REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione di Guido Fontana Ros

Le circostanze della scoperta della “lettera di Beria no.794/B”e del resto dei documenti di Katyn sono complicate, per non dire altro. Per cominciare, abbiamo le memorie di Mikhail Gorbaciov, “Zhizn ‘i reformy” (“La vita e le riforme“) a partire dal 1995, in cui egli afferma, che vide per la prima volta “la lettera di Beria” nel dicembre 1991, quando ha aperto il “pacchetto chiuso n° 1”. Gorbachev afferma che l’ultima parte della lettera è stata “barrata e su di essa vi era una nota scritta dalla penna blu di Stalin: ‘La decisione del Politburo’. Con le firme: Accetto – Stalin, Molotov, Voroscilov …”.

Gorbaciov consegnò il pacchetto contenente “la lettera di Beria n° 794/B” e altri documenti di Katyn a Boris Eltsin il 24 dicembre 1991, dopo aver letto il suo contenuto ad alta voce in presenza di Alexander Yakovlev. La seconda volta che questi documenti “saltarono fuori” di nuovo fu nel settembre 1992. Ma “la lettera di Beria”, che fu trovata nel settembre 1992 non aveva né il testo barrato da Stalin, né la nota “La decisione del Politburo” scritta con una penna blu, che Gorbaciov aveva descritto. I nomi delle firme erano anche scritti in un ordine diverso: “D’accordo – Stalin, Voroscilov, Molotov ...”. Inoltre, il nome di Beria a pagina quattro era stato cancellato con una matita blu, a giudicare dalla scrittura, per mano dallo stesso Stalin e invece era stato messo il nome di Bashtakov, che fu Vice Capo del Commissariato del Popolo per gli Affari Interni (NKVD), sotto Beria.

E’ possibile che Gorbaciov avesse rimescolato i fatti nelle sue memorie, ma può anche essere che effettivamente vide un’altra “lettera di Beria”. In relazione a questo, dubbi e sospetti sorgono per quanto riguarda l’autenticità della “lettera di Beria”, che venne trovata nel settembre 1992. Questi dubbi sono rafforzati dalla storia, che di solito si racconta circa la scoperta di tali documenti. Ufficialmente viene detto, che il “pacchetto chiuso no. 1”, che conteneva “la lettera di Beria “e altri documenti provenienti dal Politburo del Comitato Centrale del Partito Comunista di tutte le Russie (b), venne rinvenuto il 24 settembre 1992 nell’Archivio del Presidente della Federazione Russa (precedentemente noto come l’Archivio del Comitato Centrale) da una commissione presieduta dal capo dell’amministrazione presidenziale Yuri Petrov, dal consigliere del Presidente della Repubblica Dmitry Volkogonov e dal direttore dell’Archivio Andrey Korotkov.

Quando il pacchetto è stato aperto, i membri della Commissione capirono l’importanza della loro scoperta e immediatamente la segnalarono al Presidente della Russia. Eltsin poi “diede l’ordine afinché Rudolf Pikhoya, nel suo ruolo di direttore degli archivi russi, volasse a Varsavia per consegnare tali documenti sensazionali al presidente Walesa” (“Katynskij sindrom v sovetsko-pol’skikh otnosheniyakh“, Mosca , ROSSPEN, 2001, p. 397).

In data 15 ottobre 2009, il membro della Duma di Stato russa Andrey Makarov partecipava alla tavola rotonda su “falsificazione della storia e miti storici come strumento della politica moderna” che si teneva presso il Centro per la Politica Conservatrice, per cui raccontò la vera storia della scoperta dei documenti di Katyn. Questi furono infatti trovati nel settembre 1992 durante il processo in corso contro il PCUS (Partito Comunista dell’Unione Sovietica), anche se non proprio negli archivi, ma nella cassetta di sicurezza personale di Eltsin. Makarov disse che lui (molto probabilmente insieme a Sergey Shakhray, l’ex vice primo ministro della Russia) andò da Eltsin. “E noi gli dicemmo: ‘Boris Nikolayevich, il processo contro il PCUS va piuttosto male’. Egli aprì la cassaforte e al fine di mostrare chiaramente come funzionava il tutto, tirò fuori sei cartelle da lì e disso: ‘Va bene, prendete queste. In sua presenza, guardammo quello che c’era. Ritirò indietro due cartelle dicendo: ‘No, è ancora troppo presto per parlare di questo oggi’. Poi, per caso, vidi il nome, di cosa si trattava, cosa che mi fece rizzare i capelli in testa. E nessuno nel paese sapeva ancora niente. Il problema era che una delle cartelle, che c’era prima che noi arrivassimo, era su Katyn“(“Nashe Vremya“, Nr. 139, 26 novembre-1 ottobre 2009).

