REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione e trascrizione a cura di Danila Cucurnia e Davide Spagnoli

FONTE

…come questo…Buon pomeriggio e buonasera. Funziona la telecamera? OK, va bene, funziona.
Leggerò l’intervento perché ho dei problemi ad andare a braccio. Voglio ringraziarvi di aver facilitato il mio intervento, per avermi invitato a parlare con voi questa sera e vorrei ringraziarvi per essere qui.
L’occasione per cui sono qui in Norvegia a parlare con voi è la pubblicazione in inglese del mio volume “Khrushchev Lied” (“Khrushchev ha mentito”), il cui sottotitolo è “ La prova che ogni “Rivelazione” sui crimini di Stalin (e di Beria), contenuta nel famigerato “Rapporto segreto” di Nikita Khrushchev al XX Congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica il 25 febbraio 1956, è provatamente falsa”.
Questa edizione in inglese è una versione corretta ed aggiornata di quella russa, pubblicata nel dicembre 2007 dalla Algorithm Publishing di Mosca, con il titolo di “Antistalinskaja Podlost” che tradotto, grosso modo, significa “La perfidia antistalinista” – il titolo non l’ho scelto io…- ripubblicato nell’ottobre dello scorso 2010 con un titolo che tradotto suona come “Il segreto del XX Congresso”, che è di certo un titolo migliore. Attualmente in Russia sono in stampa 16.500 copie del volume, la maggior parte delle quali sono già state vendute. In Russia, come in occidente, Khrushchev è ufficialmente un eroe.
Gli studenti in Russia studiano il “Rapporto segreto” di Khrushchev perché è un punto di svolta nella storia sovietica e quindi di quella russa.
Ma è anche un punto di svolta nella storia mondiale, sebbene al di fuori della Russia pochissimi leggano questo lungo discorso poiché è pieno di riferimenti a persone ed eventi di cui non hanno mai sentito parlare.
Per questa ragione accennerò brevemente ad altri temi della storia sovietica, ma meglio conosciuti, del Khrushchev di cui parlerò.
Essenzialmente quello che ho da offrivi sono prove e ricerche: sono pochissime le persone che fanno il lavoro che faccio io.
Quasi tutti quelli che fanno ricerche sull’Unione Sovietica del periodo staliniano, in grado di leggere fluentemente il russo come lo sono io, che hanno competenze necessarie per la ricerca, che hanno l’appoggio di un’istituzione universitaria che fornisca loro accessi alle biblioteche e ad un costoso servizio di prestito interbibliotecario, che abbiano interessi e motivazioni per fare questo tipo di ricerche, ecco, quasi tutti questi sono degli anticomunisti che mancano del tutto di obiettività (più avanti dirò qualcosa sull’obiettività.
Mi capite tutti compagni? bene, grazie. Se vado troppo veloce fatemi un cenno. Grazie.
I pochi che hanno accesso a queste risorse, che non sono anticomunisti, per lo più operano nel campo della ricerca storica russa o sovietica, cioè in quel campo accademico dove un requisito fondamentale è l’essere anticomunisti.
In quelle poche istanze in cui così non è devi semplicemente evitare di scrivere qualcosa che sconvolga, ancora meno che contraddica gli anticomunisti, perché sono loro che dominano questo campo. Ho parlato con due bravi ricercatori di storia sovietica che non sono di sinistra, ma che cercano di essere obiettivi, direste degli onesti storici borghesi, e mi hanno confermato che nessun libro non ostile a Stalin può essere pubblicato da un editore di studi accademici. Questo è certamente vero in Occidente e credo che sia la stessa cosa in Russia. Lasciatemelo dire in un altro modo.
Se lavori nel campo della storia sovietica, diciamo che tieni delle lezioni di storia, della storia sovietica, e lavori al dipartimento di storia dell’Università, non puoi fare le ricerche che faccio io. Se le fai non vieni pubblicato nelle riviste standard o dai principali editori accademici e non lavorerai mai più nel campo della storia sovietica, perché devi pubblicare su queste riviste se vuoi conservare il tuo lavoro. Così non sarai in grado di conservare il tuo lavoro ed è per questo che la mia posizione è diversa.
Insegno in un dipartimento d’inglese e il mio sostentamento accademico non dipende in ogni caso dalle mie ricerche sulla storia sovietica.
Recentemente sono stato informato che, a causa di problemi economici dell’Università, non sarò mai più promosso, ma che, dopotutto, il mio posto di lavoro non è minacciato. Ok?
Non sto dicendo questo per promuovere il mio libro.
Comunque… Così questo è quello che ho da offrirvi. Un sacco di altre persone in giro per il mondo pensano che queste ricerche siano importanti; non solo persone di sinistra come noi, anche gli anticomunisti pensano che siano importanti sebbene a loro non piacciano.
Le ricerche, queste ricerche, sono la ragione per cui sono stato attaccato da David Horowitz nel 2005 e nel 2006. Sono la ragione per cui il capo editorialista, un conservatore, del più grande quotidiano dello stato del New Jersey, lo Star-Ledger di Newark, nel 2005, ha dedicato le sue colonne per attaccarmi e mettermi in cattiva luce, paragonandomi ad un professore nazista che era appena stato scoperto in un’altra università ed era stato licenziato.
Un sacco di gente a destra non vuole la verità sulla storia del movimento comunista in Unione Sovietica; non vuole che vengano alla luce gli anni di Stalin.
Vogliono continuare a demonizzarlo comparandolo ad Hitler e al fascismo, mentendo su di lui. E questo è ciò che fanno non solo passivamente, attraverso cioè il loro punto di vista fazioso, ma anche attivamente: falsificando deliberatamente le prove, le fonti storiche.
