati, i crimini perpetrati dal “blocco della destra e dei trotzkisti”, del quale sono stato uno dei leaders e per l’attività del quale rivendico ogni responsabilità.

Questo processo, che è il risultato di una serie di altri processi, rivela tutti i crimini, i tradimenti, il senso storico e le radici della nostra lotta contro il partito ed il governo sovietico.

È ormai da più di un anno che sono in prigione. Ignoro, di conseguenza, quello che accade nel mondo: ma a giudicare dai brandelli di realtà che mi arrivano quasi per caso, vedo, sento e comprendo che gli interessi che abbiamo tradito in modo così criminale entrano in una nuova fase del loro gigantesco sviluppo; che essi appaiono fin da ora sulla scena internazionale come il più grande, il più potente fattore della fase proletaria internazionale.

Noialtri imputati siamo dall’altra parte della barricata che ci separa da voi, Cittadini Giudici. Caduti nelle file maledette della controrivoluzione, siamo divenuti traditori della patria socialista.

All’inizio di questo processo, alla domanda del Cittadino Presidente se mi riconoscevo colpevole, ho risposto con una confessione.

Alla domanda del Cittadino Presidente se confermavo le deposizioni rese, ho risposto che le confermavo interamente e senza riserve. Quando, all’inizio dell’istruttoria preliminare, fui chiamato per l’interrogatorio presso il procuratore, che aveva controllato il complesso dei documenti istruttori, egli riassunse questo complesso come segue (T. V, f. 114, 1° dicembre 1937):

  • Domanda: Siete stato membro del centro della organizzazione controrivoluzionaria di destra? Ho risposto: Sì, lo riconosco.
  • Seconda domanda: Riconoscete che il centro dell’organizzazione antisovietica della quale siete membro ha compiuto atti controrivoluzionari e si è proposto come scopo di rovesciare con la violenza la direzione del partito e il governo? Ho risposto: Sì, lo riconosco.
  • Terza domanda: Riconoscete che il centro si è dedicato ad atti di terrorismo, ha organizzato sollevazioni di kulaki e di guardie bianche contro i membri dell’Ufficio politico, contro la direzione del partito e il potere sovietico? Ho risposto: È esatto.
  • Quarta domanda: Vi riconoscete colpevole di tradimento, concretizzatosi nella preparazione di un complotto avente come scopo l’organizzazione di un colpo di Stato? Ho risposto: Anche questo è esatto.

Nel corso del dibattito mi sono riconosciuto e mi riconosco ancora colpevole dei crimini che ho commesso e che mi sono stati contestati alla fine dell’istruttoria giudiziaria dal Cittadino Procuratore, sulla base degli atti in suo possesso. Ho pure dichiarato nell’istruttoria giudiziaria, lo sottolineo adesso e lo ripeto che politicamente mi riconosco responsabile per il complesso dei crimini che sono stati commessi dal “blocco della destra e dei trotzkisti ”.

Merito il castigo più severo e sono d’accordo con il Cittadino Procuratore, che ha più volte ripetuto che sono alla vigilia della morte.

Nondimeno, mi sento in diritto di smentire alcune accuse che sono state formulate contro di me:

a)   nell’atto d’accusa stampato;

b)   nel corso dell’istruttoria dibattimentale;

c)   nella requisitoria del Cittadino Procuratore dell’URSS.

Ritengo necessario ricordare che al momento del mio interrogatorio davanti al Cittadino Procuratore quest’ultimo ha dichiarato, in termini molto categorici, che come imputato non dovevo assumere su di me più di quanto abbia realmente commesso, che non dovevo inventare fatti che non sono avvenuti; e pretese che la sua osservazione venisse inserita nel processo verbale.

Ripeto ancora una volta che mi riconosco colpevole di aver tradito la patria socialista, che è il crimine più grave di tutti; di aver organizzato le sollevazioni dei kulaki e di aver preparato atti di terrorismo; di aver appartenuto a una organizzazione antisovietica clandestina. Mi riconosco poi colpevole di aver preparato un complotto, una “ rivoluzione di palazzo”. Da questo deriva, fra l’altro, l’inesattezza di tutti quei passi della requisitoria pronunciata dal Cittadino Procuratore in cui presenta le cose in modo tale da far credere che io abbia assunto la posizione di teorico puro, di filosofo, eccetera. Le cose di cui mi accuso sono eminentemente pratiche. Ho già detto, e lo ripeto adesso, che sono stato il dirigente e non un gregario dell’attività controrivoluzionaria.

