REDAZIONE NOICOMUNISTI

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

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Il  Black Panther Party fu fondato 50 anni fa ad Oakland, il 15 ottobre 1966 e nel giro di due anni ebbe sezioni ovunque nel paese. Il New York Times coglie l’opportunità di esplorare l’eredità delle Black Panther, esaminando il loro uso iconico delle immagini e  come nelle pagine del nostro giornale  vennero rappresentati.

Il Black Panther Party talvolta viene associato alla resistenza armata, ma una delle sue più potenti armi per raggiungere gli afro-americani nei centri del Paese fu l’arte. Nei posters, negli opuscoli e nei suoi giornali popolari, il Black Panther, la rappresentazione dell’immagine del partito fu guidata dalla visione di Emory Douglas, il suo ministro della Cultura.

La sua arte proviene da diverse fonti. Quando era un ragazzo a San Francisco fra gli ultimi anni ’50 e i primi anni ’60, Mr. Douglas si trovava  rinchiuso presso la Youth Training School  di Ontario, Calif., dove fu coinvolto a lavorare nella stamperia interna. In seguito frequentò un corso di grafica  presso il San Francisco City College, ove sviluppò un profondo interesse nel Black Arts Movement, il braccio artistico del Black Power Movement.

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Emory Douglas al lavoro sul quotidiano del Black Panther Party

Il suo particolare retroterra formativo, una combinazione di arte, stampa e attivismo, attrasse in particolare l’attenzione del cofondatore del Black Panther, Bobby Seale e questo portò Mr. Douglas a diventare una figura centrale del partito. La diffusione del giornale rapidamente salì ad oltre 200.000 copie, rendendolo uno dei giornali per neri più popolare a quel tempo. Negli anni che precedettero il declino del partito, i poster di  Mr. Douglas furono riconosciuti come opere artistiche rappresentative della loro era.

Il lavoro artisitico di Mr. Douglas è attualmente esposto in una mostra presso l’ Urban Justice Center di Manhattan e rimane una pietra miliare per molti artisti più giovani che cercano di sposare la loro arte con la coscienza sociale. Il pittore Jordan Casteel, di 27 anni artista residente presso lo  Studio Museum di Harlem, definisce il lavoro di Mr. Douglas “un dipinto letterale e una rappresentazione visuale di un’epoca”. Egli continua: “L’arte non solo serve come traccia all’ispirazione , ma è anche un linguaggio che continua”.

Per creare un dialogo fra passato e presente e per esplorare la rilevanza e l’importanza del suo lavoro artistico all’interno del The Black Panther, noi abbiamo intervistato Mr. Douglas, che ora, pur essendosi ritirato, continua ancora a creare arte, a viaggiare e vivere a San Francisco, insieme a due giovani artisti che talvolta si rivolgono a lui come fonte di ispirazione: Ms. Casteel e Fahamu Pecou, la cui personale “Black Matter Lives,” è visibile presso la Lyons Wier Gallery a Chelsea. I loro commenti qui sotto sono stati leggermente modificati per questioni di spazio e di chiarezza.

La protesta contro la guerra

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Emory Douglas: La reazione alla mia opera “The Vietnam War” quindi fu positiva. Era un messaggio per i G.I. e alla larga comunità che abusava, assassinava e linciava la gente della nostra comunità, senza che questo fosse causato dal Vietnam o dai vietnamiti. La nostra lotta non era in Vietnam, la battaglia era qui, negli USA. Le lacrime nell’immagine riflettono il dolore e la sofferenza che io avvertivo quando parlavo con persone impegnate nella lotta o nell’esercito.

Jordan Casteel:  Quest’immagine di un nero piangente sfida la nostra percezione della mascolinità e della forza all’interno della nostra comunità.  Rende manifesto il fatto che la gente di colore che combatte in guerra si chieda: “Qual’è la nostra guerra?”, “Quali battaglie dovremmo fare? E come possiamo decidere? Quale guerra è la nostra? Che significa combattere per il proprio paese?”. La prova è là, nelle foto nell’elmetto: qui siamo uccisi per strada ma ci chiedono di uccidere o di essere uccisi in un altro paese. E’ così stridente per me. Mi ha fatto sentire a disagio, ma nel modo giusto.

