PERCHE’ 5 CUBANI ANTITERRORISTI, DA 14 ANNI, SONO IN CARCERE NEGLI USA

PERCHE’ 5 CUBANI ANTITERRORISTI, DA 14 ANNI, SONO IN CARCERE NEGLI USA

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI ANGELO GIAVARINI

 Amicuba numero 50 del 5 settembre 2012

Vi sono casi in cui vengono violate norme giuridiche e processuali; è il caso delle condanne a 5 cubani antiterroristi, incarcerati negli Stati Uniti, per la cui liberazione hanno sottoscritto appelli e raccolto centinaia di migliaia di firme in tutto il mondo le Associazioni di Amicizia con Cuba, Istituzioni internazionali, Premi Nobel, Giuristi, Intellettuali, Artisti, Attori Registi, Cantanti di fama mondiale.In questi 14 anni di criminale detenzione nelle carceri Statunitensi dei 5 Patrioti cubani, vi sono state centinaia e centinaia di mobilitazioni in tutto il mondo, manifestazioni, dibattiti, convegni, scritte canzoni e realizzato opere teatrali, girato pellicole, allestito mostre, ma di tutto ciò i grandi media, quelli che straparlano sempre di ”democrazia e di libertà”,  quelli che fanno sapere all’ ”opinione pubblica mondiale e alla comunità internazionale” che alla regina Elisabetta II  è morto il cane, questi media e mezzi di ”informazione”, ignorano spudoratamente la vicenda assurda e dolorosa di questi 5 antiterroristi cubani, in carcere perché venissero evitate azioni terroristiche sul territorio cubano da parte di mercenari Cia.

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Il compagno Angelo Giavarini con la figlia del Che Aleida durante una conferenza al Circolo ITALIA- CUBA  “Celia Sanchez-Marilisa Verti” di Parma

Cercherò, con questo articolo,di essere più esauriente illustrando gli avvenimenti per capire lo svolgersi della vicenda.

Chi sono i 5 eroi cubani e come contattarli:

http://www.italiacuba-verona.it/index.php?option=com_content&view=article&id=190&Itemid=39

LA ”STRATEGIA” DELLA STAGIONE DELLE BOMBE A CUBA 

Negli anni del ”Periodo Especial” (http://www.partopercuba.it/ciperio.htm ), quelli più duri del dopo dissolvimento dell’ URSS, venne attuata una sistematica strategia terrorista a Cuba, dalla Cia, dalla FNCA (Fondazione Nazionale Cubano-Americana), dal Dipartimento di Stato Usa e da numerosi gruppi terroristi come Hermanos al rescate ( http://it.wikipedia.org/wiki/Hermanos_al_Rescate), Consiglio per la libertà di Cuba (http://www.cubainforma.it/2006/terrorismo/occ/clc.htm ),  Alpha 66 (link trovato solo in inglese:http://en.wikipedia.org/wiki/Alpha_66) ed altre sigle terroriste dirette da quel criminale, assassino di Luis Posada Carrilles e da Orlando Bosch; questi  assoldavano mercenari da tutto il Sud e Centroamerica, per mettere bombe in alberghi, hotel, ristoranti, spiagge o locali di intrattenimento come il Tropicana o la Bodeguita del Medio (IL MINISTERO DELL’ INTERNO CUBANO ACCUSA: I QUATTRO ATTENTATI IN DUE GIORNI “SONO OPERA DI TERRORISTI ARMATI E INVIATI DAGLI STATI UNITI” L’ Avana, bomba nel bar di Hemingway Colpita la “Bodeguita del Medio”, storico locale della capitale articolo di Simone Gianfranco sul Corriere della Sera del 6 settembre 1997: http://archiviostorico.corriere.it/1997/settembre/06/Avana_bomba_nel_bar_Hemingway_co_0_97090611384.shtml), ed in altri luoghi dell’Isola, per indurre il turista a rinunciare ad andare a Cuba e incidere sulla già disastrata economia cubana di quel periodo cuasata dall’embargo. Questa venne appunto chiamata ”strategia della stagione delle bombe” e causò morti e feriti. Fra le vittime ricordiamo il nostro connazionale Fabio di Celmo (intervista di Celmo padre), straziato dall’esplosione di una bomba al Hotel Copacabana di La Habana il 4 settembre 1997. Questo ordigno fu collocato da un mercenario salvadoreno, Cruz Leon (http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/293150.stm), tutt’ora nelle carceri dell’isola (1). Dopo le azioni terroristiche provenienti da questi gruppi (ricordiamo che Cuba ha subito attentati e sabotaggi da parte del terrorismo Usa che hanno causato ben 3478 morti e 2099 feriti, fra i quali  numerosi mutilati a vita, oltre a ingenti danni materiali ed economici, causati anche da un cinquantennale ”bloqueo” criminale e genocida), da parte del governo cubano venne deciso che, allo scopo di prevenire ulteriori stragi, venissero infiltrati agenti cubani all’interno dei gruppi mafiosi e terroristi della Florida  e soprattutto di Miami, nei covi da loro diretti e frequentati, che le autorità federali mai avevano toccato. Dopo le numerose note di protesta del governo cubano a quello statunitense anche in sede ONU, nel 1998 il presidente Clinton attraverso l’ FBI acconsentì allo svolgimento di una riunione dove venne fatta la proposta di collaborare con Cuba per eliminare queste organizzazioni e movimenti  che costituivano vere e proprie centrali eversive; ma le pressioni politiche interne fecero cambiare idea alla Casa Bianca e, pochi mesi dopo, quando il governo dell’Avana (fidandosi per la prima volta), inviò quelle informazioni costituite da documenti, filmati e registrazioni che confermavano la presenza di organizzazioni terroristiche anticubane in Florida, il governo degli Stati Uniti, anziché porre fine alle attività terroristiche, autorizzò l’ FBI all’arresto e alla detenzione dei 5 Patrioti antiterroristi cubani. Era il 12 Settembre 1998.

(1) vedere il Film * La sottile linea della verità * (cuando la verdad despierta ) del Regista italiano Angelo Rizzo .