Da ciò deriva, si capisce, che ho potuto ignorare molte cose concrete e che le ho effettivamente ignorate; ma ciò non mi libera delle mie responsabilità.

Mi riconosco responsabile, politicamente e giuridicamente per l’orientamento disfattista che ha dominato nel “blocco della destra e dei trotzkisti”, ma affermo che:

a)   personalmente, non condividevo questa posizione;

b)   la frase relativa all’apertura del fronte non era mia; era un’eco del mio colloquio con Tomskij;

c)   se Rikov mi ha sentito per la prima volta pronunciare quella frase, ciò dipende dal fatto che, lo ripeto, essa era un’eco della mia conversazione con Tomskij.

Tuttavia mi riconosco responsabile di questo immenso e mostruoso crimine commesso davanti alla patria socialista e all’intero proletariato internazionale.

Mi riconosco poi politicamente e giuridicamente responsabile di sabotaggio, benché non mi ricordi di aver dato, personalmente, ordini di sabotaggio. Non ne ho parlato. Ne ho parlato positivamente una volta con Grinko. Per il resto, nelle mie deposizioni ho detto di aver dichiarato a Radek che consideravo scarsamente utile questo metodo di lotta. Tuttavia il Cittadino Procuratore mi rappresenta nel ruolo di dirigente del sabotaggio.

Il Cittadino Procuratore ha spiegato nella sua requisitoria che i membri di una banda di pirati possono saccheggiare in luoghi diversi, e non per questo sono meno responsabili in solido. È giusto; ma per questo i membri di una banda dì pirati devono almeno conoscersi tra loro e trovarsi in rapporti più o meno stretti.

Ora, la requisitoria mi parla per la prima volta di Charangovich; ed io lo vedo per la prima volta in questo processo. Ho saputo per la prima volta dell’esistenza di Maksimov; non avevo mai conosciuto Pletnev e Kazakov; non ho mai parlato di attività controrivoluzionarie con Rakovskij, non ne ho mai parlato con Rosengoltz; non ne ho mai parlato con Zelenskij; non ho mai parlato in vita mia con Bulanov, eccetera, eccetera. Del resto, il procuratore stesso non mi ha chiesto niente su queste persone.

Il “blocco della destra e dei trotzkisti” è prima di tutto un blocco di esponenti della destra e dì trotzkisti. Come, in linea generale, ne può far parte Levin, che ha dichiarato qui, davanti alla Corte, di non sapere neppure oggi che cosa sia un menscevico?

Come possono farne parte Pletnev, Kazakov e gli altri?

Di conseguenza, le persone sedute su questo banco degli imputati non formano un gruppo: sono, su diversi punti, i compartecipanti di un complotto, ma non un gruppo nell’accezione rigorosamente giuridica del termine. Tutti gli imputati sono stati più o meno legati al “ blocco della destra e dei trotzkisti”; alcuni anche con certi servizi segreti e basta. Ma non c’è alcuna ragione di ricavarne la conclusione che questo gruppo è il “blocco della destra e dei trotzkisti”.

In secondo luogo, il “blocco della destra e dei trotzkistì”, che è realmente esistito e che è stato schiacciato dagli organi del Commissariato del popolo per gli Affari Interni, si era costituito storicamente; è stato una realtà fino a quando non è stato annientato dagli organi del Commissariato del popolo per gli Affari Interni. Ha una origine storica. Ho dimostrato che già nel 1928, in occasione del VI Congresso della Internazionale Comunista che io allora dirigevo, ne parlai per la prima volta con Kamenev. Come si può sostenere che il ” blocco ” fu organizzato secondo le direttive dei servizi segreti fascisti? Questo nel 1928! In effetti, in quel periodo ho rischiato di essere ucciso da un agente della Difensiva polacca; cosa di cui sono perfettamente informati tutti coloro che erano vicini alla direzione del partito.

In terzo luogo, nego categoricamente di essere stato in rapporto con servizi segreti stranieri; nego che questi ultimi siano stati i miei padroni e che io abbia operato per eseguire la loro volontà. Il Cittadino Procuratore afferma che, come Rikov, sono stato uno dei maggiori organizzatori dello spionaggio. Le prove?

Le dichiarazioni di Charangovich, di cui ignoravo persino l’esistenza prima dell’atto di accusa. Mi è stato presentato un testo dì Charangovìch, che vorrebbe far credere che io ho formulato il piano di sabotaggio.

Charangovich: Smettetela dì mentire, almeno una volta nella vostra vita! Anche questa volta mentire davanti alla Corte.

Presidente: Imputato Charangovich, non lo disturbate.

Charangovich: Non ho potuto trattenermi.

