REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione di Davide Spagnoli

Grover Furr è professore presso la Montclair State University, è attivo nella sinistra radicale della MLA ed è l’autore di diversi saggi, incluso “Lettura (a)critica e argomentazioni dell’anticomunismo”, e “Stalin e la lotta per le riforme democratiche”. I suoi lavori hanno gettato una luce nuova sull’era di Stalin e sono stati attaccati dai critici di destra, come David Horowitz.

grover_furr D. Molte persone pensano che il maggior problema sotto Stalin fosse la “non sufficiente democrazia”. Come rispondi a questo punto di vista? 

R. Per prima cosa grazie per avermi invitato ad esprimere il mio punto di vista su questo importante problema. Per tornare alla domanda penso sia futile parlare di “democrazia”, nel senso greco di “potere del popolo”, fino a quando esisterà una società di classe. La classe dominante dominerà e non permetterà mai di venire rimossa dal potere in modo pacifico. Ricordate il Vecchio Sud schiavistico? Quando non riuscirono più a controllare il Congresso si dichiararono indipendenti: rifiutarono di mollare il potere dello Stato senza una guerra.

Così ogni Stato è una dittatura di una classe su un’altra. Nei paesi capitalisti è la classe capitalistica che esercita la dittatura. Nel suo magnifico lavoro “Stato e rivoluzione” Lenin spiega l’ambiguità della parola “democrazia”, e credo che tutti quanti faremmo bene a studiarla, dato che ha una certa debolezza: ad esempio in essa non c’è niente sulla necessità di un Partito comunista che ci guidi verso la Rivoluzione! Ma allo stesso tempo è una parola brillante, fondamentale per comprendere il mondo in cui viviamo.

Come Lenin, anche Stalin voleva una forma di democrazia rappresentativa diffusa, nello stesso modo in cui la parola “democrazia” è stata interpretata nei paesi capitalisti dal XVIII secolo. Nei miei due saggi – in realtà si tratta di un lungo saggio diviso in due parti – entro nei i dettagli di questo fatto tenuto nascosto a partire dai giorni di Khrushchev.

Avrebbe potuto funzionare? È un peccato che né Stalin né i suoi sostenitori siano riusciti a realizzarla, perché così avremmo potuto avere quella ricca esperienza da cui imparare tanto in positivo quanto in negativo.

Ma sicuramente Stalin non avrebbe mai permesso che il socialismo venisse deposto per via elettorale: no di certo.

D. Stalin è stato accusato dell’assassinio di Kirov. Questa accusa ha una qualche credibilità?

R. Questa storia è stata ampiamente diffusa tanto in Occidente quanto in Russia dagli autori anticomunisti e dagli avversari di Stalin: le fonti originali di questa storia pare siano Trotsky e Alexander Orlov, in seguito diffusa da Robert Conquest (“Stalin and the Kirov Murder”, 1990), uno che non rifiuta mai una storia contro Stalin, non importa quanto forzata sia, ed Amy Knight (“Who Killed Kirov?”, 2000), i cui pregiudizi anticomunisti la portano a spegnere i mozziconi della verità nel posacenere.

È una completa menzogna e lo è sempre stata. Non c’è mai stata una prova a suo sostegno, ed anzi Stalin era molto affettuoso nei confronti di Kirov, che era anche un solido sostenitore di Stalin. Nel frattempo tanto Trotsky quanto Orlov hanno dimostrato di aver mentito.

Nel suo famigerato “Rapporto segreto” del 25 febbraio 1956, Khrushchev insinua un sospetto di colpevolezza di Stalin nell’assassinio di Kirov, ma non muove mai un’accusa diretta. Diverse commissioni sotto Khrushchev, due o forse tre, ed anche dopo di lui, hanno cercato di trovare prove per accusare Stalin ma non vi sono mai riuscite.

