Quando il vento rosso sfiorava i caschi

Quando il vento rosso sfiorava i caschi

I 5 MAESTRI

Di LUCA BALDELLI

Quando in un avamposto dell’Impero del Male si amavano le corse motociclistiche: la storia del Moto GP della Jugoslavia.

Quando il vento rosso sfiorava i caschi

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Marzo 1995 : Apocalisse su Tokyo

I 5 MAESTRI
Il compagno Luca Baldelli ci riporta a un grave atto terroristico che ebbe come scena la metropolitana di Tokio nel lontano 1995. Venne diffuso da alcuni membri della setta giapponese “Aum Shirinkyo” (Verità Suprema), il micidiale gas nervino sarin. Per una serie di fortunate circostanze non vi fu la progettata  spaventosa carneficina: si contarono “solo” 13 vittime e 6300 intossicati.
Oscuri, inquietanti ed enigmatici sono i legami che il fondatore della setta, un santone mezzo cieco, Shoko Asahara, aveva intessuto con ambienti della politica, dell’alta finanza e con tutta evidenza con servizi segreti non solo nazionali. Legami mai venuti alla luce nella loro sordida realtà.
Gli amichetti

Tre novità a favore dell’esistenza del volo di Pjatakov

I 5 MAESTRI

Di Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli.

 

16 febbraio del 1937: il secondo processo di Mosca, che vide come principali imputati Pjatakov e Radek, era ormai finito da più di due settimane.
Sempre 16 febbraio 1937: ormai quasi tre settimane erano trascorse da quando l’allora direttore dell’aeroporto norvegese di Kjeller, T. Gulliksen, aveva negato in un’intervista a un giornale norvegese che un aereo straniero fosse arrivato dall’estero nel suo aeroporto durante il dicembre 1935, smentendo quindi che Pjatakov fosse in alcun modo sbarcato nella struttura logistica da lui diretta nel mese in oggetto.
Allora era diventato tutto limpido e tutto chiaro, almeno per le autorità norvegesi e per il governo norvegese dell’inverno del 1937?
Per niente.
Proprio esaminando tale materia potremo ottenere e acquisire nuove prove consistenti, di cui non disponevamo prima del 14 agosto 2018, a favore dell’esistenza concreta del volo segreto di Pjatakov in Norvegia nel dicembre del 1935 e del colloquio clandestino tenuto da quest’ultimo con Trotskij: allora esiliato in Norvegia e residente a Honefoss, distante per via stradale solo ottanta chilometri dall’aeroporto di Kjeller.
Cosa successe il 16 febbraio 1937? In tale giorno l’importante ministro degli esteri norvegese Halvdan Koht, evidentemente poco soddisfatto delle dichiarazioni di Gulliksen, chiese tramite l’ispettore generale dell’aeronautica norvegese e per iscritto alcune informazioni rispetto ai velivoli partiti e arrivati a Kjeller nel dicembre 1935; tale autorevole richiesta giunse dopo pochissimi giorni anche a Gulliksen e soci, come risulta da un documento datato 9 marzo 1937 e conservato negli archivi pubblici norvegesi.
Più precisamente il ministero degli esteri, tra l’altro, chiese alle autorità aeroportuali di Kjeller e alla dogana norvegese se fosse arrivato a Kjeller da Berlino un aereo, il 12 o il 13 dicembre 1935.
Niente male, come domanda!
Se si esamina lo scritto del 9 marzo 1937, conservato negli archivi norvegesi, risulta infatti che il 16 febbraio 1937 il ministero degli esteri norvegese, con un atto ufficiale, domandò alcune cose importanti: leggiamo assieme il documento del 9 marzo 1937.