Bukarin: Ivanov. Per quanto riguarda le sue dichiarazioni, in linea generale, devo dire questo.

Persone che in altri tempi furono legate all’Okrana, dichiarano che per la paura di essere smascherate hanno deciso di lottare contro il potere dei soviet; e, di conseguenza, si sono uniti all’organizzazione di destra, a questa organizzazione clandestina orientata verso il terrorismo. Ma dov’è la logica? Bella logica quella di persone che, per paura di essere smascherate, entrano in una organizzazione terroristica nella quale domani possono eventualmente farsi prendere. È difficile immaginare una cosa del genere; io almeno non arrivo a immaginarla. Ma il Cittadino Procuratore ci ha creduto, benché tutto questo non sia affatto convincente.

Khodjaev ha sostenuto che gli ho consigliato di entrare in rapporti con il residente inglese; e Ikramov afferma che io gli ho detto che il Turkestan è un boccone prelibato per l’Inghilterra.

In realtà non è affatto così. Ho detto a Khodjaev che era necessario utilizzare gli antagonismi tra le potenze imperialiste; e ho sostenuto velatamente l’idea dell’indipendenza del Turkestan. Nessuna parola è stata pronunciata per quanto riguarda i residenti. Il Cittadino Procuratore ha chiesto se avevo visto Khodjaev. L’ho visto, effettivamente. È stato a Taskent? Sì, a Taskent. Avete parlato di politica con lui? Sì. Dunque, avete parlato del residente. Conclusioni di questo genere sono state fatte più di una volta. E quando ho protestato contro conclusioni del genere, il Cittadino Procuratore mi ha accusato di dire il contrario della verità: ha sostenuto che io cercavo dì ingannarlo, che volevo nascondere la verità, eccetera. In questo, è stato sostenuto da un certo numero di miei compartecipanti a questo processo. Ma mi sembra che, in questo caso, la logica autentica sia interamente dalla mia parte.

Sulla base di questi elementi, il Cittadino Procuratore dichiara che tutti i rapporti di spionaggio passavano attraverso Rikov e Bukarin. Ora, il Cittadino Procuratore aveva detto: ogni parola qui ha la sua importanza. Nella requisitoria il Cittadino Procuratore si riferisce a due giornali giapponesi. Ma dove è riuscito a trovare in questi articoli che si trattava proprio di me e dell’organizzazione di destra?

Tuttavia mi riconosco colpevole di aver concepito un piano scellerato per lo smembramento dell’URSS, poiché Trotzkij aveva preso accordi sul piano delle concessioni territoriali e io facevo blocco con i trotzkisti. È un fatto acquisito e lo riconosco. Nego categoricamente di aver avuto mano nell’omicidio di Kirov, di Menzinskij, di Kujbishev, di Gorkij e di Peskov. Iagoda ha detto che Kirov è stato assassinato per decisione del “blocco della destra e dei trotzkisti”. Ne ignoro la causa. Ma secondo il Cittadino Procuratore i fatti reali poggiano su quella che lui chiama la logica.

Egli si chiede se Bukarin e Rikov avrebbero potuto rimanere fuori da questi assassinii; e risponde che non avrebbero potuto, perché ne erano al corrente. Ma non rimanere fuori ed essere al corrente è la stessa cosa. È quella che si chiama, in logica elementare, una tautologia; cioè quando si prende per già dimostrato quello chedeve essere dimostrato. Come spiegarlo? Ci si sarebbe potuta fare questa domanda: ma insomma, scellerati che non siete altro, come spiegate questi fatti? Potete negare che la tale decisione, alla tale ora, è stata adottata e che Jenukidze e Iagoda ne erano a conoscenza, oppure lo negate anche voi? Io non posso negarlo, Cittadini Giudici. Ma se non posso negarlo non posso neppure affermarlo; posso solo fare delle supposizioni.

Dovete tenere conto della natura cospirativa di questa attività. Il “centro” non teneva riunioni, si parlava quando ne capitava l’occasione; con simili metodi di cospirazione, di comunicazione e di rapporti, era una cosa perfettamente possibile.

Maksim Peskov. Iagoda stesso ha dichiarato che questo assassinio lo riguarda personalmente. Non ho alcun diritto di entrare in questa faccenda. Questa dichiarazione di Iagoda è corroborata da un fatto così essenziale che egli chiede di rimandare la questione ad una udienza “a porte chiuse”. Una prova significativa. Kriuchkov ha detto che ciò era stato fatto per indebolire il tono vitale di

Maksim Gorkij. E anche uno dei cittadini difensori, se non mi sbaglio, condivide questa opinione. La cosa si regge poco. Contro una tale argomentazione sta un fatto del peso della dichiarazione personale di Iagoda, che conferma quanto ha detto su questo punto a porte chiuse.