DALL’ARRESTO AI PROCESSI FARSA 

Antonio Guerrero, Ramon Labanino, Fernando Gonzales, Gerardo Hernandez, Renè Gonzales, vengono arrestati ed incarcerati mentre svolgono l’incarico di conoscere, nelle stesse ” viscere del mostro” (come lo chiama Josè Martì ), i piani operativi contro il governo ed il popolo cubano. Così le vittime diventano i giudicati per poi essere condannati senza un giusto processo. Dopo numerose eccezioni della difesa e grazie pure alle numerose e forti mobilitazioni in tutto il mondo (senza alcun accenno da parte dei media internazionali e nazionali), recentemente alcune di queste sentenze sono state riviste e ci sono state alcune riduzioni alle pene:Ramon Labanino:  da una pena di 1 ergastolo + 18 anni, attualmente ha una pena ridotta a 30 anni; Antonio Guerrero da 1 ergastolo + 10 anni, a 21 anni e 10 mesi + 5 anni di arresti domiciliari con libertà vigilata; Fernando Gonzales da 19 anni a 17 anni e 9 mesi; Gerardo Hernandez non ha avuto alcun sconto pena e mantiene i 2 ergastoli + 15 anni di carcere; Renè Gonzales, il suo caso ora è diverso, perché dopo aver ricevuto 15 anni di detenzione iniziale, dal 7 ottobre 2011 vive agli arresti domiciliari con libertà vigilata nella citta’ di Miami dopo aver scontato 13 anni di carcere a Marianna (Florida), ora deve scontare altri 3 anni a Miami, città covo di mafiosi e terroristi della Florida. In questa città ha già subito minacce scritte e comunicate e si teme per la sua incolumità personale; probabilmente dà maggiore garanzia di sicurezza una cella di un carcere. Il suo caso negli ultimi mesi le Associazioni di Solidarietà con Cuba hanno cercato di portarlo a conoscenza nel modo più assordante verso l’opinione pubblica mondiale ed ha riguardato la grave malattia che ha colpito suo fratello Roberto, uno dei suoi avvocati nella causa. Grazie ad una petizione mondiale di elementare umanità sostenuta dalla difesa, René è stato autorizzato ad andare a Cuba dal 28 marzo 2012 al 13 aprile 2012 per riuscire finalmente a rivedere suo fratello Roberto, prima della sua morte avvenuta pochissimo tempo dopo.

Sono state scritte alcune decine di migliaia di pagine di atti istruttori contro i 5 e CONTRO la loro ingiusta detenzione nelle carceri degli Stati Uniti. Dalle centinaia di manifestazioni di protesta in tutto il mondo, marce, incontri pubblici, esposizioni di pittura (compresi i lavori dei 5 cubani detenuti, come le caricature di Gerardo o le Poesie di Antonio, per farli conoscere ed apprezzare sempre più), alle proiezioni di pellicole, sit-in, raccolte di firme che si susseguono ad un ritmo incalzante dal 1998 ponendo ben in evidenza le parole SOLIDARIETA’ e LIBERTA’, di tutto questo ben poco è stato  pubblicato sui periodici, letto o fatto conoscere dai ”liberi”, ”democratici”,  ”indipendenti” mezzi di comunicazione e di informazione.Le pressioni hanno però portato al risultato che finalmente, dopo questi lunghi anni di carcere, il Tribunale della Corte Federale di Atlanta, con una sentenza che rigettava il primo processo di Miami, ha emesso un documento per cui i 5 patrioti cubani dovevano essere sottoposti ad un serio processo o liberati immediatamente, riscontrando che non avevano commesso i delitti per i quali erano stati incriminati. Oggi sappiamo che il procedimento giudiziario eseguito contro di loro nei tribunali della Florida, è risultato irregolare; non solo perché il procedimento non corrispose mai a quel che si chiama ”un debito processo legale”, ma perché è stato accertato che i giudici e le giurie della Corte hanno agito influenzati da azioni comprensive di minacce. Come ben sappiamo la campagna di stampa contro i 5 fu finanziata e pagata per riempirla di menzogne che influissero sulle decisioni dei Tribunali di Giustizia degli USA: testimoni impauriti o comprati servirono come prove davanti a giurati e giudici; documentazioni tratte da dichiarazioni false e calunniose hanno permesso alla procura di portare accuse infondate. Come detto, la stampa internazionale, per molto tempo, ha nascosto questo caso evitando di darne notizia tanto che il ”COMITATO INTERNAZIONALE per la LIBERAZIONE dei 5”, composto anche da 10 Premi Nobel,  il 3 marzo 2004 ha dovuto comprare una pagina del New York Times, pagandola la modica cifra di 60.000 dollari; un episodio che ribadisce la irreversibile crisi di credibilità di un giornalismo supponente ed ipocrita, teso ormai a nascondere tutto ciò che non conviene alla politica e all’economia degli Stati Uniti e di buona parte dell’Occidente. Da numerose parti del mondo si sentono, in tutte le lingue, richieste e domande al governo della Casa Bianca per la scarcerazione ed il ritorno dei 5 a Cuba. Pur non avendo eccessiva fiducia in un gesto di umanità, oltre che politico, di Obama,  riteniamo che proprio da lui possa arrivare la via per la libertà dei 5 eroi cubani, con un uso legittimo delle sue facoltà costituzionali, se volesse, potrebbe infatti porre fine a queste criminali, crudeli ed ingiuste pene detentive.

Sitografia

Pdf del Volantino sulla storia dei 5 eroi cubani da ASSOCIAZIONE NAZIONALE DI AMICIZIA ITALIA CUBA,Lombardia:

http://www.lombardiacuba.it/images/volantino%20storia%20cinque.pdf

Introduzione di Gianni Mina’ al libro  ”Il terrorismo degli Stati Uniti contro Cuba” http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o6413

15^ Anniversario della morte di Fabio di Celmo, italiano ucciso dai terroristi anticastristi in un albergo a Cuba. Il governo Usa parla di lotta al terrorismo, ma usa due pesi e due misure. In questo frangente, come in molti altri casi, i terroristi non solo non li persegue ma li foraggia e protegge.http://www.granma.cu/italiano/esteri/4-septiembre-fabio-di-celmo.html

Canzone per la liberazione dei 5 eroi cubani: http://www.youtube.com/watch?v=epWfFg6m9PoVolveránCanción del autor Iraldo Leiva, interpretada por José Carlos y el Coro Prisma, dedicada al VII Coloquio Internacional por la Liberación de Los Cinco Héroes y contra el Terrorismo, realizado en Holguín del 16 al 20 de noviembre de 2011.

Giustizia per di Celmo: http://www.granma.cu/italiano/esteri/4-septiembre-fabio-di-celmo.html

http://www.stadiotardini.it/2014/05/dalla-curva-nord-alla-giovane-italia-per-tifare-aleida-guevara-la-figlia-del-che-ricevuta-da-pizzarotti-in-municipio-video-e-fotogallery-amatoriale.html

Daniele Silvestri: «Cohiba»

“L’america ci guarda

non proprio con affetto

Apparentemente placida ci osserva

Ma in fondo, lo sospetto

Che l’america, l’america ha paura

Altrimenti non si spiega come faccia

A vedere in uno stato in miniatura

questa orribile minaccia”

 

Molti si sono tormentati attorno alla domanda: perché il sistema socialista sovietico era così fragile?

Molti si sono tormentati attorno alla domanda: perché il sistema socialista sovietico era così fragile?

