REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di WAYNE MADSEN

Traduzione di Guido Fontana Ros


FONTE

or-37873

La spiegazione dei media occidentali, che si rivolge a persone con un livello di istruzione molto elementare da scuola secondaria, circa i motivi alla base della recente guerra di parole tra il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, ha poco a che fare con il fatto che il leader delle Filippine abbia definito Obama un “Putang ina” o “figlio di puttana” in tagalog [NDT: la lingua parlata nelle Filippine]. La rottura delle relazioni tra le Filippine, una ex e parecchio abusata colonia americana e gli Stati Uniti, si basa sul rinnovato nazionalismo filippino, sul disgusto di Duterte per la selettiva agenda dei diritti umani dell’amministrazione Obama e l’antipatia del leader delle Filippine per coloro che sono stati indottrinati nelle credenze musulmane nella vicina Indonesia.

Duterte sa bene che Obama ha pregato in una moschea e recitato il Corano nei suoi anni della prima infanzia in una scuola statale semislamica a Jakarta. E per Duterte, ex sindaco di Davao City a Mindanao, isola del sud delle Filippine, afflitta dal terrorismo del gruppo Abu Sayyaf, wahabita, finanziato dall’Arabia Saudita e nutrito dalle moschee radicali di tutto il Mare di Sulu dell’Indonesia, l’educazione di Obama nel sud-est asiatico è molto attinente.

Il riferimento di Duterte alla madre di Obama non è stato pronunciato ignorando la storia. Duterte conosce appieno il ruolo di Stanley Ann Dunham Obama-Soetoro nel prosieguo del sanguinoso colpo di stato del 1965, sostenuto dalla CIA e dai musulmani che ha rovesciato il presidente laico dell’Indonesia, Sukarno. Il colpo di stato, in cui il patrigno indonesiano di Obama, il tenente colonnello Lolo Soetoro, ha partecipato come un delinquente brutale per individuare ed uccidere il maggior numero possibile di comunisti e d’indonesiani di etnia cinese, è stato ingaggiato dall’ambasciata degli Stati Uniti a Giacarta.[1]

Nel 1967, la madre di Obama ha fatto ricongiungere a Jakarta il giovane Barack Obama con il suo marito criminale di guerra. Dopo il suo arrivo nel paese con la più grande popolazione musulmana al mondo, la madre di Obama ha lavorato per l’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID), collegata alla CIA, nei villaggi della parte centrale dell’isola di Giava, con l’ordine di raccogliere il maggior numero possibile di nomi di comunisti. [2]

I documenti segreti indonesiani illustrano il coinvolgimento della madre di Obama nello sforzo di sradicamento dai villaggi rurali giavanesi dei quadri del Partito Comunista Indonesiano (PKI)  e dei sostenitori di Sukarno negli anni successivi al colpo di stato, operazione che si basava su antropologi finanziati dall’USAID come Ann Dunham-Soetoro e che aveva il nome in codice di operazione PROSYM. L’operazione PROSYM, gestita dalla CIA, era svolta da numerose controparti in tutto il Sud-Est asiatico.

L’operazione omologa che si svolgeva nel Vietnam del Sud, mirava ad eliminare i Vietcong e i loro simpatizzanti ed era conosciuto come programma Civil Operations and Revolutionary Development Support (CORDS), detto anche operazione Phoenix. In Laos, il programma di steminio delle forze comuniste del Pathet Lao e delle truppe nord-vietnamite, era conosciuto come operazione Rascal.

Con il predecessore di Duterte, Benigno Aquino, Obama aveva un partner militare disposto ad instaurare una nuova versione della defunta SEATO risalente all’epoca della Guerra Fredda, che legava in alleanza Washington con varie nazioni del sud est asiatico per confrontarsi militarmente e politicamente con la  Cina per acquisire il controllo del Pacifico occidentale. Una “SEATO II” dove le navi da guerra e gli aerei da combattimento degli Stati Uniti avrebbero, ancora una volta, completo accesso alle basi nelle Filippine per le loro implementazioni “WESTPAC”; questa era l’intenzione di Obama e dei suoi generali e ammiragli del Pentagono e di Pearl Harbor nelle Hawaii. Dopo essere stato eletto presidente in basa ad una piattaforma nazionalista, Duterte ha iniziato ad impegnarsi con la Cina e ha fatto sapere di essere pronto a un compromesso con Pechino che permetterebbe ai pescherecci filippini di continuare a pescare in intorno alle isole del contestato Mar Cinese Meridionale, tra cui il conteso Scarborough Shoal, uno sperone roccioso in questo mare.