Non c’è niente di strano in questa storia, in grado sollevare ogni sorta di dubbi, tranne per il fatto che Makarov vide una cartella denominata “Katyn”. Questo non sarebbe mai potuto accadere, dal momento che né la cartella né il “pacchetto chiuso” hanno delle note su di loro che indicano che essi contengono documenti su Katyn. Al fine di comprendere, che all’interno di questi vi erano dei documenti su Katyn, occorreva aprire non solo la cartella, ma anche il “pacchetto chiuso” vero e proprio. È ovvio che Makarov era presente quando  il “pacchetto chiuso n° 1” venne aperto nell’ufficio di Eltsin. Ma è davvero così importante sapere, chi ha effettivamente trovato questo pacchetto e come avvenne questa scoperta?

Tutti sanno, che la gente inizia a mentire su cose diverse quando vuole nascondere una verità scomoda. Nel nostro caso, le informazioni circa il fatto che il “pacchetto chiuso” venne immagazzinato da Yeltsin di sicuro per circa un anno, permette di fare una domanda scomoda. Perché Eltsin non consegnò brevi manu quei documenti al presidente polacco Lech Walesa il 21 maggio del 1992, quando questi era in visita ufficiale di Stato a Mosca?

Non ci possono essere dubbi sul fatto che Walesa discusse la questione di Katyn durante il suo incontro personale con Boris Eltsin. Per i polacchi, questo problema è sempre stato una questione di massima priorità nelle loro relazioni con la Russia. Ma, a quanto pare, Eltsin sembra essersi limitato a discussioni generali e a tacere sui documenti di Katyn che erano conservati nella sua cassaforte.

Ma nel settembre 1992 Eltsin diede ordine (“immediatamente” come si suol dire) d’inviare i documenti di Katyn a Varsavia. Cosa gli impedì di fare esattamente la stessa cosa già nel maggio di quell’anno? Sia che lo vogliate o no, occorre iniziare ad ascoltare i ricercatori, che affermano, che questi documenti erano ancora “in fase di sviluppo” in quel momento e che non erano ancora “correttamente” progettati.

La situazione si  schiarì un po’ il 28 marzo 2008, quando il noto storico russo Yuri Zhukov disse in un programma radiofonico sulla stazione radio “Serebryannyj dozhd’“, che nei primi anni 1990 (nel 1993 o nel 1994), in connessione con il processo PCUS, richiese l’accesso ai materiali dell’Archivio del Presidente della Federazione russa per quanto riguarda le attività “criminali” del Partito Comunista sovietico.

Gli portarono una cartella “sottile”, che conteneva vari documenti. Tra questi Zhukov vide una copia della “lettera di Berija a Stalin” scritta su una sola pagina e con la proposta di eliminare da 2.000 a 3.000 ufficiali polacchi catturati, che erano stati giudicati colpevoli di crimini di guerra e di altri crimini. L’ormai famosa “lettera di Beria”, battuta su quattro pagine e che fu trovata nel 1992, contiene una proposta di eliminare 25.700 polacchi catturati e arrestati.

Il giorno dopo, il 29 marzo, 2008 Yuri Zhukov venne anche intervistato telefonicamente dal ricercatore indipendente su  Katyn, Sergey Strygin. Zhukov comunicò a Strygin un dettaglio interessante: la firma di Berija era presente nel documento, che vide negli archivi. Nella “lettera di Beria” “reale” di quattro pagine la sua firma è posta nell’ultima pagina del documento.