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione di Davide Spagnoli

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Dal libro di Roger Keeran and Thomas Kenny, Socialism Betrayed, Behind the Collapse of the Soviet Union, 2010, New York, Bloomington, versione elettronica, pp. 469-472.
(il libro può essere comprato qui: https://www.amazon.com/Socialism-Betrayed-Behind-Collapse-Soviet/dp/1450241719  oppure è possibile consultarlo qui).
“Senza una comprensione della crescita delle forze interne che si opponevano al socialismo, il sistema sembrava più forte di quanto fosse in realtà, e la sua caduta imprevista è stata quindi tanto più scioccante e sconcertante. Una domanda simile, da un altro punto di vista, si può porre come confronto: se il capitalismo statunitense è sopravvissuto ad un Herbert Hoover, che nel 1929 ha presieduto un crollo economico che ha portato la disoccupazione di massa al 40 per cento e una depressione decennale, così come la sconfitta del suo Partito repubblicano per un lungo periodo, ma il capitalismo USA ha recuperato, è cresciuto e prosperato dopo la seconda guerra mondiale, perché il socialismo sovietico non avrebbe potuto sopravvivere a un Gorbaciov?
La risposta è che il fattore soggettivo è di gran lunga più importante nel socialismo che non nel capitalismo. Questo è sia un punto di forza che un punto di debolezza. Una differenza qualitativa tra socialismo e capitalismo viene catturato nel modo di dire che: ‘il capitalismo cresce; il socialismo viene costruito’. A rischio di una similitudine noiosa, i due sistemi sono come una zattera su di un fiume e un aeroplano. Con il capitalismo – la zattera sul fiume – il timoniere che dirige la zattera deve semplicemente per evitare secche, rapide e cascate. Principalmente, il flusso della corrente del fiume controlla il ritmo e la direzione della zattera. Si tratta di un sistema semplice e soprattutto automatico. È necessaria solo una vaga supervisione. I grandi errori di solito non sono fatali.
Un aereo – il socialismo – è un sistema di trasporto di gran lunga superiore. Il suo raggio d’azione, la sua libertà di direzione e manovra, la sua velocità di gran lunga superiore a quella del zattera fiume. Ma l’aereo richiede l’applicazione consapevole delle leggi della fisica e dell’aerodinamica, la previsione di tanti fattori, la pianificazione, la scienza, la formazione, il personale di terra, il radar, e così via. Si tratta di un sistema complesso che richiede una massiccia divisione sociale del lavoro. La gestione del sistema – il suo pilotaggio, l’aspetto soggettivo della sua guida – è molto più cruciale per il funzionamento sicuro di questo sistema di trasporto rispetto a quanto avviene con la zattera nel fiume. I grandi errori nel pilotare un aereo, anche se rari, sono spesso fatali. C’è un margine minore di errore. Il fatto che gli aerei a volte hanno degli incidenti non prova la superiorità della zattera nel fiume. È solo un argomento per una migliore progettazione, per meglio pilotare, per avere aerei più sicuri.
Le leggi della costruzione del socialismo differiscono dalle leggi dello sviluppo capitalistico. Le leggi del capitalismo operano alla cieca, senza una coscienza, come la legge di gravità che spinge la zattera nel fiume a valle, non importa quale sia il timoniere. Ma le leggi del socialismo, mentre sono obiettive, richiedono un aereo il cui progettista conosca e usi consapevolmente le leggi che regolano forze come la gravità, la spinta, la portanza e la resistenza, e un pilota abile nella tecnica basata sulla sottostante scienza”

Una compagna poco nota: Olga Benario Prestes (1908-1942)

Una compagna poco nota: Olga Benario Prestes (1908-1942)

REDAZIONE NOICOMUNISTI

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

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La figura di Olga Benario Prestes è quella di un’eroina comunista brasiliana poco conosciuta ma straordinaria.

Olga nacque a Monaco di Baviera, in Germania come Olga Gutmann Benario, da una famiglia ebrea. Nel 1923, all’età di 15 anni entrò a far parte dell’Internazionale della Gioventù Comunista e nel 1928 collabora all’evasione del marito, il compagno Otto Braun, dal carcere di Moabit. Espatriò in Cecoslovacchia e da lì, si riunì con Braun, a Mosca. Come funzionario della Internazionale della Gioventù Comunista, Olga svolse varie missioni; in uno di queste fu imprigionata per breve tempo in Gran Bretagna con l’accusa di spionaggio.

Nel 1934 fu incaricata di aiutare il ritorno in Brasile di Luís Carlos Prestes, il leader del Partito Comunista del Brasile, al quale fu assegnata come guardia del corpo. Al fine di realizzare questa missione, furono realizzati documenti falsi attestanti che i due che fossero una coppia sposata portoghese. Dopo l’insurrezione fallita del novembre 1935, la Benario e suo marito entrarono in clandestinità e dopo esser a malapena sfuggiti a un raid della polizia a Ipanema, entrambi furono arrestati nel gennaio 1936, durante l’aspra campagna anti-comunista del dittatore Getúlio Vargas che aveva proclamato marziale legge e stava già tramando il colpo di stato del 1937 che avrebbe portato alla istituzione del regime fascista poi conosciuto come Estado Novo.

La vera identità di Olga fu scoperta grazie alla stretta collaborazione tra la diplomazia brasiliana e la Gestapo. in seguito alla richiesta di estradizione da parte della Germania nazista e, nonostante una campagna internazionale, Olga fu deportata in Germania nel settembre 1936. Il capitano della nave tedesca che la trasportava, annullò gli scali previsti nei porti europei non tedeschi, al fine di evitare eventuali tentativi comunisti di salvarla. Al suo arrivo, Olga fu messa in prigione, dove diede alla luce una figlia, Anita Leocádia. La bambina fu poi affidata alla nonna, Leocádia Prestes.

Questa coraggiosa comunista, Olga Benario, infine fu inviata al campo di concentramento di Ravensbrück e da lì al Centro di Eutanasia di Bernburg nel 1942, dove fu uccisa nelle camere a gas.

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Manifesto del film, “Olga”

Nel 2004 uscì il film “Olga”, basato sul libro omonimo di Fernando Morais e diretto dal regista televisivo e cinematografico Jayme Monjardim. I ruoli principali sono interpretati da Camila Morgado, Caco Ciocler, Luís Melo Fernanda Montenegro, Leona Cavalli.

“Olga” ha partecipato al 77° Oscar come miglior film straniero in rappresentanza del Brasile. Inoltre, il film ha vinto più di venti premi sia a livello nazionale che internazionale.

Di recente, “New Star Art Cinema” ha presentato il film esclusivamente presso il cinema Alkyonis ad Atene, in Grecia. Una presentazione di “Olga” è stata fatta da Liana Kanelli del KKE che lo ha definito “un potente film”.