Così quello che ho da offrirvi è una correzione a tutto questo, ed è ciò di cui voglio parlarvi oggi.
Mentre stavo preparando una conferenza, da tenere in aprile a New York City, ho chiesto di quali questioni storiche avrei dovuto parlare.
Il mio ospite rispose: “…in sostanza penso sarebbe una bella cosa se tu potessi parlare su pochi grandi esempi delle menzogne di Khrushchev, forse le accuse a Stalin per l’omicidio di Kirov”, aggiunse anche che pensava che le questioni sulla ricerca e sulle prove fossero importanti, ma secondarie di fronte ai fatti: “particolarmente per il nostro gruppo, dato che fondamentalmente siamo un gruppo politico e non un’organizzazione accademica”.
Replicai che in parte dovevo dissentire.
I fatti non possono essere separati dalla ricerca delle prove: è attraverso la ricerca delle prove che stabiliamo cosa è basato sui fatti e cosa non lo è. Non vi è alcun altro modo.
È stato attraverso ricerche proibite e prove negate, che
Khrushchev è stato in grado di andare avanti con le sue menzogne per più di 50 anni.
E Khrushchev è stato in grado di unire tutti gli anticomunisti della Guerra Fredda tanto in Unione Sovietica, come ad esempio Roy Medvedev, quanto nel ruvido occidente come Robert Conquest e molti altri.
L’era della falsificazione di Khrushchev continua a rendere possibile le voci dominanti nella storiografia sovietica odierna, invece le origini sono il contrario delle menzogne che si leggono.
Vi devo dire alcune cose su di me e da dove provengo. La mia prima specializzazione è in studi medievali.
Sono stato educato a fare delle profonde ricerche storiche, come l’uso di fonti primarie in lingue diverse dall’inglese, a non fidarmi mai delle conoscenze o delle opinioni generalmente accettate, né delle opinioni di autorità riconosciute e a controllare ogni dettaglio di poco conto.
Lasciate che vi dica qualcosa sull’obiettività.
L’obiettività come metodo scientifico è stato accuratamente definito come una pratica della diffidenza verso sé stessi.
Uno può imparare ad essere obiettivo allenando se stesso a diventare consapevole di articolare il proprio punto di vista, per poi metterlo in discussione; si deve essere automaticamente sospettosi di prove che tendono a confermare idee preconcette, pregiudizi e preferenze di qualcuno.
Si deve imparare ad avere una lettura particolarmente generosa, cercando di guardare all’indietro e considerare le prove e gli argomenti che contraddicono i propri pregiudizi.
Usando queste cose elementari ognuno impara che l’obiettività è una pratica come imparare una lingua straniera. Puoi diventare bravo attraverso la pratica, lo sforzo deliberato.
Devi fare così se vuoi imparare la verità e noi marxisti abbiamo imparato che la verità non è quella che viene comunemente accettata come vera. Marx ed Engels scrissero quella citazione secondo cui “il proletariato non ha niente da perdere se non le proprie catene”, dalla quale deduco che non abbiamo vacche sacre. Non dobbiamo rifiutare di sottoporre alcunché ad un esame critico.
Vogliamo mettere da parte tutte le illusioni e le falsità; solo la verità ci farà liberi, se siamo contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e se siamo la classe lavoratrice internazionale.
Lo slogan preferito da Marx era “De omnibus dubitandum”, “Dubitare di tutto”. Questo significa dubitare, più di ogni altra cosa, dei propri preconcetti e pregiudizi; se volete arrivare alla verità questo è ciò che dovete fare.
Inoltre è quello che ogni detective borghese fa in tutti i romanzi polizieschi.
Come diceva sempre Sherlock Holmes: “tenete la vostra mente sgombra da conclusioni affrettate”; questo significa che le conclusioni affrettate formano un’ipotesi prima ancora dell’acquisizione dei fatti. La cosa più importante che dovete essere pronti ad abbandonare le ipotesi che non spiegano i fatti accertati.
Se non fate così, se non provate a scoprire la verità sin dall’inizio, non potrete sperare d’imbattervi nella verità per caso. Su questa strada ciò che troverete non sarà la verità.
Questo è quello che sto cercando di fare con tutte le mie forze. Nessuno dei demonizzatori di Stalin e dell’Unione Sovietica (come sapete uso la parola demonizzatori per i critici di Stalin e dell’Unione Sovietica, degli anticomunisti esperti di storia del movimento comunista), può dire questo in tutta onestà.
Questi non compiono alcun tentativo di essere obiettivi.
Non cercano la verità, non è quello che vogliono: vogliono scrivere propaganda con delle note a piè di pagina; questo è ciò che io definisco “propaganda con note a piè di pagina” e questo è ciò che i loro lavori sono.
Vi è un piccolo episodio che mi è accaduto dopo che mi sono laureato: mentre stavo preparando il dottorato di ricerca, tra il 1965 e il 1969, mi opponevo alla guerra degli Stati Uniti in Vietnam.
Ad un certo punto qualcuno mi disse che i comunisti vietnamiti non potevano essere delle brave persone poiché erano guidati da Ho Chi Min, il quale era stato addestrato da Stalin, “e Stalin”, disse, “Stalin ha ucciso milioni di persone innocenti”. Ho ricordato questo episodio che probabilmente è stata la ragione per cui, all’inizio degli anni ’70, ho letto il primo libro di Robert Conquest intitolato “Il Grande Terrore”.
Rimasi scioccato da ciò che lessi.
Devo aggiungere che ero già in grado di leggere il russo, dato che avevo già studiato letteratura russa da quando frequentavo le medie superiori. Così ho studiato il libro di Conquest molto attentamente. In seguito, quando ho avuto un po’ di tempo, utilizzando le risorse della sezione in lingua slava della New York Public Library di New York City e talvolta usando occasionalmente il prestito interbibliotecario, ho controllato una ad una le sue oltre 1.000 note a piè di pagina.