“564/37.5. 9 marzo 1937
Il signor Ministro degli Esteri Halvdan Koht .
Voli per Kjeller nel dicembre 1935
Il signor Ministro degli Esteri ha richiesto le seguenti informazioni in una missiva datata 16 del mese scorso:
1. Se siano arrivati aerei a Kjeller da Berlino il 12 o 13 dicembre 1935.
2. Nel caso la risposta sia no, se siano arrivati voli da Berlino a Kjeller in altra data nello stesso anno.
3. Nel caso anche questa risposta sia no, se siano arrivati voli da Copenaghen o da Malmö a Kjeller in uno dei giorni specificati nella domanda 1 o nei giorni precedenti o successivi.
Per quella ragione alleghiamo a questa lettera il rapporto richiesto al Comandante di Kjeller e un rapporto da parte delle Autorità Doganali di Kjeller, tramite l’Ispettore Generale delle Forze Aeree Norvegesi.
Come si può vedere dai rapporti la risposta alle tre domande di cui sopra è da considerarsi negativa.
Allegato”

Nel documento del 9 marzo 1937 si fa riferimento esplicito a Berlino/Kjeller e al 12/13 dicembre 1935, a Copenaghen/Malmö e ai velivoli atterrati a Kjeller, in quel periodo.
Dalla seconda metà del febbraio 1937, quindi, le autorità aeroportuali di Kjeller erano perfettamente a conoscenza e sapevano benissimo che l’importante ministero degli esteri norvegese – non certo Topolino, non certo un qualunque cittadino norvegese e neanche l’ufficio della dogana di Kjeller – aveva chiesto per iscritto anche a loro di fornire delle informazioni precise su tre punti rilevanti, riguardo al dicembre del 1935.
Innanzitutto il ministero degli esteri norvegese aveva domandato alle autorità aeroportuali di Kjeller, e loro ne erano perfettamente a conoscenza dalla seconda metà del febbraio 1937, se nel dicembre del 1935 un aereo fosse atterrato a Kjeller provenendo da Berlino, ossia dalla Berlino nazista del 1935; in termini quasi espliciti, dunque, il ministero degli esteri norvegese aveva chiesto il 16 febbraio 1937 se Pjatakov (si trattava di lui, certo) fosse arrivato a Kjeller partendo dalla Berlino nazista nel dicembre del 1935, per di più indicando anche i giorni del 12 e 13 dicembre come le due date da cercare con particolare attenzione per un eventuale arrivo a Kjeller di un velivolo partito dalla capitale tedesca.
Bene: seppur di fronte a tale esplicita richiesta da parte dell’importante ministero degli esteri (non certo di Topolino, oppure di Paperino ecc.), le autorità aeroportuali di Kjeller non risposero alcunché a tal proposito nel loro “rapporto” del 25 febbraio 1937, citato nel terzo capitolo del libro “Il volo di Pjatakov.
Nel loro report del 25 febbraio 1937, come anche in un altro loro scritto del 1 marzo 1937, non sono contenute in alcun modo neanche poche parole del tipo: “non era arrivato alcun aereo a Kjeller da Berlino, nel dicembre 1935 e il 12-13 dicembre 1935”.
Sarebbero state solo poche e semplici parole, anzi solo pochissime e semplicissime parole di fronte a un’esplicita domanda dell’importante ministero degli esteri: eppure nel “rapporto” del 25 febbraio 1937, prodotto dalle autorità aeroportuali di Kjeller, non si trovano, non ci sono e non sono contenute in alcun modo persino concise e brevi affermazioni di tal genere.
Quindi si tratta di una clamorosa assenza.
Si tratta quindi di una clamorosa mancanza, sempre da parte delle autorità aeroportuali di Kjeller e sempre nel loro “rapporto” del 25 febbraio 1937, per di più rispetto a una domanda precisa dell’importante ministero degli esteri.