Fahamu Pecou:  Uno dei principi fondamentali del loro programma era di dare forma alla loro immagine  mediatica, invece di avere la loro immagine sotto il controllo dei mezzi di comunicazione più dominanti nel panorama mediatico.  Così l’uscita di opuscoli e del giornale The Back Panther faceva parte di quella strategia, era un modo per dire: “Se aspettiamo che qualcun altro racconti la nostra storia, il quadro che ne verrà fuori non rifletterà i nostri valori e non rifletterà neppure il nostro programma. per questo dobbiamo farci carico di come venga rappresentato il  Black Panther Party ” Da lì veramente queste immagini vennero fuori.

Donne forti

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Emory Douglas: La madre di mia figlia lavorava con me a disegnare per il giornale The Black Panther. C’era anche Tarika Lewis, che fu la prima artista a lavorare con me al giornale. E c’erano molte altre donne che contribuivano alla realizzazione del giornale. Le donne raffigurate nelle mie opere riflettono il partito. Le donne andarono in prigione ed ebbero  anche ruoli di comando. Donne fondarono sezioni e branche del  Black Panther Party. Quando siamo soliti leggere qualcuna di queste storie, voi immaginate donne delle lotte in Vietnam, in Palestina e del movimento africano di liberazione. Le donne furono parte integrale di quei movimenti in tutte le azioni che intrapresero, fatto che io ho espresso nel mio lavoro artistico.

Fahamu Pecou: Nel mio lavoro, sto operando spesso da una posizione di cambiamento del punto di vista su quello che, come i neri,  possiamo fare con i nostri corpi e su che tipo di potere in realtà possediamo. Così cerco di allontanare noi stessi dal percepirci come  vittime e invece vedere noi stessi in possesso di un po’ di potere, in grado di apportare le modifiche che vogliamo vedere. E penso che richieda una grande quantità di lavoro, il cambiare il modo in cui le persone si vedono. Quando abbiamo varie atrocità che avvengono all’interno della comunità nera e per la comunità nera, e continuiamo a sopravvivere, si continuerà a prosperare – che ti porta un riflesso del potere che è dentro di noi. Quindi sono interessato a questa idea: che siamo in grado di cambiare il modo in cui ci muoviamo nel mondo, cambiando il nostro modo di pensare e vedere noi stessi in questa società.

Jordan Casteel: Emory stava lavorando per fornire informazioni alle persone attraverso il suo linguaggio visivo e questa necessità era molto più pressante allora. Ora le informazioni possono solo essere date immediatamente. È possibile scattare una fotografia, caricarla su Instagram o Facebook e dire: “E’ accaduto questo”. Poi tutto ad un tratto sui social media, siamo tutti bombardati da un linguaggio visivo e cerchiamo di prendere una posizione. Utilizzare la progettazione grafica e le immagini grafiche come un modo per prendere posizione su qualcosa fa ancora parte della mia generazione

I ragazzini delle Pantere Nere

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Emory Douglas: La discriminazione razziale avveniva allora come oggi. Così ho voluto esprimere gli abusi della polizia contro la comunità. La foto a destra è stata presa proprio quando siamo andati prendere i nostri bambini delle Panther al palazzo di giustizia dove sono stati perquisiti. Credo che questa immagine si colleghi a quanto accade anche oggi, nel contesto del Black Lives Matter e ci renda  più consapevoli della discriminazione che esiste in questo paese. La gente può vedere quanto sia frustrante la situazione per coloro che hanno a che fare con la discriminazione  e come questo crei le condizioni per la resistenza.

Jordan Casteel: I bambini rappresentano l’innocenza e questo è tutto quello che posso pensare guardando Tamir Rice. tutto quello che. Era un ragazzino che stava solo giocando, e la sua vita è stato spezzata. Penso anche ai miei nipoti, perché sono stati cresciuti in un momento dove è un problema cosa comporti essere un giovane di colore è. Ma è ancora importante creare opportunità e sogni. Essi dovrebbero essere quello che vogliono essere e dobbiamo creare quel tipo di mondo per loro.

Fahamu Pecou: Queste immagini che riguardano i bambini penso siano molto, molto incisive. L’essere in grado di usare la loro piattaforma come un modo per avviare i bambini verso un certo modo di pensare se stessi nel mondo, o pensare a quello che il Black Panther Party stava facendo, credo che sia stato davvero una pratica brillante. Il lavoro del Black Panther Party con i bambini, lo ha anche aiutato ad avere una gran presa sugli adulti, perché gli adulti vedevano che queste persone investivano veramente nel sostegno della comunità. Erano là fuori non solo a cercare guai con la polizia. Stavano veramente facendo qualcosa per aiutare a salvare i bambini.