A quanto pareva nessun altro l’aveva mai fatto prima. Così ho scoperto che Conquest non aveva alcuna fonte critica; ho scoperto anche che le note a piè di pagina non avallavano le sue conclusioni avverse a Stalin. Conquest aveva usato ogni fonte cartacea ostile a Stalin, indipendentemente se fosse affidabile o meno. Alla fine decisi di scrivere qualcosa sul cosiddetto terrore.
Mi ci volle un sacco di tempo, ma infine nel 1988 pubblicai un articolo intitolato “New light on old stories about Marshall Tukhachevskji”, alcuni documenti li trovate nel mio sito internet, più tardi vi lascerò l’indirizzo.
Durante questo periodo studiai le ricerche fatte dalla Nuova Scuola dell’Accademia di Storia dell’Unione Sovietica. La Scuola di cui parlo, si sviluppò in antitesi a Conquest ed alla concezione totalitaria dei sovietologi nel periodo della Guerra Fredda.
Studiai attentamente le prove già disponibili (questo avvenne negli anni ’80 quando di prove disponibili non ve ne erano molte), e più importante di tutto, impegnandomi al massimo per essere obiettivo.
I ricercatori di questa Nuova Scuola stavano già dimostrando che tutta la storia narrata dalla Guerra Fredda dai vari trotzkisti, khrushcheviani e più tardi Gorbachev e Yeltsin era fatalmente compromessa da un pregiudizio politico.
Questi lavori sono così compromessi dai loro pregiudizi politici che non dovrebbero essere considerati come volumi di storia, ma come esempi di propaganda.
Nel mondo della ricerca storico-scientifica, nel 1986, venne pubblicato un libro che produsse un genuino scalpore: “Le origini delle Grandi Purghe” di J. Arch Getty, uno dei fondatori della Nuova Scuola.
In questo libro, Getty, confutava con successo un gran numero di falsità che erano state accettate come vere. E queste falsità prese per buone includevano, tra le altre cose, l’idea che le repressioni degli anni ’30, erano state azioni pianificate in anticipo.
È stata una sfortuna per Getty che il suo lavoro venisse pubblicato negli Stati Uniti durante il periodo della Perestroika. In quel periodo infatti, sotto la falsa copertura della glasnost, la trasparenza, venivano pubblicati solo i lavori di quanti parteciparono alla Guerra Fredda e quelli che vennero pubblicati in Russia lo furono con tirature enormi.
Come potevano i lettori russi scoprire i lavori pionieristici di Getty, o Robert Thurston, se nessuno dei loro volumi sulla storia russa è mai stato pubblicato in Russia?
La stessa situazione si presenta nel caso della maggior parte degli storici i cui nomi ho citato più sopra, ma fortunatamente, ci sono stati anche esempi più incoraggianti: due anni fa una rivista in rete pubblicò un eccellente lavoro del Professor Mark Touger, dell’Università del West Virginia.
Il lavoro di Touger smentisce in maniera assoluta il mito ispirato dai nazisti, che la carestia del 1932-33 fosse Holomodor, ovvero una carestia artificiale, provocata dai leader sovietici.
Comunque…torniamo indietro al Rapporto Khrushchev.
Il discorso di chiusura del Congresso, o come è chiamato in occidente il “rapporto segreto di Khrushchev”, è senza esagerazione uno dei più influenti discorsi del XX Secolo. Esso ha modificato radicalmente il corso della storia sovietica e, di fatto, di quella mondiale.
È significativo che proprio questo discorso sia divenuto uno dei pilastri della concezione politica dell’antistalinismo, la sua principale fonte per cui può essere definito il paradigma del XX Congresso.
In breve, nessuno che s’interessi di storia dell’Unione Sovietica può ignorare un documento così importante.
Quando in me stava prendendo forma l’idea su questo lavoro, il mio obiettivo era molto più modesto: volevo accostare le “rivelazioni” del rapporto alle fonti storiche che sono state rese pubbliche grazie alla declassificazione di alcuni documenti provenienti dagli archivi ex sovietici in Russia. Questo tipo di ricerca potrebbe, in linea di principio, essere fatta da uno storico russo o, vista la materia, da uno storico cinese.
Durante gli ultimi 20 anni un gran numero di nuove fonti sono state messe a disposizione degli studiosi e questo rende possibile una valutazione obiettiva delle dichiarazioni e ancor più di quel discorso. A questo punto è iniziata ad emergere un’immagine curiosa presente in tutte le cosiddette “rivelazioni”, confermata, come ho potuto verificare, nel Rapporto Khrushchev: nessuna “rivelazione” è vera, nemmeno una. Alcune falsità di Khrushchev erano ovviamente già note, come l’assurda dichiarazione che fosse stato Stalin a pianificare le operazioni militari a livello globale.
Ma è l’intero discorso, composto dalle cosiddette “rivelazioni” come questa, che è sorprendente, che mi ha sorpreso.
Vorrei dire qualcosa sulla questione della difesa di Stalin. Spesso vengo definito uno stalinista.
Respingo questo termine: non sto difendendo Stalin o chiunque altro, in quanto ricercatore studioso mi occupo di fatti e di prove.
Concordo con il ricercatore russo Yuri Zhukov quando scrive, cito:
“Onestamente posso dire che mi oppongo alla riabilitazione di Stalin, perché mi oppongo alle riabilitazioni in generale. Niente e nessuno dovrebbe essere riabilitato nella storia, ma dobbiamo scoprire la verità e dirla”.
