Una voce fuori dal coro: Caleb Maupin

Una voce fuori dal coro: Caleb Maupin

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI DAVIDE SPAGNOLI

Chi è Caleb Maupin?

iran-portrait-mosque-2-croppedCaleb Maupin è un giornalista e un analista politico che risiede a New York concentrando la sua copertura giornalistica sulla politica estera degli Stati Uniti e il sistema globale del capitalismo monopolistico e dell’imperialismo.
È apparso su Russia Today, PressTV, Telesur e CNN. Ha fatto reportage dagli Stati Uniti, oltre che dall’Iran, dal Golfo di Aden e dal Venezuela. È stato relatore in numerose università e conferenze internazionali a Teheran, Quito e Brasilia. I suoi scritti sono stati tradotti e pubblicati in molte lingue tra cui farsi, cinese, russo, arabo, spagnolo e portoghese.
Originario dell’Ohio, ha studiato scienze politiche al Baldwin-Wallace College. Oltre al suo lavoro di giornalista, analista e commentatore, si è impegnato nell’attivismo politico. Ha fatto parte del movimento Occupy Wall Street fin dalle prime fasi di pianificazione nell’agosto del 2011. Ha lavorato contro la brutalità della polizia, l’incarcerazione di massa e la guerra imperialista.
Nel 2015, ha partecipato al viaggio dell’Iran Shahed Rescue Ship, tentando di consegnare aiuti umanitari allo Yemen con la Mezzaluna Rossa della Repubblica islamica dell’Iran.
L’obiettivo del suo lavoro è quello di promuovere l’ideologia rivoluzionaria e sostenere tutti coloro che combattono contro il sistema globale dell’imperialismo capitalista monopolistico.

Fonti:

http://calebmaupin.info/biography/

https://www.rt.com/op-edge/authors/caleb-maupin/

Articoli e dichiarazioni di Caleb Maupin

 

 

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Jack Ma: apprendere il marxismo

di Caleb Maupin

trascrizione e traduzione di Davide Spagnoli

Salve amici. Recentemente sono stato in Russia, e ho avuto modo di partecipare a un forum sponsorizzato dal Valdai Discussion club, un serbatoio di cervelli molto importante in Russia, che ha sede nella città di Sochi, e le cui attività spaziano su molte aree, e a questo evento ho avuto la possibilità di ascoltare Jack Ma. Jack Ma, che era uno degli oratori, è l’Amministratore delegato di Alibaba che probabilmente è la più grande società di Internet in Cina, e lui è probabilmente l’uomo più ricco della Cina. E Jack Ma ha tenuto un intervento, ed ero seduto tra il pubblico, e quello che mi ha colpito è stato quanti concetti marxisti o marxiani ha espresso, e mi è involontariamente scappato una specie di sorriso perché mi sono reso conto di conoscere un sacco di persone che non capiscono chi fosse Karl Marx e non capiscono il marxismo. Molte persone del marxismo hanno in mente questa specie di immagine caricaturale, secondo cui Karl Marx avrebbe detto che tutte le persone dovrebbero unirsi per fare una rivoluzione violenta e imporre una utopia sul mondo e cercare di creare una utopia; ma se ascoltate Jack Ma, questo non è quello che ha detto Karl Marx né quello che il marxismo realmente è. Jack Ma spiega alcuni concetti chiave che si possono trovare nei lavori di Karl Marx. Ascoltiamo alcune delle considerazioni fatte da Jack Ma al Valdai Discussion Club; poi vi illustrerò come le radici di queste considerazioni si possono realmente trovare in Karl Marx. Le idee di Jack Ma sono realmente influenzate da Karl Marx. Ascoltiamolo.

«…dove le persone si preoccupano cerchiamo di capire il modo per risolvere le preoccupazioni. Oggi molte cose sono cambiate, ma le persone si preoccupano anche di internet. Si preoccupano ancora di più. E questo mi fa venire in mente i primi tempi in cui le persone erano preoccupate dalle automobili, quando le automobili erano appena state progettate. Le persone erano più preoccupate per gli incidenti stradali, invece delle grandi cose che l’auto avrebbe portato nella vita degli uomini. Ho notato che le persone sono preoccupate per i dati, per la privacy, per la sicurezza. Penso che la cosa peggiore di cui dobbiamo preoccuparci sia la preoccupazione stessa. Molti paesi, a causa della preoccupazione, perdono molte cose. Oggi in Europa non vediamo molte grandi aziende che operano in Internet. Una delle ragioni è che si preoccupano troppo, credo. E la preoccupazione ci impedirà di essere più creativi».

Bene. Così Jack Ma, in sostanza, sta dicendo che non dovremmo essere spaventati dalla tecnologia. Sapete, ad un certo punto, quando il capitalismo aveva iniziato a svilupparsi, c’era un gruppo di persone chiamate luddisti che bruciavano i telai perché vedevano che questi eliminavano posti di lavoro. E questo nuovo ordine sociale del capitalismo, e le fabbriche, e la produzione erano il problema, e i luddisti volevano far tornare indietro la Storia.

Erano luddisti.

