REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI VVSWARBIRDS

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

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Sturmovik in volo

L’Ilyushin Il-2 Sturmovik trova giustamente il suo posto fra le armi più decisive per la vittoria dell’Unione Sovietica sulla Germania sul Fronte Orientale durante la Seconda Guerra Mondiale. In quasi tutte le più importanti offensive sovietiche, i “carri armati volanti” rappresentarono una componente  fondamentale del supporto aereo ravvicinato alla fanteria dell’Armata Rossa. Come avvenne per  gran parte delle tattiche militari sovietiche, le tattiche efficaci che la Wehrmacht tedesca avrebbe imparato a poco a poco temere,  si evolvettero attraverso una serie di tentativi e spesso di errori disastrosi e bisognò attendere la battaglia di Kursk nel 1943, quando gli squadroni di Il-2 adottarono la tattica del circuito chiuso, che gli Sturmoviks diventarono una forza decisiva sul campo di battaglia. In effetti le formazioni di Sturmovik che fornirono supporto aereo ravvicinato nella battaglia di Kursk furono fondamentali per la vittoria sovietica al pari di qualsiasi altra parte dell’Armata Rossa.

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Viste dello Sturmovik

Nei primi mesi di guerra, la tattica di impiego dello Sturmovik prevedeva in prossimità di un bersaglio un gruppo di 3-5 aerei, che attaccavano  uno alla volta da un’altitudine da 200 metri fino a 20 metri. Ogni Il-2 avrebbe scaricato tutte le sue munizioni e bombe sul bersaglio in un unico passaggio. Questa tattica comportava che ogni Sturmovik ricevesse poca o nessuna copertura dagli altri velivoli della  formazione. Per di più l’Ilyushin non era ancora prodotto nella versione a due posti con un mitragliere posteriore , per cui lo  Sturmovik era una facile preda per i piloti della Luftwaffe nel 1941. In effetti nelle prime fasi della guerra, in media, un Il- 2 andava perso ogni nove missioni di combattimento.

I piloti e i progettisti sovietici presso il Nauchno-Ispytatelniy Poligon Aviatsionnogo Vooruzheniya (poligono di tiro per la sperimentazione scientifica dell’armamaneto dell’aviazione) determinarono rapidamente che lo Ilyushin doveva attaccare da alta quota, al fine di aumentare l’efficacia in battaglia. Si constatò inoltre, che occorrevano tre passaggi sul bersaglio  per ciascun Sturmovik al fine di infliggere danni significativi e precisi sul bersaglio a terra. Nel primo passaggio, l’Il-2 poteva lanciare i suoi quattro razzi, nel secondo, lo Sturmovik sganciava le sue bombe e nel terzo passaggio poteva inondare il bersaglio di colpi con la combinazione del fuoco delle mitragliatrici e dei cannoni. Qualunque fosse l’ordine del tipo di attacco, fu stabilito che l’attacco più efficace del Il-2 fosse quello effettuato in passaggi separati per ogni tipo di armamento. Questo naturalmente richiedeva un tempo di permanenza sul bersaglio molto più lungo rispetto alla tattica iniziale di toccata e fuga. Al fine di fornire una copertura sufficiente per ogni aereo della formazione, si stabilì che girare sopra l’obiettivo, avrebbe consentito a ciascun Sturmovik di coprire il velivolo davanti, dando contemporaneamente  il tempo necessario per le tre ottimali passate sopra il bersaglio.

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Mitragliere posteriore dello Sturmovik

Il ciclo chiuso, che era conosciuto anche come “il cerchio della morte”, prevedeva fino a otto  Il-2 che formavano un cerchio di difesa, ogni aereo proteggeva l’altro aereo davanti con le sue mitragliatrici anteriori. Gli aerei erano distanziati 150-200 metri l’uno dall’altro, ad una altitudine di almeno 300 metri e viravano inclinati a 15-40 gradi. Ogni  Il-2 a turno lasciava il cerchio, attaccava il bersaglio e si ricongiungeva al cerchio. Una formazione del genere rimaneva sul bersaglio terrestre per un massimo di 20 minuti, fino all’esaurimento di tutte le munizioni, dopo di che gli IL-2 si riorganizzavano per fare ritorno alla base. Il cerchio era utilizzato anche per la difesa collettiva contro i caccia tedeschi quando la formazione veniva attaccato prima che raggiungesse l’obiettivo, poiché il grande campo della copertura faceva sì che nessun singolo Sturmovik fosse vulnerabile agli attacchi.