Non voglio suggerire che solamente se Stalin avesse avuto la meglio i molteplici problemi della costruzione del socialismo e del comunismo in Unione Sovietica sarebbero stati risolti. Ho scelto di fare la ricercare sul “rapporto segreto” che, presumibilmente, ha svelato i crimini di Stalin e Beria.
Ho isolato 61 cosiddette rivelazioni o capi di imputazione.
Ho studiato ognuna di queste alla luce delle fonti storiche attualmente disponibili, provenienti dagli archivi dell’ex Unione Sovietica e il risultato finale è che nel rapporto segreto di Khrushchev nemmeno una delle cosiddette rivelazioni si è rivelata essere vera.
Qui non si tratta di difendere Stalin.
Nemmeno una dichiarazione “rivelatrice” del discorso segreto è in grado di sostenere il confronto che le prove.
Piaccia o meno, alla luce delle prove storiche che presento nel mio libro “ Khrushchev lied!”, è impossibile visualizzare la storia dell’Unione Sovietica nello specchio distorto del discorso segreto.
Qualche parola sulle implicazioni:
Yuri Zhukov descrive la situazione degli archivi in questi termini (questa è “l’avventura” degli archivi… degli archivi sovietici in Russia dopo la caduta dell’Unione Sovietica), cito: “Con l’inizio della Perestroika, uno degli slogan era glasnost, o trasparenza. Gli archivi del Kremlino, formalmente chiusi ai ricercatori, vennero liquidati. Iniziarono ad essere ricollocati in vari archivi pubblici. Questo processo iniziato non venne mai completato”.
Senza alcuna pubblicità o spiegazione di qualsiasi tipo, nel 1996, il più importante e cruciale materiale venne di nuovo riclassificato in russo e sepolto nell’archivio del Presidente della federazione russa.
Ben presto le ragioni di questa operazione segreta divennero molto chiare: permetteva la resurrezione di uno dei due miti oramai logorati. Con questi miti Zhukov intende, naturalmente, il mito di “Stalin genio”, ma quello che il governo in Russia punta a riproporre è il mito di “Stalin il cattivo”. Solamente il secondo di questi miti è familiare al lettore occidentale, grazie agli storiografi anticomunisti.
Arch Getty, lo storico che insegna alla UCLA, di cui ho parlato prima, ha definito la ricerca storica fatta durante il periodo della Guerra Fredda, cito: “Un prodotto della propaganda. Ricerche che non ha senso criticare per correggerne singole parti, ma che devono essere rifatte completamente daccapo”. Concordo con Getty e vorrei aggiungere che queste ricerche, politicamente tendenziose e disoneste, vengono prodotte ancora oggi.
La riscoperta della storia sovietica va ben oltre la contiguità al discorso segreto di Khrushchev.
Tutto ciò che non passa per la conoscenza comune, ma per la conoscenza degli esperti del periodo di Stalin, è fondamentalmente falso, questo è ciò che dico agli altri storici professionisti dell’Unione Sovietica e a quelli che mi dicono di essere stati ingannati e in gran lunga presi in giro con queste ricerche.
Parafrasando “Weird Al” Yankovich , tutti quanti sapete chi è “Weird Al” Yankovich? OK, lui ha scritto una canzone intitolata “Tutto quello che sai è sbagliato”, così per parafrasare “Weird Al” Yankovich, dico “Tutto quello che sai sul periodo di Stalin in Unione Sovietica è sbagliato”.
Tutta la storia sovietica ha bisogno di essere riscritta. Alcuni esempi.
La collettivizzazione.
La collettivizzazione risolse l’eterno problema della perdita dei raccolti e del ritorno delle carestie.
Fino al 1932-1933 in Russia e Ucraina c’era stata una carestia ogni due o tre anni.
Le cose andavano avanti così da un millennio e questo è ben documentato dagli studiosi borghesi. Grazie alla collettivizzazione la carestia del 1932-1933 è stata l’ultima, se si esclude quella del 1946-1947, causata tanto dalle enormi distruzioni della guerra, quanto dalle cattive condizioni climatiche.
Anche in Europa occidentale le condizioni climatiche furono avverse, ma lì arrivò l’aiuto del Piano Marshall.
La collettivizzazione ha anche salvato l’Europa dai nazisti: senza una rapida industrializzazione e una moderna Armata Rossa, sarebbe stato impossibile impedire ai nazisti di conquistare l’URSS, le sue immense risorse naturali ed umane, per poi utilizzarle contro gli alleati.
I giapponesi avrebbero avuto accesso ai pozzi petroliferi di Sakhalin e decine di milioni di persone in più sarebbero probabilmente state uccise nella guerra del Pacifico.
Ho trascorso un bel po’ di tempo e ho speso un bel po’ di fatica a studiare la questione dell’opposizione e delle cospirazioni degli anni Trenta.
Grazie al mio collega moscovita, Vladimir Dobrov, ho pubblicato una serie di articoli su questo tema e molti altri ancora ne pubblicherò.
Dai processi di Mosca emerge che realmente esistevano cospirazioni dell’opposizione.
Gli imputati dei processi di Mosca erano colpevoli, ma non confessarono tutto. In alcuni casi, come quello di Bucharin, ora sappiamo che erano colpevoli di molto di più di quello che confessarono.
Un altro esempio.
Sulla base delle prove emerse dai suoi archivi, Leon Trotsky ha effettivamente collaborato con i tedeschi ed i giapponesi. Una parte degli archivi di Trotsky sono negli Stati Uniti e se io sono qui è anche per poter parzialmente studiare gli archivi di Trotsky depositati in due grandi archivi qui a Oslo, il Vicks Archive e il Derby Vegas Archive, che sono nel centro di Oslo…Ok…ci andrò domani.