L’anteprima del film

La liberazione a mano armata del compagno rivoluzionario Otto Braun

L’omicidio politico – La via americana

L’omicidio politico – La via americana

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Finian Cunningham

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

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11 agosto 2016

 

Da Information Clearing House e Sputnik

Donald Trump è entrato nella zona politica degli assassinii. E il sistema politico/istituzionale USA è pronto a portarlo in essere. Noi ne stiamo parlando in termini virtuali, almeno per ora.
Oggigiorno l’omicidio politico da parte dei poteri USA che non sempre contempla la liquidazione fisica di un tizio ritenuto nemico dello stato. Chi ha bisogno di tutto quel sangue e di tutte quelle polemiche? Specialmente quando la liquidazione di una persona di buona reputazione raggiunge lo stesso obiettivo finale che è l’eliminazione del bersagli dalla vita pubblica.
Lo spietato fuoco incrociato cui è sottoposto il contendente repubblicano, lascia pochi dubbi sul fatto che siamo di fronte a uno sforzo concertato per la distruzione del politico.
Nella scorsa settimana, abbiamo assistito a una fucilazione degna di un plotone d’esecuzione nei confronti del magnate di New York dalla speranze presidenziali. Gli è stato scagliato addosso, come sembra, di tutto, dalle violazioni in tema di permesso di soggiorno dalla moglie di origine slovena, alle sue prepotenze nei confronti di bambini piangenti alle manifestazioni, per finire al suo essere un servitore involontario del capo del presidente russo Vladimir Putin.
E’ cosi evidente e assurdo da essere talvolta ridicolo.
Evidentemente i media USA di notizie, controllati dalle corporation stanno cercando di scalzare Trump dal supporto del suo zoccolo duro di normali elettori repubblicani. E’ ovvio che il sistema di potere di Washington ha deciso che il rivale democratico, Hillary Clinton, sia la scelta di elezione per proteggere interessi privilegiati quando sarà il prossimo occupante della Casa Bianca.
E i media USA, in quanto pilastri del sistema, stanno facendo il loro lavoro per eliminare Trump dalla pretesa libera competizione elettorale di novembre, promuovendo e favorendo l’omicidio delle sua figura pubblica.
E’ ironico, dato che vi sono storie molto più sordide sulla Clinton, visto il suo coinvolgimento nelle operazioni guerrafondaie e clandestine di cambiamento di regime e dell’abuso del segreto di stato per il proprio arricchimento grazie a fonti estere di danaro.
L’ultimissimo segno che il segreto “Stato profondo”, vale a dire il Pentagono, la CIA, l’FBI e l’alta finanza di Wall Street, si stia muovendo per installare il proprio candidato alla Casa Bianca, è la lettera pubblicata questa settimana da 50 “esperti nella sicurezza nazionale”, repubblicani di lungo corso, che appoggiano la Clinton mentre fanno a pezzi Trump.
Ebbene sì, è proprio così. i repubblicani sostengono un democratico. Questo è quello a cui porta l’uniformità egli interessi.
Tra i firmatari vi sono, l’ex direttore della CIA Michael Hayden, l’ex capo della sicurezza della patria Michael Chertoff, entrambi servirono nell’amministrazione di George W. Bush, e infine John Neroponte che fu l’ex direttore dei servizi segreti nazionali e l’istigatore degli squadroni della morte in America centrale negli anni ’80.
La lettera a firma congiunta contro Trump segue solo di pochi giorni la pubblicazione di un editoriale sul New York Times da parte dell’ex capo della CIA Michael Morell dove biasima Trump, additandolo come un fantoccio della Russia.
Tutti questi personaggi sono intimamente connessi allo “Stato profondo” USA e dipingono Trump in modo unanime come “una pericolosa minaccia alla sicurezza nazionale americana”.
Da parte sua Trump ribatte a questa bordata di fango, dicendo che la lista degli “esperti” di sicurezza nazionale è responsabile della creazione della guerra in Irak, delle perdite di soldati USA e della crescita del terrorismo nel Medio Oriente. Sfacciatamente li ringrazia per aver reso manifesti i loro nomi in modo che il popolo americano sappia chi accusare per i disastri combinati in politica estera.
Comunque il punto è che la campagna di discredito verso Trump non è solo uno sfortunato inciampo di percorso per il candidato, dovuto a passi falsi e a dichiarazioni avventate che possono avere intessuto il suo percorso elettorale.
L’intensa, concertata natura della campagna di distruzione di Trump dimostra come la struttura di potere di Washington, incluse i media dominati dalle corporation, stiano ordendo l’eliminazione della sua figura pubblica.
Questo è un tipo di liquidazione politica in cui la la plutocrazia americana eccelle.
Qualche decennio prima un’ “azione esecutiva” od una “fine alle estreme conseguenze”, prevedevano spesso, l’assassinio vero e proprio del bersaglio.
Il caso più famoso è il presidente John F. Kennedy assassinato a Dallas il 22 novembre 1966. In quell’epoca, parecchi altri capi di stato stranieri furono eliminati dagli agenti USA, Patrice Lumumba in Congo, Rafael Trujillo nella Repubblica Dominicana e Ngo Diem nel Vietnam del sud. L’omicidio politico era, ed ancora è, parte del modo di operare americano.
L’ultimo procuratore di New Orleans, Jim Garrison, che indagò sull’omicidio di JFK Kennedy, disse che il presidente stava lavorando alla fine della Guerra Fredda con la Russia. Kennedy in silenzio stava utilizzando un canale riservato con la controparte russa Nikita Kruschev per implementare un ambizioso piano di disarmo nucleare.
JFK aveva anche recisamente rigettato le proposte segrete presentate dal pentagono per un attacco nucleare preventivo sull’Unione Sovietica. Inoltre voleva chiudere le operazioni terroristiche sostenute dalla CIA contro Cuba e ritirare le truppe USA dalla nascente guerra del Vietnam.
In questo modo Kennedy era entrato nel campo di tiro dell’omicidio politico, poiché lo “Stato profondo” mai eletto era preoccupato. Le sue scelte politiche minacciavano gli enormi interessi delle imprese di armamenti, le grandi imprese petrolifere e l’alta finanza di Wall Street. Quindi la CIA e i suoi sicari prezzolati furono impiegati per risolvere il “problema”.
Donald Trump condivide 2 aspetti con JFK. In primo luogo, come Kennedy, l’uomo d’affari è ricco in modo tale da essere indipendente e da potere permettersi di dire quello che ha in mente senza dover ingraziarsi potenti protettori. In secondo luogo ha ripetutamente puntato la sua lezione su una piattaforma elettorale di programma contro l’instancabile rafforzamento dell’alleanza militare a guida USA, la NATO, nell’Europa dell’est e contro lo schieramento di truppe USA oltremare e, in particolare, contro la politica ostile di Washington nei confronti della Russia.
Trump si è appellato alla normalizzazione delle relazioni con la Russia. La sua posizione in politica estera risulta essere un anatema per il sistema di potere di Washington che richiede, come necessità assoluta, la demonizzazione di paesi esteri in quanto “minacce alla sicurezza nazionale” per mantenere la pantagruelica economia militarizzata americana. In breve lo “stato profondo americano” deve proseguire una politica di guerre continue. La guerra è funzionale alla permanenza del capitalismo americano in bancarotta.
La disfunzione sistemica consiste nella continuazione della Guerra Fredda con la Russia e nel conseguente pompaggio di migliaia di miliardi di dollari nelle casse delle élite delle corporation e dell’alta finanza che la fanno franca grazie ai loro lacchè fra i politici e i canali dei media.
Chiunque sfidi questi potenti interessi americani è passibile di essere terminato. Si entra nel campo di tiro.
Nei tempi passati, il metodo di eliminazione fino alle estreme conseguenze normalmente prevedeva l’eliminazione fisica.
Cinque decadi dopo JFK, i metodi USA di omicidio politico si sono evoluti in qualcosa di più sofisticato. L’omicidio della figura pubblica è sufficiente per la maggior parte dei casi. Nessuna necessità di mettere sotto contratto dei sicari o di mescolarsi ad inchieste pubbliche. Il lavoro sarà fatto dai sicari dei media.
Basta che il bersaglio sia sottoposto al tiro incrociato di uno sbarramento di fuoco dei media che non gli lasci scampo.
Anche ogni capo di stato estero che diventa un “problema” per gli interessi del potere USA viene bersagliato nello stesso modo. Infatti il presidente della Russia, Putin, ne è il miglior esempio.
Avvicinandosi le elezioni presidenziali USA , previste fra tre mesi, bisogna solo solo guardare come i poteri ombra di Washington si stiano mobilitando per buttare fuori gara Trump.
Mettere fuori gioco nemici politici con misure estreme è il modo americano di fare le cose.