La principale ricercatrice russa sull’assassinio di Kirov, Alla Kirilina, nota per le sue posizioni contro Stalin, ha scritto un paio di volumi sulla questione: “Rikoshet” e “Neizvestnyi Kirov”, che include una versione aggiornata del volume precedente, ma lei stessa ammette che Stalin sembra non avere niente a che fare con l’assassinio di Kirov.

Curiosamente la principale versione che ora viene propagandata dagli avversari di Stalin, è che Nikolaev, la persona che indubitabilmente sparò a Kirov e per questo venne giustiziato, era un “assassino solitario.” Accettare questa versione significa rifiutare le confessioni degli imputati al primo processo di Mosca del 1936, il processo a Zinoviev e Kamenev, in cui essi stessi dicono di avere pianificato e portato a termine l’assassinio di Kirov. Ma gli anticomunisti sono smaniosi di credere che le confessioni, benché affatto mancanti di prove, sono in qualche modo “false”!

Non c’è alcuna prova che Zinoviev e Kamenev stessero mentendo, e quanto confessano è coerente con le testimonianze al secondo ed al terzo processo di Mosca del 1937 e del 1938. Naturalmente non conosciamo i dettagli perché il governo russo ha ostinatamente rifiutato di rendere pubbliche le voluminose indagini, o anche di renderle accessibili ai ricercatori. Se Stalin fosse stato colpevole si può star certi che, nell’atmosfera della propaganda contro Stalin che regnava sotto Khrushchev, e poi ancora sotto Gorbachev e Eltsin, le avrebbero certamente propagandate.

Le prove disponibili sono così scarse che è possibile ogni scenario, ma penso che Nikolaev probabilmente non fosse stato specificamente incaricato dell’assassino di Kirov, ma, piuttosto, questa persona mentalmente instabile era l’ideale perché credesse di essere stato offeso da Kirov.

Nel 2003 in Russia venne pubblicata una breve parte dell’interrogatorio di Vanya Kotolynov che ammetteva la “responsabilità morale” nell’assassinio di Kirov, dato che avevano avvelenato la mente di Nokalaev contro Kirov (Lubianka-Stalin…1922-1936, No. 481). In frammenti di altre testimonianze Kotolynov ripete quest’ammissione mentre nega di aver personalmente istruito Nikolaev in qualche modo.

La storia che Kirov avesse avuto una relazione sentimentale con la moglie di Nikolaev, Mil’da Draule, sta ancora girando: che sia questa l’esca avvelenata che il gruppo di Zinoviev e Kamenev raccontarono a Nikolaev per spingerlo ad uccidere Kriov? Kirilina ha pubblicamente detto che non crede che questa vicenda sia accaduta (“Argumenty I Fakti” – Peterburg. Dic.1, 2004) e difatti la Draule può aver aiutato il marito Nikolaev nell’assassinio, come apparentemente sembra aver confessato.

In breve:

  • Ancora non sappiamo quanto conoscesse il governo sovietico negli anni ’30 perché il governo russo si rifiuta di rendere pubblico il materiale investigativo.
  • Allo stato dei fatti non c’è ragione per credere che Zinoviev, Kamenev e gli altri imputati al processo di Mosca del 1936 abbiano mentito quando confessavano di aver pianificato l’assassinio di Kirov, con Nikolaev nella parte dell’assassino.
  • Soltanto presupponendo l’esistenza di una qualche cospirazione di questo tipo ci possiamo rendere conto delle prove di cui disponiamo, anche se, lo ripeto, è stato nascosto così tanto materiale che nessuna può essere presa per certa.
  • La linea del partito degli anticomunisti, che cioè non è esistita alcuna cospirazione, che Nikolaev ha agito per conto suo, e Zinoviev, Kamenev e gli altri sono stati in qualche modo forzati o persuasi a rendere una falsa confessione sull’omicidio Kirov, non è sostenuta da un qualsiasi straccio di prova e, a mio avviso, questa è la storia meno probabile di tutte.

In breve: le prove che a tutt’oggi abbiamo corroborano la teoria che Zinoviev, Kamenev, ed un gruppo dei loro sostenitori, siano stati responsabili di aver spinto Nikolaev ad assassinare Kirov. Ogni valutazione obiettiva delle prove ci spinge a giungere a questa conclusione.

