REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI EKATERINA BLINOVA

FONTE

TRADUZIONE DI GUIDO FONTANA ROS

Nel corso di un’intervista esclusiva a Sputnk, l’economista, scrittore e politico russo, Nikolai Starikov, condivide le sue opinioni sulla controversia circa la carestia del 1932-33 e ci illumina sulla politica occidentale delle sanzioni antisovietiche nei primi anni ’30.
La carestia disastrosa del 1932-33 dell’URSS, usata a mo’ di mazza ferrata contro l’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda, non dovrebbe essere estrapolata dal suo contesto storico.
La carestia, pesantemente politicizzata in seguito e senza alcun fondamento volgarizzata come “Holodomor”, è solo una parte della storia del giovane stato sovietico e delle difficoltà cui ha dovuto fare frone dopo la Prima Guerra Mondiale.
Colpito duramente dalla Prima Guerra Mondiale ed esaurito dalla guerra civile e dall’intervento straniero, lo stato sovietico doveva ricostruire l’industria e modernizzare il settore agricolo per sopravvivere e e migliorare le condizioni di vita del popolo sovietico.
L’ “embargo occidentale dell’oro” e i “Piatilecki” di Stalin
I governi occidentali fin dal principio furono ostili alla dirigenza sovietica e rifiutarono di riconoscere il nuovo stato. Dopo l’inglorioso fallimento dell’intervento dell’Intesa, le potenze occidentali, le maggiori erano la Gran Bretagna, la Francia e gli Stati Uniti, cercarono di sopraffare l’URSS con la pressione economica.
Nikolai Starikov, economista, scrittore e politico russo ha detto a Sputnik:
“In quel periodo la dirigenza sovietica fu obbligata a concentrarsi sulla creazione di industrie di cui lo stato sovietico mancava. Per adempiere a questo compito, il Cremlino mise in opera i cosidetti “piatilecki” (vale a dire i “piani quinquennali”). In realtà la soluzione del problema fu divisa in due fasi: per prima cosa [la dirigenza sovietica aveva pianificato] di costruire nuovi impianti industriali, per seconda cosa di accrescere bruscamente la produzione di raccolti agricoli attraverso la meccanizzazione dell’agricoltura, per pagare le importazioni di macchine utensili dall’estero con il danaro guadagnato grazie all’esportazione dei prodotti agricoli.”. 
Lo scrittore inoltre ha notato:
“E a questo punto l’Occidente fece un tentativo di sottomettere l’Unione Sovietica” Starikov ha sottolineato che:

“Nel 1925 “l’embargo dell’oro” fu imposto all’URSS: le potenze occidentali rifiutavano di accettare l’oro come mezzo di pagamento per i macchinari industriali spediti in Russia. Di punto in bianco chiesero al governo sovietico di pagare il macchinario industriale con legname, petrolio e grano.”.

I governi occidentali spiegarono questa loro decisione come provocata dal rifiuto bolscevico di ripagare i debiti dell’Impero Russo.
Tuttavia questo non è tutto: nei primi anni ’30 le più grandi potenze occidentali, USA, Francia e Gran Bretagna, instaurarono un embargo commerciale con l’Unione Sovietica, rifiutando di venderle alcunché se non avessero ricevuto in pagamento il GRANO.

Starikov ha spiegato più in dettaglio:“Immaginate che l’Unione Sovietica sia stata “intrappolata” nel bel mezzo dei suoi sforzi a tutto campo per ricostruire e modernizzare la sua base industriale”, e che proprio in quel momento i macchinari (di cui l’URSS aveva un disperato bisogno) potevano essere acquistati solo in cambio di grano”.

Il circolo vizioso delle carestie e l’agricoltura sovietica
Com’era il settore agricolo della Russia?
E’ opportuno menzionare che dalla fine del XIX secolo l’Impero Russo aveva sofferto di carestie ripetute. Inoltre, durante la Prima Guerra Mondiale, l’area coltivata era diminuita in modo significativo.

“Negli anni ’20 la Russia, incluso il territorio della moderna Ucraina fu afflitta da una serie di carestie, che ricorrevano ogni 2 o 4 anni. I fautori del concetto del cosiddetto “Holodomor” (idea secondo cui il governo sovietico abbia deliberatamente organizzato la devastante carestia del 1932-33), ignorano di norma il fatto che l’Unione Sovietica avesse attraversato periodi di dure carestie nel 1920-21, nel 1924, nel 1927 e nel 1928.”.