NEO – Hijacking Trump

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Gordon Duff

FONTE
Traduzione di Guido Fontana Ros

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[Nota del redattore: Questo è un pezzo clamoroso di Gordon che rimarrà nel tempo. Diffondetelo in lungo e in largo mentre lo potete ancora fare. Non importa se siete occupati, leggetelo anche se siete lettori di lungo corso di VT e avete familiarità con la storia sottesa. Il pezzo su Trump è nuovo.

Vi avverto che è una storia deprimente, perché abbiamo ancora un’enorme porzione di popolazione cui è negato questo, che è educata a un livello dove potrebbero sapere, ma si pretende che non si sappia, che loro non hanno intenzione di andarsene.

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I manipolatori hanno fornito loro una copertura/scappatoia meravigliosa, la capacità di ripulire ogni cosa dicendo; “si tratta di ciarpame della teoria della cospirazione”… solo poche parole da ricordare che sono popolari perfino tra le persone con quoziente intellettivo di 60.

Il mio risveglio su molte di queste cose fu un processo lungo e lento, ma ho cominciato a credere a qualche sospetto su Hoover quando affermava che non ci fosse la mafia e che giunse dopo i rapinatori di banche e i contrabbandieri di liquore come se essi fossero un ricco giacimento di PR.

Gordon tratta di questo qui sotto con il tirapugni, nel suo solito stile… più in fretta di quanto riesca a scrivere, perché non deve guardare alcuna altra cosa. Salvate il link per quando incapperete in qualcuno che merita di essere inserito in questa storia dell’orrore… Jim W. Dean]

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Pubblicato per la prima volta il 9 agosto 2016

Nei due mesi passati, la popolarità di Donald Trump fra i più starnazzanti ed estremisti degli elettori americani di destra è salita, gli elettori non sono mai in discussione, mentre con “gli elettori indecisi” le cose sono molto diverse. Sia per caso che di proposito, il sabotaggio della campagna di Trump può essere delineato facilmente.

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Quando prendeva in considerazione l’idea di concorrere alla presidenza, i membri del comitato elettorale contattarono Veterans Today. Essi ci offrirono carte da riunioni sull’Africa, il Medio Oriente, sulle relazioni NATO e Russia e su una nuova “Guerra fredda” e atri materiali  i cui allora necessitavamo ovviamente. In cambio ci chiesero una mano sulle teorie della cospirazione.

Cominciarono col menzionare questioni come quella dell’ “Elmo di Giada” e dell’allora corrente assedio nell’Oregon, alla cui origine vi erano dei violenti estremisti antigovernativi manovrati da troll di internet. La squadra di Trump ignorava di addentrarsi nel “mondo delle milizie” dove gli informatori dell’FBI sopravanzano i “veri credenti” 10 a 1.

Ci sono così tanti informatori del FBI nella milizia e nei movimenti neonazisti della destra americana che, per anni, sono stati a spiarsi a vicenda. Naturalmente l’ FBI all’epoca ha spezzato il confronto in Oregon, imprigionando molti che da anni lavoravano per essa.

Questa è la trappola in cui è caduto Trump, i suoi burattinai lo hanno indottrinato con la falsa credenza di movimenti antigovernativi di milioni di membri, portandolo a una retorica violenta e infarcita di odio per eberei, neri e intellettuali.

Dietro di lui ci sono i manipolatori del FBI e della Sicurezza Interna che si assicurano il posto fabbricando minacce terroristiche interne come gli attentati di Oklahoma, dove quasi tutte le persone coinvolte lavorano per l’FBI, incluso Tim McVeigh, ex membro delle Forze Speciali dell’esercito e informatore e “affiliato” della milizia del Michigan gestita dall’FBI.

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Tim McVeigh

Non bisogna dimenticarsi del famigerato “cecchino di DC”, John Allen Muhammad ex membro delle Delta Forces, giustiziato nel 2009 nella sparatoria di Fort Hood dal dottor Nidal Hasan, ex consigliere della squadra di transizione del presidente Bush, scoperta fatta esaminando i dati dell’università George Washington.

C’è la piccola questione che la miscela di terroristi interni, di ufficiali ai massi livelli e di operativi clandestini dei servizi, di agitatori e di informatori, tutti tipi marginali con precedenti penali, stanno conducendo le forze dietro gli estremisti basati su internet che hanno sposato le vedute di Trump.

C’è anche un’altra piccola questione: i burattinai di Trump l’hanno inserito in questo ciarpame e sono stati così elettrizzati dal nutrire un miliardario candidato presidenziale di fantasie e da ricorrere dall’FBI per vantarsi di esso.

Questa non è una supposizione, non lo è per nulla.

Retroterra
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La nostra investigazione mostra che i “burattinai” di Trump, alla ricerca di un modo “economico e sporco” per pregiudicare la sensibilità degli elettori, si siano rivolti rapidamente alla parte peggiore di internet, ad imbonitori podcaster e blogger, molto dei quali hanno un retroterra suprematista e di identitarismo cristiano e quindi siano caduti in trappola in quanto quasi tutti quegli individui sono informatori dell’FBI.

Le affermazioni di Trump, il suo sostegno alla Russia, popolare presso un ampio numero di americani, ma combinato con accuse insensate e buffonate inbarazzanti, lo hanno fatto affondare non solo in una scommessa perdente per la presidenza ma anche in ua minaccia per il sistema politico dell’America.


Preso atto di questo, si pensava che Jeb Bush e John Kasich fossero i candidati del GOP in un’elezione truccata dagli intermediari del potere, dove i candidati doveavano “adempiere” certe “aspettative” o fare i conti con le bizzarrie del voto elettronico o con l’assassinio. Questo è il reale sistema politico americano, ma Trump ha oltrepassato la linea.

Cos’è l’FBI e come cominciò il suo coinvolgimento nella politica? L’FBI è un’organizzazione sfuggente istituita nel 20° secolo per combattere l’immoralità e la libera sessualità in America. Nel 1919 era stata approvata la proibizione dell’alcol, le donne avevano ottenuto il voto e quindi era stata istituita un’organizzazione per supervisionare le camere da letto dell’America, la sola che potesse controllare le pratiche sessuali tra coppie di sesso opposto, anche legalmente sposate

Per gestire questa organizzazione venne scelto J. Edgard Hoover, ritenuto ora non solo un gay dichiarato ma anche un travestito, se si pone credito alle storie diffuse dai media dopo la sua morte. Spargere tali notizie prima della sua morte, voleva dire esporsi a rappresaglie. Hoover non solamente gestì un’enorme operazione di ricatti politici, ma l’FBI avrebbe potuto assassinare chiunque avesse offeso Hoover, purché non facessero parte della mafia o del crimine organizzato.