Se e quando dagli archivi dell’ex URSS, tenuti ancora strettamente segreti, diverranno disponibili, ed avremo nuove prove, saremo pronti a cambiare le nostre opinioni in conformità a quanto emergerà.

Gli anticomunisti sono riluttanti a farlo perché accettano solo “storie dell’orrore” che mettano in cattiva luce Stalin, i bolscevichi e i comunisti in generale. Ma questo non significa che siano tutti dei bugiardi, sebbene qualcuno, come Conquest, lo sia, in generale sono accecati dai loro pregiudizi.

D. Se si potessero riassumere i principali errori e contributi di Stalin, quali pensate possano essere?

R. Tutti commettiamo degli errori e così penso che Stalin debba averne fatti alcuni, ma non penso sia questo il punto dove volete arrivare.

Stalin ha provato sul serio a seguire le linee guida di Lenin, aveva per lui un enorme rispetto e definiva se stesso sempre come un “allievo di Lenin.”

Il problema era che Lenin non sapeva come fare per andare dalla situazione in cui l’URSS si trovava nel 1921 dopo la guerra civile, ad una società comunista. Nessuno lo sapeva! Marx ed Engels non avevano predisposto alcun modello per questo passaggio, e neppure Lenin ne aveva.

Lenin e Stalin erano persone brillanti, che hanno sinceramente dedicato se stessi al comunismo, devoti alla classe operaia. Non avevano ambizioni personali ad eccezione di quella di provare a realizzare quella società di giustizia ed eguaglianza che il movimento comunista ha sempre rappresentato, e di cui i lavoratori del mondo intero hanno disperatamente bisogno oggi come ieri.

Nonostante gli sforzi titanici, gli immensi sacrifici e le grandi conquiste, alla fine, il comunismo ha fallito. Trotsky prima e Khrushchev in seguito, hanno detto che questa sconfitta era dovuta ai fallimenti personali di Stalin, cioè, in altri termini, se al posto di Stalin ci fosse stato qualcun altro tutto sarebbe andato bene.

Penso che tutto questo sia sbagliato. Il problema era la linea politica dei Bolscevichi, non solo di Stalin, ma anche di Lenin, di Marx e di Engles.

Stalin e, in generale i bolscevichi, avevano una concezione socialdemocratica del socialismo. Si trattava naturalmente della concezione dell’ala sinistra, quella destra, la SPD e i menscevichi, avevano una concezione economica estremamente deterministica: il capitalismo doveva svolgere il proprio compito storico d’industrializzazione, sviluppo ecc. Nel frattempo il capitalismo stesso non poteva essere abbattuto, infatti andava coltivato perché era ancora “progressivo”.

Una volta che si decide di conservare il denaro, i salari e la disuguaglianza, che vanno inscindibilmente assieme, unitamente ai benefici sociali a favore della classe operaia, si ha una società che è molto simile ad una società borghese socialdemocratica. Quest’idea del socialismo di sinistra è compatibile con Marx e Lenin, come qualsiasi altro concetto, ed è probabilmente la versione più compatibile con quello che Marx, Engels e Lenin hanno scritto.

I bolscevichi hanno anche provato a governare assieme ai partiti socialisti d’opposizione, e sono stati proprio i Socialisti Rivoluzionari e i Menscevichi che li hanno traditi. I Socialisti Rivoluzionari poi hanno tentato di abbattere i bolscevichi cercando di assassinare Lenin ed alcuni altri dirigenti bolscevichi. Non erano interessati a nient’altro perché la loro concezione del socialismo prevedeva che il capitalismo dovesse assolutamente completare il proprio lavoro, e qualsiasi cosa più avanzata sarebbe stata prematura, condannata al fallimento, ad essere una “dittatura” ecc.

