REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Finian Cunningham

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

trump

11 agosto 2016

 

Da Information Clearing House e Sputnik

Donald Trump è entrato nella zona politica degli assassinii. E il sistema politico/istituzionale USA è pronto a portarlo in essere. Noi ne stiamo parlando in termini virtuali, almeno per ora.
Oggigiorno l’omicidio politico da parte dei poteri USA che non sempre contempla la liquidazione fisica di un tizio ritenuto nemico dello stato. Chi ha bisogno di tutto quel sangue e di tutte quelle polemiche? Specialmente quando la liquidazione di una persona di buona reputazione raggiunge lo stesso obiettivo finale che è l’eliminazione del bersagli dalla vita pubblica.
Lo spietato fuoco incrociato cui è sottoposto il contendente repubblicano, lascia pochi dubbi sul fatto che siamo di fronte a uno sforzo concertato per la distruzione del politico.
Nella scorsa settimana, abbiamo assistito a una fucilazione degna di un plotone d’esecuzione nei confronti del magnate di New York dalla speranze presidenziali. Gli è stato scagliato addosso, come sembra, di tutto, dalle violazioni in tema di permesso di soggiorno dalla moglie di origine slovena, alle sue prepotenze nei confronti di bambini piangenti alle manifestazioni, per finire al suo essere un servitore involontario del capo del presidente russo Vladimir Putin.
E’ cosi evidente e assurdo da essere talvolta ridicolo.
Evidentemente i media USA di notizie, controllati dalle corporation stanno cercando di scalzare Trump dal supporto del suo zoccolo duro di normali elettori repubblicani. E’ ovvio che il sistema di potere di Washington ha deciso che il rivale democratico, Hillary Clinton, sia la scelta di elezione per proteggere interessi privilegiati quando sarà il prossimo occupante della Casa Bianca.
E i media USA, in quanto pilastri del sistema, stanno facendo il loro lavoro per eliminare Trump dalla pretesa libera competizione elettorale di novembre, promuovendo e favorendo l’omicidio delle sua figura pubblica.
E’ ironico, dato che vi sono storie molto più sordide sulla Clinton, visto il suo coinvolgimento nelle operazioni guerrafondaie e clandestine di cambiamento di regime e dell’abuso del segreto di stato per il proprio arricchimento grazie a fonti estere di danaro.
L’ultimissimo segno che il segreto “Stato profondo”, vale a dire il Pentagono, la CIA, l’FBI e l’alta finanza di Wall Street, si stia muovendo per installare il proprio candidato alla Casa Bianca, è la lettera pubblicata questa settimana da 50 “esperti nella sicurezza nazionale”, repubblicani di lungo corso, che appoggiano la Clinton mentre fanno a pezzi Trump.
Ebbene sì, è proprio così. i repubblicani sostengono un democratico. Questo è quello a cui porta l’uniformità egli interessi.
Tra i firmatari vi sono, l’ex direttore della CIA Michael Hayden, l’ex capo della sicurezza della patria Michael Chertoff, entrambi servirono nell’amministrazione di George W. Bush, e infine John Neroponte che fu l’ex direttore dei servizi segreti nazionali e l’istigatore degli squadroni della morte in America centrale negli anni ’80.
La lettera a firma congiunta contro Trump segue solo di pochi giorni la pubblicazione di un editoriale sul New York Times da parte dell’ex capo della CIA Michael Morell dove biasima Trump, additandolo come un fantoccio della Russia.
Tutti questi personaggi sono intimamente connessi allo “Stato profondo” USA e dipingono Trump in modo unanime come “una pericolosa minaccia alla sicurezza nazionale americana”.
Da parte sua Trump ribatte a questa bordata di fango, dicendo che la lista degli “esperti” di sicurezza nazionale è responsabile della creazione della guerra in Irak, delle perdite di soldati USA e della crescita del terrorismo nel Medio Oriente. Sfacciatamente li ringrazia per aver reso manifesti i loro nomi in modo che il popolo americano sappia chi accusare per i disastri combinati in politica estera.
Comunque il punto è che la campagna di discredito verso Trump non è solo uno sfortunato inciampo di percorso per il candidato, dovuto a passi falsi e a dichiarazioni avventate che possono avere intessuto il suo percorso elettorale.