I documenti provenienti dai vari archivi Trotsky, sparsi per il mondo, dimostrano che Trotsky e suo figlio Lev discussero su quale menzogna raccontare alla Commissione Dewey; nei loro scritti c’è anche una discussione epistolare sul cosiddetto “Grande Terrore”, da cui emerge che fu deliberatamente causato da Nikolai Ezhov, a capo della NKVD, che nel 1937-1938 fece uccidere centinaia di migliaia di cittadini sovietici nel tentativo di creare del malcontento nei confronti del governo sovietico, contribuendo così ad aprire la porta ad un’invasione tedesca o giapponese.
E dalla storia sovietica sappiamo che ci furono due tentativi d’invasione da parte dei giapponesi: uno nel 1938 e uno nel 1939. Ricordate che questi tentativi sono stati una cosa molto seria. Le cospirazioni militari furono concrete.
Ancora un minuto per dire che l’Unione Sovietica non ha invaso la Polonia nel 1939. Il Patto Molotov-Ribbentrop non ha smembrato la Polonia, ed ebbe un effetto meno devastante di quanto non lo ebbe il patto che l’Europa firmò con Hitler sulla Cecoslovacchia. Ma il Patto Molotov-Ribbentrop ha consentito anche la vittoria degli Alleati nella Seconda Guerra Mondiale.
Su questo argomento, nella mia pagina web, ho postato un lungo articolo con 17 pagine di prove documentali in cui la versione della propaganda nazista, che attribuisce ai sovietici il massacro di 14.000 o 22.000 prigionieri di guerra polacchi a Katyn dell’ottobre del 1940, viene seriamente messo in discussione. Ci sono prove che la cosiddetta “pistola fumante”, documentata dalle prove presentate da Yeltsin al Primo Ministro polacco nel 1991 e da allora pubblicate in tutto il mondo, è una falsità.
L’unica fonte in inglese per informazioni su questa affascinante questione storica del massacro di Katyn, quella in cui le prove non sono ancora censurate, è la mia pagina web. Dopo vi do l’indirizzo della mia home page e se mi dimentico, qualcuno vi darà il link della mia pagina web sul mistero del massacro di Katyn.
Sulla stessa pagina web ho anche altri articoli, alcuni più brevi e altri più a lunghi, con una documentazione più completa, su tutte le questioni di cui vi ho appena accennato. Dal momento che l’ospite del mio recente discorso a New York City ha esplicitamente menzionato l’affermazione di Khrushchev sull’assassinio di Sergei Kirov, avvenuto il I Dicembre 1934, lasciatemi dire una parola. Poche parole su questa questione, sull’assassinio di Kirov. Un gioco che coloro che hanno una certa familiarità con la storia sovietica sanno di cosa sto parlando: di qualche cosa che ha dato il via ai processi di Mosca.
Il desiderio di Khrushchev di dimostrare che Stalin aveva ucciso Kirov faceva parte del suo piano per dichiarare innocenti tutti gli imputati ai processi di Mosca; la questione però è che tutto questo, lui, lo dichiara per la prima volta, solo nel suo rapporto segreto del 1956, ma la menzogna viene perpetrata di fatto molto a lungo. Più tardi, alla fine, la commissione di alto livello nominata da Khrushchev, ha riscontrato con sua grande delusione che Stalin non aveva ucciso Kirov. Di questo non c’era proprio nessuna prova. Ma la Commissione non poteva o non voleva contraddire il paradigma storico fondamentale di Khrushchev, concludendo quindi che Nikolaev Leonid, la persona che ha sparato a Kirov, catturato subito dopo l’omicidio, era, cito: «Un killer solitario di Stalin, quindi deve essere stato incastrato da tutti gli altri».
Tutti i membri della Commissione hanno poi continuato dichiarando che tutti i processi di Mosca erano una messa in scena per incastrare gli imputati erano innocenti. Questa è poi diventata la storia di base per gli anticomunisti occidentali, così come per Roy Medvedyev ed i khrushcheviani sovietici anticomunisti. Poi Robert Conquest l’ha fatta propria e negli anni settanta Conquest e altri, infine, ci hanno restituito la storia che Stalin deve aver ucciso Kirov. Qui richiamiamo i lavori di Conquest e Amy Night, un’altra ricercatrice anti-comunista occidentale, la quale ha scritto dei libri che secondo lei dimostrerebbero la colpevolezza di Stalin. Una lettura interessante, ma che non porta nessuna prova e non dimostra niente. Anche gli uomini di Gorbachev hanno cercato di dimostrare che fu Stalin ad uccidere Kirov. Il braccio destro di Gorbachev nel Politburo, Alexander Yakovlev, ha cercato d’incoraggiare la “commissione per la riabilitazione delle vittime delle repressioni”, istituite da Gorbachev (in realtà istituite da Yeltsin nel 1992 N.d.r.), e i ricercatori del Politburo di dimostrare la colpevolezza di Stalin.
Abbiamo i documenti che sono stati pubblicati, ma che non sono stati in grado di dimostrarlo.
Alla fine anche loro hanno ripiegato sulla conclusione dell’era khrushcheviana, cioè che Nikolaev era un cosiddetto pistolero solitario e Stalin lo aveva fatto apparire a tutti come il ragazzo del male, proprio come voleva che apparisse.
Questa è la posizione assunta, non provata e nemmeno sostenuta, ma assunta da Alla Kirilina.
Alla Kirilina è la più importante autorità russa su Kirov e sull’assassinio di Kirov. È stata per molti anni la curatrice del museo Kirov di Leningrado, ora San Pietroburgo.
Ha pubblicato il suo libro negli anni novanta e nel 2001.