Il pensiero di Trotsky è una versione di quest’idea con qualche piccola increspatura, ma, in realtà, dopotutto non molto differente e neanche di “sinistra”. In sostanza si tratta di una versione più disfattista, a cavallo tra la concezione bolscevica e quella menscevica, proprio come in vita è stato lo stesso Trotsky: a cavallo tra i due partiti.

Ciò che ho mostrato nel mio articolo diviso in due parti, era che Stalin si era impegnato in un concetto di democrazia politica di tipo socialdemocratico. Non ho usato questo termine, e certamente avrebbe funzionato in modo diverso con un Partito comunista alla direzione dello Stato o con i capitalisti nello stesso ruolo, come in una classica socialdemocrazia.

Ma la concezione della democrazia era la stessa. La Costituzione di “Stalin” del 1936 si basava su un’idea di democrazia nota nel capitalismo progressivo: eguaglianza universale e voto segreto, democrazia rappresentativa, competizione dei candidati. Quest’ultimo punto non venne mai attuato, eppure era quanto previsto dalla Costituzione.

Ed è per questo che sostengo che i “socialisti” di oggi sono “Stalinisti.” Mettiamola in un altro modo: ciò che ha condannato il socialismo sovietico è la stessa cosa che mantiene basso anche il socialismo post sovietico, che basa se stesso su una concezione socialdemocratica del socialismo.

I “socialisti democratici” condividono questa concezione del socialismo che ha unito Stalin, Trotsky, i Socialisti Rivoluzionari e i Menscevichi. Il Partito comunista cinese sostiene ancora il suo stato e la sua economia fascista con la retorica socialdemocratica: “il capitalismo non ha ancora compiuto la sua missione storica.”

Tutti quanti abbiamo pensato che Stalin “si alleò con Hitler”, sia pubblicamente che segretamente. Ma chi era realmente alleato con Hitler? La destra e i trotskyisti! Bukharin, Radek, Piatakov, ed altri ancora. Tutte le prove di cui oggi disponiamo sostengono questa conclusione, caldamente negata da tutti i ricercatori anticomunisti e, naturalmente, dai trotskyisti.

Tutti abbiamo pensato che nel 1937-38 “Stalin abbia ucciso centinaia di migliaia di persone”. Ma cosa avvenne in realtà? Il responsabile fu Ezhov coperto dai suoi sostenitori di destra nella leadership del Partito. E lo stesso Ezhov fece parte di una cospirazione di destra che progettava di rovesciare il governo di Stalin, collegato direttamente con Bukharin, Trotsky ed altri ancora.

(La recente pubblicazione della testimonianza dello stesso Ezhov e di un suo uomo della destra, Frinovsky, lo confermano, ed alcuni virulenti ricercatori anticomunisti che hanno visto lo stesso documento anni fa, lo considerano autentico)

Così è stata la “piacevole e democratica” ala destra di Bukharin a far uccidere tutte queste persone innocenti, ben sapendo che lo erano, e solo per coprire le tracce della loro cospirazione. Questo è quanto accadde. Ma oggigiorno quanti “Marxisti” vogliono sentirlo? O sono in grado di ascoltarlo? Per non parlare poi degli aperti anticomunisti.

Quindi, per riassumere, l’URSS ha mancato l’obiettivo di raggiungere il comunismo, non a causa del fallimento personale di Stalin o di Lenin, ma perché era sbagliata la loro idea di socialismo.

Avrebbero potuto saperlo all’epoca? Non vedo come. Possiamo vederlo ora, ma soltanto grazie al loro eroico tentativo. In retrospettiva possiamo vedere quanto ha funzionato o meno del loro tentativo, grazie alla loro esperienza. Naturalmente non potevano averne conoscenza che in seguito.

Negli ultimi anni della sua vita Stalin stava preparando l’URSS verso lo stadio successivo, il comunismo. Il passaggio al comunismo è stata la parola d’ordine del XIX ° Congresso del Partito nel mese di ottobre del 1952. Ho appena terminato di leggere le relazioni del Congresso sulla Pravda.

