REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione di Guido Fontana Ros da pag 3 a pag 6 dall’edizione americana di Khrushchev Lied del luglio 2011

INTRODUZIONE

La scuola di falsificazione di Khrushchev:  “Il discorso più influente del XX secolo”

Il cinquantesimo anniversario del “Discorso Segreto” di Nikita Khrushchev avvenuto il 25 febbraio 1956, suscitò commenti prevedibili. Un articolo del Telegraph di Londra lo definiva “il più influente discorso del XX secolo”. Nello stesso giorno, in un altro articolo, nel New York Times, William Taubman, la cui biografia di Khrushchev, nel 2004 gli valse il premio Pulitzer, lo definiva “una grande impresa”, “degna di essere celebrata” in occasione dell’anniversario. (1)

Qualche tempo fa rilessi la “Relazione Segreta” di Khrushchev, per la prima volta da anni. Mi valsi della versione in HTLM, versione dell’edizione del discorso pubblicata in una speciale edizione del The New Leader del 1962. (2) Nel corso della mia lettura, notavo come il noto studioso menscevico Boris Nikolaevsky, nelle sue annotazioni al discorso di Khrushchev, esprimesse l’opinione che certe affermazioni di Khrushchev fossero false. Ad esempio, all’inizio del suo discorso, Khrushchev fa la seguente affermazione:

In seguito, soprattutto dopo lo smascheramento della banda di Beria,il Comitato Centrale dette uno sguardo a una serie di casi fabbricati da questa banda. Questo rivelò un brutto quadro di brutale caparbietà connessa al comportamento scorretto di Stalin.

La nota 8 di Boris Nikolaesky, afferente a questo passaggio, recita:

Questa affermazione di Krushchev non è affatto vera: l’inchiesta sugli atti terroristici di Stalin nell’ultimo periodo della sua vita fu iniziata da Beria…Khrushchev che ora si dipinge come colui che ha iniziato a provare l’esistenza delle camere di tortura di Stalin, nei primi mesi dalla morte di Stalin cercò di bloccare le indagini.

Mi ricordai che Arch Getty scriveva qualcosa di simile nel suo magistrale lavoro “Origini delle Grandi Purghe”:

Altre affermazioni inconsistenti nella relazione di Khrushchev includono un’apparente confusione fra Ezhov e Beria. Benchè il nome di Ezhov venga menzionato occasionalmente, Beria è incolpato della maggior parte dei misfatti della repressione; del resto, quest’ultimo era solamente un segretario regionale fino al 1938. Inoltre, molte testimonianze indicano che il terrore poliziesco cominciò a scemare quando Beria sostituì Ezhov nel 1938. Khruschev poteva, a bella posta, aver sostituito Beria ad Ezhov nella sua relazione? Cos’altro avrebbe potuto oscurare? Ad ogni modo la repentina esecuzione di Beria da parte di Khrushchev e della dirigenza di allora, fornì un comodo capro espiatorio. L’uso opportunistico di Beria da parte di Khrushchev, getta sospetti circa l’esattezza delle sue altre asserzioni. (pag. 268 n. 28, grassetto aggiunto da GF)

Infatti, io faccio una scoperta molto differente. Nessuna delle asserzioni specifiche delle “rivelazioni” che fece Khrushchev sia su Stalin che su Beria si è rivelata vera. Nemmeno una fra tutte quelle che possono essere verificate si è rivelata vera. Viene fuori che non solo Khrushchev “mente” su Stalin e Beria, ma anche che egli non fece altro che mentire. La “Relazione Segreta” è basata interamente su menzogne precostituite. Questo è “la grande impresa” per cui Taubmann loda Khrushchev! (Si potrebbe scrivere un articolo a parte, parecchio più breve, per denunciare le falsità dell’articolo di Taubman sul New York Times, che celebrava il puttanesco discorso). (3)Per me, come ricercatore accademico, questo fu una scoperta disturbante e non auspicabile. Le mie scoperte avrebbero sicuramente suscitato sia scetticismo che sorpresa, se, come io anticipai, avessi trovato che, circa il 25% delle “rivelazioni” di Khrushchev erano delle falsificazioni. Ma nel complesso ho potuto anticipare l’accettazione e le lodi: “Buon lavoro di ricerca di Grover Furr” e così via.

Ma io temevo che – e le mie paure erano nate dalla mia esperienza con l’originale in lingua russa di questo libro, pubblicato nel dicembre del 2007 – che se avessi affermato che ognuna delle “rivelazioni” di Khrushchev era falsa, nessuno mi avrebbe creduto. Il fatto di citare scrupolosamente e accuratamente le prove a supporto delle mie argomentazioni, non avrebbe fatto nessuna differenza, nel confutare l’intero impianto del discorso di Khrushchev e per sfidare l’intero paradigma della storia sovietica, un paradigma cui questo discorso è fondamentale.

Che il discorso più influente del XX secolo (se non di tutti i tempi!) sia un frutto del raggiro, dell’inganno? In sé, già soltanto questa idea sembra semplicemente mostruosa.Chi mai vorrebbe essere alle prese con la revisione non solo della storia sovietica, del Comintern ma anche della storia mondiale, come potrebbe richiedere la logica di una tale conclusione? Potrebbe essere più comodo per ognuno credere a che io avessi “fabbricato il libro”, oscurato la verità e che Io falsificassi le cose, mentre accusavo Khrushchev di averlo fatto. Quindi il mio lavoro potrebbe tranquillamente essere ignorato e il problema “non si sarebbe posto”. Soprattutto a partire dal fatto che io sono noto per aver simpatia per il movimento comunista mondiale di cui Stalin fu il leader riconosciuto. Quando un ricercatore arriva alle conclusioni che sono troppo coerenti con i suoi preconcetti orientamenti politici la cosa più prudente da fare sarebbe di sospettare il tale autore di una mancanza di obiettività, se non di peggio.