Le spiegazioni che suggeriscono che Beria avesse mandato due lettere successive a Stalin con la proposta di esecuzione dei polacchi non possono essere prese sul serio. Nel PCUS e in precedenza nella Partito Comunista di Tutte le Russie (b), aderivano ad una pratica consolidata. Quando si trattava di questioni che erano di massima importanza per il paese e che richiedevano una decisione “al più alto livello”, si procedeva sempre a un colloquio preliminare di controllo sulla decisione da assumere. Pertanto le proposte e le richieste che erano inviate al Cremlino erano accuratamente vagliate dando forma alla versione finale. Inoltre l’iniziativa del processo decisionale per quanto riguarda l’esecuzione dei polacchi poteva venire solo da Stalin. Fu lui a dare a Beria l’ordine di preparare la lettera. Quindi, parlare di due lettere differenti è assolutamente fuori questione.

Non vi è dubbio che Yuri Zhukov avesse tenuto tra le mani una copia della vera e propria “lettera di Beria n° 794/B” indirizzata a Stalin, che fu datata 29 febbraio 1940. La testimonianza di Zhukov è confermata da un’altra fonte. Nel dicembre 2007, quando Vladislav Shved incontrò Viktor Galkin (l’ex dipendente presso il Dipartimento Generale del Comitato Centrale, che aveva lavorato con il “pacchetto chiuso n° 1” per quanto riguarda Katyn), Galkin gli disse, che nel mese di aprile del 1981, in nome di Konstantin Chernenko (che a quel punto era il direttore del settore pubblico del Comitato centrale) consegnò “la lettera di Beria” del “pacchetto chiuso n° 1” all’allora capo del Kgb Yuri Andropov. C’è una nota su questo sulla cartella stessa, che conteneva il “pacchetto chiuso n° 1”.

Galkin ha sostenuto che “la lettera di Beria”, che consegnò ad Andropov, era scritto su una pagina e che riguardava l’esecuzione di circa 2.000-3.000 ufficiali polacchi. Vide la lettera nello studio di Chernenko. Dopo che Chernenko ebbe aperto il “pacchetto chiuso n° 1”, diede istruzioni a Galkin di mettere la lettera in una busta e sigillarla. Per quanto riguarda la “lettera di Beria” di quattro-pagina (disponibile solo come copia digitalizzata a colori) Galkin spiegò che non aveva mai visto un tale documento.

In un primo momento Vladislav Shved considerò la testimonianza di Viktor Galkin con certo scetticismo, presumendo che egli avesse confuso questo documento con la trascrizione della decisione del Politburo dal 5 marzo 1940, che è anche scritta su una sola pagina. Solo più tardi, dopo che Yuri Zhukov aveva raccontato la sua versione, comprese che la versione basata sulla memoria di Galkin era corretta. Dire qualcosa di più preciso circa la “lettera di Beria n° 794/B”non è possibile in questo momento, fino a quando non avremo l’opportunità di far condurre uno studio di essa, indipendente e obiettivo, ad esperti.

Aggiungendo un altro punto interrogativo ai molti dubbi che circondano il “pacchetto chiuso n°1”, si dovrebbe parlare di quello che Mikhail Gorbachev scrisse nel 1995 nelle sue memorie. Ci racconta di come lui nell’aprile del 1989, poco prima dell’imminente visita di Wojciech Jaruzelski in Unione Sovietica, avesse esaminato i documenti di Katyn. Gorbaciov dice che c’erano due cartelle di Katyn (non solo una!) E che “entrambi le documentazioni” contenute, confermavano la versione della Commissione guidata dall’accademico Nikolai Burdenko. C’era una raccolta di vari materiali e tutti ne confermavano la versione “(“Zhizn ‘i reformy “, libro 2, 1995, p. 346).

C’è anche qualche prova reale che ci autorizza ad avere sospetti  su ciò che in realtà contenesse la cartella nel dicembre 1991. Come già accennato, Alexander Yakovlev era presente durante la consegna del “pacchetto chiuso n° 1 “da Gorbaciov a Eltsin il 24 dicembre, 1991. Il pacchetto venne trovato (secondo una delle versioni), da parte degli impiegati dell’archivio russo, che insisterono sul fatto che Gorbaciov dovesse essere informato proprio un giorno prima del suo ritiro dalla carica di Presidente dell’Unione Sovietica. In diverse occasioni successive (incluse nel suo libro “Sumerki” (“Crepuscolo“, Materik, Mosca, 2003) e anche in un talk show dal vivo trasmesso alla televisione russa chiamato “Kak eto bylo”) Yakovlev affermò, che la cartella di Katyn  conteneva anche una cosiddetta “lettera di Serov”. Ma tale lettera non fu mai trovata, né allora né in sguito; per cui possiamo domandarci a che tipo di documento si riferisse Yakovlev. Stava parlando della “lettera di Beria”? Come mai si è sbagliato e lo ha fatto più e più volte?


