REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Gareth Porter

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

[Nota del traduttore: Un altro capolavoro della diplomazia russa: Iran e Turchia hanno stretto un primo accordo preliminare per una proposta comune per la pace in Siria.

Naturalmente questo fulmine a ciel sereno, nel tormentato quadro del Medio Oriente, non ha goduto di nessuna copertura mediatica., meglio dire menzogne e ciarlare di idiozie.

Collegate questo primo accordo, con la mossa curda di attaccare le forze governative in Siria e l’accordo russo-iraniano per la base di Hamadan e comincerete a capire che in pentola sta bollendo qualcosa di grosso.

I colloqui avranno un seguito proprio questa settimana a Teheran, vediamo cosa escogiteranno gli anglosionisti per sabotare questa svolta quasi epocale.]

iran2bturchia

Il ministro turco degli Esteri Mevlut Cavusoglu con il suo omologo iraniano Mohammad Javad Zarif ad Ankara il 12 agosto 2016

Da “Information Clearing House” 19 agosto 2016 – Con una stupefacente sorpresa diplomatica , la Turchia e l’Iran hanno annunciato di aver raggiunto un accordo preliminare su dei principi fondamentali per una composizione del conflitto siriano.

La brusca svolta nella diplomazia attinente la guerra in Siria è stata resa pubblica dal Primo Ministro turco Binali Yildirim, nel corso del suo abituale discorso settimanale al partito governativo AKP, davanti al Parlamento e confermato da un alto funzionario del ministero degli Esteri iraniano martedì scorso.

il discorso di Yildrim e la conferma iraniana sono state riportate martedì da Al-Araby Al-Jadeed e da Al-Hayat, quotidiani in lingua araba pubblicati a Londra, ma lo sviluppo potenzialmente cruciale ha goduto di una scarsissima copertura mediatica da parte dei media occidentali.

L’approccio comune alla composizione della questione siriana delineato dalla Turchia e dall’Iran rappresenta quello che appare essere la prima significativa interruzione diplomatic, nel conflitto internazionale siriano che perdurando da un lustro, pareva immune fono ad ora da ogni reale negoziato di pace. Le conferenze internazionali, tenutesi sotto gli auspici delle Nazioni Unite, non hanno mai fatto fare reali passi in avanti verso un accordo.

I nuovi negoziati fra Iran e Turchia sono il risultato del più grande spostamento politico del governo del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan verso una cooperazione diplomatica con la Russia e l’Iran sulla Siria e un distacco dall’allineamento con gli USA e i suoi alleati del Golfo, Arabia saudita e Qatar. La Turchia stava coordinando l’assistenza militare all’opposizione armata al governo di Assad, comprendente i jihadisti e altri estremisti, insieme all’Arabia Saudita e al Qatar fin dai primordi del conflitto. Comunque Erdogan già a maggio stava cercando una linea politica alternativa che fosse in sintonia con i principali interessi strategici della Turchia in Siria: si tratta del contenimento della minaccia della richiesta dei curdi di uno stato separato.

L’annunciata larga intesa su principi di massima per por fine alla crisi siriana è solo l’inizio di un percorso di negoziati sui dettagli della composizione, come chiarisce il viceministro iraniano degli esteri, Hossein Jaberi Ansari; secondo Al Hayat, Ansari ha detto: “Questo accordo su linee generali contribuisce a creare un ambiente favorevole per la risoluzione della crisi siriana“.

E’ anche possibile che la Turchia abbia in mente di usare la minaccia di allinearsi alle posizioni russe ed iraniane sulla questione siriana, per forzare gli USA a ridurre il loro appoggio alle forze curde nel Nord della Siria, che rappresenta la questione principale che divide le politiche turche da quelle USA nella gestione del conflitto.

Tuttavia Yildrem ha già puntualizzato il mese scorso, prima del fallito colpo di stato e del lancio della nuova offensiva da parte del Fronte di Al Nusra/Al-Qaeda dentro e fuori Aleppo, l’intenzione turco di rivedere la politica verso la Siria per evitare che le forze curde possano istituire un loro mini stato in Siria.

Yildrim ha detto nel suo discorso martedì che la soluzione della crisi siriana richiederebbe “due condizioni di base: la prima dovrebbe preservare l’unità territoriale della Siria e la seconda stabilire un sistema di governo in cui tutte le etnie e le religioni fossero rappresentate“. All’interno del contesto della questione dell’unità territoriale, Yildrim ha sollevato lo spettro di una spinta internazionale alla divisione della Siria. Yildrim ha affermato, sottolineando la netta contrarietà di parte turca: “Qualcuno potrebbe venire a dire: ‘Darò l’ovest della Siria a uno e il sud ad un altro e il nord ai Curdi’. Questo non è possibile.”