L’intensa, concertata natura della campagna di distruzione di Trump dimostra come la struttura di potere di Washington, incluse i media dominati dalle corporation, stiano ordendo l’eliminazione della sua figura pubblica.
Questo è un tipo di liquidazione politica in cui la la plutocrazia americana eccelle.
Qualche decennio prima un’ “azione esecutiva” od una “fine alle estreme conseguenze”, prevedevano spesso, l’assassinio vero e proprio del bersaglio.
Il caso più famoso è il presidente John F. Kennedy assassinato a Dallas il 22 novembre 1966. In quell’epoca, parecchi altri capi di stato stranieri furono eliminati dagli agenti USA, Patrice Lumumba in Congo, Rafael Trujillo nella Repubblica Dominicana e Ngo Diem nel Vietnam del sud. L’omicidio politico era, ed ancora è, parte del modo di operare americano.
L’ultimo procuratore di New Orleans, Jim Garrison, che indagò sull’omicidio di JFK Kennedy, disse che il presidente stava lavorando alla fine della Guerra Fredda con la Russia. Kennedy in silenzio stava utilizzando un canale riservato con la controparte russa Nikita Kruschev per implementare un ambizioso piano di disarmo nucleare.
JFK aveva anche recisamente rigettato le proposte segrete presentate dal pentagono per un attacco nucleare preventivo sull’Unione Sovietica. Inoltre voleva chiudere le operazioni terroristiche sostenute dalla CIA contro Cuba e ritirare le truppe USA dalla nascente guerra del Vietnam.
In questo modo Kennedy era entrato nel campo di tiro dell’omicidio politico, poiché lo “Stato profondo” mai eletto era preoccupato. Le sue scelte politiche minacciavano gli enormi interessi delle imprese di armamenti, le grandi imprese petrolifere e l’alta finanza di Wall Street. Quindi la CIA e i suoi sicari prezzolati furono impiegati per risolvere il “problema”.
Donald Trump condivide 2 aspetti con JFK. In primo luogo, come Kennedy, l’uomo d’affari è ricco in modo tale da essere indipendente e da potere permettersi di dire quello che ha in mente senza dover ingraziarsi potenti protettori. In secondo luogo ha ripetutamente puntato la sua lezione su una piattaforma elettorale di programma contro l’instancabile rafforzamento dell’alleanza militare a guida USA, la NATO, nell’Europa dell’est e contro lo schieramento di truppe USA oltremare e, in particolare, contro la politica ostile di Washington nei confronti della Russia.
Trump si è appellato alla normalizzazione delle relazioni con la Russia. La sua posizione in politica estera risulta essere un anatema per il sistema di potere di Washington che richiede, come necessità assoluta, la demonizzazione di paesi esteri in quanto “minacce alla sicurezza nazionale” per mantenere la pantagruelica economia militarizzata americana. In breve lo “stato profondo americano” deve proseguire una politica di guerre continue. La guerra è funzionale alla permanenza del capitalismo americano in bancarotta.
La disfunzione sistemica consiste nella continuazione della Guerra Fredda con la Russia e nel conseguente pompaggio di migliaia di miliardi di dollari nelle casse delle élite delle corporation e dell’alta finanza che la fanno franca grazie ai loro lacchè fra i politici e i canali dei media.
Chiunque sfidi questi potenti interessi americani è passibile di essere terminato. Si entra nel campo di tiro.
Nei tempi passati, il metodo di eliminazione fino alle estreme conseguenze normalmente prevedeva l’eliminazione fisica.
Cinque decadi dopo JFK, i metodi USA di omicidio politico si sono evoluti in qualcosa di più sofisticato. L’omicidio della figura pubblica è sufficiente per la maggior parte dei casi. Nessuna necessità di mettere sotto contratto dei sicari o di mescolarsi ad inchieste pubbliche. Il lavoro sarà fatto dai sicari dei media.
Basta che il bersaglio sia sottoposto al tiro incrociato di uno sbarramento di fuoco dei media che non gli lasci scampo.
Anche ogni capo di stato estero che diventa un “problema” per gli interessi del potere USA viene bersagliato nello stesso modo. Infatti il presidente della Russia, Putin, ne è il miglior esempio.
Avvicinandosi le elezioni presidenziali USA , previste fra tre mesi, bisogna solo solo guardare come i poteri ombra di Washington si stiano mobilitando per buttare fuori gara Trump.
Mettere fuori gioco nemici politici con misure estreme è il modo americano di fare le cose.
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