REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Yoichi Shimatsu

FONTE

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L’attacco notturno che ha ucciso 20 stranieri nel quartiere diplomatico di Gulshan di Dhaka, in Bangladesh non era semplicemente un attacco terroristico a caso, dal momento che aveva tutte le caratteristiche di un’operazione in stile militare meticolosamente preparata contro un bersaglio selezionato per motivi specifici.

Gli aggressori si sono identificati come sostenitori dell’ISIS, ma le loro richieste ai negoziatori della polizia includevano il rilascio dei membri del locale Jamaat-al-Mujaheedin (JM), una rete di militanti diffusa e ben collegata che è a favore della sostituzione del sistema politico del partito laico del Bangladesh, imposto dall’intervento indiano che ha posto fine alla sua unione con il Pakistan, con uno stato islamico.

L’JM è sostenuto da clan locali di primo piano, comprese le famiglie di militari e di capi della polizia e ha accesso ai file classificati dell’intelligence nazionale, compresi quelli attinenti  alle relazioni di interesse strategico-militare del Giappone in Bangladesh e nella regione del Mar delle Andamane.

L’obiettivo dell’attacco al Bakery Cafe Holey Artisan era quello di impedire un’alleanza in erba giapponese-indiana-americana-australiana  chiamata Dialogo Quadrilaterale sulla Sicurezza, che intende segretamente stabilire una base navale alleata in Bangladesh che serva da “fortezza dei crociati” contro gli interessi islamici nell’Asia del Sud-Medio Oriente e per contrastare la crescente presenza della Cina nella regione dell’Oceano Indiano-Andamane.

L’operazione di controspionaggio JM contro gli interessi  giapponesi in Bangladesh ha richiesto mesi di sorveglianza e il tracciamento dei movimenti dei funzionari giapponesi, tra cui le delegazioni in visita, la cui eliminazione era l’obiettivo dell’attacco in stile militare.

I sette giapponesi che si sono incontrati al caffé in riva al lago, non erano “ingegneri” con un progetto di “costruzioni”, come affermato ai media da parte del governo di Shinzo Abe. Solo un uomo lavorava per una ditta di ingegneria vera e propria, gli altri sei erano lì con la copertura di “studi di progettazione” coinvolti in operazioni di influenza-spaccio e corruzione di politici e burocrati del Bangladesh, con l’obiettivo di installare una base navale, come parte di un piano per la costruzione di un porto commerciale.

Abe e il QSD: una nuova sfera di prosperità condivisa

Il piano di Shinzo Abe è quello di stabilire una base navale nel Mar delle Andamane del nord come parte di una strategia geopolitica chiamata Dialogo Quadrilaterale sulla Sicurezza (QSD), in base alla quale un’alleanza (offensiva) di Stati Uniti-Giappone mira a coinvolgere l’Australia e l’India nel contenimento dell’espansione della potenza navale cinese. Il QSD è in sostanza la NATO per il teatro di  battaglia del Pacifico e dell’Oceano Indiano.

Per il Governo neo-militarista di Tokyo, il QSD è un revival sanzionato degli Stati Uniti della Sfera della Grande  Comune Prosperità dell’Oriente,  la scommessa del Giappone di stabilire un impero militare pan-asiatico durante la Seconda Guerra Mondiale. Il nonno di Abe, il ministro per le munizioni di guerra Nobusuke Kishi, fu un architetto chiave della strategia di co-prosperità.

Abe ha salutato l’eredità della “liberazione” da parte dell Giappone dell’Asia del Sud nella Seconda Guerra Mondiale nel corso della sua prima visita di stato in India. Il suo discorso revanscista è stato seguito dalla vendita di idrovolanti ShinMaywa all’esercito indiano per proteggere i suoi nuovi campi petroliferi offshore nelle Andamane meridionali e per condurre una  sorveglianza aerea a lunga distanza  nella regione ricca di energia.

Una base navale segreta contro i cinesi

Il Bangladesh è stato scelto come sito di fatto per un porto navale alleato sia per motivi geografici che politici. La nazione economicamente debole fornisce una piattaforma a terze parti per la costruzione di basi militari e per operazioni militari segreteicontro l’influenza cinese nel Mar delle Andamane, senza il coinvolgimento diretto e aperto delle potenze regionali, India, Thailandia e Myanmar, che sono riluttanti di farsi ulteriormente impegolare con le operazioni militari degli Stati Uniti.

