REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI ANDREY PANEVIN

FONTE

traduzione di Guido Fontana Ros

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Soldati della Divisione Waffen SS Galizia sfilano davanti ad Himmler
In seno al continuo sostegno ai politici e militari fascisti dell’Ucraina, fornito dai governi occidentali, molta gente si chiede come possa situarsi un tradimento di tal fatta dei sacrifici sopportati dagli Alleati durante la II GM. Comunque molte persone sono ignare, in gran parte a causa dei mezzi di informazioni sempre più corrotti, che  questi governi hanno alle spalle una sconvolgente storia di protezione dei colpevoli di alcuni tra i più terribili crimini di quella guerra. Uno degli esempi più lampanti di questo comportamento, la protezione dei criminali di guerra dai rigori della giustizia è stato confermato nel 2005 grazie alla declassificazione di documenti del British Home Office attestanti la protezione dalla giustizia penale che attendeva in Unione Sovietica, almeno 8.000 membri della Divisione Waffen SS Galizia.
Quando la Germania nazista si arrese nel maggio 1945 alle Potenze Alleate, la 14a Divisione Waffen SS Galizia, composta da volontari ucraini, continuò la sua ritirata dalle sue posizioni verso occidente per evitare la cattura e la conseguente punizione da parte dell’avanzante Armata Rossa. La divisione, contava circa 10.000 soldati, alla fine scelse di arrendersi alle forze americane e britanniche e fu spedita per un breve periodo nel campo di internamento di Spittal an de Drau in Austria. Il governo britannico, contravvenendo agli accordi della Conferenza di Yalta, si rifiutò di rimpatriare in Unione Sovietica la Divisione Galizia, trasferendola invece in un altro campo di internamento, quello di Bellaria-Igea Marina nell’Italia del Nord. Successe che un trio di importanti fascisti ucraini, Mykola Lebed, padre Ivan Hyry’okh e il vescovo Ivan Buchko, avesse convinto il Vaticano a intercedere in favore dei soldati, che il vescovo Buchko descriveva come “buoni cattolici e ferventi anticomunisti”.
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Militari della Galizien detenuti a Bellaria-Igea Marina

In seguito a questa intercessione, le autorità americane e britanniche che sopraintendevano al campo di internamento, rimasero ferme nel loro proposito di contravvenire all’obbligo di rimpatriare in Unione Sovietica questi soldati. Uno dei principale fautori della decisione di non rimpatriare la Divisione Galizia fu il maggiore Denis Hills. Il maggiore Hills era fiero di proteggere questi uomini e nonostante ammettesse di “essere a conoscenza della loro appartenenza alle SS”, diceva che “l’esercito non si interessava dei crimini di guerra”. Secondo lo storico britannico Stephen Dorril, nel suo libro “M16: Inside the Covert World  of Her Majesty’s Secret Service“, il maggiore Hills descriveva se stesso come un fascista e un acceso anticomunista che si era incaricato personalmente di trasferire la Divisione Galizia in Gran Bretagna. Hills in persona consigliò il capo della divisione, il maggiore Yaskevycz, di dare istruzione ai suoi uomini di mentire e di insistere sul fatto che erano stati costretti a servire i nazisti, non essendo in alcun modo volontari, quando erano interrogati dalla commissione sovietica per il rimpatrio. Il risultato di  questo e il timore che il miglioramento delle relazioni fra l’Italia e l’Unione Sovietica potesse sfociare nel rimpatrio, fecero prendere la decisione del 1 aprile 1947, di trasferire almeno 8.000 membri della Divisione Galizia in Gran Bretagna.

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Soldati della Galizien imbarcati per la Gran Bretagna
I documenti dell’Home Office mostrano anche una generale consapevolezza del retroterra di questi uomini e della Divisione Galizia. Era ben conosciuto il fatto che questi soldati fossero “pessimi e che sarebbero probabilmente sorti problemi se fossero stati impiegati assieme ai polacchi”. A dispetto di questi fatti la tendenza nella corrispondenza britannica su questa divisione, era quella di sorvolare sulla sua storia recente e sul suo ruolo nelle Waffen SS. Tuttavia vi furono obiezioni degne di nota da parte di singoli funzionari dell’Home Office che si occupavano di questo caso, tra cui vi è quella di Beryl Hughes che rilevò:

…risulta difficile comprendere l’atteggiamento del Ministero del Lavoro verso questi prigionieri di guerra. Mentre si prende a cannonate il moscerino del PLF, ci si prepara ad inghiottire con serenità un cammello di grandi dimensioni sotto forma di oltre 4.000 indiscutibili volontari della Wehrmacht, questo mi sembra che tocchi la sommità dell’assurdo…Non posso essere d’aiuto avendo serie perplessità riguardo a questo tentativo di collocare i prigionieri di guerra ucraini sul mercato del lavoro come una semplice altra partita di EVWS. [Lavoratori volontari europei].