Menzinskij. Bulanov ha dichiarato anche qui che c’erano ragioni personali. Menzinskij era già malato. Non poteva assolutamente nuocere al “blocco della destra e dei trotzkisti”. Questo fatto può essere considerato verosimile? Mi fermo alle dichiarazioni di Bulanov.

La cosa più penosa e più terribile è la morte di A.M. Gorkij. Che cosa ho dichiarato in proposito, e in quali circostanze? Mi è stato domandato (evidentemente era già stato formato un fascicolo su questo caso) se mi ricordavo di fatti suscettibili di proiettare una luce sull’attività del gruppo di destra e dei trotzkisti del blocco nei confronti di Gorkij. Ho pensato alla conversazione da me avuta con Tomskij, della quale ho messo al corrente la Corte, e sulla quale sono stato interrogato dal Procuratore. Questo incontro si riconnetteva a quanto segue: Tomskij mi aveva detto casualmente che i trotzkisti erano contrari allo stalinista Gorkij e fomentavano atti ostili nei suoi confronti. In quel momento non pensavo affatto che potesse trattarsi di un atto terroristico, e non ho prestato alcuna attenzione a questa faccenda. Durante l’interrogatorio mi ricordai di questa conversazione con Tomskij. Alle insistenze del Cittadino Procuratore, ho risposto sempre che a quell’epoca l’idea di un qualsiasi atto terroristico non mi aveva neppure sfiorato la mente. Ora, davanti alla Corte, a una domanda del Cittadino Procuratore, ho risposto: « Adesso capisco che si trattava proprio di questo >>. Il Cittadino Procuratore ne ha allora tratto questa conclusione: << Ma che cos’è questa, se non una confessione velata? >>. Perché una confessione velata? Quale confessione? Una confessione di questo: che ho appreso nel corso della istruttoria dibattimentale un certo numero di fatti nuovi che ignoravo.

È possibile quindi considerare retrospettivamente la mia conversazione con Tomskij su un altro piano. Ritengo che qui la argomentazione del Cittadino Procuratore non potrebbe essere considerata sufficiente.

1918. Il Cittadino Procuratore ha dichiarato che nel 1924 sono stato obbligato a fare una confessione a proposito della conversazione tra due persone a Smolnij. Non sono stato obbligato, non ho subito alcuna pressione: nessuno, se non fossi stato io stesso, ne aveva mai fatto parola. Se ho reso pubblica questa storia è stato per dimostrare, in quell’epoca — 1923-1924 — quanto vi fosse di nocivo nella lotta frazionistica e a quali risultati portava.

Vorrei quindi mettere da parte questo malinteso.

Il Cittadino Procuratore ha detto che Bukarin non aveva opposto alcunché alle dichiarazioni dei cinque testimoni che sono sfilati qui davanti a tutti, davanti ai Cittadini Giudici, in questo processo. Essi hanno affermato che io avevo avuto l’intenzione, il pensiero, l’idea, che insistevo a preconizzare l’arresto di Lenin e la sua soppressione fisica; inoltre sono state affiancate a Lenin altre due eminenti personalità del partito: Stalin e Sverdlov. Ma è falso che io non abbia opposto alcuna argomentazione. Il Cittadino Procuratore può considerare errata la mia argomentazione, oppure debole e poco convincente; ma non può dire che io non ho contrapposto alcuna argomentazione. Ho svolto qui tutta una serie diconsiderazioni.

La principale testimone è Varvara Nikolajevna Iakovleva. Tutta la questione relativa alla preparazione di un complotto da parte dei socialisti rivoluzionari “di sinistra” contro Lenin, Stalin e Sverdlov, del loro arresto e del loro eventuale assassinio, eccetera.

Varvara Nikolajevna Iakovleva lo fa risalire, nelle sue deposizioni, e poi durante il confronto e nel corso dell’istruttoria dibattimentale alla Pace di Brest-Litovsk.

Ho dichiarato durante il confronto e nel corso della istruttoria preliminare e dell’istruttoria dibattimentale che tutto questo è falso. È falso che i “comunisti di sinistra” e i trotzkisti abbiano desiderato, prima della pace di Brest-Litovsk, di realizzare un colpo di Stato violento; ciò è falso per la semplice ragione che i trotzkisti e le cosiddette “sinistre” detenevano la maggioranza nel Comitato Centrale; e se al momento decisivo del voto sul problema della pace di Brest-Litovsk i trotzkisti non avessero capitolato, trotzkisti e “ sinistre ” avrebbero avuto la maggioranza nel Comitato Centrale. Come si può allora supporre che in quella situazione essi volessero ricorrere a metodi di cospirazione, se hanno capitolato?