E molte volte la gente dirà che la tecnologia stessa è il problema. Karl Marx, vedendo come il capitalismo era emerso dal feudalesimo, diceva che il problema non è la tecnologia, ma il problema è come la tecnologia è organizzata e come viene impostata la produzione. Marx comprende che ciò che separa gli esseri umani dagli animali è, in realtà, la loro capacità di creare tecnologia. E che gli esseri umani sono costantemente in marcia. Il progresso umano è un concetto marxista fondamentale. Così quando Jack Ma dice che la gente non deve essere spaventata da Internet, sta articolando un concetto fondamentale degli insegnamenti di Karl Marx. Ascoltiamo ora un’altra parte di quello che dice Jack Ma

«La tecnologia basata sulla base di dati eliminerà molti posti di lavoro. Ma la maggior parte di questi sono lavori stupidi. Questi lavori dovrebbero essere fatti dai computer, non dagli esseri umani. Negli ultimi cento anni, abbiamo reso le persone macchine. Ora facciamo le macchine come le persone, stiamo costruendo il rovescio della medaglia. Ma nei prossimi dieci, vent’anni, il modo giusto per farlo è quello fare le macchine come macchine e le persone come persone. Una macchina non sarà mai in grado di superare gli esseri umani. Le macchine sono intelligenti, le macchine sono più forti e veloci, ma una macchina non ha un’anima, non valori, non ha le convinzioni che le persone hanno. Quindi non dovremmo fare macchine che pensano come gli esseri umani, ma macchine che imparano come gli esseri umani, è questo ciò in cui crediamo. Pensiamo che in futuro non ci saranno Made in China Made in America, Made in Russia. Sarà Made in internet. Può piacere o meno, ma la rivoluzione tecnologica sta arrivando. Nessuno può fermarla. Ma il modo in cui insegniamo ai nostri figli, i curricula che insegniamo ai nostri figli, le materie che insegniamo ai nostri figli, potrebbero essere di ostacolo per ottenere un lavoro. Perché è certo il computer sarà molto più intelligente degli esseri umani. Dovremmo insegnare ai nostri figli a essere più creativi. Dovremmo insegnare ai nostri figli a essere più innovativi. Dovremmo insegnare ai nostri figli a essere più costruttivi».

Qui Jack Ma cita un altro concetto marxista. Karl Marx nei suoi scritti parla di come sotto il capitalismo fondamentalmente gli esseri umani siano ridotti ad essere ciò che lui chiama appendici delle macchine. In sostanza è noto che i capitalisti cercano di produrre il più possibile. Vogliono assumere il minor numero di persone. Vogliono eliminare posti di lavoro. Vogliono ridurre gli esseri umani a una sorta di ingranaggi di una macchina. Assumendone il minor numero possibile, in modo da produrre la massima efficienza possibile, pagando bassi salari, avendo il più possibile rimpiazzi di mano d’opera. E questo influenza davvero la vita delle persone. Gli esseri umani sono ridotti a una sorta di ingranaggi di una macchina. E viene loro insegnato a non usare il cervello, a essere obbedienti; e questo è un po’ quello che è successo ai lavoratori. Alla classe operaia hanno strappato la creatività e l’individualità, riducendola a un ingranaggio di una macchina industriale, che il capitalista cerca di rendere sempre più efficiente, tentando di eliminare l’umanità e i bisogni dei lavoratori, rendendoli facilmente sostituibili, pagandoli il meno possibile. L’alienazione del lavoro nel sistema produttivo capitalista è un concetto marxista fondamentale a cui Jack Ma allude quando racconta di come l’intelligenza artificiale la stia portando ad un livello completamente nuovo. E saranno quei lavori che lui chiama stupidi, che verranno eliminati. L’unica cosa che rimane agli esseri umani è la loro intelligenza. Ora volevo andare avanti perché un altro dei pensatori del movimento marxista è Lenin. E se ascoltate questo brano estratto dalle osservazioni di Jack Ma, potete anche ascoltare un concetto leninista, l’articolazione di un concetto marxista-leninista.

«Riguardo alla globalizzazione. Penso che la globalizzazione non abbia niente di sbagliato. Ma la globalizzazione oggi non è perfetta. È solo una neonata. Mille anni fa, il commercio globale era determinato da alcuni re e regine. Negli ultimi 30 o 40 anni, della globalizzazione hanno beneficiato solo 60.000 grandi aziende. Il 20 % dei paesi ha successo mentre l’80 % non ha possibilità. La tecnologia basata sull’informazione è 20/80, ma quella basata sulla base di dati è 80/20. Dobbiamo prenderci cura dei paesi 80/20, dei paesi in via di sviluppo, dei giovani. La globalizzazione non può essere fermata, perché il mondo è mobile. L’altra cosa è che non dovremmo mai fermare il commercio. Quando il commercio si ferma, inizia la guerra. Quindi penso che la cosa molto importante sia che il mondo non ha bisogno di un G20, abbiamo bisogno anche di un G200. Il mondo non dovrebbe avere solo un B20, ma anche un B200. E, naturalmente, il modo in cui operiamo, in cui commerciamo, sarà completamente diverso. E dico sempre che con il tempo della tecnologia basata sulla base di dati, il mondo sarà diverso. Possiamo rendere il mondo più giusto. Useremo la tecnologia per spronare di più i giovani».

Bene, Vladimir Lenin ha scritto un libro intitolato «L’Imperialismo fase suprema del capitalismo», mostrando come in pratica funziona. In che modo i paesi occidentali mentre si sviluppavano, le élite miliardarie dei paesi capitalisti iniziarono a ritagliarsi parti del mondo come proprie sfere d’influenza. Andarono in Africa. Andarono in Asia, andarono in America Latina. Andarono in diverse parti di quello che ora è chiamato il sud globale, o che veniva chiamato il sud globale del terzo mondo.