D. Stalin è stato criticato per il suo trattamento delle minoranze nazionali. Queste critiche sono fondate?

R. Per niente. Stalin era profondamente anti-razzista. Naturalmente il razzismo non era stato completamente sradicato nell’URSS di Stalin,ma non lo fu neanche in seguito. Certamente durante l’epoca di Stalin non c’è mai stata una politica razzista da parte del Partito bolscevico e di Stalin.

Per esempio, lo scrittore ed ex dissidente sovietico e feroce antistalinista Zhores Medvedev, nel suo libro edito nel 2003, “Stalin and the Jewish Problem”, insiste sul fatto che Stalin non era un antisemita. Medvedev scrive che Stalin era sì un antisionista, ma è Medvedev stesso che insiste che Stalin, ad ogni altro riguardo, non era un antisemita.

Come la Russia anche l’URSS era uno stato multinazionale ed ognuno aveva una propria identità nazionale. Le persone delle piccole nazionalità, normalmente definite da una lingua differente, godevano di certi diritti in certe aree, proprio in quanto membri di quella certa nazionalità. Ciò era causa di alcuni tipi di problemi, ma è stato il miglior tentativo che ovunque sia mai stato fatto per tenere unito un grande Stato con molte lingue e culture diverse.

Una delle ragioni per cui Khrushchev ed il resto del Presidium hanno ucciso Lavrentii Beria pochi mesi dopo la morte di Stalin, era che Beria era fortemente critico nei confronti degli atteggiamenti sciovinisti dei dirigenti del Partito nei territori degli stati baltici divenuti sovietici nel dopoguerra: Estonia, Lettonia e Lituania e l’Ucraina occidentale. La politica di Beria, come ho sottolineato in un mio articolo, era molto simile a quella di Stalin.

Lo sciovinismo russo è peggiorato progressivamente dopo la morte di Stalin. Ma non è mai arrivato al punto in cui è ora.

Questa è una citazione di un ribelle Ceceno, pubblicato sul New York Times nel 2002:

“I veterani ceceni come Basayev, alle volte facevano riferimento ad un comune passato sovietico quando comunicavano con i russi. Maksim Shevchenko, un giornalista russo che durante la prima guerra di Cecenia ha intervistato Basayev di frequente, evocava questo richiamo che l’intervistato, che portava una lunga barba da mussulmano radicale, faceva: “Spegneva il registratore e diceva, ‘Lei pensa che sia sempre stato un guerrigliero barbuto con un mitra?’ ricordava Shevchenko che, all’epoca, scriveva per il quotidiano ‘Nezavisimaya Gazeta’, ” ‘Ho anche cantato la canzone che recita “Il mio indirizzo non è una casa in una strada, ma l’Unione sovietica”, quelli erano bei tempi!’ ” (“With Few Bonds to Russia, Young Chechens Join Militants.” NYT November 19, 2002.)”

D. Puoi spiegare il tuo punto di vista sul culto della personalità?

R. Il “culto della personalità” dei leader è stata un grosso fardello attorno al collo del movimento comunista!

Stalin si oppose a questo “culto” che raggiunse proporzioni disgustose, ma non fu in grado di porvi termine, e, alla fine, vi si adeguò. Stalin sapeva quanto in realtà fosse dannoso e avrebbe dovuto opporsi più fermamente.

All’inizio Mao Tse-tung vi si oppose, ma in seguito cambiò idea e lo incoraggiò. I culti di Stalin e di Mao sono stati usati dai disonesti per coprire le proprie divergenze politiche. I culti della personalità furono un vero disastro.

Per tutta la sua vita Trotsky ha alimentato attorno a se un “culto” di adulazione, e i gruppi trotskyisti conservano ancora un “culto” attorno a Trotsky: ne citano costantemente i lavori come se offrissero risposte eternamente valide alle questioni relative alla costruzione del comunismo, e non lo criticano mai.