Quelli che hanno vissuto quel periodo sanno perfettamente che i “comunisti di sinistra” erano, prima della pace di Brest-Litovsk, in uno stato d’animo tale, che speravano di conquistare la maggioranza al Congresso ordinario del partito. Come potevano progettare, in quelle condizioni, ciò di cui parla oggi la testimone Varvara Nikolajevna Iakovleva?

Ho citato ancora un altro esempio. Varvara Nikolajevna ha affermato che l’Ufficio regionale di Mosca era il centro della nostra frazione di “comunisti di sinistra”. Mi sono permesso allora di citare i nomi di numerosi onorevoli membri del partito: facendo questo, volevo soltanto inficiare le argomentazioni di Varvara Nikolajevna lakovleva. Un certo numero di nomi in vista — Kujbishev, Emelian Iaroslavskij e altri erano allora compresi tra i ” comunisti di sinistra”, appartenevano al mio gruppo ” di sinistra”. Queste persone, per il ruolo che ricoprivano, erano molto al di sopra di Mantsev, di Stukov e di tutti gli altri; erano più attivi delle persone che ho ora nominato, per il loro temperamento politico e per tutta la loro attività politica. Per questo il gruppo centrale, a Leningrado, comprendeva appunto le persone in questione. Vi chiedo allora: come era possibile il piano di insurrezione, se queste persone occupavano un posto dominante nel gruppo centrale? Ciò è inconcepibile, impossibile. La principale testimone a carico, Varvara Nikolajevna lakovleva, confonde questo periodo con un periodo assolutamente diverso, dopo la pace di Brest-Litovsk, il periodo di Mosca.

Mi scuso infinitamente con voi, Cittadini Giudici, se richiamo la vostra attenzione su questo punto; ma poiché quel periodo è estremamente penoso e di eccezionale interesse, e data la grande attenzione che gli è stata riservata in questa udienza, mi sono permesso di ripetere a questo proposito ciò che avevo già detto. Tuttavia il Cittadino Procuratore ha sostenuto che non avevo detto niente, su questo argomento, per giustificarmi.

Non mi soffermerò su altri punti, perché non voglio abusare del vostro tempo. Riconosco di aver avuto un incontro con Kareljn e Kamkov e che l’iniziativa di questo incontro, concernente l’arresto dì Lenin per ventiquattrore e il blocco ulteriore con i socialisti rivoluzionari “di sinistra”, proveniva da questi ultimi. Ma la risposta in questo primo incontro fu negativa, e anche in forma brutale. Circa gli incontri che ebbero luogo più tardi tramite Pyatakov con i socialisti rivoluzionari “di sinistra”, li possiamo considerare come li ha definiti, se non sbaglio, il Cittadino Procuratore, cioè come un tentativo di rovesciare il potere sovietico con la violenza: lo riconosco, questo fatto è avvenuto.

Nego categoricamente di aver premeditato la soppressione fisica; e su questo punto la logica di cui ha parlato il Cittadino Procuratore non può avere alcuna presa, se egli pretende che l’arresto operato con la forza equivalga a soppressione fisica. L’Assemblea Costituente è stata arrestata; e tuttavia nessuno ha sofferto fisicamente. La frazione dei socialisti rivoluzionari “di sinistra” è stata arrestata; e tuttavia nessuno ha dovuto soffrire fisicamente.

I socialisti rivoluzionari “di sinistra ” hanno arrestato Zerzinskij; e tuttavia nessuno ha sofferto fisicamente. Sostengo quindi — cosa che è stata omessa nella requisitoria del procuratore — che in queste conversazioni criminali e scellerate era stato detto specificamente che nessuno avrebbe torto un capello alle persone in questione. Ognuno può pensare quello che crede, ma la verità è proprio questa. Questo periodo che è seguito a Brest-Litovsk ha avuto allora un rilievo insignificante, perché poco tempo dopo i socialisti rivoluzionari “ di sinistra ” hanno scatenato la loro azione. Ho avuto l’occasione di procedere all’arresto della frazione socialista rivoluzionaria ” di sinistra “, io stesso ho preso parte a questa operazione: ho diretto l’arresto della frazione dei socialisti rivoluzionari ” di sinistra” e ai socialisti rivoluzionari “di sinistra” non è accaduto nulla.