Si tratta quindi di un nuovo “buco nero” da parte delle autorità aeroportuali di Kjeller, che purtroppo non conoscevamo prima del 14 agosto 2018 e che solo ora possiamo esporre: un nuovo “buco nero” che si aggiunge a tutte le altre numerose omissioni da parte delle autorità aeroportuali di Kjeller, che abbiamo invece già evidenziato sia nel secondo che nel terzo capitolo del nostro libro.
Bontà loro, in un documento del 1 marzo 1937 le autorità di Kjeller si degnavano di dire che la risposta era negativa, rispetto alla domanda del ministero degli esteri norvegese, ma si limitavano esclusivamente a tale laconica parola.
Sempre il ministero degli esteri norvegese, e sempre il 16 febbraio 1937 chiese altresì se fosse arrivato a Kjeller un velivolo proveniente da Malmö o da Copenaghen i giorni 12 o 13 dicembre 1935, oppure durante i giorni vicini alle due date in oggetto.
Le autorità aeroportuali di Kjeller erano dunque perfettamente a conoscenza, nella seconda metà del febbraio 1937, che l’importante ministero degli esteri norvegese – non certo Topolino, non certo Paperino – aveva chiesto espressamente delle informazioni precise rispetto ad eventuali velivoli giunti a Kjeller da Malmö e/o Copenaghen, sempre all’inizio di dicembre del 1935. Ma anche in questo caso specifico esse non scrissero neanche poche e misere parole, dovute e indispensabili, all’interno del loro “rapporto” del 25 febbraio 1937 e del tipo: “nessun velivolo è arrivato a Kjeller da Malmö o da Copenaghen, sempre nel dicembre del 1935”.
Quindi emerge una nuova omissione e un nuovo “buco nero”, che purtroppo non conoscevamo prima del 14 agosto 2018, da parte di Gulliksen e compagnia annessa.
Ma non solo.
Il ministero degli esteri norvegese aveva altresì richiesto alle autorità aeroportuali di Kjeller, sempre per iscritto e sempre in data 16 febbraio 1937, anche delle informazioni precise sul fatto se uno o più velivoli fossero arrivati a Kjeller da Berlino in qualunque altra occasione dello stesso periodo.
Anche in questo caso specifico, come nei due precedenti, le autorità aeroportuali di Kjeller erano dunque perfettamente a conoscenza che l’importante ministero degli esteri aveva richiesto in data 16 febbraio 1937 precise informazioni in merito. Ma anche in questo caso, come del resto nei due precedenti, all’interno del loro “rapporto” del 25 febbraio 1937 esse non scrissero e non elaborarono neanche due righe, neanche poche parole del tipo: “non sono arrivati aerei a Kjeller da Berlino per tutto il mese di dicembre 1935”; oppure una breve frase come “è arrivato un velivolo dall’estero a Kjeller del dicembre del 1935, ma esso proveniva da Linköping e non certo da Berlino”.
Bontà loro, in un documento dell’1 marzo del 1937 le autorità aeroportuali di Kjeller si degnarono di dire che la risposta alla domanda in oggetto era “negativa”, ma si limitarono esclusivamente a tale laconica parola.
Siamo quindi in presenza di un’altra omissione e di un altro “buco nero” da parte delle autorità aeroportuali di Kjeller, sempre esaminando il loro pseudorapporto del 25 febbraio 1937: un’altra anomalia che purtroppo non conoscevamo prima del 14 agosto 2018 e che si aggiunge non solo alle altre due novità sopracitate, ma anche alle numerose stranezze da noi invece già evidenziate e già sottolineate in precedenza nel corso del secondo e terzo capitolo del libro “Il volo di Pjatakov”, sempre rispetto a Gulliksen e alle autorità aeroportuali di Kjeller.
Stiamo esaminando dunque tre ulteriori passi in avanti di notevole peso, a sostegno ulteriore e a ulteriore supporto dell’esistenza concreta del volo segreto compiuto da Pjatakov in Norvegia, durante il dicembre 1935.