Dopo le battute d’arresto politiche nel vicino Myanmar, la Cina ha sviluppato legami militari più stretti con il Bangladesh, rinforzati con la proposta cinese di costruire un porto in acque profonde a Sonadaria, un progetto di costruzione del valore stimato in 8 miliardi di dollari.

Per contrastare il piano cinese, Tokyo è attivamente intervenuta con un’offerta alternativa per un’altro porto nella vicina Matarbari, per mezzo della Japan International Cooperation Agency (JICA) che offre un mutuo agevolato di 3 miliardi di dollari per un progetto da 4,6 miliardi di dollari.

Il progetto del porto di Matarbari comprende quattro centrali elettriche a carbone con 2.400 megawatt di capacità totale di generazione elettrica insieme al dragaggio dei canali di navigazione per le navi cisterna GNL e prevede che il porto sia in grado di gestire cacciatorpedinieri e sottomarini. Il porto in apparenza civile sarebbe stato gradualmente convertito a scopi militari, inizialmente attraverso “operazioni di salvataggio e recupero” durante le frequenti catastrofi  causate dai cicloni in Bangladesh.

La Sumitomo Heavy Industry e la società Marubenitrading sono coinvolte in questa operazione, che ha oscurato rapidamente il precedente progetto cinese, pur essendo grande solo la metà del pacchetto di Pechino. La differenza di scala è stata fatta dalla corruzione dei funzionari governativi da parte della rete di lobbying giapponese.

JICA come la J-CIA

Significativamente, il programma giapponese di aiuti JICA  e molti dei suoi appaltatori collegati in Myanmar e Bangladesh sono dominati da due gruppi alleati della yakuza, l’organizzazione Sasakawa (che include la Nippon Foundation) e la Soka Gakkai. La nuova religione Soka Gakkai sponsorizza il Komeito (il partito del governo pulito), che è un membro della coalizione di governo con il Partito Liberal Democratico.

La SG è alleata con il gruppo del crimine organizzato Yamaguchi-gumi  in particolare nel riciclaggio di denaro sporco attraverso le sue filiali religiose estere  e reti di piccole imprese (tra cui ristoranti in stile giapponese).

L’organizzazione Sasakawa, agendo nominalmente attraverso la  Nippon Foundation che si occupa d iniziative caritatevoli  e la Chiesa dell’Unificazione, è una rete criminale che gestisce le operazioni di gioco d’azzardo che coinvolgono la motonautica in Giappone.

Questi affari clandestini legati agli sport acquatici, che sono collegati con il commercio delle metanfetamine (shabu), sono condotti in collaborazione con la Tosei-kai, un gruppo della yakuza di Tokyo  gestito da mafiosi coreani (zai-nichi), discendenti dei soldati che hanno prestato servizio per l’impero giapponese nella Corea occupata.

L’ala di destra della yakuza, Yoshio Kodama ha creato Tosei-kai, come forza paramilitare noleggiandola alla stazione della CIA a Tokyo per proteggere le basi militari degli USA dal movimento studentesco di sinistra del Giappone durante la Guerra Fredda e la guerra del Vietnam. Da allora, la Nippon Foundation ha sponsorizzato progetti collegati ai mari come un mezzo per promuovere l’espansione navale giapponese all’estero, tra cui la festa Ocean Day, che promuove l’espansione navale giapponese e l’industria baleniera.

Il  gruppo criminale Sasakawa ha una lunga storia di collaborazione segreta con i gruppi fascisti italiani, a partire da prima della guerra con il Partito Popolare che il suo defunto fondatore (Kokusai Taishu-a), modellò sul Partito Fascista di Benito Mussolini.

La collaborazione con le operazioni nere dei fascisti italiani continuò nel dopoguerra, con il Giappone che servì come un rifugio sicuro per i terroristi di destra, tra cui il latitante di nome Zorzi, coinvolto nel 1969 nel’attentato dinamitardo false flag alla sede milanese della Banca dell’Agricoltura.

Il continuo collegamento criminale continue tra i neo-militaristi giapponesi e i fascisti italiani è un filo che collega i nove italiani uccisi nell’attacco alla Holey Bakery. Alcuni degli italiani apparentemente lavoravano nel settore dell’abbigliamento in Bangladesh, ma il settore tessile fornisce una copertura conveniente ad eventuali agenti della NATO assegnati a quella regione.