Quindi stiamo frenando il progresso, e usando questi paesi come una specie di discarica in cui riversare i nostri prodotti. Sono i banchieri miliardari dei paesi occidentali che mantengono povero il terzo mondo. Il problema non è la globalizzazione, il problema è il modo in cui è stata gestita, e Jack Ma nelle sue osservazioni sostiene qualcosa di diverso, ci sta dicendo abbiamo bisogno di una economia globale, abbiamo bisogno di paesi che commercino con altri paesi; ma abbiamo bisogno di farlo in un modo diverso. Abbiamo bisogno di avere un’economia globale che non sia imperialista. Un’economia globale basata sulla cooperazione vantaggiosa per tutti, e questa è l’idea cinese. Abbiamo bisogno che i paesi che commerciano con altri paesi non li possano isolare gli uni dagli altri, e mettere un muro ma ci deve essere un commercio equo. Ci deve essere una cooperazione vantaggiosa per tutti. Molto, molto interessante. Sapete, Marx non si è mai opposto alla globalizzazione, ma si è opposto all’imperialismo, e a che i paesi venissero frenati e repressi dal sistema internazionale globale che conoscete. Un’osservazione molto interessante da parte di Jack Ma il fare notare che viviamo in un mondo in cui alcuni paesi sono frenati, e che il modo in cui operano queste istituzioni finanziarie e globali, impediscono ai paesi di svilupparsi.

Ora c’è un altro estratto di Jack Ma che penso sia molto interessante:

«Infine voglio dire che la tecnologia è spaventosa. La prima rivoluzione tecnologica causò la prima guerra mondiale. La seconda rivoluzione tecnologica causò, direttamente o indirettamente, la seconda guerra mondiale. Ora siamo nella terza rivoluzione tecnologica. Cosa succede se scoppierà una terza guerra mondiale? Se gli esseri umani non hanno lo stesso nemico, combatteremo tra di noi. Il nemico dovrebbe essere la povertà, il nemico dovrebbe essere l’inquinamento, il nemico dovrebbe essere la malattia. Penso che tutti i paesi come Cina, Russia, Stati Uniti, Europa, dovrebbero condividere la tecnologia, unirsi insieme per combattere questa guerra, e questa è la guerra alla fine della quale, se la combatteremo insieme, i giovani saranno molto più felici».

Jack Ma sostanzialmente sta dicendo hey, guardate che la tecnologia sta avanzando e non ci possiamo fare niente. Comunque spetta a noi cercare di trarne il meglio e provare a fare in modo che la tecnologia non crei un grande disastro. E quando sottolinea che la seconda guerra mondiale e la prima sono venute dopo rivoluzioni tecnologiche, alludendo ancora una volta a una interpretazione marxista secondo la quale ciò che è accaduto durante la prima guerra mondiale è che l’industria aveva avuto un nuovo gigantesco balzo.

La produzione era efficiente come mai era stata, ma c’è stata una crisi economica perché, mentre la tecnologia stava avanzando, pagavano i lavoratori il meno possibile, e quindi i lavoratori non potevano riacquistare i prodotti. Ci fu una crisi finanziaria e in quella crisi finanziaria i paesi imperialisti, i paesi occidentali che stavano dominando l’economia mondiale, iniziarono a lottare tra loro e molto presto avemmo questa grande guerra mondiale. E anche nel periodo della seconda guerra mondiale avvennero enormi progressi nella tecnologia.

I capitalisti eliminarono posti di lavoro, creando povertà.

I capitalisti licenziarono, i lavoratori non erano in grado di riacquistare i prodotti. Questo è ciò Marx chiamava sovrapproduzione, in cui si ha una crisi finanziaria ed economica globale.

Ci fu la Grande depressione e ben presto questa creò problemi politici. Si ebbe l’ascesa del fascismo e alla fine avemmo la Seconda guerra mondiale. Jack Ma si rende conto di come questa seconda guerra mondiale non sia stata causata dai malvagi tedeschi della prima guerra mondiale. Non è stata causata da un solo evento in cui una figura viene assassinata; la prima e la seconda guerra mondiale furono causate da una crisi globale dell’economia capitalista. Questa è una analisi molto avanzata.

In quello che Jack Ma sta dicendo sono presenti dei concetti marxisti.

Voglio dire che questa è una persona che ha molta familiarità con il marxismo.

Voglio dire che la Cina è un paese governato da un partito comunista, e che ogni persona nelle università in Cina studia l’ideologia marxista-leninista, così come il pensiero di Mao Tse-Tung e la teoria di Deng Xiaoping. All’università si applicano queste regole e Jack Ma sta cercando di dirci cosa fare della rivoluzione dei computer. Allora quando si arriva a questo, si sa che la tecnologia sta fondamentalmente gettando le basi per l’esigenza di andare oltre l’economia basata sui profitti.

Se continuiamo ad avere un’economia basata sui profitti della rivoluzione tecnologica, riusciremo solo a provocare un disastro che abbiamo già conosciuto sotto il capitalismo. Fino a quando la produzione avverrà per fare profitti per un gruppo di capitalisti, il risultato è una maggiore povertà. Le persone non possono riacquistare i prodotti che producono e molto presto si avrà una crisi economica, e Jack Ma ci dice che abbiamo bisogno di uno sviluppo che abbia al suo centro l’uomo, abbiamo bisogno di economie che siano utili per la gente, e per la società in generale, e non il profitto. Quindi, sì Jack Ma è un miliardario; Jack Ma è il proprietario di una società privata, ma capisce come funziona il capitalismo, è uno che ha studiato il marxismo e ci sta avvertendo, sta applicando l’interpretazione marxista della storia a ciò che sta accadendo oggi nel mondo con la rivoluzione dei computer, e ci mette in guardia su alcuni dei pericoli che sono all’orizzonte. Ma ci sta anche dicendo di essere ottimisti, perché la storia è come un treno e continua ad andare avanti, e non possiamo fermarla.

L’unica cosa che possiamo fare è cercare di sfruttarla al meglio e provare a lottare per una società organizzata razionalmente, in cui i profitti non siano il fine ultimo.
Jack Ma è un uomo molto intelligente, e il marxismo ha sicuramente un’influenza su di lui.

C’è sicuramente un’influenza marxista nel messaggio di Jack Ma, e se vogliamo fare del mondo in cui viviamo un posto migliore, dobbiamo andare oltre le economie basate sul profitto.