Vedete, l’FBI andava a caccia di comunisti e di “pervertiti”, ma mai di membri del crimine organizzato. Hoover affermava che non esisteva una cosa del genere, niente mafia, niente gruppi rituali di satanisti, niente cabale di Wall Street, solo hippie comunisti e un’élite intellettuale che bisognava spiare.

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Questa è l’FBI e per questo che i programmi delle operazioni coperte, COINTELPRO, furono istituiti e nei fatti mai fermati. Il consulente di Veteran Today ed esperto di controsionaggio, Fred Coward, ha collaborato a COINTELPRO, rispondendone direttamente a Hoover e ancora difende astiosamente la sua guerra ai comunisti interni ma alcuni di noi vanno oltre e fanno ulteriori domande.

Oggi non solo l’FBI ma anche 16 agenzie note al pubblico e oltre 10 clandestine istituite nell’era della legislazione di emergenza della legge marziale di Bush, hanno ancora il diritto di detenere e di torturare senza ogni limite costituzionale cittadini americani per qualsiasi ragione.

Gli americani si sono assuefatti a sapere che le loro telefonate sono registrate, i loro computer violati, che ai lettori di contatori viene detto di guardare dalle finestre, che ai vicini viene detto di dare informazioni su altri vicini, questo è quello che l’America è diventata.
Dando a Cesare quello che è di Cesare, Trump potrebbe mettere fine a questo e non c’è nessun altro che lo potrebbe fare. Solo per questa ragione , nonostante gli orribili errori commessi, Trump merita la candidatura.

Questo di per sé è il motivo per cui Trump è nel mirino. La logica alla base di questo non è tanto la preoccupazione per il controllo degli americani che sono diventati tra i popoli più istituzionalizzati e politicamente senza speranza sulla terra, ma piuttosto per mantenere la narrazione, l’aria di normalità, avvolta in un velo di bugie, che è diventato il palcoscenico politico dell’America.

E’che oltre 50 miliardi di dollari l’anno vanno a queste agenzie e alle potenti società appaltatrici che le supportano, denaro in gran parte rubato. Peggio ancora l’infrastruttura della polizia di stato, ora impiega quasi 800.000 tra i peggiori dell’America, gente senza rispetto per la legge o per i diritti umani, una nuova generazione di guardie dei campi di sterminio di morte e di kapo, che vedono se stessi come governanti, i controllori d’America, al di sopra della legge, cui è stato dato il potere di proteggere una popolazione schiava dall’abusare delle libertà democratiche e delle scelte elettorali.

per comprenderli bisogna solo riandare al dopo 9/11 e all’istituzione del Dipartimento per la Sicurezza della Patria e a chi è realmente Michael Chertoff.

il nome stesso, “Sicurezza Interna” è ripugnante agli americani. L’America non è mai stata una “patria” e gli americani non hanno mai usato tele termine. Questo viene dritto dal “reich” di Hitler e non ha alcuna base nella cultura e tradizione americane, è un termine inventato da un gruppo di esperti di Washington.

Concesso che Trump possa essere la persona che possa mettere fine a tutto questo, vederlo calato in un mondo di fantasia creato da un’operazione di COINTELPRO e di pianificati eventi terroristici, di paure di invasioni fasulle e di teorie cospirazioniste inventate, è una vera e propria vergogna.

AUGUSTO CESAR SANDINO. SANGUE LATINO E CUORE DI LIBERTADOR

AUGUSTO CESAR SANDINO. SANGUE LATINO E CUORE DI LIBERTADOR

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Luca Baldelli

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Sigillo di Sandino

Se si dovesse citare un esempio di “Che“ Guevara ante – litteram, di spirito latino – americano insubordinato verso ogni forma di oppressione e, al contempo, profondamente legato al caleidoscopico milieu di tradizioni, sensibilità e vibrante nazionalismo progressista serpeggiante dai Caraibi fino alla Terra del Fuoco, un posto d’onore sarebbe senza dubbio riservato ad Augusto Cesar Sandino.

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Nella sua figura sono mirabilmente riassunti tutti i tratti caratteristici del libertador e, assieme, tutte le note dello spartito antimperialista e socialista del XX secolo. E’ il 18 maggio del 1895 e a Niquinohomo, centro del Nicaragua famoso per ospitare la più antica Chiesa del Paese, la proletaria Margherita Calderon, lavoratrice agricola di una ricca piantagione di caffè, mette al mondo un figlio frutto di una relazione con il proprietario della piantagione stessa, il ricco e potente Gregorio Sandino. La vita del bambino, battezzato col nome di Cesar Augusto, nome rivelante auspici “ imperiali “ e futuri sogni di gloria da parte del megalomane genitore, non è semplice. A 9 anni viene infatti abbandonato dalla madre e inviato a vivere con la nonna materna, per poi tornare in casa della famiglia paterna a lavorare da peon, ovvero praticamente da schiavo, nelle piantagioni.

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Anni ’30: contadini in una piantagione in Nicaragua

Curvo sotto al sole cocente della terra natia, fecondo ventre di meraviglie naturali non godute dallo sguardo chino dello sfruttato, Sandino comincia presto a comprendere i meccanismi della dittatura feudal – capitalista che strangola le potenzialità del Nicaragua, a prescindere dai fantocci posti a capo di governi con debolissime, quasi ironiche parvenze di sovranità e autonomia. Nel luglio del 1912, a 17 anni, Augusto Cesar Sandino è testimone di un fatto che segnerà per sempre il suo destino: l’intervento militare degli Stati Uniti destinato a reprimere una rivolta scoppiata contro il Presidente Adolfo Diaz, fantoccio yanqui. Gli Usa intervengono massicciamente per difendere, nella figura di Diaz, il garante dei loro abusi e dei loro interessi banditeschi, contro le truppe rivoluzionarie guidate da Benjamin Zeledon, ucciso nella storica Battaglia della Collina di Coyotepe che segna, con la presa di Masaya, la vittoria degli imperialisti.

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Nel 1921, a 26 anni, Sandino è protagonista di un tentato delitto, in quanto cerca di far fuori il figlio di Dagoberto Rivas, notabile conservatore, il quale aveva offeso sua madre con parole pesanti. Qualche tempo dopo, il futuro rivoluzionario emigra e si stabilisce in Messico, dove trova impiego presso la raffineria della “Standard Oil “ sita nei pressi del porto di Tampico. Qui, tra i sombreri, i cactus e i ponchos logori o finemente ricamati, sfoggiati tanto da popolani quanto da dignitari, è tutto un ribollire impetuoso e fremente di fermenti rivoluzionari, anche se il governo cerca di soffocare tutto nella pesante cortina della reazione termidoriana, mascherando con l’attuazione della Costituzione del 1917 la repressione delle ali più radicali della rivolta sociale e antimperialista. A contatto con la dura realtà dei lavoratori messicani, sfruttati dagli oligopoli stranieri e dai reazionari indigeni, Sandino matura una compiuta coscienza rivoluzionaria: si avvicina alla Chiesa Avventista del Settimo Giorno, nonché ai circoli anarchici, comunisti e antimperialisti. Il suo è un credo infiammato di carica eversiva, contro il potere e contro i prepotenti; un credo sincero, genuino, fresco e, soprattutto, profondamente sincretico, che unisce e non divide, che integra e non esclude, che coniuga materialismo dialettico e spiritualità evangelica.