Sono andato all’estero, per dedicarmi all’azione rivoluzionaria, e quindi sono rientrato; poi, lo ripeto, sono stato ferito da una bomba lanciata dai socialisti rivoluzionari “ di sinistra”. Non nego che questa bomba non era diretta contro di me personalmente, come ha detto il testimonio Mantsev; ma che nessuno ignorava che dovevo fare una relazione alla sede del Comitato di Mosca.

E per quell’occasione fu organizzato l’attentato nel corso del quale fui leggermente ferito. Numerose persone che allora militavano nel partito vi trovarono la morte. Questo attentato fu opera, come sappiamo, del blocco dei socialisti rivoluzionari “di sinistra” con alla testa Cherepanov e sua moglie Tamara, nonché degli anarchici clandestini.

Ho nominato Mantsev perché il “comunista di sinistra” Mantsev ha arrestato Cherepanov. Ed è falso che Bela Kun abbia incoraggiato i socialisti rivoluzionari “ di sinistra “.

Desidero dire che vi fu un momento in cui il complotto criminale dei “comunisti di sinistra” e dei socialisti rivoluzionari “di sinistra” si sgretolò rapidamente, una volta scatenata l’azione, al cui schiacciamento avevano preso parte attiva numerosi “comunisti di sinistra”.

A sostegno della sua requisitoria, il procuratore ha richiamato tutta una serie di elementi che dovevano dare una base alla triste attività della mia vita. Vi sono numerosi errori da rilevare. Anzitutto, non sono mai stato un otsovista, come ha affermato il procuratore. Il procuratore mi imputa come crimine di aver collaborato alla rivista << Novy Mir >>, che redigevo con Trotzkij, e di aver fatto blocco con Trotzkij. Respingo questa accusa. Il procuratore mi rimprovera di essere stato contro Stalin nel 1924. Non ricordo questa circostanza.

Termino le mie obiezioni contro alcune accuse che il procuratore ha formulato contro di me nel corso di questo dibattimento, e torno ai crimini di cui sono realmente autore. Li ho già enumerati a due riprese. La gravità di questi crimini è enorme. Mi sembra inutile ripeterli, perché è comunque evidente quanto i miei crimini siano gravi.

Vorrei soltanto dire che più di una volta la parte trotzkista ha agito separatamente; ed è possibile che anche altri membri del “blocco”, come Iagoda, abbiano agito separatamente. Del resto Iagoda, secondo la testimonianza di Bulanov, considerava me e Rikov come suoi segretari; e qui mi ha dato del chiacchierone che organizzava sollevazioni imbecilli, a proposito della preparazione del colpo di Stato. Ma dato che sono legato al “blocco della destra e dei trotzkisti” è assolutamente naturale che, dal punto di vista politico, io ne porti tutta la responsabilità. La gravità estrema dei miei crimini è evidente, la responsabilità politica è immensa, la responsabilità giuridica è tale da giustificare qualsiasi verdetto, per quanto possa essere severo. Un verdetto rigoroso sarà giusto, perché per cose simili si può far fucilare un uomo dieci volte. Lo ammetto in termini assolutamente categorici e senza alcuna esitazione.

Desidero esporre brevemente i fatti della mia attività criminale e dire quanto mi pento di tutti questi delitti.

Ho già indicato, nella mia deposizione principale nel corso dell’istruttoria dibattimentale, che non è la logica pura della lotta che ha spinto noi, cospiratori controrivoluzionari, in questa fetida palude dell’azione clandestina, che si è rivelata completamente in questo processo. La logica pura della lotta si è accompagnata a una degenerazione delle idee, a una degenerazione psicologica, alla nostra propria degenerazione, alla degenerazione degli uomini.

La storia conosce di queste degenerazioni: basta nominare Briand, Mussolini, eccetera. Questa degenerazione si è prodotta anche per noi e ci ha portati in un campo molto vicino, per le sue posizioni ed il suo carattere particolare, al fascismo pretoriano kulaki.