Se avete guardato questo video ora vi siete fatti una idea di ciò che dice il marxismo e questo è venuto in gran parte da Jack Ma.

 

 

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Settanta anni di collaborazione con i nazisti: il piccolo sporco segreto ucraino dell’America

Settanta anni di collaborazione con i nazisti: il piccolo sporco segreto ucraino dell’America

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione di DAVIDE SPAGNOLI

Presentiamo un’intervista a uno storico americano, Russ Bellant, autore di  Old Nazis,The New Right and The Republican Party, in cui viene rimarcato come da 70 anni vi sono stati e vi sono strettissimi legami tra il Partito Repubblicano, tra cui alcuni suoi esponenti eletti come presidenti USA come Richard Nixon e Ronald Reagan e una pletora di criminali di guerra ucraini che collaborarono con i nazisti.
Da questo si capisce benissimo la corresponsione attuale di amorosi sensi fra gli attuali governanti dell’Ucraina e il governo USA. Un po’ meno comprensibile è l’ammore che lega esponenti piddini e della “sinistra” lgbtqwerty equosolidale con i loro impresentabili nipotini ucraini…

PDF DELL’ARTICOLO

Sono arrivati i veterani a Standing Rock

Sono arrivati i veterani a Standing Rock

REDAZIONE NOICOMUNISTI
DI JACK SMITH IV
FONTE
Traduzione di Guido Fontana Ros

Le prime tende dei veterani a Standing Rock – GETTY IMAGES

CANNON BALL, Nord Dakota —  Solo un centinaio di yarde ci separano dalle barricate della polizia che circondano i confini dell’accampamento di Oceti Sakowin Camp, la fila delle auto si perde a vista d’occhio, auto che trasportano corpi integri e capaci insieme ai più che necessari rifornimenti nella notte di sabato. Sono arrivati i veterani che hanno proclamato di schierarsi con Standing Rock come scudi umani.

A partire dal tramonto, gli organizzatori nell’accampamento dei veterani stimano che circa 500 veterani siano comparsi. Entro la fine del weekend oltre 2000 veterani sono attesi per schierarsi con i protettori dell’acqua sulla linea del fronte, contro la polizia e la compagnia Dakota Access Pipeline.

La colonna delle auto dei primi arrivi dei veterani ieri al tramonto – JACK SMITH IV/MIC

I veterani sono comparsi con gli attesi rifornimenti, rimorchiando utilissimi carichi di legna da ardere, carburante per i fuochi e le stufe a legna del campo. 

I veterani sono come un coltello dell’esercito svizzero“, ha detto in un’intervista, il veterano dell’esercito Adric Potter. “Ognuno di noi è capace di fare un po’ di tutto e la maggior parte ha avuto anche un addestramento di primo soccorso“.

Oltre allo schierarsi con i protettori dell’acqua indiani durante le azioni di protesta, i veterani si stanno sparpagliando per il campo assumendosi compiti e responsabilità. L’Oceti Sakowin Camp è ora una piccola città che vive grazie alle donazioni e al lavoro volontario e poiché il rigido inverno del Nord Dakota si è abbattuto sulle pianure, il campo è un fiorire di attività volte ad adattare le strutture ai rigori del clima, a costruire pavimenti, a realizzare longhouses e a cercare di mantenere accese le stufe a legna. 

Veterano all’Oceti Sakowin Camp – JIM WATSON/GETTY IMAGES

All’inizio di questa settimana un gruppo di di veterani si è immerso nell’acqua gelata fino alla testa per recuperare le canoe sequestrate dalla polizia, trasportandole vittoriosamente nel campo dietro le auto.

La gente necessita di aiuto e questo è il posto dove trovarsi per lottare per salvare questo dannato pianeta“, dice in un’intervista Eric Lobo, arrivato con i Veterans For Peace.

Questa notevole forza di veterani è stata organizzata attraverso la GoFundMe campaign che ha raccolto oltre 1 milione di dollari al fine di inviare i veterani a schierarsi con “i pacifici protettori dell’acqua che hanno patito gli attacchi violenti delle milizie delle agenzie di sicurezza private pagate dalla DAPL e maggiori brutalità ed arresti dalle mani della polizia militarizzata e dalla sicurezza della DAPL“.

La strada che conduce all’Oceti Sakowin Camp – JACK SMITH IV/MIC

I leader indiani che organizzano le proteste sulla linea del fronte sono inflessibili nel mantenere pacifiche le proteste. Vogliono dissipare l’affermazione, pompata, di “scontri” fra i contestatori e la polizia, che ci sia insomma un confronto violento. Nessuna arma è ammessa nel campo e quasi tutti vengono mandati in prima linea dopo aver passato ore di addestramento giornaliero al campo sotto la supervisione del Indigenous Peoples Protection Project.

Invece la polizia ha usato granate, cannoni ad acqua e gas lacrimogeni sui manifestanti, ma i veterani dicono che le cose andranno molto peggio e sono pronti a schierarsi tra la gente sioux Lakota e qualsiasi cosa la polizia getti contro di essa.

Loro hanno i soldi, loro hanno il potere, per questo dobbiamo stare uniti“, ha detto Lobo. “Dobbiamo essere uniti“.

Sitografia

Standing Rock, la più grande mobilitazione indigena da un secolo a questa parte

Standing Rock, la più grande mobilitazione indigena da un secolo a questa parte

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI SILVIA ARANA

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

Nello stato del Dakota del Nord, Standing Rock fa parte della riserva Sioux come comunemente vengono chiamati i popoli aborigeni Dakota, Lakota e altre tribù delle grandi praterie. il fiume Missouri, fonte d’acqua potabile per circa 17 milioni di persone, attraversa il territorio, che ricade sotto la giurisdizione delle autorità indiane della Standing Rock Indian Reservation a norma dei trattati firmati con il governo degli USA.

