REDAZIONE NOICOMUNISTI

di Guido Fontana Ros
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Non da molto era passato il solstizio d’estate che alle 3,15 del 22 giugno del 1941, la pace di quelle ore mattutine fu infranta dal fragore assordante di migliaia di pezzi d’artiglieria che, su un fronte di 1800 km, inviarono decina di migliaia di proiettili sul suolo sovietico.

Una trentina di bombardieri della Lutwaffe, condotti da equipaggi selezionati, a gruppi di 3, cominciava a spargere distruzione e morte su alcuni campi di aviazione sovietici.

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Una manciata di minuti dopo da Memel’ sul Mar Baltico nel nord al fiume Prut nel sud, un’ondata di 3 milioni di soldati nazisti si lanciò all’attacco.

 

Le difese di frontiera caddero dopo ore di combattimenti.

Al sorger del sole, una seconda ondata di aerei nazisti, composta da 500 bombardieri, da 270 bombardieri in picchiata e da 480 cacciabombardieri, cominciò a devastare i campi di aviazione sovietici, i nodi ferroviari e quelli stradali. Almeno 1200 velivoli sovietici furono distrutti a terra.

I reparti di frontiera del NKVD furono travolti anche se in alcune regioni fortificate i soldati dell’Armata Rossa si sacrificarono sino all’ultimo uomo ritardando l’avanzata tedesca.

Tuttavia nell’antica fortezza di Brest la Wehrmact subisce una prima battuta d’arresto. Spendiamo alcune parole su questo episodio.
Il film la Fortezza di Brest (sottotitoli in inglese)
Era una fortezza da molto tempo obsoleta e senza alcun valore militare, infatti la sua costruzione avvenne dal 1833 al 1838. All’epoca dell’Operazione Barbarossa era adibita a caserma e deposito. I tedeschi pensavano di prenderla in poche ore e invece i soldati sovietici si difesero fino all’ultimo uomo e tennero la fortezza fino al 12 luglio, nonostante che i nazisti avessero impiegato l’artiglieria pesante, i gas e i lanciafiamme.
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Hitler e Mussolini visitano la fortezza di Brest nell’agosto del 1941

Il comando tedesco sapeva perfettamente che la differenza tra una masnada incontrollata e un esercito consiste nella perfetta gestione dei collegamenti e delle informazioni, per cui nella notte erano stati infiltrati parecchi elementi del reparto per le operazioni speciali, il Branderburg, i quali sovente in divisa sovietica avevano assunto il controllo di posti chiave, commesso atti di sabotaggio e tagliato le linee telefoniche e il punto debole dell’Armata Rossa era proprio rappresentato dal sistema delle comunicazioni e dalla gestione delle informazioni.

Insomma il travolgente successo tedesco si basò su 3 elementi: la sorpresa, la superiorità napoleonica (significa la concentrazione locale di una massa di forze schiacciante) e la superiore organizzazione del controllo e delle comunicazioni.

Tuttavia lo Stavka imparò in fretta e l’Unione Sovietica costruita sotto la direzione del compagno Stalin si dimostrò un boccone troppo grosso per i nazisti e sapete tutti come andò a finire…

Bibliografia

Si elencano testi reperibili in occidente. Tra l’immensa mole di testi per lo più di origine tedesca e quindi molto di parte, testi che hanno dato origine a una serie di miti propagandisti (si veda ad esempio questo articolo), se ne distaccano pochissimi, di origine anglosassone seppur doverosamente anticomunisti, altrimenti non sarebbero stati stampati.
Sui testi degli storici (?) italiani è meglio stendere un pietoso velo.

Per un inquadramento generale rimane insuperato:

Liddell Hart, Storia militare della Seconda guerra mondiale

Sull’Operazione Barbarossa leggibili e fondamentali sono:

David M. Glantz, Barbarossa Hitler’s Invasion of Russia 1941

David M. Glantz, La Grande Guerra Patriottica dell’Armata Rossa 1941-1945, Libreria Editrice Goriziana

Eccellente mappa animata sulla Grande Guerra Patriottica

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