Lo scorso settembre 2010, Matthew Lenoe, un professore di storia russa presso l’Università di Rochester, ha pubblicato un libro di 800 pagine presso la Yale University Press, per la serie degli «Annali del comunismo».
Il libro si intitola «The Kirov Murder and Soviet History – L’omicidio di Kirov e la storia sovietica».
Lenoe ha trascorso gli ultimi dieci anni a scrivere questo libro. Ha avuto un ampio, se non totale, accesso agli archivi sovietici su cose che nessun altro, a quanto pare, ha pubblicato.
È stato pensato per essere considerato lo studio definitivo sull’argomento. Lenoe sostiene che con il suo lavoro ha dimostrato giusta l’ipotesi della Kirilina, fatta propria dalla Commissione Gorbachev, cioè che Nikolaev fosse un pistolero solitario e che Stalin li avesse incastrati tutti.
Su questo – quando tornerò a casa – sono nella fase finale del progetto di un libro corposo che inizia con la dissezione dettagliata del libro di Lenoe e analizza tutte le prove che non considera mai, che respinge o ignora del tutto senza nemmeno dire ai suoi lettori che esistono.
Perché lo fa? domanda lecita, no? Lo fa perché è sufficiente per lui non prendere in considerazione una prova contraddittoria: se uno non è molto informato in questo campo non può conoscere quello che è rimasto al di fuori, le omissioni.
L’omissione è un mezzo molto potente per discutere. Posso dirvi che non vi è alcun dubbio che quanto sostiene Lenoe è completamente sbagliato. Attualmente abbiamo una quantità enorme di prove.
Il gruppo di uomini condannati e giustiziati insieme a Nikolaev nel dicembre 1934, in realtà erano colpevoli di aver cospirato per assassinare Kirov. Oltre a questo abbiamo un’enorme quantità di prove provenienti dai processi di Mosca che ebbero luogo nel mese di agosto 1936, gennaio 1937 e marzo 1938.
Tutti e tre gli imputati erano colpevoli.
Colpevoli non solamente di quello che hanno confessato, ma anche dei crimini che non hanno confessato e che, semplicemente, vengono alla luce solo ora e grazie a queste tardive rivelazioni parziali degli archivi sovietici.
Lo stesso vale per i militari condannati nel 1937 nel cosiddetto affare Tuchachevskij. Ora disponiamo di una grande quantità di prove.
Sono colpevoli.
La loro innocenza è stata ed è proclamata da ogni autorità: russa, americana, europea, tutti insomma, nel campo della storia sovietica, ma le testimonianze raccontano la vera storia.
Io ed il mio collega Vladimir abbiamo fatto molte ricerche su questo tema, ma è veramente molto difficile pubblicare questo genere di cose in quanto si parla degli antenati dei capi militari della Russia attuale e il governo russo non vuole davvero avere molto a che fare con quel processo.
Ma torniamo all’assassinio di Kirov.
Matthew Lenoe, il signore di cui vi ho parlato, professore della Rochester che ha appena scritto questo libro di 800 pagine, non menziona neppure queste prove perché senza dubbio contraddicono la sua idea preconcetta che Nikolaev è stato un pistolero solitario.
Il mio punto è che questa, per Lenoe, deve essere la conclusione. Deve esserlo perché è l’unica conclusione accettabile per opinione corrente della storiografia anticomunista. Esattamente come la conclusione che i sovietici abbiano ucciso a sangue freddo i prigionieri di guerra polacchi, è l’unica versione del massacro di Katyn accettabile per l’opinione corrente della storiografia anticomunista.
Ho un minuto per raccontare un’ultima storia? Ok. Bene.
Lo scorso ottobre (2010), un politico russo ha pubblicato su Internet una serie di documenti, che sembrano essere le bozze utilizzate dal falsario che ha scritto i documenti intesi come “pistola fumante”, con cui si è tentato di dimostrare che il massacro di Katyn è stato commesso dai sovietici.
Ha pubblicato le bozze…. ha detto che ha provato vergogna… quando il “falsario” gli ha passato questo materiale; ha provato vergogna per la propria patria, per se stesso…per le cose che doveva rendere pubbliche su internet.
Sapete, esiste una mailing list accademica per gli specialisti di storia sovietica ed è gestita dall’University del Michigan, è chiamata H-Russia ed è una metamailinglist in cui hanno un sacco di mailing list accademiche. H-Russia viene usata dagli storici specialisti del periodo sovietico di tutto il mondo.
Quindi ho messo insieme un piccolo post citando il materiale di questo politico russo. Pensavo che la moderatrice non l’avrebbe nemmeno menzionato, ma per un motivo o per l’altro, la moderatrice ha postato quanto le ho inviato. L’indignazione tra gli anticomunisti è stata così feroce che la moderatrice si è dovuta dimettere e non hanno ancora nominato un suo sostituto; tutta la mailinglist era in una specie di rivolta…perché, in uno spazio web così ben educato, non si può dire che i russi…i sovietici non hanno ucciso i prigionieri polacchi a Katyn. Questo è fondamentale per la moderna Polonia post 1989, governata dai nazionalisti anticomunisti, visto che è su questo avvenimento che poggiano le fondamenta del loro nazionalismo polacco. In Polonia però non è illegale dirlo, come invece fino a poco tempo fa, in Ucraina, era illegale dire che la carestia del 1932-1933 non era Holomodor, che non si è trattato cioè di un deliberato tentativo di far morire di fame il popolo ucraino. Questo divieto, con possibile azione penale, tale è rimasto fino all’elezione del nuovo “Re”-Primo ministro, circa un anno fa.