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La storia del sandinismo sarà sempre permeata da questo connubio, a tal punto che, a partire dal 1979, con la vittoria dei rivoluzionari di Ortega sulla corrotta tirannide somozista, ricopriranno cariche governative di primaria rilevanza sacerdoti quali Ernesto Cardenal, Miguel d’Escoto, Fernando Cardenal ed Edgar Parrales. Fianco a fianco con adamantini marxisti – leninisti e socialisti di sinistra. Socialismo radicale e cristianesimo social – rivoluzionario troveranno insomma, nella Rivoluzione sandinista, un punto di sintesi inedito e vincente. Torniamo però agli anni ’20, ruggenti, in Nicaragua, non certo nel senso edonista con il quale vengono rievocati nell’occidente borghese. Nel Paese a ruggire è lo spirito rivoluzionario, la rivolta sociale e politica che mette nel proprio mirino le corrotte oligarchie locali e i loro padrini nordamericani. In questo quadro Sandino, nel 1926, forte di esperienze di vita e di lotta assai istruttive, che lo hanno elevato al di sopra di un confuso ribellismo anarchico, torna nella terra natia e si getta nel vivo fuoco della lotta contro il Presidente – fantoccio Adolfo Diaz, puntellato nell’usurpata poltrona dai dollari americani e dalle armate yanqui.

Si tratta di riportare al potere il liberale Juan Bautista Sacasa, liberale esiliato e sostenuto dalle truppe del generale ribelle Josè Maria Moncada Tapia. Sacasa è riconosciuto come legittimo Presidente del Nicaragua dal Messico, che non solo strizza l’occhio ai rivoluzionari, ma invia armi per appoggiarne concretamente la causa. Sandino è parte in causa, non sta alla finestra, non è sua abitudine; al tempo stesso, però, evita di legare i propri destini fino in fondo, senza alcun discernimento, a dei liberali che, sempre più, da giacobini radicali, araldi intransigenti di istanze sociali, si stanno annacquando nel mare magnum (anzi, nella cloaca minor) del compromesso e dell’accettazione dell’ordine costituito. Posizione, questa, assai lungimirante e lucida, come vedremo.

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Sandino insieme a Sacasa

Che fare, dunque? All’interrogativo leninista, Sandino risponde con il pragmatismo e il coraggio che lo contraddistinguono, coniugando, mazzinianamente, pensiero e azione: mette in piedi un’armata di minatori delle miniere d’oro del Paese, gente coi calli alle mani e le idee molto chiare, ai quali si uniscono poi artigiani, operai ed esponenti della piccola e piccolissima borghesia. Questo primo nucleo di esercito sandinista, permeato di volontarismo, fiducia cieca nelle proprie forze, impavido ottimismo, attacca la roccaforte conservatrice di S. Albino; l’esito è una cocente sconfitta, ma l’acciaio è ormai temprato e la battaglia, persa sul terreno tattico, è guevarianamente vinta, cioè vinta moralmente. I liberali attaccano Sandino, ufficialmente per il suo “avventurismo“, in realtà perché ne temono le capacità e potenzialità. Questo atteggiamento convince sempre più il capo rivoluzionario a troncare i rapporti con i liberali e a pensare, sulla base di un’evidenza sempre più eclatante, ad una ferrea alleanza con la classe contadina, da sempre emarginata.

Questa classe va coinvolta e messa al centro di un programma di liberazione e riscatto sociale: ecco l’intuizione di Sandino, la sua prodigiosa lucidità visionaria, che i vecchi notabili liberali, ignorano quando onesti intellettualmente, da ingenui positivisti, o sbeffeggiano e denigrano quando disonesti e corrotti. La classe contadina, che da secoli sfama e mantiene le città e, in primis, i ricchi sfruttatori, venendo derubata del proprio pane, attende l’ora della sua rivincita, e questa potrà venire solo dalla rivoluzione, con il rovesciamento del vecchio ordine, la riforma agraria e l’abolizione dei lacci schiavili posti al collo della Nazione dall’imperialismo nordamericano.

Il 1927 è un anno decisivo: l’armata sandinista, sempre più numerosa, dà una mano decisiva ai liberali in marcia verso la capitale Managua. Sembra che si sia sulla strada della vittoria sicura ma, quando la sorte sembra arridere alla prospettiva della conquista del centro nevralgico del Paese, ecco che l’ombra della corruzione e del compromesso torna ad avvolgere col suo manto nero la Nazione: la colonna liberale in marcia si arresta e si piega al cessate il fuoco e all’armistizio proposto dagli yanquis, che altro non vogliono se non prendere tempo e valutare su quali cavalli puntare per continuare a dominare il campo.

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Patrioti sandinisti

Il 4/5/1927 viene firmato il “Pacto del Espino Negro“ tra il generale Moncada e il Presidente usurpatore Diaz. Agli Usa, che quel patto lo hanno scritto nella persona del Segretario di Stato Henry L. Stimson, viene riconosciuto il “diritto” di restare nel Paese con proprie truppe fino al 1928, data prescelta per elezioni farsa in cui i vincitori saranno, sempre e comunque i nordamericani. Questo, è ovvio, sulla carta. In realtà, l’imperialismo nordamericano si installa nel Paese per controllarlo in ogni suo centimetro quadrato e per sempre, non per un lasso così ristretto di tempo.

I capi rivoluzionari, Augusto Cesar Sandino, che controlla la zona di Nueva Segovia, con le sue alture impervie e selvagge, e Francisco Sequeira Moreno (detto “Chico Cabuya“ ), capo carismatico degli indomiti ribelli di Chinandega, rifiutano quei patti estorti dagli yanquis con la violenza, il ricatto e i dollari. Sotto le loro bandiere, continuano la lotta contro usurpatori e nemici interni ed esterni. Sandino, in particolare, si ritira nell’altura di El Chipote e crea una nuova bandiera per i suoi uomini: un vessillo rosso vermiglio con una striscia nera, a simboleggiare il fervore della lotta e, insieme, il sacrificio fino alla morte per la causa della libertà.

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Bombardamento su El Chipote

Emblematiche le parole del capo rivoluzionario, mentre procede alla fondazione dell’ “Ejercito Defensor de la Soberania Nacional “ (EDSN), ovvero dell’ ”Esercito di Difesa della Sovranità Nazionale“: “ No me vindo ni me rindo ; yo quiero patria libre o morir“ (“Non mi vendo e non mi arrendo; voglio la patria libera o la morte”). Forte di un seguito popolare sempre più capillare ed entusiastico, Sandino attacca frontalmente truppe mercenarie interne e marines americani, per la gioia di un popolo che, ormai, non nutre più alcuna fiducia né nei conservatori né nei liberali, tanto che un detto nicaraguense dell’epoca recita : “Cinco liberales y cinco conservadores suman diez bandidos“ (“Cinque liberali e cinque conservatori fanno dieci banditi“).