In violazione dei trattati e contro la volontà dei sioux, il gruppo petrolifero Energy Transfer Partners intende costruire un oleodotto che andrà a distruggere il sito sacro e il cimitero indiano di Standing Rock, inoltre il tratto sotterraneo dell’oleodotto in questione passerà sotto sotto il letto del fiume Missouri. Il progetto è un investimento da 3,8 miliardi di dollari, finanziato da Goldman Sachs, Bank of l’Amérique, HSBC, UBS, Wells Fargo e altre grandi banche. L’oleodotto ha un’estensione di 1.880 km, va dai giacimenti petroliferi di Bakken nel Dakota del Nord all’Illinois passando per il Dakota del Sud e per lo Iowa. Dalla primavera del 2016 migliaia di persone si sono radunate a Standing Rock, molti provenienti da molti nazioni indigene, per protestare contro la costruzione dell’oledotto che distruggerà i loro luoghi sacri e contaminerà l’acqua. Essi si definiscono “i protettori dell’acqua“. 

Si stima che 300 fughe di petrolio per anno abbiano avuto luogo negli oleodotti del paese [1], ed è questo il motivo per cui i difensori dell’acqua non credono affatto alle promesse dell’impresa, degli ingegneri dell’esercito e delle autorità per cui l’ “oleodotto è sicuro”.

La più grande mobilitazione indigena da più di cento anni

“Standing Rock è il più grande concentramento di indiani che io abbia mai visto nella mia vita; ogni giorni nuove bandiere di diverse tribù vengono aggiunte… a partire dalla sesta settimana ha cessato di essere un accampamento per trasformarsi in una comunità… noi quando prendemmo posizione contro l’oleodotto, non sapevamo che avremmo avuto questo immenso sostegno… questa terra è un sito sacro del popolo Lakota; inoltre l’oleodotto contaminerà l’acqua del fiume Missouri… il Corpo degli ingegneri dell’esercito non si è consultato con le tribù.

L’oleodotto Dakota Access Pipeline ha dei tratti sotterranei sotto il letto del Missouri. Gli oleodotti hanno una storia di perdite, essi hanno contaminato ill suolo, l’aria e le falde sotterranee…se sarà costruito, distruggerà non solo il fiume in questa zona, ma anche più a valle. Le tribù si sono assunte la loro responsabilità come protettrici. Bisogna prendersi cura della terra, dell’acqua, dell’aria… un giorno durante la nostra marcia quotidiana verso il sito sacro, le nonne e le madri hanno detto agli sterratori che mai avrebbero permesso la distruzione di un sito sacro. Come risposta, i guardiani, alle dipendenze di aziende private di sicurezza, hanno aizzato i cani contro la gente. Qualcuno fra i Protettori dell’acqua è finito all’ospedale a causa dei morsi… dopo i cani useranno le armi…”.

Questo diceva lo scorso ottobre Dennis Banks (79 anni). Egli è un leader storico degli indiani oltre ad essere il cofondatore dell’American Indian Movement [2].

Come ha predetto Dennis Banks, la repressione contro la comunità dei Protettori dell’acqua è andata crescendo nel corso delle successive settimane, fino a raggiungere il picco, domenica 20 novembre, quando, con una temperatura glaciale di -5°, la polizia ha represso i manifestanti con dei getti di acqua, provocando centinaia di casi di ipotermia. Sono anche stati utilizzati gas lacrimogeni, spray al peperoncino e proiettili di gomma che hanno ferito più di trecento manifestanti. Il caso più grave è stato quello di Sophia Wilansky (21 anni) che è stata ferita da una granata che l’ha colpita a un braccio, lacerandole i tessuti e fratturandole l’osso. In questo momento affronta la tera operazione chirurgica e ne dovrà affrontare altre per salvare il suo braccio che è stato praticamente staccato dal corpo dalla granata. Questa ragazza di New York, che al pari di numerosi altri si è presentata a Standing Rock per manifestare la propria solidarietà ai popoli aborigeni, è stata vittima di un abuso dell’uso della forza, in quanto essi esercitavano il loro diritto a manifestare, garantito dal primo emendamento della Costituzione USA. Un diritto che viene sistematicamente violato dalla polizia di Morton (Dakota del Nord) e dalla Guardia nazionale.

Linda Black Elk, membro del corpo dei medici di Standing Rock, che è stata testimone della repressione dell’ultima domenica, ha sostenuto che:

“La polizia ha aumentato il livello della violenza contro i protettori dell’acqua. Ho visto le differenti armi utilizzate contro di noi: gas lacrimogeni, proiettili in gomma, granate. Sembra che provino le loro armi contro di noi in una crescente militarizzazione della repressione”

Essa inoltre ha aggiunto: 

“Noi abbiamo subito un grande inganno con il presidente Obama. E’ venuto qui, ha fatto promesse e non ne ha mantenuto nessuna”.

Questa condotta governativa contro i diritti dei popoli indigeni non è affatto sorprendente, bensì è coerente con la condotta storica del governo USA che ha commesso/o ha permesso abusi sulle terre indigene fin dall’inizio della colonizzazione. Esempi di abusi contro i popoli Lakota e Dakota sono l’appropriazione di territori nelle Black Hills (Colline Nere, sacre per i popoli aborigeni) del Dakota del Sud dopo la scoperta dell’oro negli anni ’70 dell’800 e la costruzione di dighe sul fiume Missouri, che ha causato inondazioni in borgate in zone boschive e nelle fattorie del Dakota del Nord e in quello del Sud. negli anni ’50 del 900.