Poi il nuovo Primo ministro si è insediato…ed è un po’ più filo russo. Non è un bravo ragazzo, ma è filo-russo e ha detto che non possiamo più sostenere che la carestia del 1932-33 fosse Holomodor.
Ma la cosa assolutamente inaccettabile nella Polonia di oggi, e tra gli anticomunisti in generale, è dire “Ehi lo sai? Forse i sovietici non hanno ucciso il capitano polacco, abbiamo tutte queste prove ora”.
Beh, come ho detto, una cosa del genere ha causato una tale confusione, che hanno dovuto chiudere per un po’ la mailinglist e la moderatrice si è dovuta dimettere. Questo è uno dei tentativi di censurare la verità, una cosa che continua ancora esattamente così nel campo degli studi sovietici; in questo senso quello che ho citato è un buon esempio!
Lenoe e la Kirilina nascondono la verità ai loro lettori sull’assassinio di Kirov. Nascondono le prove che contraddicono le loro conclusioni. Si possono conoscere queste prove solo se si spende un sacco di fatica, tempo e denaro per identificarle, localizzarle, ottenerle e studiarle; è ciò che io sto facendo.
Vi ho illustrato questi esempi per dimostrare come la storia “canonica” o l’ “opinione corrente” storica sull’Unione Sovietica, come è stata e come resta a tutt’oggi, sia completamente falsa.
E questa è la storia “canonica” e l’ “opinione corrente” non solo per i filo capitalisti e gli anticomunisti, ma anche per quasi tutta la sinistra.
Se fate un corso sulla storia sovietica, anche qui in Norvegia, otterrete la versione tradizionale anticomunista, posso garantirvelo.
Perché questa è l’unica storia che insegnano. Forse da qualche parte ci sono uno o due professori che sono delle eccezioni, ma fondamentalmente è quello otterrete. Ed è falsa!
Le forze politiche, che in primo luogo hanno promosso il ruolo più importante per il mercato nella società sovietica e il ritorno al capitalismo supersfruttatore, sono le stesse che hanno demonizzato Stalin e il periodo di Stalin e le stesse che sponsorizzano anche la ricerca e la propaganda che diffonde questa versione della storia, versione che è quella tradizionale in Russia come altrove.
Mi prendo solo sessanta secondi per citare una bravo ricercatore russo, un giovane…è relativamente giovane: è nato nel 1967…per me è giovane, ok? capisco che alcuni di voi mi vedano come un bisnonno, ma per me uno nato nel 1967 è ancora giovane… Quest’uomo si chiama Igor’ Pykhalov.
Si è iscritto al Partito comunista sovietico alla fine degli anni ottanta, poi ha visto ciò che stava accadendo … Gorbachev…i suoi uomini…
Lasciò il Partito e adesso credo militi in qualcuno dei partiti comunisti russi.
Ma, cosa più importante, è veramente un buon ricercatore. Ha pubblicato alcuni libri molto buoni sulla storia sovietica del periodo di Stalin, purtroppo sono tutti in russo. A questo punto ci si può chiedere perché quei lavori non vengano tradotti. Perché vengono tradotti solo i libri di destra: i buoni lavori non verranno mai tradotti. M’identifico con lui, al punto che ho familiarità, perché l’hanno sempre chiamato «lo stalinista» per i libri dove confuta le menzogne sul periodo di Stalin e su Stalin stesso; libri e articoli.
Già nel 2004 mi disse: “io non sono uno stalinista” … Penso che in qualche modo abbia mollato perché si sente senza speranza, ma non è così.
Nel 2004 scrisse un articolo sull’omicidio di Kirov, dopo la pubblicazione del libro di Alla Kirilina; un articolo che non è molto lungo e che chiaramente non è entrato in profondità nella questione come invece sto facendo io.
Pykhalov analizza la cosa sul piano militare e giunge a questa conclusione: “la fine ” scrive ” mostra con chiarezza come Stalin abbia incastrato queste persone “.
Il mio collega in Russia, a Mosca, Vladimir Bobrov, è in contatto con lui, così gli ho inviato una mail. Ho detto: “ Sai, la prima cosa che voglio che tu sappia è perché sto facendo questa ricerca e che Pykhalov ha sbagliato. Questo non era un complotto: tutte queste persone erano colpevoli. Ci sono un sacco di prove. In secondo luogo voglio elogiarlo, perché questo dimostra che non è uno stalinista. Queste prove dimostrano che lui ha torto perché in questo caso è così, ma per molti aspetti, pur non essendo un sostenitore di Stalin, ha smentito molte di quelle menzogne; quando, a suo avviso, le prove dicevano che Stalin aveva incastrato gli imputati, lo ha scritto in un articolo che è stato pubblicato e anche se la sua conclusione era sbagliata, questo dimostra una certa obiettività ed integrità”. Questa è una cosa che non troverete mai tra i trotzkisti, mai. Ma non lo troverete mai neanche tra gli anticomunisti, mai.
Tocca a noi comunisti guardare la verità, nessuno lo sta facendo per noi e dobbiamo farlo da soli.
Probabilmente non leggerete i suoi lavori perché non è mai stato tradotto in inglese. Ma ci sono persone là fuori, come noi, che sono interessate e certamente non solo al mio lavoro.
La storia sovietica è ancora prevalentemente propaganda. La storiografia dell’Unione Sovietica è stata dominata dalla propaganda sin dall’inizio, dal giorno dopo la rivoluzione.
Ma la propaganda è divenuta predominante durante il secondo dopoguerra e il periodo della Guerra Fredda.
Negli ultimi dieci anni ho speso un sacco di tempo e di denaro, acquisendo documenti dagli ex archivi sovietici che mi sono stati rilasciati dopo la fine dell’Unione Sovietica nel 1991.
