L’omosessualità in URSS

Di ALFONSO CASAL

TRADUZIONE DI GUIDO FONTANA ROS

FONTE

Il fatto che l’omosessualità fosse penalmente sanzionata ai sensi del diritto sovietico è qualcosa che spesso viene gettato in faccia dei comunisti in generale, e vine utilizzato per “screditare” il compagno Stalin in particolare. Infatti, “Stalin odiava i gay” è una cosa che ho visto pubblicare online numerose volte da trotzkisti ed anarchici. Dubito che Stalin abbia mai scritto qualcosa sulla questione o ne abbia mai parlato in pubblico. In ogni caso, tale accusa è per la sua stessa natura, decontestualizzata e fuorviante. Ciò che deve essere affermato con chiarezza è che l’opinione legale e medica su questa faccenda non era diversa da quella che a quell’epoca andava per la maggiore e cioè che l’omosessualità fosse un disturbo psico-sessuale, una forma di malattia mentale. Inoltre, c’erano argomentazioni che tentavano di collegare l’omosessualità al fascismo, soprattutto se si considera che molte delle camicie brune di Hitler erano omosessuali. [NDT: per un’ottima disamina della questione vedasi http://signal-it.blogspot.it/2012/04/nazismo-e-omosessualita.html]

Per quanto oggi possa sembrare sbagliata questa opinione, essa deve essere affrontata nel suo contesto storico in quanto la scienza avanza, la conoscenza cresce e si approfondisce. La branca della scienza della sessualità umana rimase nella sua infanzia per tutta la durata della vita di Stalin. La morte di Stalin avvenne nel 1953. Egli morì prima della “rivoluzione sessuale” e non sentì mai parlare di Alfred Kinsey,di Masters e Johnson o del “rapporto Hite”. In realtà fu solo nel 1975 che la stessa American Psychological Association smise di classificare l’omosessualità come un disturbo mentale. Aspettarsi che Stalin e la Russia sovietica nel 1930, potessero anticipare i progressi della scienza medica e psicologica che si verificarono quarant’anni dopo è ingenuo o pericoloso. Va notato, in confronto, che la DDR aveva una politica molto più aperta e positiva nei confronti dell’omosessualità. Ciò può essere spiegato dal fatto che gli studi di sessuologia erano più avanzati in Germania che in qualsiasi altro paese del mondo, ma anche questo deve anche essere visto in un contesto storico, come parte non solo dell’approfondimento della conoscenza scientifica, ma anche della diffusione di tali conoscenze in tutta la società in generale. Nel 1987, la legge della DDR affermava che “l’omosessualità, come l’eterosessualità, rappresenta una variante del comportamento sessuale. Le persone omosessuali non possono quindi stare fuori società socialista, e i diritti civili sono garantiti a loro esattamente come a tutti gli altri cittadini“.

Questa è la risposta giusta. Come marxisti-leninisti, siamo scienziati. Come scienziati cerchiamo di far avanzare la conoscenza umana e la comprensione. E man mano che le nostre conoscenza e comprensione crescono, così cresce la nostra ideologia. Oggi non c’è un solo comunista degno di questo nome che non supporti con tutto il cuore i diritti dei gay.

Inoltre penso che si dovrebbe anche sottolineare che, nonostante l’idea che l’omosessualità fosse un disturbo mentale, la legge attuale in questione, l’articolo 121 del codice penale sovietico, era praticamente applicata solo in casi di pedofilia, con circa 800 – 1000 procedimenti all’anno.

Wikipedia (ognuno può controllare velocemente) cita la “Grande Enciclopedia Sovietica” del 1930:

“la legislazione sovietica non riconosce i cosiddetti delitti contro la morale. Le nostre leggi partono dal principio di protezione della società e quindi abbiamo la sanzione della legge solo in quei casi in cui i ragazzi minorenni sono oggetti di interesse omosessuale… pur riconoscendo la scorrettezza dello sviluppo omosessuale… la nostra società combina misure terapeutiche profilattiche e di altro tipo con tutte le condizioni necessarie per rendere meno dolorosi possibile i conflitti che affliggono gli omosessuali e per risolvere problema del loro tipico estraniamento dalla società tipica all’interno della collettività” Sereisky, Grande Enciclopedia Sovietica, 1930, p. 593

In realtà i comunisti erano più progressisti sulla questione dei diritti degli omosessuali di quanto non fosse la società borghese del tempo. Ancora una volta, la cosa importante è il livello di comprensione scientifica e la misura in cui tale conoscenza sera diffusa in tutta la società nel suo complesso. La Germania ebbe la storia più lunga nella ricerca psicologica e medica sulla sessualità umana. Esisteva in questo paese un Istituto di Sessuologia già a partire dal 1920. I nazisti lo chiusero quando salirono al potere. I principali ricercatori medici presso l’Istituto di Sessuologia erano iscritti al KPD. Proprio così, il KPD, il partito comunista tedesco “STALINISTA”. Molti comunisti tedeschi non solo sostenevano i diritti dei gay, ma erano pionieri della liberazione sessuale. In effetti, un certo numero di loro cantava le lodi della salubrità del nudismo. In questo numero vanno inclusi il padre e la famiglia di Markus Wolf. Markus Wolf sarebbe poi diventato il capo dello spionaggio dela DDR; l’uomo che la CIA avrebbe definito “l’uomo senza volto”, perché non era in possesso di una sua fotografia.