Tutto il potere al popolo

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Emory Douglas: Quando Huey Newton e Bobby Seale vennero a San Francisco per l’organizzazione della comunità, erano spesso affrontati dai poliziotti e così hanno cominciato a chiamarli porci e maiali. Dalle loro conversazioni circa la polizia proviene la definizione di  maiale: una bestia senza patria che non ha riguardo per i diritti, la legge o la giustizia e morde la mano che lo nutre. Così un giorno, Huey e Bobby mi hanno dato questo schizzo di un maiale su quattro gambe che volevano disegnassi. Nella cultura americana i maiali sono animali che sguazzano nel sudiciume e nello sporco. Così ho preso quel pensiero e lo ha applicato al disegno stesso del maiale. Poi una volta che ho messo il maiale su due gambe, che gli ho dato un distintivo e  con le mosche che gli volano intorno, esso ha trasceso i confini della comunità afro-americana ed è diventato un’icona internazionale che ognuno ha identificato come un simbolo dell’oppressione da parte del governo e della polizia . Nel contesto di oggi, se l’immagine di un maiale fosse utilizzata in un modo contemporaneo, sono abbastanza sicuro che avrebbe lo stesso tipo di impatto.

Fahamu Pecou: Era questione di essere in grado di parlare alla gente su più livelli, così naturalmente si adoperava il linguaggio, con i testi, che erano ricchi di informazioni e che spiegavano molto chiaramente che cosa rappresentasse il Black Panther Party. Ma queste immagini erano anche concepite per agire  su un altro registro intellettuale e psicologico, che era in grado di entrare nella mente delle persone e contribuire a che non solo leggessero su loro stessi o si conoscessero, ma anche si vedessero pieni di potere, come agenti del loro cambiamento. Era vedere se stessi come eroi e vedere chi fossero i cattivi. E penso che questo tipo di cose siano davvero potenti. Si parla realmente del potere dell’arte visiva che opera come una sorta di testo.

Jordan Casteel: Penso che tutto in questo contesto riguardi la speranza. Anche se ci sono armi, la rivoluzione non riguarda sempre la distruzione. E’ qualcosa che a che fare con la ri-creazione. Con la resurrezione. Con un nuovo inizio.

Vogliamo giustizia

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Emory Douglas: Anche se possiamo progettare il progresso, per molti versi c’è ancora il razzismo strutturale e il razzismo istituzionale che esiste ancora oggi e deve essere affrontato. Ecco, questo è quello che cerco di continuare a fare con l’arte, è cercare di dare un contributo a tali questioni. Cinquant’anni dopo, però, questo mi fa pensare che la lotta continui.

Jordan Casteel: Che cosa significa essere una persona che si sente letteralmente ipervisible e invisibile allo stesso tempo? I corpi neri e marroni sono costretti ad affrontare questo ogni giorno. A un certo punto bisogna fare delle scelte su come si desidera essere proiettati in quello stato di visibilità e invisibilità. Come artisti abbiamo l’opportunità di contribuire a questo linguaggio visivo e contribuire a un potenziale cambiamento alla loro comprensione della paura, dell’amore o della storia. Ed Emory lo ha fatto. Ha partecipato e contribuito a questa storia.

Il mio lavoro nasce dal notare le differenze tra ciò che vedevo  in quelli che amavo, in particolare  uomini neri come i miei fratelli e mio padre e come sono stati ritratti dal mondo. Le loro rappresentazioni erano piene di paura o di supposizioni che non ho mai capito. Così ho usato i miei quadri per illuminare e informare, ma anche per creare veramente un senso di empatia per questi uomini, per vederli veramente.

Fahamu Pecou: Credo che il sentimento di “rivoluzione nella nostra vita” è qualcosa che risuona veramente con il movimento odierno. Sembra che ci sia molto poca pazienza per il cambiamento, lo vogliamo veramente vedere. Troppi di noi hanno affrontato a parole per molti, molti anni i nostri cosiddetti leader politici e  gli altri che hanno continuato a cercare di parlare con noi in attesa che il cambiamento avvenisse o hanno pazientato aspettando il cambiamento, permettendo che la giustizia faccia il suo corso. E come abbiamo visto in parecchie sparatorie della polizia e proprio nei diversi tipi di imposizioni come fermi di polizia per strada, il corso di questa nozione di giustizia il suo corso non sta affatto andando nella direzione verso cui noi ci stiamo muovendo.