Il riferimento del primo ministro turco alla minaccia della spartizione in generale e dell’attribuzione ereditaria ai curdi di larga parte della Siria settentrionale, è chiaramente rivolto all’alleanza miliare de facto dell’amministrazione di Obama cone la milizia dell’YPG del Partito dell’Unione Democratica Curda (PYD) nella guerra contro il Daesh. Questa politica ha incoraggiato i curdi ad estendere il loro controllo territoriale verso ovest lungo il confine curdo. La Turchia è specialmente irritata del fatto che le milizie dell’YPG si siano già spostate ad ovest dell’Eufrate, che rappresenta la “linea rossa” pubblicamente annunciata dalla Turchia e che non intendano fermarsi. La Turchia ha chiesto agli USA di mantenere la promessa del ritiro dei curdi a est dell’Eufrate, ma l’YPG ha comunicato l’intenzione di collegare Manbij, la città ad ovest dell’Eufrate che è stata appena tolta al Daesh, con Afrin e quindi guadagnare il controllo della città di confine di Al-Bab per riunire due zone a controllo curdo prima separate.

La Turchia teme il consolidamento del potere curdo su una larga fetta del confine turco che rinforzerà la pretesa di ottenere uno stato curdo in Turchia da parte del militante Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Yildrim ha dichiarato: “Uno stato curdo nel medio Oriente non porterà alcuna soluzione”.

In merito alla seconda condizione per una possibile soluzione, Yildrim ha detto che c’è “la possibilità di istituire una forma di governo in Siria dove tutte le etnie e le comunità religiose possano essere rappresentate…”. Egli ha continuato: “Dopo che si sia fatto questo, non ci sarà più alcun ostacolo per trovare una soluzione”.

Al-Hayat ha citato Ansari dicendo che un terzo punto è stato discusso, su cui però non è stato raggiunto l’accordo: “il popolo siriano deciderà il proprio destino“. Questo è stato in apparenza un riferimento codificato al destino del presidente siriano Bashar al-Assad, La Turchia ha pubblicamente insistito nel passato che Assad deve fare un passo indietro prima che un accordo possa essere raggiunto. Il linguaggio di Yildrim circa il secondo punto e la chiarificazione di Ansari suggeriscono che la Turchia stia facendo balenare davanti a Russia e a Iran la possibilità che Assad possa rimanere al governo se la Turchia fosse soddisfatta con una serie di riforme assicuranti la paritaria rappresentanza politica di tutte le comunità etniche e religiose della Siria. A dispetto delle speculazioni degli “esperti” che l’Iran non permetterebbe che in Siria fossero create delle enclave sotto tutela estera, Teheran ha risposto con un accoglimento incondizionato della richiesta turca.

I punti che sono stati annunciati, indicano che che la Turchia insisterà davanti alla Russia e all’Iran affinché usino il loro peso in Siria per premere per il ritiro dei curdi dalle loro conquiste territoriali nel nord ovest. La Turchia dal canto suo dovrebbe arrestare ogni sostegno all’opposizione armata, a partire dai suoi gruppi favoriti come  Ahrar al Sham e  quel gruppo politico militare strettamente alleato, recentemente rinominato in Jabhat Fateh al-Sham, che quando era affiliato con Al-Qaeda era chiamato Jabhat al-Nusra.

La Russia ha giocato un ruolo strumentale in questo nuovo approccio diplomatico con la Turchia. L’8 agosto, proprio prima che Erdogan incontrasse il presidente Putin a San Pietroburgo, Mikhail Bogdanov, vice ministro degli Esteri con la delega per il Medio Oriente e l’Africa, si incontrava con il viceministro turco degli Esteri Ahmet Yiliz per quattro ore, secondo quanto detto dall’iraniano Ansari ad  Al-Hayat.

Dopo l’incontro, Bogdanov si incontrava con il ministro iraniano degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, sul tema dei colloqui russo-turchi circa la questione siriana. Questo conduceva alla cruciale visita di Zarif ad Ankara di venerdì, dove il ministro incontrava anche Erdogan, definita da Ansari come necessaria alla formulazione dell’ossatura dell’accordo concertato con la Turchia. I due paesi cercheranno di mantenere al massimo grado il clima diplomatico raggiunto per siglare un accordo nella prossima settimana, quando Yildiz dalla Turchia si recherà a Teheran per proseguire i negoziati, secondo Al-Hayat. benchè sia ancora parziale e in fieri, il quadro appare offrire molta più speranza alla pace di tutta la precedente collaborazione fra la Russia e l’amministrazione Obama che non presentava alcuna consistente strategia.

Gareth Porter, storico e giornalista investigativo, specializzato nelle politiche della sicurezza nazionale USA, ha ricevuto il britannico “Gellhorn Prize for journalism” nel 2011 per articoli concernenti  la guerra degli USA in Afghanistan. Il suo ultimo libro è Manufactured Crisis: the Untold Story of the Iran Nuclear Scare. Può essere contattato a  porter.gareth50@gmail.com

 

 

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