 

Yezhov vs Stalin: le cause delle repressioni di massa del 1937 – 1938 in URSS

Yezhov vs Stalin: le cause delle repressioni di massa del 1937 – 1938 in URSS

I 5 MAESTRI

Siamo sicuri di conoscere come effettivamente andarono le cose durante le repressioni di massa del 1937-38 in URSS? Siamo sicuri che le cause scatenanti siano quelle che dal 1968, anno di pubblicazione del libro di Robert Conquest “The Great Terror”, ci vengono ovunque ripetute?
Grover Furr ci guida nel dedalo di testimonianze e documentazione oggi disponibile sull’argomento, con ineccepibile rigore metodologico che rende le sue sorprendenti conclusioni assolutamente inattaccabili.
La traduzione che presentiamo è un articolo scritto da Grover Furr per presentare Yezhov vs. Stalin, Erythropress, 2016 pp. 250, un lavoro estremamente interessante ed esaustivo che consiglio vivamente a chiunque abbia interesse per le repressioni di massa in URSS nel 1937-38.

Il libro può essere acquistato qui.

Davide Spagnoli

Forlì, 16 giugno 2018

 

Fonte

Yezhov vs Stalin

QUELLA CHE ORA È NECESSARIA: UNA SINISTRA REALE E RADICALE

QUELLA CHE ORA È NECESSARIA: UNA SINISTRA REALE E RADICALE

I 5 MAESTRI

di Paul Street

Traduzione di Davide Spagnoli

Un interessante articolo sullo stato della “sinistra USA” che, mutatis mutandis, si attaglia anche alla situazione della “sinistra” italiana. Di facile lettura.

L’autore

Paul Street ha conseguito un dottorato in storia degli Stati Uniti presso la Binghamton University. È ex vicepresidente per la ricerca e la pianificazione della Chicago Urban League. Street è anche autore di numerosi libri, tra cui “Racial Oppression in the Global Metropolis” (2007), “The Empire’s New Clothes: Barack Obama in the Real World of Power” (2010), and “They Rule: The 1% v. Democracy” (2014), e collaboratore regolare di Counterpunch, Z Magazine / ZNet, Black Agenda Report e teleSUR English. Ha insegnato storia americana in diversi college e università di Chicago e attualmente vive a Iowa City, Iowa.

La fonte

L’articolo

La politica degli USA nei confronti dell’Italia [National Security Study Memorandum (NSSM) 242 del 11 giugno 1975]

La politica degli USA nei confronti dell’Italia [National Security Study Memorandum (NSSM) 242 del 11 giugno 1975]

I 5 MAESTRI

di DAVIDE SPAGNOLI

La traduzione che presentiamo riguarda un interessante documento prodotto da un gruppo interdipartimentale coordinato dal Dipartimento di Stato, datato 11 giugno 1976, il National Security Study Memorandum (NSSM) 242.
Il 4 maggio 1975 il Presidente Gerald Ford, successo alla carica dopo le dimissioni di Richard Milhous Nixon – rassegnate per evitare l’impeachment in seguito agli arresti di stretti collaboratori implicati nello scandalo Watergate – domandò uno studio sulle opzioni possibili della politica degli Stati Uniti nei confronti dell’Italia. Poco più di un mese dopo la richiesta del Presidente Ford, alle elezioni regionali tenute il 15-16 giugno il Partito Comunista ottenne 10.148.723 voti con un incremento percentuale del 5,60%: la distanza tra PCI e DC era di 549.434, cioè l’1,81%.
Quindi una richiesta quanto mai importante.
Il documento tradotto, “NSSM 242. La politica degli USA nei confronti dell’Italia”, non è stato completamente desecretato, alcune parti sono state censurate e il lettore le troverà come “Omissis” con l’indicazione del numero di righe epurate. Il censore ha anche chiaramente riscritto alcune parti del Memorandum. A tutt’oggi non è neppure possibile studiare le 7 tabelle che dall’indice risultano allegate al documento e neppure conoscere le valutazione per ognuna di queste fatte dal gruppo interdipartimentale. Ma anche così monco “La politica degli USA nei confronti dell’Italia” è un documento estremamente interessante che mette in luce anche quanto i dirigenti comunisti non conoscessero il punto debole degli USA: non la prospettiva del socialismo – che i relatori dimostrano di non temere affatto – e neppure una uscita dell’Italia dalla NATO, ma, sorprendentemente, come una vittoria del PCI avrebbe potuto dar luogo alla nascita di un nazionalismo di sinistra in paesi molto sensibili all’eurocomunismo come la Francia e la Spagna – allora ancora sotto il tallone della dittatura franchista.
Il nazionalismo di sinistra avrebbe potuto essere un serio ostacolo al progetto teso a salvaguardare gli interessi economici degli Stati Uniti nel Vecchio continente: l’Unione Europea.
Già da queste poche righe si vede quanto sia esplosivo e iconoclasta il materiale tradotto.

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