Mni Wiconi: l’acqua è vita

Giovedì 24 novembre media alternativi come Unicorn Riot e Indigenous Rising Moven hanno trasmesso in diretta da Standing Rock, Era il giorno in cui negli USA si celebra il Thanksgiving (giorno del Ringraziamento). Secondo la “storia ufficiale” gli indiani hanno “salvato” dalla morte i padri pellegrini offrendogli del cibo (versione accusata di falso da storici come Roxanne Dunbar-Ortiz che dice che i nativi non hanno mai ricevuto a braccia aperte i loro oppressori.

Come ricordo ironico della data, i Protettori dell’acqua hanno disposto dei tavoli con del cibo. A qualche metro alcune decine di poliziotti bloccavano la strada, da entrambe le parti, in modo da formare un cerchio. C’erano dei cartelli con la frase: “Non date da mangiare ai pellegrini” (Don’t Feed the Pilgrims). l’ordine del giorno era: “Nessun pellegrino, nessun oleodotto, niente prigioni, niente problemi“.

Una rada neve cade nella prateria deserta, persone con i loro grandi mantelli, con berretti o cappucci in testa si muovono in continuazione, alcuni cominciano a intonare i potenti canti tradizionali Lakota e il grido “Mni Wikoni” (l’acqua è vita). [3]

Volge al termine un altro giorno nella lunga battaglia per Standing Rock, il più grande raduno di popoli autoctoni da un secolo a questa parte, dalla battaglia di Little Big Horn o Greasy Grass che avvenne nel 1878. Fu una grande vittoria dell’alleanza delle tribù delle praterie, Lakota, Cheyenne e Arapaho, che sconfissero il Settimo Reggimento guidato dal generale Custer. Si dice che una visione del capo Lakota Sitting Bull (Toro Seduto) fosse stata d’ispirazione ai guerrieri: un sogno in cui i soldati dell’esercito USA cadevano dal cielo. Fu l’ultima vittoria degli indiani delle praterie. Oggi la comunità di Standing Rock gioca il ruolo principale in questa storica mobilitazione che per capacità di aggregazione, di differenziare, di continuità e di spirito combattivo sta per ottenere una grande e nuova vittoria.

NOTA: Qualche ora fa, il Corpo degli Ingegneri dell’esercito USA ha diramato alle autorità della riserva sioux l’ordine di evacuazione, da eseguirsi il 5 dicembre. Il capo sioux Dave Archambault, insieme agli altri rappresentanti della comunità, ha risposto che non si muoveranno.

Silvia Arana è una giornalista argentina che risiede a Quito, Ecuador.

Tradotto dallo spagnolo per il El Correo de la diáspora da Estelle e Carlos Debiasi

FONTE ORIGINALE: 

http://www.elcorreo.eu.org/Standing-Rock-la-plus-grande-mobilisation-indigene-depuis-plus-d-un-siecle

L’oscura storia del sostegno americano ai fascisti e criminali di guerra ucraini

L’oscura storia del sostegno americano ai fascisti e criminali di guerra ucraini

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI ANDREY PANEVIN

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

Il sostegno  americano al fascismo ucraino odierno per quanto possa apparire impressionante non è tuttavia un fenomeno politico nuovo. Documenti della CIA desecretati secondo il FOIA. dal titolo “The NAZI War Crimes Declassification Act”, mostrano come la CIA non solo controllasse i gruppi di fascisti ucraini durante e dopo la II GM, ma come li aiutasse attivamente proteggendoli dalla legge. Questi e altri documenti possono essere reperiti nella CIA’s Freedom of Information Act Electronic Reading Room. I documenti seguenti sono alcuni fra i molti che attengono alla protezione accordata dall’America ai criminali di guerra di tutto il mondo.

STEPAN BANDERA

 

Stepan Bandera, che fu il capo dell’OUN (Organizzazione dei Nazionalisti ucraini), è un uomo venerato dalle attuali autorità ucraine ed è visto dai battaglioni fascisti ucraini come un eroe nazionale. I politici occidentali con i mezzi di comunicazione dominanti hanno svolto un buon lavoro nell’oscuramento del suo ruolo nella storia dei movimenti fascisti e ultranazionalisti dell’Ucraina. Egli fu infatti un assassino di massa senza scrupoli, le cui atrocità possono essere viste solo come crimini contro l’umanità. Con la sua totale riabilitazione in Ucraina, l’opposizione antifascista ha cominciato a chiamare i suoi sostenitori “banderisti” e “banderismo” le loro azioni.

L’eredità di Bandera non solo trae beneficio dall’ignoranza ingenerata dai politici e dai mezzi di comunicazione, ma anche lui stesso, dagli anni della II GM fino alla sua morte, trasse benefici personali dall’aiuto del governo americano. Non solo fu protetto dalla giustizia dell’Unione Sovietica ma godette anche della possibilità di chiedere l’aiuto di Washington per ottenere visti e alloggiamenti segreti.

 La CIA era ben conscia delle opinioni fasciste di Bandera, ma sapeva che, se fosse stato catturato dall’Unione Sovietica, non gli sarebbe stata accordata la stessa pietà garantitagli dagli interessi americani nell’Europa del dopoguerra. La seguente serie di immagini documenta in dettaglio le lungaggini cui ricorse la CIA onde tener Bandera fuori dalle mani dei sovietici e per evitare di marchiarlo come “criminale di guerra”.

L’aiuto da parte del governo USA a Stepan Bandera si estese fino all’anno della sua morte (1959), come mostrato dall’immagine seguente. Lo stesso Bandera sapeva che l’ottenimento di un visto poteva essergli accordato solo con l’ “approvazione di Washington”.