Penso ci siano buone prove che in URSS il “culto” di Stalin venne promosso principalmente dalle opposizioni dentro il Partito stesso, penso a gente come Bukharin e Radek, ma fu in grado di crescere in parte perché tutti i leader bolscevichi costruirono un “culto” di Lenin dopo la sua morte, avvenuta nel Gennaio 1924.

Lenin era brillante e tutti i bolscevichi guardavano a lui come ad un modello di leadership. Quando Lenin se ne andò, volevano, anzi, avevano bisogno di credere che Stalin sarebbe riuscito a capire “la giusta via” per costruire il socialismo e, in seguito, il comunismo nelle condizioni date in URSS.

Lenin stesso aveva assunto un atteggiamento simile nei confronti di Marx e di Engels. Una delle grandi conquiste di Lenin, era di salvare Marx dai tentativi da parte dei socialdemocratici tedeschi di farne un filosofo “riformista”, invece di un rivoluzionario anticapitalista.

Ma nel far questo Lenin sosteneva che gli scritti di Marx non contenevano contraddizioni, mentre, naturalmente, c’erano passaggi a cui i socialdemocratici tedeschi ed i menscevichi russi si attaccavano per difendere la loro linea politica ed economico-deterministica riformista.

Così c’era qualcosa di nuovo nella storia dei “culti” nel movimento marxista: quelli attorno a Stalin, e a Trotsky tra i suoi seguaci, erano nuovi, perché i leader oggetto del culto erano ancora in vita.

Visto che i bolscevichi furono i primi, forse potevano avere qualche scusante per gli errori che fecero o, nel caso del “culto” attorno a Stalin, tollerarono. Ma, certamente, oggi non ci possono essere scuse. Data l’esperienza con i “culti” dei “grandi leader”, è chiaro che sono negativi.

I comunisti devono essere modesti, dediti completamente al proprio ideale e instancabili lavoratori. Marx, Engels, Lenin, e Stalin erano realmente così! Ma la miglior leadership del mondo può essere messa a repentaglio dal “culto”.

Incidentalmente il termine russo “культ личности (kul’t lichnosti)”, generalmente tradotto come “culto della personalità”, potrebbe essere tradotto meglio come “culto del grande uomo”. Dopo il “Rapporto segreto” di Khrushchev, in URSS iniziò a circolare “Был кул’т, но был и личност (Byl kul’t, no byl i lichnost)”, un modo di dire che pressapoco significa “Sì c’era un culto, ma c’era anche un grande uomo”.

Stalin era un grande uomo, e così Mao Tse-tung. Diedero un grande contributo alle conquiste fatte dalle classi operaie sovietica e cinese.

Eppure i “culti” attorno a loro erano molto dannosi! Che cosa si può dire sui “culti” attorno ai leader che hanno dato un così grande contributo?

I “culti” attorno a queste grandi figure sono stati negativi. Questo dovrebbe convincerci della necessità di essere modesti se non ne fossimo già convinti in anticipo! Come lo scherzo del vecchio proverbio, “Dobbiamo essere un sacco modesti!”

[Rivolto ai lettori ndt] Le vostre idee sulla difesa della verità sono molto importanti. Che consiglio dareste a coloro che cercano di indagare la storia e capire la verità?

Marx diceva: “Mettete in dubbio tutto”. Secondo la mia esperienza tutti i ricercatori e gli scienziati trovano molto difficile mettere in discussione le proprie idee preconcette.

I difensori del capitalismo, del “liberalismo”, del “conservatorismo”, ecc., non possono farlo, non è realmente compatibile con la loro ideologia. Quindi devono o cambiare la loro ideologia o tenerla, e così ignorare la verità.

Nel Manifesto Marx ed Engels scrivono: “I proletari non hanno nulla da perdere in essa fuorché le loro catene. E hanno un mondo da guadagnare.” E questo significa che non dobbiamo mai aggrapparci a nessuna idea preconcetta e avere paura di guardare risolutamente in faccia la realtà, e basare su quest’atteggiamento mentale le nostre azioni.