Il 16 luglio del 1927 rappresenta una data storica indelebile: l’Esercito sandinista, infatti, si cimenta nell’epica Battaglia di Ocotal. In questo confronto con il potere e con i suoi padrini imperialisti, i rivoluzionari combattono con indescrivibile ardimento, costringendo i marines e i loro collaborazionisti locali, sonoramente battuti, ad abbandonare il campo. Si evita il tracollo definitivo, con esiti rovinosi, solo grazie ai massicci bombardamenti dell’aviazione militare, che semina morte e distruzione dall’alto, mentre le truppe di terra yanqui, furibonde per la sconfitta, si vendicano sulla popolazione civile uccidendo persone inermi e violentando donne.

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Marines a Ocotal

Il 27 febbraio del 1928, altro scontro epico: la Battaglia di “El Bramadero“, nella quale i sandinisti, temprati nel fuoco di Ocotal, e perfezionati nelle tecniche di guerriglia, assaltano le truppe nemiche in agguati rocamboleschi, da manuale, con fenomenale abilità strategico – tattica. Cinque ore di pugna cruenta ed eroica, con incursioni anche nelle proprietà dell’ex Segretario di Stato americano Knox, prima tra tutte la miniera denominata “La Luz“. Il nome di Sandino risuona ormai in tutto il Paese, che riconosce nella sua figura l’erede dei grandi libertadores latinoamericani.

All’ammiraglio Sollers che lo invita a deporre le armi per trarne beneficio, Sandino risponde inflessibile: “La sovranità di un popolo non si discute, ma si difende con le armi in pugno. La resistenza armata ci farà conseguire i benefici ai quali lei allude, esattamente come l’ingerenza straniera nei nostri affari interni causa la perdita della pace e provoca l’ira del popolo”. Al culmine del sostegno popolare, i sandinisti estendono la loro area di influenza in varie zone e anche la Capitale, Managua, è ormai nel loro raggio d’azione, con ripetute incursioni esaltate dalla popolazione. Dinanzi al dilagare delle forze rivoluzionarie, i nordamericani se la danno a gambe, ritirando i marines dal Paese.

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Reparto di sandinisti

Sandino, mostrando abilità diplomatica, invia al Presidente Sacasa una proposta di pace, nell’interesse del Paese e della sua sovranità: essa viene accettata e così, il 2 febbraio 1933, termina ufficialmente la guerra. La pace, però, si fa strada tra mille ostacoli e volge quasi subito in farsa: infatti, mentre i sandinisti disarmano e tengono fede ai patti, gli yanquis seminano zizzania per interposta Guardia Nazionale, un corpo da loro creato ad hoc e messo in mano al feroce e perfido Anastasio Somoza Garcia, fondatore della dinastia tirannica e corrotta che reggerà le sorti del Paese fino al 1979.

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Luridi sgherri della Guardia Nacional con teste mozzate di sandinisti

Questo corpo di pretoriani procede a persecuzioni, azioni provocatorie e crimini contro i sandinisti e i loro simpatizzanti. E’ chiaro che, sotto il manto della pace, si vuole riattizzare un fuoco che divampi e divori le temute forze rivoluzionarie, uscite vincitrici dal confronto. Sandino entra nel mirino di un vasto complotto, ordito tra Managua e Washington, da menti non raffinatissime, ma votate all’intrigo e alla diversione. Il 21 febbraio 1934, dopo una cena presso La Loma (il Palazzo presidenziale di Managua), Sandino, grazie ad una trappola ben congegnata, viene catturato, condotto presso il monte chiamato La Calavera e ucciso assieme ad altri compagni di lotta. Viene eliminato pure il fratello, Socrates, colonnello dell’Esercito rivoluzionario.

Il padre, Gregorio, presente all’ultima cena e ai successivi avvenimenti, secondo alcune testimonianze proferisce le testuali parole sul tragico destino del figlio:

“Lo stanno uccidendo. Sarà sempre una verità quella per la quale colui che si pone come redentore, muore crocifisso“.

Il Paese, eliminate le avanguardie più coscienti e coraggiose, è pronto per il passaggio di poteri, che avviene di lì a poco, da Sacasa a Somoza. Con questo avvicendamento, voluto dai nordamericani, la Nazione sperimenterà più di 40 anni di tirannia oligarchica e yanqui – dipendente, una tirannia che la trasformerà ancor di più in una piazzaforte dell’imperialismo, del sionismo, del capitalismo sfruttatore, in una base di sovversioni e complotti rivolti contro i popoli liberi dell’America Latina.

Migliaia e migliaia i morti provocati dalla famiglia Somoza, nelle carceri e nelle feroci repressioni per le strade. A rompere la catena dell’asservimento, saranno, nel 1979, i rivoluzionari di Daniel Ortega che, fregiatisi proprio del nome di “sandinisti“, e forti di un appoggio popolare vastissimo, accresciutosi dopo i tragici eventi del terremoto del 1972, costringeranno alla fuga Anastasio “Tachito“ Somoza (figlio del mandante dell’uccisione di Sandino) e volteranno pagina per più di dieci anni, con riforme radicali e rivolgimenti mai visti nel Paese. A contrastarli, come sempre, gli yanquis, per interposti collaborazionisti e terroristi locali. Nihil sub sole novi: il detto latino è vero, ma è tanto più vero pensando all’attualità e alla pregnanza del pensiero di Sandino, in un’America Latina ricca di fermenti e capace di darsi governi come quello di Chavez, di Evo Morales e di altri eredi dei libertadores.

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1979: guerrigliero sandinista con la sua famiglia

 

False flag ovvero come iniziare una rivoluzione colorata in Argentina

False flag ovvero come iniziare una rivoluzione colorata in Argentina

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione di Guido Fontana Ros

Inizio anni ’80: Argentina e Iran si accordano per cooperare nel nucleare. Gli USA non gradiscono e 2 grandi attentati colpiscono obiettivi israeliani a Buenos Aires. Israele e USA accusano gli iraniani e gli Hezbollah di esserne gli autori. Sotto la presidenza di Menem le indagini non approdano a nulla e il suo successore Kirchener incarica il giudice Nisman delle indagini. Quest’ultimo vicino all’ambasciata USA e a personaggi quantomeno ambigui del servizio di intelligence argentino sposa la tesi della colpevolezza iraniana. Anni dopo quando deve presentarsi in Parlamento per esporre le sue accuse viene trovato misteriosamente morto… che combinazione! Ucciso da chi? ma dalla malvagia Cristina, feroce dittatrice dell’Argentina che è in contrasto con i maggiori esportatori di democrazia al mondo: gli anglosionisti.

TRADUZIONE

FONTE

A man walks over the rubble left after a bomb expl