Inoltre un tema molto, troppo amato dai trozkisti, tema che viene rinfacciato ai marxisti-leninisti è: “Lenin ha depenalizzato l’omosessualità”. I fatti, sono un po’ diversi:

“L’iniziativa per la revocazione della legislazione antiomosessuale, dopo la rivoluzione di febbraio 1917, era venuta, non dai bolscevichi, ma dai cadetti (democratici costituzionali) e dagli anarchici (Karlinsky, 1989). Tuttavia una volta che il vecchio codice penale dovette essere abrogato dalla Rivoluzione d’Ottobre, i suoi articoli che riguardavano l’omosessualità cessarono di essere validi. I codici penali della Federazione russa del 1922 e del 1926 non facevano alcuna menzione dell’omosessualità, anche se alcune leggi corrispondenti rimanevano in vigore in luoghi in cui l’omosessualità era più diffusa: nelle repubbliche islamiche dell’Azerbaigian, del Turkmenistan e dell’Uzbekistan, così come nella cristiana Georgia”.

“Gli esperti medici e legali sovietici erano molto orgogliosi della natura progressiva della loro legislazione, nel 1930 il perito medico Sereisky (1930) scriveva nella Grande Enciclopedia Sovietica: ‘La legislazione sovietica non riconosce i cosiddetti delitti contro la morale. Le nostre leggi partono dal principio di protezione della società e, pertanto, vine prevista la punizione solo in quei casi in cui i minori sono gli oggetti dell’interesse omosessuale’ (p. 593)”.

“Come Engelstein (1995) cita giustamente, la depenalizzazione formale della sodomia non significa che tale condotta fosse invulnerabile a ogni procedimento legale. L’assenza di leggi formali contro il rapporto anale o lesbismo non ha impedito la persecuzione del comportamento omosessuale come forma di comportamento disordinato. Dopo la pubblicazione del codice penale del 1922, ci furono proprio in quell’anno almeno due famosi processi per pratiche omosessuali. L’eminente psichiatra Vladimir Bekhterev testimoniava che ‘la dimostrazione pubblica di tali impulsi… è socialmente pericolosa e non può essere permessa’ (Engelstein, 1995, p. 167). La posizione ufficiale della medicina e della legge sovietiche nel 1920, come risulta dall’articolo nell’enciclopedia di Sereisky, era che l’omosessualità fosse una malattia difficile, forse addirittura impossibile da curare. Quindi, ‘pur riconoscendo la scorrettezza dello sviluppo omosessuale… la nostra società combina misure terapeutiche, profilattiche e di altro tipo con tutte le condizioni necessarie per rendere i conflitti che affliggono gli omosessuali più indolori possibile e per risolvere la loro tipica estraneità alla società all’interno della collettività (Sereisky 1930 , p. 593).”

“Il numero preciso di persone perseguite ai sensi dell’articolo 121 è sconosciuto (le prime informazioni ufficiali furono rilasciate solo nel 1988), ma si crede che si aggirasse sui 1000 casi l’anno. Al momento secondo i dati ufficiali, il numero di uomini condannati ex articolo 121 è in costante diminuzione dalla fine del 1980. Nel 1987, 831 uomini sono stati condannati (questo dato si riferisce all’intera Unione Sovietica); nel 1989, 539; nel 1990, 497; nel 1991, 462; e nei primi 6 mesi del 1992, 227, tra i quali quasi tutti, eccetto 10 sono stati condannati ai sensi dell’articolo 121.2 (le cifre sono solo per la Russia) (Gessen, 1994). Secondo gli avvocati russi, la maggior parte delle condanne sono infatti ex articolo 121.2, l’80 per cento dei casi è correlato al coinvolgimento di minori fino a 18 anni (Ignatov, 1974). In un’analisi di 130 condanne di cui all’articolo 121 tra il 1985 e il 1992, si è riscontrato che il 74 per cento degli accusati sono stati condannati in forza del 121.2, di cui il 20 per cento lo sono stati qa causa di stupro mediante l’uso della forza fisica, l’8 per cento per l’utilizzo di minacce, il 52 per cento per aver avuto contatti sessuali con minori, il 18 per cento sfruttando uno stato di vulnerabilità e il 2 per cento abusando della dipendenza delle vittime (Dyachenko, 1995)”.

http://www.gay.ru/english/history/kon/soviet.htm

Quindi, in conclusione: Lenin NON HA depenalizzato specificamente l’attività omosessuale. Il codice penale zarista fu dichiarato nullo ed insieme ad esso decadde la legislazione anti omosessuale. I codici penali sovietici del 1922 e del 1926 non menzionarono l’omosessualità, ma leggi anti-omosessuali rimasero nella codificazione delle repubbliche islamiche e della Georgia. Quando l’omosessualità rientrò nel codice penale sovietico, le azioni penali contro gli omosessuali furono relativamente rare (circa 1.000 casi l’anno su una popolazione di 200 milioni di persone) e quelli che furono perseguiti, lo furono in base a casi di stupro, pedofilia e di abuso su persone non autosufficienti e vulnerabili.

Questi sono i fatti. Era una legge perfetta? Ovviamente no! Era una buona legge o qualcosa da ammirare o ripetere? No. Questa legge si prestò ad abusi e persone innocenti furono condannate? Probabilmente sì, come purtroppo succede in tutti i sistemi giuridici, ma l’intento e la portata della legge furono molto diversi da quello che la propaganda della “sinistra” anticomunista e anti Stalin vuole far credere.

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