REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI GUIDO FONTANA ROS

sestazona
La VI zona operativa: dove operarono le divisioni garibaldine della Cichero e della Pinan-Cichero

Recentemente mi è passato per le mani l’interessante libro di G.B. Lazagna (Carlo), “ponte rotto“, 2005, Edizioni Colibrì, Paderno Dugnano, Milano. Si tratta della cronaca storica della divisione partigiana “Pinan – Cichero“, attiva nella VI zona operativa, vale a dire un grosso quadrilatero a cavallo tra Piemonte e Liguria, tra Genova, Chiavari, Bobbio e Tortona. Questa cronaca è redatta da un testimone oculare, l’autore stesso, e scritta dal giugno al settembre del 1945. 

In prima battuta il libro doveva essere tradotto in inglese per far conoscere al pubblico britannico il contributo dato dal movimento partigiano italiano alla lotta contro il fascismo, ma non se ne fece nulla, per cui l’autore lo pubblicò per la prima volta in mille copie a Genova con il patrocinio del giornale “Il Partigiano” nel febbraio del 1946. Seguirono altre edizioni successivamente corrette dall’autore che tra l’altro fu oggetto in due distinte occasioni di una persecuzione giudiziaria; infatti per ben due volte fu incarcerato: una prima volta nel 1972 in occasione del processo Feltrinelli a Milano e una seconda volta nel 1974 in occasione del processo di Torino alle Brigate Rosse. L’edizione che ho letto è l’ultima, l’unica uscita postuma. 

Libro molto interessante e bisogna dire che fa bene allo spirito trovare ogni tanto non il solito libro sulla Resistenza scritto da “obiettivi” (sull’obiettività di molti storici meglio lasciar perdere) storici o da cialtroni revisionisti quando non del tutto fascisti.

Ne voglio riportare alcuni stralci che esemplificano quando detto dal compagno Davide Spagnoli in questa conversazione.

bisagno
Il comando della divisione garibaldina Cichero

Sul ruolo della Resistenza nel tagliare le comunicazioni ai nazifascisti

Da pagina 154 fino a pagina 157:

Scendi a valle dai tuoi monti.

Al fine di ottobre si chiuse per noi il periodo del massimo sforzo organizzativo. In tutti i rami militari, ausiliari e civili, si erano organizzati i servizi necessari: essi erano sorti secondo le attitudini ed i desideri di ogni partigiano. Non si può dire che a partire da ottobre la nostra organizzazione sia stata stabile, perché nuovi bisogni sorgevano sempre. Gli avvenimenti sconvolgevano gli organismi che dovevano continuamente essere rinnovati o ricostituiti. Nondimeno, tutti i servizi funzionavano bene, ed in ciascuno di essi si distinguevano quei partigiani le cui particolari capacità permisero a questi organismi di progredire continuamente.

Il giornale “Il Partigiano ” del 24 ottobre, portò un encomio del comando di zona:

Meritano un encomio, il comando e i distaccamenti della 58a brigata garibaldina Oreste, per le alte doti combattive dimostrate nelle numerose azioni condotte sempre con felice esito in questi ultimi giorni“.

Di questo encomio fummo molto soddisfatti, poiché il comando di zona ne era particolarmente avaro.

Ci preparammo ad altre azioni offensive. Studiammo un piano di sabotaggio alle linee elettriche ad alta tensione per paralizzare le ferrovie nemiche. In alcuni incontri con un ingegnere delle linee elettriche, studiammo ogni particolare sulle interruzioni da effettuare, per le quali fu dato incarico a Mina insieme ad altri sabotatori.

 Il 4 novembre la nostra staffetta tornò dal comando di divisione con una busta ed il seguente ordine del giorno:

Stamani, nell’anniversario dell’armistizio che l’Italia ha imposto all’esercito austro-ungarico e tedesco nella grande guerra, il battaglione alpino “Vestone” è passato al completo nelle file della 3a divisione garibaldina Cichero. Gli alpini hanno così ritrovato la vera Italia, quell’Italia nostra ed onesta che combatte sui monti per la sua libertà. Il comando della 3 a divisione garibaldina Cichero saluta gli alpini del battaglione “Vestone” e plaude al loro gesto, alla ritrovata fraternità nel nome dell’italia“.