Il pilota di Sturmovik Mikhail Shatilo ricordando che il circuito chiuso era mantenuto per un massimo di 20 minuti su un bersaglio, ha detto

“a volte ci potevano essere un sacco di coppie di caccia tedeschi che volavano nelle vicinanze, ma cosa avrebbero potuto fare? Se si fossero avvicinati troppo, noi ci saremmo coperti. I tedeschi sapevano che non conveniva avvicinarsi agli Ilya [Il-2]”.

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Sturmovik mentre viene preparato per una missione

Un altro pilota, Pavel Zatsepin, testimonia l’efficacia del circuito chiuso, ricordando un episodio in cui la sua squadra era in missione ad ovest di Vilnius nel 1944:

“sentii alla radio, mentre mi avvicinavo all’obiettivo,  che otto Focke-Wulf e quattro Messerschmitts erano in volo …  cominciammo a chiudere il cerchio per affrontare il nemico. Notai che due Me [Bf-109] si abbassavano per  attaccarci dal basso. Mi girai bruscamente per far fuoco con tutti i miei cannoni e le mie mitragliatrici sul nemico. Il secondo Messer improvvisamente finì in mezzo al cerchio mortale … il gruppo  aprì il fuoco su di lui e fu abbattuto. I rimanenti caccia nemici non entrarono in combattimento”.

Il valore di questa tattica era riconosciuto anche dai piloti dei caccia che scortavano gli Ilyushins. Ivan Konstantinovich Moroz, pilota di caccia LA-5 ricorda che:

“…gli Sturmovik non erano difficili da proteggere dai caccia [nemici], perché la loro interazione tattica era stata ben elaborata. Non appena i caccia nemici cominciavano ad attaccare, la squadriglia formava un cerchio. Volavano in cerchio, ognuno copriva l’altro … e noi [i caccia sovietici] li coprivamo da sotto o  da sopra”.

Tuttavia come tutte le tattiche aeree, il circuito chiuso non difendeva gli Sturmoviks dalla contraerea e dagli attacchi dei caccia tedeschi, soprattutto nel momento in cui il cerchio si scioglieva e la formazione cominciava a far ritorno  alla base. I piloti della Luftwaffe impararono ad aspettare questo momento per attaccare l’ultimo aereo, il più vulnerabile. Come ricorda il pilota di IL-2,  Yuriy Afanasev,

“il momento più difficile era uscire dal cerchio, perché qualcuno doveva essere l’ultimo [e quindi non era coperto]”.

I piloti di Sturmovik svilupparono altre tattiche nel corso della guerra, ma nessuna sarebbe stata così determinante come il cerchio chiuso. Infatti lo sviluppo di una tale tattica è indicativa dell’evoluzione della VVS e dell’intera Armata Rossa in quella materia, nel 1941-1945. All’inizio della guerra l’obsoleta e rudimentale tattica del “colpisci e corri via”, rendeva gli IL-2 facili prede per gli esperti piloti della  Luftwaffe.Successivamente con lo sviluppo della tattica del cerchio chiuso, una formazione di IL-2s divenne una forza efficiente e formidabile. Questo  permise agli Sturmovik di agire di concerto con i bombardieri sovietici a lungo raggio, con i caccia e con le truppe di terra, le quali avevano sviluppato le loro tattiche. A seguito delle disastrose prime fasi della guerra, l’esercito sovietico imparò il valore e l’importanza strategica dell’agire all’unisono a terra e in aria. Tali azioni concertate dimostrarono di essere un importante punto di svolta sul fronte orientale, permettendo all’Armata Rossa di sconfiggere i tedeschi a Kursk e  in ogni altra successiva grande battaglia.

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