REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione dal russo di Davide Spagnoli

RIGA 1991

di Maria Sklyar

La OMON di Riga – Qualsiasi agente della polizia antisommossa conosce la sua lunga storia di sofferenza. La storia di come un piccolo gruppo di poliziotti del distaccamento speciale non avesse obbedito alla richiesta della “nuova indipendenza della Lettonia” e con le armi in pugno avesse deciso di combattere fino alla fine “dell’URSS”. Nel gennaio 1991, l’intera polizia della Lettonia prestava giuramento al nuovo governo ed era trasformata in una forza di polizia nazionale. Tutti, tranne l’OMON di Riga. I poliziotti anti-sommossa di Riga decisero di combattere per il potere sovietico.

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Come indicato dal Ministro degli Affari Interni per i combattenti dell’URSS, Pugo, la OMON di Riga occuoava la Casa della Stampa di Riga, il telegrafo, l’edificio del Ministero degli Affari Interni della Lettonia, disarmava l’arsenale della polizia e un distaccamento della Scuola della Polizia. Vennero inviate numerose richieste di aiuto al Ministero degli Affari Interni dell’URSS, la risposta non arrivò mai. L’URSS era crollata, si stava dissolvendo, i politici condividevano il potere e a Riga un gruppo di persone con un basco nero, stava tentando di ricostruire il paese, che era già stato spartito dalle vecchie volpi al governo. Ma gli uomini della OMON di Riga tennero duro fino all’ultimo. Rimasero fermi fino all’ultimo. Furono dichiarati fuorilegge, ma loro tennero duro fino all’ultimo.

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Nel mese di agosto 1991, quando a Mosca un colpo di stato prese il potere, la OMON di Riga era la speranza che non tutto fosse perduto. Dopo il fallito colpo di stato il gruppo dei leader bruciò tutti i documenti segreti e il distaccamento decise di rientrare nel territorio della Russia.

Iniziarono dei negoziati, la polizia antisommossa si era trincerata nella propria base. Offrirono loro un lasciapassare per entrare in Russia uno alla volta in cambio della consegna delle armi e dei veicoli blindati. Rifiutarono. Sarebbero passati in Russia ma non uno alla volta, ma solo il convoglio completo, assieme alle loro famiglie, con veicoli blindati, armi e munizioni. Il governo lettone propose alla OMON di Riga di arrivare fino a Pskov in colonna, così, lungo il tragitto la polizia avrebbe potuto colpire i ribelli. Rifiutarono. Si sarebbero spostati solo su aerei da trasporto militare, tutti assieme, con veicoli blindati, armi, e le loro famiglie. Offrirono ai soldati di consegnare i comandanti e il resto di loro poteva tornare a casa. Rifiutarono.

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E la Lettonia fece delle concessioni. Ben presto 14 aerei da trasporto militari, caricarono le  attrezzature e la gente e salirono in cielo. La Lettonia non aveva forze di difesa aerea. Ma anche la Russia non ardeva particolarmente di desiderio di ospitare le milizie armate. Dopo lunghe riflessioni, il Ministero dell’Interno decise di dislocare la OMON di Riga a Tyumen, lontano dalle grandi città.

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“Torneremo!” – È stato scritto sulla corazzatura di un APC della OMON di Riga. Non poterono fare ritorno al proprio paese. Non si cammina nello specchio del passato. Il paese si è sfasciato.

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