Non sono riuscito a trovare nello studio di quei documenti, il modo di affrontare il periodo di Stalin, soprattutto gli anni ’30. Questo perché se non ti concentri non potrai mai andare in profondità.
Così mi sono messo a studiare anche molte fonti secondarie da noti esperti, russi e occidentali, di questo periodo; tutte le più famose voci influenti sulla storia sovietica, sono degli ideologi anticomunisti, che misurano la scienza storica con il solo fine di demonizzare Stalin, il periodo di Stalin e il progetto del comunismo. Questa non è solo una questione di pregiudizio politico, anche se ce n’è un sacco, ma anche di un’enorme quantità di deliberate falsificazioni, pienamente dimostrabili nelle opere di famosi storici dell’Unione Sovietica. Professori ordinari in tutte le università più famose come Yale, Cambridge, Oxford ecc….
Menzogne dimostrabili come tali.
Nel mio libro ho dimostrato che Khrushchev ha usato una serie di metodi diversi: a cominciare da quello che ho chiamato “prevaricazione”, che è una fantastica parola latina che indica chi esce dai limiti dell’onesto e del giusto. Prevaricazione è una buona parola, mi piace.
La forma più comune significa una provocazione e depistaggio: 40 delle 61 cosiddette “rivelazioni” di Khrushchev sono dimostrabili essere deliberate bugie. La stessa cosa vale per le opere di molti dei contemporanei più famosi, storici accademici dell’URSS, tanto occidentali quanto russi.
Questo discorso è stato registrato e non voglio citare tutti i nomi, non voglio mettervi nei guai: essere nei guai perché si è comunisti rivoluzionari è giusto, ma non per altre cose.
Prove documentali.
Ad un certo punto…sapete che insegno letteratura, ma anche la letteratura ha a che fare con la ricerca…ad un certo punto, in ogni classe in cui insegno, chiedo agli studenti: “Qual è la parola più radicale in qualsiasi lingua?”
E così ottengo un certo numero di risposte comuni; le risposte più frequenti sono socialismo, comunismo…
A quel punto dico qualcosa del tipo: “Socialismo e comunismo sono buone parole radicali, molto buone, ma la mia preferenza è per una parola diversa: il mio voto è per la parola “prove”! Domandate le prove sempre e ovunque e molto rapidamente la gente, sempre, vi chiamerà comunista”.
Questo in nessun luogo è più vero che nello studio della storia del movimento comunista.
Le menzogne predominano e quando si cercano le prove che presumibilmente sostengono queste menzogne le cose iniziano a farsi interessanti.
Karl Marx ha scoperto le prove che il capitalismo si basa sullo sfruttamento e che la sua caduta è inevitabile.
Questo è il primo esempio.
I comunisti insistono per scoprire la verità, perché la verità è dalla nostra parte, la parte della classe operaia sfruttata nel mondo.
Spesso mi è stato detto, Grover – è il mio nome – non trovo le tue argomentazioni persuasive, non mi convincono.
La mia risposta di solito è questa: “La persuasione è una forma di propaganda o di pubbliche relazioni, la persuasione dipende dalla mentalità della persona che si sta cercando di convincere”.
Upton Sinclair , è un grande scrittore americano che per gran parte della sua vita è stato un radicale… Upton Sinclair scrisse una volta, cito:
“È difficile far capire qualcosa ad un uomo il cui salario dipende dal fatto che non la capisca.” [Cioè: è difficile insegnare argomenti complessi a persone che hanno un basso livello di istruzione e che, proprio per questo, per la conseguente mancanza di strumenti culturali che le renderebbero capaci di comprendere che sono sfruttate, hanno accettato un lavoro a condizioni svantaggiose. Tratto da http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20120702023202AApbNvQ NdT]
Che grande aforisma. Una persona con idee preconcette sclerotizzate non può essere persuasa da alcuna prova, non importa quanto buona, allo stesso modo è difficile, se non impossibile, avere una persona che guarda le prove in maniera obiettiva quando il farlo la costringerà ad affrontare la possibilità che i pregiudizi a lei più cari e le proprie idee preconcette siano sbagliate.
“Questa pace della mente, la borsa di studio, gli amici, forse anche il suo lavoro dipendono dalla sua adorazione”. La citazione di Colin ci fa conoscere quello che Francis Bacon, scrittore inglese del XVII secolo, chiamava “Gli idoli della Tribù”, cioè che sempre e ovunque le idee significano esplosioni.
Quelle sono le idee che puoi promuovere e con le quali è possibile ottenere la promozione da parte dei promotori di quelle idee. Bastano pochi attacchi a quelle altre idee e non sarà possibile ottenere la promozione.
Ma posso dirvi questo: faccio molte delle mie scoperte più interessanti, non perché posseggo un naso da segugio per il mistero, ma seguendo le note nelle opere accademiche, controllando le fonti secondarie per vedere se le fonti primarie, i documenti, si schierano dalla parte di tutte quelle note, fornendo realmente elementi di prova per dichiarazioni sui fatti, così come vengono espresse.
Molto spesso ho scoperto che non lo fanno: le prove citate non dimostrano il fatto come è stato spiegato. Quindi il mio metodo fondamentalmente è solo quello di seguire le prove.
Basta continuare a seguire le prove e non accontentarsi di niente di meno.
Il paradigma della Guerra Fredda è stato il punto di vista prevalente della storia degli anni di Stalin.
La ricerca riportata qui può contribuire, spero, verso un terreno dove si possa ricominciare daccapo, dall’inizio. La verità che infine emergerà, avrà anche un grande significato per il grande progetto marxista, il nostro progetto, di comprendere il mondo per poterlo

cambiare.
Un edificio di società senza classi, di giustizia sociale ed economica. Grazie.
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