Essere accomodanti con Pechino è l’ultima cosa nella mente di Obama. Pertanto Obama era pronto ad emettere una nota di ammonizione a Duterte nel corso del vertice dell’ASEAN nel Laos per il suo comportamento riguardo ai diritti umani e la sua politica in materia di esecuzione extragiudiziale di spacciatori nelle Filippine. Dopo che l’ambasciatore USA nelle Fillippine, Philip Goldberg, ha pubblicamente rimproverato Duterte per il suo giro di vite contro gli spacciatori di droga, il presidente delle Filippine, lo ha definito un “aay figlio-di-una-puttana”. Goldberg ha una storia alle spalle di sabotaggio di paesi ai quali era stato assegnato. Fu espulso dal presidente boliviano Evo Morales per l’incontro con i membri dell’opposizione boliviani di destra al fine di fomentare un colpo di stato in Bolivia approvato da Obama.

Duterte, naturalmente, è a conoscenza dei legami che Obama e Goldberg hanno con la CIA. Il presidente delle Filippine, che Obama ha indicato come “colorito” non è, come sostengono i media delle corporation occidentali, un “Donald Trump filippino”.

Invece, Duterte è un duro pragmatico che è sul chi va là nei confronti di Obama e dei falchi neoconservatori che, appoggiando i wahabiti e salafiti, dominano la CIA e il Dipartimento di Stato USA. Duterte e i suoi sostenitori sanno perfettamente che la sanguinosa epurazione ad opera della CIA dei membri e dei simpatizzanti del PKI, insieme a quella dell’etnia cinese, in Indonesia, non sarebbe stata possibile senza il supporto della gerarchia musulmana sunnita di Indonesia, un gruppo con cui la madre e il patrigno di Obama erano in stretto collegamento.

Prima e dopo il colpo di stato della CIA del 1965 in Indonesia, il partito politico islamico, il Partito della Stella e della Mezzaluna, ricevette assistenza finanziaria da parte della CIA nella sua jihad dichiarata contro il PKI, gli indonesiani di etnia cinese, cinese indonesiani, e i cristiani indonesiani.Il Partito della Stella e della Mezzaluna, che è ancora attivo in Indonesia, è favorevole all’adozione della sharia islamica in quello che è stato un paese in gran parte secolare dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Il movimento politico islamico indonesiano era particolarmente forte a Java, dove la madre di Obama e il suo marito musulmano, Lolo Soetoro, avevano estesicontatti a livello di città, villaggio e borgata. Il problema per le forze di contro-insurrezione nelle Filippine è che i musulmani indonesiani sono stati anche attivi nel Kalimantan (Borneo) e oltre il confine nel Borneo settentrionale inglese (ora Sabah), aree pericolosamente vicine ai separatisti musulmani Moro che si sono ribellati a Mindanao, isola natale di Duterte. Le Filippine hanno anche una questione aperta di lunga data con lo stato di Sabah nel Borneo settentrionale.

Il terrorismo islamico transfrontaliero continua ad affliggere Mindanao, Sabah e l’indonesiana Kalimantan. Più fastidioso per il governo delle Filippine è che il patrigno di Obama era in combutta con un prete filippino gesuita di nome Padre Jose Blanco, agente della CIA che creò la KAMI, una organizzazione studentesca indonesiana anti-cinese e musulmana che fomentò le proteste di piazza nel 1965 contro Sukarno in Jakarta e in tutto l’arcipelago indonesiano. Pupazzi indonesiani della CIA iniziarono anche a fomentare il sentimento anti-cinese nello stato malese del Sarawak.

Tutte queste operazioni della CIA furono condotte sotto l’imprimatur della SEATO, un’organizzazione che Obama e Hillary Clinton vorrebbero vedere risorgere in una nuova forma, al fine di immergere il sud-est asiatico in una nuova Guerra fredda. Duterte ha la visione dello stesso tipo di nazionalismo e di populismo che si sta diffondendo in tutto il pianeta contro i mali gemelli del globalismo e del multilateralismo.

I grandi media occidentali, che conoscono la storia della Indonesia, delle Filippine, e della regione circostante come un bambino di 7 anni, banalizzano lo scontro Duterte-Obama come quello tra un presidente statista degli Stati Uniti e un “Donald Trump filippino”.

Duterte è il primo abitante di Mindanao ad essere stato eletto presidente delle Filippine. Come isolano di Mindanao, che ne sa di più sulla storia del Mare di Sulu di molti suoi connazionali, Duterte ha poco tempo da perdere con un presidente americano il cui clan indonesiano ha le mani macchiate dal sangue di innocenti del sud-est asiatico. La lezione di Obama a Duterte sui diritti umani è stata il massimo in termini di arroganza. Duterte, sopravvissuto nella sua carica politica in una Mindanao incline alla violenza e piagata dalla guerriglia islamica, ha fatto capire ad Obama esattamente quello che pensava del parvenu americano.

[1] Per saperne di più vedi qui

[2] Anche qui

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