YAROSLAV STETSKO

 

Yaroslav Stetsko era una prominente figura al’interno dell’OUN e ne fu il capo dal 1968 fino all’anno della sua morte, il 1986.Il libro di Stetsko, “Two Revolutions” (1951), fornisce una delle basi della piattaforma ideologica del partito ultranazionalista “Svoboda”. Le relazioni di Stetsko con la CIA e il governo USA sono ampie e si estendono dai tempi della militanza nell’OUN con Bandera fino alla sua morte a Monaco. Le seguenti immagini mostrano come Stetsko ricevesse continue informazioni dai membri dell’UPA e dell’OUN che si trovavano in Ucraina e le passasse ai contatti americani.

 

Stetsko non solo forniva informazioni alle autorità USA sulla situazione in Ucraina, ma godeva anche della fiducia di Allen Dulles, il direttore della Cia all’epoca. Come dimostra la lettera sottostante, Stetsko, in qualità di presidente del “Blocco Antibolscevico delle Nazioni”, consigliava la CIA su come utilizzare il nazionalismo come “potente forza” negli affari europei.

 

Un altro documento prova ulteriormente che Stetsko e gli altri “banderisti” ricevevano aiuti non solo dagli USA, ma anche dal governo britannico.

MYKOLA LEBED

Mykola Lebed era un importante fascista ucraino, il cui desiderio era quello di “pulire l’intero territorio rivoluzionario dalla popolazione polacca”. Questo condusse a scene inimmaginabili di violenza:

“…(UPA) non faceva distinzione su chi uccidere; essi sparavano sulla popolazione di interi villaggi… quando diventò difficile trovare degli ebrei da uccidere, le masnade di Bandera si rivolsero contro i polacchi. facevano letteralmente a pezzi i polacchi. Ogni giorno […], si potevano vedere corpi di polacchi, con fili di ferro attorno ai colli, galleggiare sul fiume Bug”. Hitler’s Shadow: Nazi War Criminals, U.S Intelligence and the Cold War

Non v’è alcun dubbio che, tra i fascisti ucraini criminali di guerra, Lebed fosse uno dei più sadici e privi di scrupoli. Questo rende ancor più scioccante che fu protetto continuamente dalla CIA fino alla sua morte. La protezione accordatagli era così grande che Allen Dulles personalmente lo mise al riparo dall’affrontare la giustizia. Dulles scrisse una lettera che non solo permetteva l’ingresso negli USA a Lebed ma negava con veemenza il suo ruolo nell’assassinio nel 1934 del ministro polacco degli Interni e la sua collaborazione con i nazisti nella II GM.

La CIA controllava costantemente Lebed e faceva tutto quello che era in suo potere per evitare che la verità sul suo passato fosse svelata dai giornalisti o dal Dipartimento della Giustizia. Per di più questi documenti mostrano la collaborazione fra la CIA ed elementi del’OSI (Office of Special Investigations), che cooperavano per tenere il passato di Lebed fuori dalla portata del loro dipartimento.

 

Questi documenti fra molti altri, mostrano come il governo americano aiutasse e proteggesse i fascisti ucraini e i criminali di guerra da parecchio tempo prima della “rivoluzione arancione” o “Maidan” in Ucraina. Questi anni di sostegno al fascismo ucraino hanno permesso agli USA e ai loro alleati di affinare le loro sordide abilità alla perfezione, al punto che nel 2015, un governo ucraino apertamente fascista sta terrorizzando quelli che sono considerati indesiderabili e vomita odio sui vicini russi considerati “subumani”. Nello stesso tempo la stampa dominante e i suoi padroni continuano a diffondere la balla facilmente dimostrabile che “in Ucraina non ci sono fascisti”. Non solo in Ucraina ci sono i fascisti, ma questi ultimi occupano anche i più alti livelli del governo americano e delle sue agenzie.

Solzhenitsyn: agente dell’imperialismo, anticomunista convinto, desideroso di riportare indietro le lancette della storia.

Solzhenitsyn: agente dell’imperialismo, anticomunista convinto, desideroso di riportare indietro le lancette della storia.

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI LUCA BALDELLI

Sulle menzogne che hanno costellato il cammino di agit – prop anticomunista e antisovietico di Aleksandr Isaevich Solzhenitsyn, abbiamo ampiamente scritto e dibattuto: le mistificazioni indecenti sulla sua condanna alla detenzione, sul regime dei GULAG, sul numero di detenuti nelle strutture concentrazionarie sovietiche, sul suo ruolo di “dissidente”, sono state dettagliatamente passate in rassegna in articoli e saggi qui pubblicati. Vale la pena soffermarsi, ora, su una serie di episodi ai quali precedentemente si è accennato, che dimostrano inequivocabilmente come lo scrittore “dissidente” russo abbia difeso il fascismo e l’imperialismo non in chiave letteraria, e non solo in Urss, ma apertamente e deliberatamente nel corso di incontri, viaggi e da tribune tutt’altro che neutre o poco influenti. Si è sempre cercato di nascondere, ad esempio, quando non lo si è negato, che Solzhenitsyn sia stato un sostenitore del regime autoritario e genocida di Pinochet in Cile. Le evidenze emerse negli anni ’70 e dopo, rendono invece chiaro e certo che il “dissidente” tanto preoccupato dalla mancanza (secondo lui) di libertà nell’Urss, non era in eguali ambasce per la negazione sistematica dei diritti umani, le torture e i massacri attuati dalla giunta militare cilena. Solzhenitsyn lodò pubblicamente Pinochet e altri dittatori anticomunisti più volte, giustificando i golpe e le successive repressioni di comunisti, progressisti e democratici. Per Solzhenitsyn, la libertà era ad ovest, nel mondo capitalista, un paravento degli odiati comunisti per raggiungere il potere, paravento da distruggere ed annientare, puntellando le peggiori dittature, mentre ad est diventava, come per magia, istanza indiscutibile da sostenere in ogni modo contro i comunisti stessi. Una malafede assoluta, da parte di un uomo accecato dall’odio contro ogni fermento progressista, contro ogni rivendicazione di progresso, pace e vera democrazia. Alla televisione francese, il 9 marzo 1976, lo scrittore megafono dell’antisovietismo si produsse in una subdola e scandalosa difesa, questa volta indiretta del regime di Pinochet in Cile, sostenendo che egli non aveva alcuna intenzione di recarsi nel Paese sudamericano, ma anche che “se il Cile non ci fosse stato, lo si sarebbe dovuto inventare” (sic!) e che in Europa ci si preoccupava più di Pinochet che del Muro di Berlino, dell’occupazione dell’Ungheria e della Cecoslovacchia (1). Come dire, perché preoccuparsi per le decine di migliaia di morti provocati dalla giunta di Santiago del Cile, per gli arresti, le esecuzioni sommarie, le sparizioni, gli esuli, quando in Europa c’era il Muro di Berlino da bersagliare come unico e solo simbolo di ogni male (come se quel vallo non fosse stato originato dalla destabilizzazione imperialista), accanto all’esistenza del campo socialista? La stampa reazionaria e filo imperialista cilena ricambiò la stima e l’ammirazione dello scrittore per il regime, dedicando alcuni articoli alla sua figura, tra i quali “El grito de Solzhenitsyn”, comparso su “El Mercurio” del 1° ottobre 1978 (2).