Una nuova era, ma la voce è sempre la stessa

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Emory Douglas: A volte ci sono alcuni nella comunità che si sentono fortemente coinvolti, ma non sono in grado di agire conseguentemente, così ho catturato questo sentire nell’opera. L’arte è linguaggio, comunicazione con la comunità. Il senso di urgenza mostrata proviene da quello che avevamo visto e che stavamo facendo. Il fatto era che potevamo essere cancellati dal gioco in qualsiasi momento. L’urgenza nelle opere d’arte era un riflesso della urgenza della situazione della paura che la gente aveva. Si doveva essere accessibili alla comunità e interpretarla nell’arte ponendo le persone come eroi sul palcoscenico. Naturalmente c’è anche un senso di urgenza oggi, ma si manifesta in un modo un po’ diverso

Jordan Casteel: Una donna anziana e un uomo più anziano stanno parlando di “Seize the Time” [cogli l’occasione], è davvero fenomenale, e lo raccontano. Cosa significa uscire dalla schiavitù e reimpossessarsi  della propria voce? Dicono: “Io voglio essere visto, voglio essere ascoltato”. Sì quelle armi sono simboli di guerra e strage, ma la carneficina si è già verificata per i neri e continua a verificarsi.

Fahamu Pecou: Essendo un artista che gioca molto con il testo nel suo lavoro, sono certamente attratto dall’uso di Douglas del testo. Per me le cose che veramente spiccano sono quelle frasi come “la rivoluzione nella nostra vita”, o “cogli l’attimo”. L’immediatezza di quelle frasi in relazione alla politica nell’immagine è qualcosa che risuona veramente: ciò che deve accadere, ciò che vogliamo che accada, deve accadere ora, non dopo, non nel tempo segnato dall’orologio di qualcun altro, ma ora. E’a causa dei bambini. In tutte quelle immagini, si vedono sempre dei bambini. La spilla che il fratello di di fronte indossa ha un bambino su di essa. Quindi l’importanza di questa nozione di rivoluzione è sottolineata dal riflesso di come sarà l’impatto sui nostri figli. E penso che è davvero potente.

Jordan Casteel: Parlo di come sono cresciuta nel tempo del Black Lives Matter ed è stato importante proprio come  mia mamma si ricorda della sua afritudine appiccicando  un adesivo “Free Angela” sul suo frigorifero. Siamo tutti parlando delle stesse cose. Quando arriviamo al nucleo di questo in modo intergenerazionale, tutti noi siamo ancora in lotta per la stessa voce.

Semi di speranza

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Emory Douglas: Questa immagine parlava di speranza. Ogni giorno eravamo in giro per i bambini della comunità e per le scuole. Questi bambini sono stati cuccioli della Pantera che sono cresciuti nel partito, che vivevano in collettivi e che sono andati in scuole alternative in cui ai bambini veniva insegnati come pensare e non cosa pensare in modo da analizzare se stessi e da sottoporre se stessi all’autocritica. Quindi questo spirito di crescita, di sviluppo e di sopravvivenza era tutto. E volevo riflettere questo spirito nell’arte. Se i giovani avessero potuto continuare a ottenere la conoscenza, sarebbero sopravvissuti.

Jordan Casteel: Ho sentito questa parte del lavoro come primaria, a causa di quel desiderio di condividere un esempio di qualcosa di diverso, di bello e che innescasse il cambiamento. Credo che sia il desiderio alla fine, di trasformare una mentalità o di un modo di pensare che è stato distruttivo per le nostre comunità.

Fahamu Pecou: La potenza del visivo è davvero ciò che permetteva ad alcuni messaggi del partito di risuonare davvero nella gente. Era  qualcosa di più della retorica politica. E’ stata un’azione sottoterra, uno sforzo per salvare, proteggere e crescere i nostri figli affinché diventino adulti forti, sani e efficienti.

Jordan Casteel: In questo lavoro, in particolare, c’è un che di sorprendente in come Douglas abbia disegnato i raggi del sole. Sembrano i raggi del sole perché si dipartono dall’immagine circolare di un ragazzo nella parte superiore del cappello;  in questo modo ricorda un sole. Questi raggi verso l’alto generano, per me, un inizio piuttosto che una fine. Si tratta di un’alba. Ci sono un sacco di indizi di speranza. Emory mantenuto il minimalismo e la bellezza in ciò che ha creato. Ha fatto qualcosa dal nulla. È vero. Questo è limonata. Ed è per questo che siamo artisti.

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