Un indizio di quel mistero potrebbe risiedere nella recente pubblicazione di copie preliminari della “lettera di Beria”, ad opera di Viktor Ilyukhin il 24 novembre 2010. Egli ricevette queste copie il 25 maggio 2010 da un utente anonimo, che lo aveva contattato, confessandogli di essere stato coinvolto in un gruppo di falsari, attivo nella prima metà degli anni ’90, cioè nel periodo in cui Eltsin era il Presidente della Federazione russa. L’ultima pagina della copia preliminare della lettera contiene una nota singolare: “20). Bashtakov era a capo della segreteria NKVD! L.P. Beria difficilmente gli avrebbe affidato tale compito? Sostituire con Abakumov? K. .. ov? Serov? (Verificare le date) “. Qui Serov è indicato come un possibile sostituto per Bashtakov alla guida della troika del NKVD, che avrebbe condannato i polacchi a morte, ma ancora non era incluso il suo nome nel “documento finale”, si manteneva quello di Bashtakov. Tenendo a mente questo, i racconti ripetuti di Yakovlev sull “lettera di Serov” potrebbero effettivamente essere un lapsus freudiano della lingua, vale a dire che egli disse inconsciamente troppo.

L’attuale governo russo e il presidente Dmitry Medvedev fingono che non sia successo niente di speciale e accusano tutti i critici che rovesciano la versione ufficiale dei fatti di Katyn, di “tentare di ripulire Stalin e i suoi collaboratori”. Tale atteggiamento non è molto costruttivo. Sarebbe stato molto meglio lasciare che un gruppo di esperti indipendenti esaminasse il “pacchetto chiuso n°1” e porre fine una volta per tutte  a ogni speculazione sulla sua autenticità. Ma finché si tengono questi “originali” lontano pubblico e dalla comunità scientifica, si continua a confermare i sospetti che la vicenda di Katyn è stata falsificata. E probabilmente questo è ciò che è successo. 

Bibliografia e sitografia

Gorbaciov, Mikhail, Zhizn ‘i reformy (2 libri), Novosti, Moscow 1995

Ilyukhin, Viktor, O rezolyutsii Gosdumy RF “Pamyati zhertv Katynskoi tragedii” (pubblicato il 24 novembre 2010)

(Questo articolo contiene la bozza di cinque pagine di “lettera di Beria”)

Intervista con lo storico Yuri Zhukov alla stazione radio Serebryanyj dozhd’, 100,1 FM, 28 marzo 2008 08:05 MSK / MSD

http://www.moskva.fm/stations/FM_100.1/programs/однажды_на_дожде/2008-03-28_08:05

Istorik Yuri Zhukov nd r / s Serebryannyj dozhd ‘(28 marta, 2008) (discussione dal forum del sito web “La verità su Katyn”)

Documenti di Katyn del “pacchetto chiuso n°1” (pubblicato il 28 aprile 2010 sul sito ufficiale di Rosarkhiv)

Makarov, Andrey, Ya videl nazvaniye Papki: volosy dybom vstayut …, da Nashe Vremya, Nr. 139, 26 ottobre-1 novembre, 2009

Shved, Vladislav, Katyn del 2010. Novaya stranitsa ili …? (Pubblicato il 30 aprile 2010)

Shved, Vladislav, Vnov ‘o Katyni ili 70-letiye katynskogo rasstrela, kak Lozhka degtya k 65-letiyu Velikoj Pobedy (pubblicata il 14 febbraio 2010)

Yakovlev, Alexander, Sumerki, OOO Izdatel’skaya firma Materik, Mosca 2003

Yazhborovskaya I.S., Yablokov A.Yu., Parsadanova V.S., Katynskij sindrom v sovetsko-pol’skikh otnosheniyakh, Mosca, ROSSPEN 2001

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2 pensieri su “Katyn: la misteriosa “scoperta” dei documenti di Katyn

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