REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Guido Fontana

Dalla metà del settembre del 1993, imponenti manifestazioni crescevano nelle piazze sovietiche contro il golpe controrivoluzionario del lurido, alcolizzato,  servo yankee, Boris Yeltsin, manifestazioni in difesa del Soviet Supremo e dell’Unione Sovietica.

Il 17 maggio 1991 il 70% dei votanti si era espresso contro la dissoluzione dell’URSS che era stata dissolta illegalmente nel dicembre 1991 da Yeltsin e dai suoi amichetti. Decisione presa in mutande dopo una notte di ubriacature. 

La notte tra il 3 e il 4  ottobre, migliaia di manifestanti, operai, giovani, gente comune si radunò davanti alla Casa Bianca, la sede del Soviet Supremo. Intervennero i cani rognosi dell’OMON e altri elementi controrivoluzionari dei servizi che attaccarono i manifestanti, non solo con cariche, idranti e lacrimogeni ma anche sparando con armi automatiche. Addirittura la sede del Soviet Supremo venne bersagliata da cannonate di carri armati.

 

 

Ufficialmente si parlò di 151 vittime, in realtà i morti assassinati dai controrivoluzionari furono molti di più. Infatti si scatenò il terrore controrivoluzionario, centinaia di comunisti furono arrestati. A Mosca in particolare gli arrestati furono richiusi in uno stadio, il giorno dopo i muri dell’impianto sportivo erano crivellati di proiettili… come nel Cile del 1973.

1993

Qui al posto di tante parole inutili e false del lerciume servo degli imperialisti che si dichiara comunista, una testimonianza di prima mano di quella giornata.

FONTE

Vengo dalla città di Izhek. Sono un operaio, addetto a una gru. Lavoro nella costruzione di abitazioni. Sono sposato e ho due figli, una ragazza di 13 anni e un ragazzo di 11.

Nel mese di ottobre ho sentito che Eltsin aveva imposto l’assedio al parlamento. Mi è sembrato un colpo di stato incostituzionale. Eltsin non aveva alcun diritto di sciogliere il parlamento. Come molti altri ho deciso di andare a Mosca per difendere la Costituzione.

A Mosca non abbiamo potuto andare vicino alla Casa dei Soviet, così siamo andati nella Piazza della Capitale per una manifestazione, ma la piazza era bloccata dalla OMON [la polizia speciale di Eltsin]. Quando la folla è cresciuta, la polizia ci ha attaccato. Per la prima volta ho visto persone picchiate con i manganelli. E’ stata un’esperienza terribile. Non avevo mai assistito a una tale brutalità.

Ci siamo raggruppati per una marcia verso il Parlamento. La nostra colonna era cresciuta fino a contare decine di migliaia di persone. L’OMON ci ha attaccato con bastoni e gas tossici, ma abbiamo sfondato la loro linea. Dalla nostra parte molte persone sono rimaste ferite. Quando abbiamo raggiunto la Casa Bianca, l’OMON è fuggita. Ho deciso di rimanere e contribuire a proteggere la casa dei Soviet.

Per tutta la notte ci siamo ritrovati al di fuori del palazzo del Parlamento. Al mattino le truppe di Eltsin hanno attaccato con carri armati e mezzi blindati. Hanno aperto il fuoco con le mitragliatrici su migliaia di persone inermi ammassate fuori.

Abbiamo cercato di metterci al riparo, ma ci stavano tirando da una distanza di 20 metri. Sono stato colpito quando la colonna di mezzi blindati ha sfondato il cordone dei difensori. Il proiettile ha rotto il braccio ed è penetrato nel mio polmone destro. Sono rimasto lì per diversi minuti a guardare la  gente che veniva colpita a bruciapelo mentre giaceva a terra. Poi sono svenuto.

Quando mi sono svegliato  ero trasportato da quattro compagni. Sono stato portato all’interno del palazzo del Parlamento. Mi hanno tolto la camicia e hanno cercato di offrire il primo soccorso a me e agli altri feriti, ma le ambulanze non potevano passare a causa di una violenta sparatoria dei carri armati e degli APC. Infine i difensori all’interno della Casa Bianca si erano impossessati di alcuni camion per portar i feriti all’ospedale.

In ospedale ho visto molte persone che erano state ferite alla Casa dei Soviet, molti diversi tipi di ferite. L’affermazione di Eltsin che solo 140 persone sono state uccise è ridicola.

Oltre 1.000 persone erano ammassate davanti al Parlamento. La maggior parte è stata uccisa o ferita dal fuoco delle mitragliatrici degli APC. La distanza tra gli APC e la gente era così breve che non si poteva mancare il bersaglio. C’erano anche dei cecchini che sparavano contro di noi con i fucili.

In ospedale ho di nuovo perso i sensi. Quando sono rinvenuto, avevo subito due operazioni. I medici avevano lottato duramente per salvare la mia vita. Avevo perso il 32 per cento del mio sangue.

Una settimana dopo il mio braccio è stata amputato e il mio petto è stato aperto per un’operazione ai polmoni. Ho problemi al fegato a causa di tutte le medicine prese. Sono ora in cura presso l’Istituto di Leningrado di Chirurgia Ortopedica. Sento ancora molto dolore, ma sento  di aver fatto qualche progresso.

Dalla caduta dell’Unione Sovietica, le condizioni della gente comune nel nostro paese sono peggiorate drasticamente. Gli aumenti dei prezzi hanno distrutto i nostri standard di vita.

Nel 1980, quando mi sono sposato ho comprato un televisore, un frigorifero, i mobili, insomma tutte le cose necessarie per la vita normale. Oggi non sarei in grado di permettermi una qualsiasi di queste cose.

Era normale,  per la mia famiglia e per me,  fare una vacanza sul Mar Nero. Ora non ce lo possiamo più permettere. Non è un caso che il tasso di mortalità nel nostro Paese abbia ormai superato il tasso di natalità. E’ il risultato delle politiche capitaliste di Eltsin. Ora, questo regime ha sparato su persone inermi a sangue freddo.

La verità va detta, perché ci sono molte informazioni false su questi eventi nel nostro paese e nel vostro. I media in entrambi i paesi sono controllati dal regime e dalle forze capitaliste.
Adesso quasi tutti qui realizzano ciò che il regime di Eltsin stia facendo. Mi auguro che l’opposizione si consolidi e che questo regime antipopolare sia presto cacciato dal potere.

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