Ecco perché sarei molto più tranquillo se il mio lavoro di ricerca avesse portato al risultato che soltanto il 25% delle “rivelazioni ” di Khrushchev, su Stalin e su Berija, fossero state false. Ma dato che, come si è scoperto che tutte le “rivelazioni” di Khrushchev in realtà non sono veritiere, l’onere di prova teso a dimostrare queste falsità ricade su di me personalmente in qualità di ricercatore. Pertanto ho organizzato l’esposizione delle mie ricerche in una maniera, in una certa misura, anticonvenzionale.

L’intero libro è diviso in due parti distinte, ma in un certo modo collegate.
Nella prima parte, dal capitolo 1 al capitolo 9, io esamino ognuna delle asserzioni o affermazioni fatte da Khrushchev nella sua relazione che costuiscono l’essenza delle cosiddette “rivelazioni” (Con un piccolo salto in avanti, faccio notare che ho identificato 61 di queste asserzioni).

Ognuna di queste “rivelazioni”, è preceduta da una citazione della “Relazione Segreta”, dopo di che viene rivista alla luce delle prove documentali. La maggior parte delle quali sono presentate come citazioni provenienti da fonti primarie e solamente in rari casi da fonti secondarie. Mi sono prefisso come mio specifico compito quello di presentare le migliori prove che avessi potuto trovare, estratte principalmente dagli archivi sovietici, al fine di dimostrare la falsa natura del Discorso di Khrushchev al XX Congresso del Partito. Per questo, se avessi inframezzato il testo, di lunghe citazioni documentali, ne avrei reso difficoltosa la lettura; per cui, nel testo ho brevemente menzionato la prova attinente, riservandomi la citazione completa dalle fonti primarie (e occasionalmente secondarie) nelle sezioni corrispondenti ad ogni capitolo nell’Appendice…

La seconda sezione del libro, dal capitolo 10 al capitolo 12, è dedicata a questioni di ordine metodologico e alla discussione di alcune conclusioni scaturenti dal presente studio. Ho dato uno speciale rilievo alla tipologia delle falsificazioni o metodi di inganno impiegati da Khrushchev. Vi è anche accluso uno studio circa i materiali della”riabilitazione” di alcuni leader del Partito, menzionati nel Discorso.

Io utilizzo i riferimenti alle fonti primarie in 2 modi. Oltre alla tradizionale documentazione accademica attraverso note a piè di pagina e alla bibliografia, ho cercato, ove possibile, di condurre il lettore a quelle documentazioni primarie che fossero disponibili, interamente o in parte, in Internet. Tutti questi URL erano attivi nel momento in cui questa edizione in lingua inglese era completata.

In qualche caso, io stesso ho pubblicato importanti documenti da fonti primarie in Internet, per lo più nel formato PDF dell’Adobe. In pochi casi mi è stato possibile far riferimento al numero di pagina, qualchevolta è impossibile o malagevole da farsi usando l’HTML.
Per concludere, vorrei ringraziare i miei colleghi in USA e in Russia che hanno letto quest’opera nelle prime versioni preliminari e che mi hanno beneficiato delle loro critiche. Naturalmente, non hanno nessuna responsabilità per errori e carenze che permangono nel libro nonostante i loro sforzi.

Un mio ringraziamento speciale va al mio meraviglioso collega di Mosca, Vladimir L’vovic Bobrov. Accademico, ricercatore, editore, traduttore, padrone del russo (sua lingua nativa) e dell’inglese. Non avrei mai intrapreso questo lavoro, nè tantomeno completato senza la sua ispirazione, guida e assistenza per ogni cosa.

Sarò grato per ogini commento o critica dell’opera fatta dai lettori.

Nella primavera del 2016 è uscita la traduzione italiana del testo di Grover Furr da cui è stata tratta l’introduzione. Il libro Krusciov mentì può essere richiesto all’editore Città del Sole Napoli a info@lacittadelsole.net.

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(1) Il testo completo del discorso di Khrushchev è reperibile online a
http://chss.montclair.edu/english/furr/research/kl/speech.html

(2) Khrushchev; Nikita S. The New Leader The Crimes of the Stalin Era. Introduction by Anatol Shub, notes by Boris Nikolaevsky. New York: The New Leader, 1962

(3) Alcuni esempi. Era stato proprio Berija e non Khrushchev a liberare molti prigionieri, anche se non “milioni”, come erroneamente scrive Taubman. Il “Disgelo”, per cui viene celebrato, era iniziato negli ultimi anni di vita di Stalin. Khrushchev lo limitò ai “destri” e solo al materiale antistalinista. Stalin cercò di dare le dimissioni nel mese di ottobre 1952, ma il XIX Congresso del Partito rifiutò di soddisfare la sua richiesta. Taubman sostiene che Khrushchev affermava di essere “non coinvolto” nelle repressioni; in realtà, però, Khrushchev non solo non aveva ascoltato le esortazioni di Stalin, ma prese l’iniziativa, chiedendo “quote” più alte circa la repressione di quelle volute dalla dirigenza di Stalin. Taubman afferma: “Khrushchev in un modo o nell’altro ha conservato la sua umanità”. Sarebbe più esatto di dire il contrario: Krusciov sembra, molto di più a un sicario e a un assassino.

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