Un altro funzionario dell’Home Office, tal F.L.F. Devey si riferiva allo status di “personale nemico arreso” (SEP) assegnato alla Divisione Galizia, definendola una “graziosa finzione” che era stata escogitata durante l’internamento in Italia e che nascondeva il vero status di prigionieri di guerra.
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Una componente interessante di questi documenti e in particolare dei solleciti del PM canadese Panchuk, è l’appello a simpatizzare con gli uomini della Divisione Galizia per il loro combattere contro i russi e i comunisti invece che contro gli “alleati occidentali”. Questa logica sarà utilizzata dalla CIA negli anni successivi, con operativi di alto rango come Harry Rositzke che spiegava che appena prima e durante la Guerra Fredda, tutti potevano essere considerati degli alleati “in base a quanto fosse vecchio il loro anticomunismo… senza guardar troppo da vicino le loro credenziali”.
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Anche se c’era la tendenza di dare uno sguardo un po’ più a fondo alle credenziali dei soldati della Divisione Galizia, il governo inglese intraprese una serie di passi per oscurare la brutta storia di questi uomini. Il Dr. Stephen Ankier, farmacologo che si trasformò in un ricercatore dell’Olocausto, portò alla luce l’importante “lista di Rimini”. Questa era un documento classificato che annullava di fatto la possibilità di monitorare i membri della divisione che erano trasferiti in in Gran Bretagna e che bloccava inoltre ogni sforzo volto ad “intraprendere ogni azione contro di essi, nonostante il sospetto che ci fossero nel gruppo dei criminali di guerra che vivevano in Inghilterra”. Uno dei vantaggi della lista di Rimini era che il governo britannico sarebbe stato in grado di nascondere in modo migliore l’identità di quei soldati della Divisione SS Galizia che si erano all’epoca uniti al M16 e all’esercito inglese per contribuire alla campagna antisovietica.
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Un’inchiesta condotta dall’ex PM britannico Rupert Allason, scoprì che un significativo numero di membri della divisione era stato condotto nella RNAS [Royal Naval Air Station] di Crail in Scozia per insegnare il russo alle reclute dei servizi inglesi. Inoltre Allason disse nel 1990 al parlamento inglese che egli aveva:

ottenuto le prove da persone che avevano svolto là [RNAS Crail] il servizio e che avevano imparato il russo da gente che si vantava delle atrocità commesse… Queste vanterie erano note agli uomini dei servizi che stavano entrando nei reparti di intelligence e dovevano essere altresì note al governo inglese negli anni successivi

A dispetto di queste prove che furono a disposizione per decenni del governo inglese, nessuna azione significativa fu mai intrapresa e non venne mai riconosciuto ufficialmente il ruolo giocato dai britannici nel riparare dai rigori della legge centinaia di criminale di guerra. Ancor più sconvolgente è il fatto che l’accettazione di criminali di guerra della II GM in Inghilterra, non fu solo limitata a questi 8.000 fascisti ucraini, ma fu estesa a un significativo numero di soldati dell’Asse. Gli storici britannici Andrew Thompson e David Cesarani, nelle loro ricerche hanno mostrato che “criminali di guerra di diverse nazionalità entrarono in  Gran Bretagna “attraverso corsie preferenziali rappresentate dai programmi postbellici per i lavoratori e dalle iniziative per il reinsediamento volte a prevenire il rimpatrio nei territori sovietici”.
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Alla luce di queste informazioni la logica sottesa al sostegno occidentale odierno al fascismo in Ucraina, diventa più chiara, specialmente nel contesto della contemporanea isteria russofobica che si riallaccia pesantemente alla retorica antisovietica del periodo postbellico. Le immagini dei politici americani abbracciati ai difensori dell’Ucraina fascista all’inizio potevano apparire scioccanti, ma ora possono essere viste come la continuazione della tradizione politica vecchia di decenni che tradisce i veri eroi e le vittime della II Guerra Mondiale.
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