Poiché questo processo di degenerazione si è svolto molto rapidamente e senza discontinuità nelle condizioni della lotta di classi in sviluppo, questa stessa lotta, la sua rapidità, la sua esistenza costituirono uno stimolo e un catalizzatore per questo processo, determinandone l’accelerazione. Tuttavia questo processo di degenerazione degli uomini – me compreso — non si è svolto in un quadro identico a quello del processo di degenerazione di militanti operai internazionali dell’Europa occidentale. Si è svolto nel quadro di una prodigiosa edificazione socialista, con le sue vaste proporzioni, i suoi compiti, le sue vittorie, le sue difficoltà, il suo eroismo…

A questa stregua mi sembra verosimile che ognuno di noi che stiamo seduti a questo banco degli imputati, avesse una sorta di sdoppiamento della coscienza, una fede incompleta nel suo compito controrivoluzionario. Non dirò che questa coscienza non c’era, ma era incompleta. Di qui questa specie di semiparalisi della volontà, questo rallentamento dei riflessi. Mi sembra che noi siamo persone i cui riflessi sono un po’ rallentati. Ciò non deriva dall’assenza di idee conseguenti, ma dalla grandezza obiettiva dell’edificazione socialista. La contraddizione tra l’accelerazione della nostra degenerazione e questo rallentamento dei riflessi traduce la situazione del controrivoluzionario che matura nel quadro del progresso dell’edificazione socialista. Si è creata quindi una doppia psicologia. Ciascuno di noi può constatarlo nel suo foro interiore; ma non voglio dedicarmi in questa sede a profonde analisi psicologiche.

Talvolta mi entusiasmavo io stesso, glorificando nei miei scritti l’edificazione socialista; ma già il giorno seguente dimostravo di averci ripensato, con le mie azioni criminali. Si è formata quindi quella che nella filosofia di Hegel si chiama una coscienza infelice.

Questa coscienza infelice differiva da quella ordinari perché era, al tempo stesso, una coscienza criminale. Ciò che fa la potenza dello Stato proletario non è soltanto il fatto che esso schiaccia le bande controrivoluzionario, ma anche il fatto che esso disgrega all’interno i suoi nemici, disorganizzando la loro volontà: cosa che non esiste in nessun’altra parte e non potrebbe esistere in alcun Paese capitalista.

Mi sembra che quando cominciano a manifestarsi esitazioni e tentennamenti da parte di alcuni intellettuali occidentali e americani sui progressi che si sono avuti nell’URSS, ciò deriva dal fatto che queste persone non comprendono una differenza fondamen-tale: nel nostro Paese l’avversario, il nemico, possiede al tempo stesso questa doppia coscienza, questa coscienza sdoppiata. Mi sembra che sia necessario comprendere questo prima di ogni altra cosa…

Se mi permetto di soffermarmi su questi problemi è perché all’estero avevo ottime relazioni tra questi intellettuali qualificati, in particolare tra gli scienziati. E devo spiegare loro quello che ogni “pioniere ” da noi nell’URSS già sa.

Spesso il pentimento viene spiegato come causato da un mucchio di cose assolutamente assurde, come la polvere del Tibet, eccetera. Per quanto mi riguarda, posso dire che nella prigione dove sono rimasto per circa un anno ho lavorato, sono stato occupato, ho conservato piena lucidità dì spirito. Ecco una pratica smentita a tutte le frottole, a tutti gli assurdi pettegolezzi controrivoluzionari.

Si parla di ipnosi. Ma in questo processo ho assunto la mia difesa giudiziaria, mi sono orientato sul campo, ho polemizzato con il procuratore. E chiunque, anche non particolarmente esperto nelle diverse branche della medicina, dovrà riconoscere che non ci può essere stata ipnosi.

I pentimenti vengono anche spiegati con uno stato d’animo alla Dostoevskij, con le qualità specifiche dell’animo (“l’animo slavo ” ). Questo è vero, per esempio, per personaggi come Alioscia Karamazov, per i personaggi di romanzi come L’idiota, per altre figure di Dostoevskij, che sono pronti a gridare sulla pubblica piazza: « Picchiatemi, ortodossi, sono uno scellerato>>. Ma non è questa la questione. Nel nostro Paese, “l’animo slavo” e la psicologia degli eroi di Dostoevskij sono cose finite ormai da tempo; appartengono al passato remoto. Questi tipi non esistono più da noi, salvo che nei cortili delle case di provincia, forse. Al contrario, questa psicologia sopravvive nell’Europa occidentale.

Adesso voglio parlare di me, delle cause che mi hanno portato al pentimento. Certo, bisogna dire che le prove della mia colpevolezza rivestono anch’esse un ruolo importante. Per tre mesi mi sono confinato nei dinieghi. Poi ho cominciato a confessare. Perché? Perché in prigione ho passato in rivista tutto il mio passato.

Poiché quando uno si chiede: << Se muori, in nome di che cosa morirai? », è allora che appare all’improvviso, con assoluta chiarezza, una nera voragine. Non c’era nulla in nome di che potessi morire, se volevo morire senza confessare i miei torti. Al contrario, tutti i fatti positivi che splendono nell’Unione Sovietica prendono proporzioni differenti nella coscienza dell’uomo. Ed è ciò che, in fin dei conti, mi ha definitivamente convinto alla resa: ciò che mi ha spinto ad inginocchiarmi davanti al partito e davanti al Paese.

