REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Paul Craig Roberts e Michael Hudson

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

putin1

11 agosto 2016

Da “Information Clearing House”

 Secondo vari resoconti  il governo russo sta riconsiderando la politica neoliberale che ha funzionato così male dal collasso dell?unione Sovietica. Se la Russia avesse adottato una politica economica intelligente, l’economia russa sarebbe molto al di là del punto in cui si trova adesso. Avrebbe evitato la fuga di capitali all’ovest, potendo contare sull’autofinanziamento.

Washington, comunque, si è avvantaggiato dell’ingenuo, credulone e demoralizzato governo russo che guardava a Washington per essere guidato nell’era post sovietica. I russi pensavano che la rivalità fra i due paesi fosse finita con il collasso sovietico e ponevano fiducia nei consigli americani su come modernizzare l’economia russa con le migliori idee occidentali. Invece, Washington abusava di questa fiducia per far gravare sulla Russia una politica economica che le strappasse i beni economici russi per trasferirli nelle mani degli stranieri. Imbrogliando la Russia, facendogli accettare i capitali esteri ed esponendo il rublo alla speculazione valutaria, Washington si assicura che gli USA possano destabilizzare la Russia per mezzo della fuga dei capitali e degli attacchi al valore del rublo. Solamente un governo non familiare con le mire neoconservative, egemoniche e mondialiste degli USA, poteva esporre il suo sistema economico a una manipolazione straniera di tale portata.

Le sanzioni che Washington ha imposto, e che ha forzato l’Europa ad imporre, nei confronti della Russia, mostrano come l’economia neoliberale agisca contro questo paese. La scelta politica di alti tassi d’interesse e l’austerità ha affondato inutilmente l’economia russa. Il rublo è stato demolito dalla fuga dei capitali, con il risultato che la banca centrale russa dalla politica neoliberale sperpera le riserve valutarie russe nello sforzo di sostenere il rublo, sostenendo invece l’attuale fuga di capitali.

Perfino Vladimir Putin trova attraente la nozione romantica di un’economia globale a cui ogni paese abbia accesso su base egualitaria, ma i problemi risultanti dalla politica neoliberale lo hanno costretto a intraprendere una svolta col sostituire l’importazione [ndt: con la produzione interna dei beni necessari] per rendere l’economia russa meno dipendente dalle importazioni. Questo ha fatto comprendere a Putin che, se si ha un piede nell’ordine economico dell’occidente, vi è la necessità di avere l’altro nell’ordine in costruzione di Cina, India e dell’ex Repubbliche Sovietiche dell’Asia centrale.

Le ricette economiche neoliberali prescrivono una politica di dipendenza che si basa su crediti stranieri e investimenti dall’estero. Questa politica crea una situazione di debito riguardo alla valuta e l’appropriazione da parte i stranieri dei profitti realizzati in Russia. Queste sono vulnerabilità per una nazione dichiarata da Washington essere una “minaccia esistenziale agli USA”.

La struttura economica istituita da Washington per la Russia è neoliberale. Il capo della banca centrale Elvira Nabiullina, il ministro dello Sviluppo economico Alexei Ulyukayev e gli ex ministri delle Finanze  Anton Siluanov e Alexei Kudrin sono dei dottrinari neoliberali. Questa compagnia vuole confrontarsi con il deficit di bilancio per mezzo della vendita dei beni pubblici agli stranieri. Se questa politica fosse attualmente perseguita, darebbe a Washington ancora più controllo sull’economia della Russia.

All’opposto di questa collezioni di “economisti spazzatura” si leva Sergey Glaziev. Si dice che Boris Titov e Andrei Klepach siano suoi alleati.

Questo gruppo comprende che le politiche neoliberali rendono l’economia della Russia suscettibile alla destabilizzazione da parte di Washington qualora gli USA vogliano punire il governo russo che non seguisse Washington in politica estera. Il loro scopo consiste nella promozione di una Russia autosufficiente affinché siano protette la sovranità nazionale e la capacità governativa di perseguire in Russia gli interessi nazionali in luogo di essere soggiogati a quelli di Washington. Il modello neoliberale non è un modello di sviluppo, è proprio solo un modello per ricavare profitti. Gli americani hanno plasmato questo modello nel caso della Russia, facendone la “portatrice di acqua e di legna”, in questo caso di petrolio, gas, platino e diamanti.

L’autosufficienza significa non dipendere dalle importazioni, dal capitale estero per investimenti che possono essere finanziati dalla banca centrale russa. Significa anche che parti strategiche dell’economia rimangano in mani pubbliche, non private. I servizi delle infrastrutture di base devono essere fornite all’economia al costo, su una base sussidiata o libera, non concessi a proprietari stranieri che ne estraggano profitti in regime di monopolio. Glaziev vuole anche che il valore del rublo sia stabilito dalla banca centrale e non dalle speculazione del mercato valutario.

Gli economisti neoliberali non vogliono riconoscere che lo sviluppo economico di una nazione dotata di risorse naturali come la Russia possa essere finanziato dalla banca centrale che crea la moneta richiesta per intraprendere i progetti. Essi pretendono che questo generi inflazione. I neoliberali negano il fatto riconosciuto da lungo tempo, che in termini di massa monetaria, non fa differenza da dove proviene il denaro, sia che provenga dalla banca centrale, sia che provenga dalle banche private che creano denaro facendo prestiti o arrivi dall’estero. la differenza consiste nel fatto che, se il denaro arriva dalle banche private o dall’estero, devono essere pagati interessi alle banche e i profitti devono essere divisi con gli investitori esteri che finiranno per avere sempre più maggiore presa sull’economia.

In apparenza, i neoliberali della Russia sono insensibili alla minaccia che, Washington insieme ai suoi vassalli europei, pone allo stato russo. Sulla base di menzogne Washington ha imposte le sanzioni contro la Russia. Questa demonizzazione politica si fonda su basi fittizie come la propaganda economica neoliberale.  Sulle basi di queste bugie, Washington sta disseminando i confini e le acque russe di basi militari e di missili. Washington cerca di rovesciare i governi degli stati russi ex sovietici per installarne altri, ostili alla Russia, come nel caso di Ucraina e Georgia. La Russia viene continuamente demonizzata da Washington e dalla NATO. Washington ha perfino politicizzato i giochi olimpici e impedito la partecipazione a molti atleti russi.

Nonostante questi atti apertamente ostili verso la Russia, i neoliberali russi ancora credono che le politiche economiche a cui spinge Washingotn siano nell’interesse della Russia e non siano intese ad assumere il controllo della sua economia. Agganciare il destino della Russia all’egemonia occidentale in queste condizioni potrebbe distruggere la sovranità russa.

Gli autori

Il dr. Paul Craig Roberts fu Assistant Secretary of the Treasury for Economic Policy ed è collaboratore del Wall Street Journal. Ha scritto per Business Week, Scripps Howard News Service e Creators Syndicate. Ha un notevole curriculum universitario. I suoi articoli su internet hanno attirato l’interesse di un largo pubblico mondiale. Gli ultimi libri di Roberts sono  The Failure of Laissez Faire Capitalism and Economic Dissolution of the West, How America Was LostThe Neoconservative Threat to World Order.

Michael Hudson è un ricercatore in economia  alla University of Missouri di Kansas City e ricercatore associato presso  il Levy Economics Institute of Bard College

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