Era la vittoria dei nostri sacrifici, della lotta portata per molti mesi con la propaganda e coi colpi di mano dai nostri compagni delle brigate Berto e Jori. Queste potevano finalmente rioccupare la Val Trebbia e ristabilire completo il nostro stato partigiano. Già i continui attacchi alla divisione “Monterosa” l’avevano ridotta da sedicimila o ottomila uomini. Gli altri ottomila erano tornati alle loro case, o si erano uniti a noi, o erano feriti o morti. A Bobbio una compagnia di alpini si era già unita alla nostra divisione Aliotta. ora erano conquistati mortai, mitragliatrici, munizioni, di cui avevamo bisogno, e poi muli, coperte, divise.

Il 6 novembre arrivò a Cabella una compagnia del battaglione “Vestone”. Fu una gran festa a Cabella: dei centotrenta uomini quaranta decisero di restare con noi, altri di raggiungere le loro case, altri ancora di fare i partigiani in zone più vicine alle loro case.

Fu costituito nella brigata Oreste il distaccamento Vistù, formato da ex-alpini e vecchi partigiani. Sulle loro divise grigio-verdi legarono un fazzoletto rosso e diventarono in seguito ottimi partigiani.

L’armamento della nostra brigata  fu completato dall’arrivo di mortai e delle maschinengewehr, portateci dagli alpini. I muli furono dati all’intendenza per il trasporto di viveri in montagna ed ogni distaccamento ne ebbe uno per portare le sue armi pesanti e le sue munizioni. 

I mortai furono piazzati a S. Clemente, a Mongiardino, a Roccaforte, a Pertuso, per difendere la nostra zona.

Alcuni dei migliori alpini furono mandati nei distaccamenti come mitraglieri, data la loro abilità appresa nei lunghi mesi di esercizio nei campi di addestramento tedeschi. Questo valse ad aumentare considerevolmente la capacità combattiva di tutta la brigata, composta in maggioranza da giovani che non avevano mai fatto il servizio militare.

Le nostre azioni militari  si erano moltiplicate tanto che spesso i distaccamenti trascuravano di segnalarle.

Il 1° novembre i sabotatori fecero saltare a Pietrabissara due piloni della linea ad alta tensione di 60.000 volts che alimentava la ferrovia.

Il 1° novembre il Franchi distrusse a Vocemola un camion tedesco , uccidendo tre tedeschi.

Il 1° novembre il Villa distruggeva a Ronco una macchina tedesca causando due morti.

Il 2 novembre il Castiglione attaccava una macchina tedesca presso Stazzano. Quattro morti tedeschi di cui due ufficiali. 

Il 2 novembre il Villa ad Arquata uccideva tre tedeschi e distruggeva un autotreno tedesco. 

Il 3 novembre Scrivia e Toscano uccidevano due motociclisti a Vocemola. 

Il 3 novembre venivano fatti saltare a Stazzano due piloni della linea ad alta tensione di 60.000 volts. 

Il 4 novembre Toscano uccideva sulla camionale un colonnello, un ufficiale di stato maggiore, un tenente, un capitano, distruggendo successivamente due macchine tedesche a colpi di bombe a mano.

Il 4 novembre Gallo della brigata Arzani distruggeva gli impianti telefonici di Volpedo e asportava quindici centralini con cui i tedeschi davano l’allarme.

Il 5 novembre Mina, con una pattuglia, si recava ad Arquata dove era un presidio di tedeschi e brigate nere. Dopo due ore di appostamento nelle vie della cittadina, attaccava un pattuglione di tedeschi uccidendone sei e ferendone due.

Il 5 novembre il distaccamento Verardo distruggeva presso Isola un camion tedesco, causando quattro morti e due feriti.

Il 6 novembre Minetto attaccava una colonna tedesca causando feriti e danni ai camion.

Il 7 novembre veniva fatta saltare dai sabotatori la linea ad alta tensione da 120.000 volts presso Monte Spineto. Con questa azione veniva paralizzata la linea ferroviaria Genova-Milano per ben cinque giorni.

Tutte queste azioni nel giro di una settimana. Estendete  queste azioni per tutta la lunghezza delle retrovie della Linea Gotica ed avrete un’idea dell’enorme danno inflitto alle comunicazioni dei nazisti. Inoltre aggiungete anche le azioni delle formazioni partigiane nelle valli alpine e quelli dei GAP nelle città e capite che se gli Alleati non fossero stati così “avari” di aiuti (soprattutto esplosivi, mitragliatrici pesanti, armi controcarro e mortai), molti scontri e rastrellamenti avrebbero avuto ben altro esito.

russi-pinan-cichero
Partigiani sovietici della Pinan-Cichero
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