E quando uno si chiede: « Ebbene, sai! Tu non morirai. Se per un miracolo qualsiasi tu continuerai a vivere, quale sarà il tuo scopo? Isolato da tutti, nemico del popolo, in una situazione che non ha niente di umano, totalmente staccato da tutto ciò che costituisce l’essenza della vita… >>. E subito ricevo la stessa risposta a questa domanda. In quei momenti, Cittadini Giudici, tutto ciò che vi è di personale, ogni rancore personale, i residui dell’irritazione, dell’amor proprio e di molte altre cose, tutto cade, tutto viene meno, tutto sparisce.

E quando giungono al tuo orecchio gli echi di una vasta lotta, tutto questo esercita la sua azione; e si finisce per trovarsi in presenza di una vittoria morale interna completa dell’URSS sui suoi avversari ridotti in ginocchio. Il caso mi ha messo tra le mani un libro della biblioteca della prigione, quello di Feuchtwanger, in cui si parla dei processi dei trotzkisti; mi ha fatto una grande impressione. Ma devo dire che Feuchtwanger non è andato al fondo, si è fermato a mezza strada. Non tutto è chiaro per lui, anche quando tutto è chiaro nella realtà. La storia mondiale è un tribunale universale. I gruppi dei leader del trotzkismo hanno fallito e sono finiti nella fossa. È giusto. Ma non è possibile procedere come fa Feuchtwanger, in particolare per quanto riguarda Trotzkij, quando lo pone sullo stesso piano di Stalin. Questi sviluppi sono assolutamente errati, poiché qui in realtà tutto il Paese è con Stalin. Egli è la speranza del mondo, il creatore. Napoleone disse un giorno: << Il destino è la politica ». Il destino di Trotzkij è la politica controrivoluzionaria.

Sto per terminare. Forse parlo per l’ultima volta nella mia vita. Voglio spiegare come sono giunto a riconoscere la necessità di capitolare davanti al potere giudiziario e davanti a voi, Cittadini Giudici. Noi abbiamo levato il braccio contro la gioia della vita nuova, con i metodi di lotta più criminali. Respingo l’accusa di aver attentato alla vita di Vladimir Ilijch, ma io e i miei complici nella controrivoluzione abbiamo cercato di uccidere l’opera di Lenin, continuata da Stalin con un successo prodigioso. La logica di questa lotta, pur contornandosi di idee, ci faceva scendere, un gradino dopo l’altro, nel baratro più nero.

È stato così dimostrato ancora una volta che l’abbandono della posizione del bolscevismo segna il passaggio al banditismo politico controrivoluzionario. Oggi il banditismo controrivoluzionario è schiacciato: siamo stati battuti, ci siamo pentiti dei nostri crimini orribili. Certo, non si tratta di pentimento, né si tratta del mio pentimento personale. La Corte può rendere il suo verdetto anche senza di questo. Le confessioni degli imputati non sono obbligatorie. La confessione degli imputati è un principio giuridico medioevale. Ma vi è una disfatta interna delle forze della controrivoluzione; ed è necessario essere Trotzkii per non disarmare. Il mio dovere è dimostrare qui che nel parallelogramma delle forze che hanno formato la tattica controrivoluzionaria, Trotzkij è stato il motore principale del movimento. Le posizioni più violente — il terrorismo, lo spionaggio, lo smembramento dell’URSS, il sabotaggio — provenivano anzitutto da quella fonte.

A priori posso affermare che Trotzkij e gli altri miei alleati in questi crimini, nonché la Seconda Internazionale (tanto più che ne ho parlato con Nikolaevskìj), cercheranno di difenderci e di difendere soprattutto me. Respingo questa difesa, poiché sono in ginocchio davanti al Paese, davanti al partito, davanti a tutto il popolo. La mostruosità dei miei crimini non ha limiti, soprattutto in questa nuova fase della lotta dell’URSS.

Che questo processo possa essere l’ultima dolorosa lezione; che tutto il mondo constati la potenza formidabile dell’URSS, constati che la tesi controrivoluzionaria della ristrettezza nazionale dell’URSS resta sospesa nell’aria come un miserabile cencio. Tutti possono vedere la saggia direzione che Stalin assicura al Paese.

Con questo sentimento attendo il verdetto. Non si tratta delle tribolazioni personali di un nemico pentito, ma della maturazione dell’URSS, della sua importanza internazionale.

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