Il professor Grover Carr Furr dell’Università di Montclair, ha scritto nel suo libro “Blood Lies: The Evidence that Every Accusation Against Joseph Stalin and the Soviet Union in Timothy Snyder’s Bloodlands Is False“, citando i lavori di ricerca del professor Mark. B. Tauger, un noto esperto di carestie:
“l’anno delle due Rivoluzioni, il 1917, vide una grande scarsità nei raccolti provocare una carestia negli agglomerati urbani nel 1917-18. Negli anni ’20, l’URSS conobbe una serie di carestie: nel 1920-23 nella regione de Volga e in Ucraina e un’altra, nel 1923 nella Siberia occidentale.”.
Le carestie, causate dall’arretratezza dell’agricoltura russa, i disastri naturali e gli effetti a lungo termine della guerra, furono parte di un problema più grande di rifornimento di cibo nella Russia post Prima Guerra Mondiale.
Quindi si impone una domanda: le potenze occidentali erano consce della disperata necessità dell’URSS di grano quando imposero le sanzioni chiedendo grano o petrolio come unico mezzo di pagamento?
Nikolai Starikov ha detto a Sputnik, commentando la questione:
“Naturalmente, le élite politiche occidentali erano a conoscenza del problema.”.
L’economista continuando ha sottolineato che:
“Proprio la richiesta occidentale di essere pagati dall’Unione Sovietica per i beni importati dall’occidente, può aver condotto ad un ulteriore deficit di grano in URSS.”.

“Starikov ha spiegato che, non avendo alcun altro strumento per rovesciare l’indesiderato regime comunista, le élite finanziarie dell’occidente pianificarono di istigare disordini interni per mezzo, in particolare, del deficit artificiale di cibo nello stato sovietico. La necessità di utilizzare il grano come mezzo di pagamento rafforzò anche rafforzato la collettivizzazione sovietica, secondo l’economista.”.

Nel suo libro Crisis: How is It Organized (“Krizis: Kak Eto Delayetsya,” 2009) Nikolai Starikov richiama l’attenzione su fatto che la “guerra delle sanzioni” contro l’URSS da parte dell’Occidente coincise con la “Grande Depressione”.
L’embargo imposto all’URSS dai governi occidentali assestò un duro colpo al commercio occidentale verso l’URSS. L’economista rimarca con enfasi che questa mossa era assolutamente contraria agli interessi dei produttori occidentali, colpiti dalla recessioni dei primi anni ’30.
Nulla di nuovo sotto il sole: mentre imponevano le sanzioni economiche contro la Russia nel 2014, le élite politiche occidentali facevano mostra di ignorare gli interessi dei loro produttori manifatturieri nazionali e dei loro uomini d’affari.
Starikov ha rivelato che l’embargo occidentale poteva esser stato uno tra i tanti fattori che erano alla radice della devastante carestia del 1932-33 dell’URSS.
Comunque sia, la carestia non può essere definita in alcun modo come un tentativo deliberato della dirigenza sovietica di affamare fino alla morte la popolazione dell’Ucraina, della regione del Volga, del Caucaso e del Kazakistan nel 1932-33. E la collettivizzazione sovietica non deve essere considerata come l’innesco della carestia del 1932-33.
La collettivizzazione di Stalin: per rompere il circolo vizioso
Grove Furr ha detto a Sputnik:
“Le carestie degli anni ’20 e specialmente quella del 1928, furono il retroterra, l’immediato contesto, per la rapida e in parte forzosa collettivizzazione dell’agricoltura. Questo ciclo di carestie è cruciale in quanto ci permette di vedere che la collettivizzazione NON fu la causa della carestia del 1932-33. Le carestie accadevano regolarmente. Come Tauger prova e come io menziono in “Blood Lies“, la carestia del ’32-33 ebbe cause ambientali proprio come le altre carestie degli ultimi mille anni.

Egli ha sottolineato che:“L’unico modo per fermare questo ciclo millenario di carestie era quello di modernizzare l’agricoltura. Questo fu il grande trionfo della collettivizzazione, che pose fine al ciclo di carestie.”.

Il professor Furr ha anche puntualizzato che i fautori del concetto dell’ “Holodomor” e quelli che, pur rigettando l’ “Holodomor”, attribuiscono la carestia alla collettivizzazione, non hanno mai detto una parola su questo ciclo di carestie o sulle carestie degli anni ’20.

Il professor Furr ha aggiunto che:” La carestia del 1932-33 fu l’ULTIMA carestia! Veramente fu un trionfo immenso che viene negato solamente perché fu ottenuto dai comunisti e da socialismo e non dai capitalisti e dal capitalismo.”.

Secondo Nikolai Starikov, il problema della carestia del 1932-33 è diventato una questione altamente politicizzata. Baloccandosi con i numeri delle vittime della carestia la maggior parte degli opinionisti politici perde di vista il nocciolo della questione: in primo luogo a carestia del 1932-33 fu una tragedia per milioni di sovietici di varie etnie. Era eticamente appropriato l’uso di questa tragedia per tracciare un solco fra russi ed ucraini durante l’era della Guerra fredda? Cosa fece l’élite occidentale per prevenire o minimizzare il disastro? E chi trae beneficio oggi dall’etichettare la tragedia come “la carestia genocida di Stalin”?
Annunci

Un pensiero su “La balla dell’Holodomor: l’embargo occidentale dell’oro e la carestia sovietica del 1932-1933.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...