Ma storicamente i marxisti-leninisti sono stati molto riluttanti, se non del tutto restii, a mettere in discussione i grandi leader del movimento comunista: Marx e Lenin. Non dobbiamo commettere questo errore!

Alla fine il vecchio movimento comunista è fallito. Dobbiamo essere creativi ed imparare dai suoi successi e dai suoi fallimenti, in modo che possiamo costruire a partire dal primo e non ripetere di nuovo gli stesi errori, per evitare di suicidarci come forza politica che intende costruire un mondo migliore.

[Rivolto ai lettori ndt] A vostro avviso, dall’apertura degli archivi sovietici, è emerso qualcosa di sconvolgente o particolarmente illuminante?

Il fatto che praticamente ogni così detta “rivelazione” sui “crimini di Stalin”, fatta da Nikita Khrushchev nel suo famigerato “Rapporto segreto” del 1956, si sia rivelata una menzogna, questo sì è più di quanto mi aspettavo! Pensavo che solo una parte fosse falso, ma non tutto!

Il London Telegraph l’ha definito “ciò che molti considerano come il discorso più influente del XX secolo.” Ho constatato che sono ancora ingenuo quando si tratta dell’audacia spudorata degli anticomunisti a mentire sulla storia del movimento comunista. Ingenuo perché non mi dico: “Perché non dovrebbero mentire? Cos’altro potrebbero fare?”

Queste sono alcune delle cose che mi hanno sorpreso:

NON ci sono prove – zero, proprio nessuna – che gli imputati nei tre famosi processi di Mosca, 1936, 1937 e 1938, fossero innocenti nonostante il fatto che OGNI studioso anticomunista sostenga il contrario, come si trattasse di qualcosa che fosse già stato provato, o fosse “ovvio”;

TUTTE le prove che abbiamo indicano che Leon Trotsky, nei fatti, in qualche modo cospirò con i nazisti, mentre NON ci sono prove che tendano a discolparlo da quanto è emerso.

TUTTE le prove, e adesso ne abbiamo un sacco, portano alla conclusione che il Maresciallo Tukachevsky, ed altri militari di alto rango condannati con lui nel Giugno del 1937, erano colpevoli.

In breve, sono rimasto colpito dall’estensione in cui gli anticomunisti – e i trotskyisti – hanno mentito, avendo torto, sulla storia del movimento comunista. Non soltanto su Stalin e sull’URSS, ma sull’intero movimento comunista.

Sulla Guerra civile spagnola, per esempio, ho pubblicato qualcosa su alcune di queste menzogne.

“Anatomy of a Fraudulent Scholarly Work: Ronald Radosh’s Spain Betrayed”, in Cultural Logic, 2003. “Fraudulent Anti-Communist Scholarship From A ‘Respectable’ Conservative Source: Prof. Paul Johnson” (“Fraudolenta erudizione anticomunista da una ‘Rispettabile’ fonte conservatrice: il Prof. Paul Johnson”)

Ho fatto delle ricerche e scritto un altro paio di articoli per esporre le menzogne anticomuniste sul ruolo dei comunisti nella Guerra civile spagnola. Spero di pubblicarli a breve.

Appena un elemento da queste ricerche: abbiamo un’eccellente prova che gli agenti nazisti erano, nei fatti, coinvolti con il POUM e i trotskyisti nella pianificazione della rivolta contro la Repubblica spagnola nel Maggio 1937, i cosiddetti “Giorni di Maggio”. Ancora: il noto libro di George Orwell “Omaggio alla Catalogna” è senza senso ad eccezione delle esperienze che Orwell fece in prima persona. Eppure questo singolo libro è tutto quello che la maggior parte delle persone ha mai letto sulla Guerra civile spagnola!

Per inciso, ho trovato un certo numero di flagranti menzogne anticomuniste nel nuovo libro di Anthony Beevor sulla guerra civile spagnola, “The Battle for Spain” (2006). Non so se avrò il tempo per una sua vera e propria revisione, come ho fatto con il libro fraudolento di Radosh, probabilmente scriverò qualcosa di più breve.

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