La corruzione stile Tokyo

Come ha fatto Tokyo a battere l’offerta dei rivali cinesi così in fretta? I sette imprenditori a pranzo alla Holely Artisan Bakery rappresentano i metodi subdoli utilizzati dai giapponesi per ottenere favori dalle élite politiche nei paesi in via di sviluppo. Solo uno di loro era un vero e proprio ingegnere.

Gli altri tre, tra cui due donne, apparentemente erano dipendenti della Almec, una  società   di “design”  di Shinjuku con un ruolo abbozzato nella pianificazione e facilitazione dei progetti con le pratiche tipiche giapponesi del corteggiare i clienti con viaggi regalo, favori e regalie, tra cui borse di denaro contante.

Le altre tre imprese giapponesi alla cena erano presenti con lo spin-off recentemente organizzato dei Oriental Consultants, un’altra società di “pianificazione” con 57 anni di storia di facilitazioni all’estero per la JETRO (Japan External Trade Relations Office) e la JICA.

L’affiliata Global della  Oriental Consultants è stato creata nel 2014, una linea temporale che coincide con la formazione da parte di Shinzo Abe di un’agenzia di intelligence nazionale, sul modello della US National Security Agency, la CIA e della Defense Intelligence Agency, la DIA.

Oriental Consultants ha una divisione di mappatura satellitare, fatto che segnala il coivolgimento del team in Bangladesh nella sorveglianza geospaziale finalizzata alla creazione di un’enclave della difesa giapponese nella regione del Mar delle Andamane per contrastare l’influenza militare cinese.

La capogruppo ha anche una divisione comunicazioni satellitari che fornisce trasmissioni di dati sicure. Aspetti della loro missione clandestina includerebbero l’antiterrorismo, mettendo i consulenti giapponesi in rotta di collisione con Jamaat-al-Mujaheedin/ISIS.

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L’attacco all’Islam militante

L’operazione clandestina che coinvolge il progetto del porto giapponese è stata progettato per controllare la rabbia nazionalista in Bangladesh, dove la popolazione musulmana è sempre più diffidente nei confronti del coinvolgimento di Shinzo Abe nelle guerre in Medio Oriente e per l’alleanza militare sempre più stretta del Giappone con Nuova Delhi, la potenza egemone dell’Asia meridionale.

La sfiducia popolare nei confronti dell’India è aumentata a causa dell’avvento al potere del BJP, il partito di Modi, una coalizione nazionalista indù con un passato di atrocità di massa contro i musulmani in India.

Il coinvolgimento segreto di Shinzo Abe nel conflitto siriano ha portato direttamente alla decisione dell’ISIS di decapitare gli ostaggi giapponesi, tra cui gli  “otaku militari (fan)”  Haruna Yukawa e il giornalista Kenji Goto.

La spia transessuale Yukawa era un agente segreto del generale in pensione dell’Aviazione militare Toshio Tamogami, il fondatore della Nippon Kaigi, la potente lobby parlamentare dei conservatoi per  la revisione costituzionale e la rimilitarizzazione del Giappone. Tamogami funge da portavoce degli ufficiali neoconservatori politicizzati nelle Forze di autodifesa, che sostengono il riprisino della capacità militare offensiva  delle forze giapponesi.

Le operazioni di intelligence giapponesi in Siria e l’atteggiamento belligerante di Abe hanno innescato le ripetute minacce da parte dell’ISIS. Nel vano tentativo di assolvere lo sciovinismo di Abe dalle responsabilità, Tokyo ha l’importanza di questo nell’uccisione di un operatore umanitario giapponese in Bangladesh e il pedinamento di altri cittadini giapponesi in quel paese.

L’attacco alla panetteria di Dhaka mostra che il Giappone sarà d’ora in poi l’obiettivo primario per il massacro di ostaggi di ostaggi a causa della strategia di Abe di stabilire delle basi militari nell’Asia del Sud, insieme  alle vendite di armi, alle operazioni segrete e ai cosiddetti interventi umanitari per bloccare il progetto cinese della “One Belt” attraverso Asia del sud.

Questo ambizioso sforzo per contenere la Cina invece, ha messo il Giappone in rotta di collisione con i militanti islamici che si oppongono alle forze americane e indiane nella regione.

Con la loro rete internazionale di sostenitori, i gruppi militanti affiliati con l’ISIS possono colpire gli interessi giapponesi in qualsiasi parte del mondo, compreso l’interno del Giappone. Tokyo è ora profondamente coinvolta in una guerra globale cui non può sopravvivere e tanto meno vincere.

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