Nell’estate del 1975, però, i peana di Solzhenitsyn verso l’imperialismo statunitense avevano raggiunto il culmine: lo scrittore, in quel periodo, aveva intrapreso una sorta di “tournée”, non solo protetto e acclamato dai circoli ultrareazionari di destra, ma anche ricevuto con tutti gli onori dal potere ufficiale. In un incontro patrocinato dall’AFL – CIO (American Federation of Labor and Congress of Industrial Organizations), il Sindacato statunitense noto per il suo anticomunismo e le sue compromissioni con la CIA e con il padronato, Solzhenitsyn aveva lanciato strali contro la distensione mondiale e aveva rivolto, alla presenza di alti funzionari governativi e influenti personaggi dell’establishment, un appello plateale all’intromissione imperialista negli affari interni dell’Urss e dei Paesi socialisti. Queste le sue testuali parole:

“I leaders comunisti dicono: ‘non interferite nei nostri affari interni. Lasciateci soffocare i nostri cittadini in pace e in tranquillità’. Io invece dico a voi: “ingeritevi sempre di più. Interferite quanto più potete'”(3).

In quell’assise di neo – crociati, Solzhenitsyn era stato “tenuto a battesimo” nientemeno che da George Meany, Presidente storico del Sindacato yankee e acceso fautore della Guerra del Vietnam. Lo scrittore russo, non pago di appelli a riedizioni della guerra fredda, aveva poi ringraziato l’AFL – CIO per aver pubblicato, negli anni ’40, una mappa dei Gulag sovietici (una patacca volta ad accreditare la presenza di lavoro semi – schiavile in Urss, proprio mentre negli Usa questa pratica raggiungeva la massima estensione nel sistema penitenziario); inoltre, da quella tribuna menzognera e corrotta, la penna più prolifica dell’antisovietismo aveva profuso parole volte a rinfocolare odio per il suo Paese natale e per l’umanità progressista:

“con l’avvento della bomba atomica statunitense – aveva affermato- i comunisti hanno cambiato le loro tattiche. Essi sono diventati improvvisamente araldi della pace a tutti i costi. Hanno cominciato a convocare congressi per la pace, a far circolare petizioni per la pace, finché il mondo occidentale non è caduto in questo inganno. Gli obiettivi, però, l’ideologia, sono rimasti gli stessi. Essi sono incentrati sulla distruzione della vostra società, sulla distruzione del modo di vita occidentale “(4).

Nel 1976, il nostro Goffredo di Buglione cosacco, dopo aver incensato col fioretto Pinochet, rinnovò in Spagna i fasti del più truce anticomunismo, glorificando, questa volta in modo aperto, la tirannia di Francisco Franco, da poco defunto e mettendo in guardia il Re Juan Carlos ed il suo entourage dal mettere in atto (Dio non volesse!) moderate riforme in senso liberale. Ospite, sabato 20 marzo, del popolare programma televisivo “Directisimo”, Solzhenitsyn vaneggiò, alla faccia di ogni senso del ridicolo, di 110 milioni di morti provocati dal socialismo sovietico dal 1917 al 1959 e paragonò, con faccia di bronzo impareggiabile, “la schiavitù a cui il popolo sovietico è stato sottoposto” alla “libertà di cui si gode in Spagna”. Per Solzhenitsyn, nella Spagna franchista non vi erano stati 400.000 desaparecidos, 500.000/1.000.000 di esuli (2 – 4% della popolazione totale), centinaia di migliaia di prigionieri, centinaia di migliaia di fucilati prima e dopo la guerra civile. Niente di tutto questo! Con Franco e con i franchisti, per lo scrittore,

“aveva vinto il Cristianesimo” (5). Libertà soppresse? “Conosco un solo posto dove non c’è libertà, è la Russia”.

L’opinione pubblica progressista, che si era mobilitata contro le condanne a morte di antifascisti spagnoli? Una manica di utopisti, fuori dalla realtà e anzi utili agenti dell’onnipresente comunismo prodighi nel difendere nient’altro che dei “terroristi” (6). Tutto un programma anche i “consigli” impartiti ai nuovi reggitori del potere iberico:

“Coloro che cercano rapide riforme democratiche, capiscono cosa potrà accadere domani o il giorno seguente? La Spagna può avere la democrazia domani, ma poi sarà in grado di evitare che la democrazia diventi totalitarismo ? ” (7).

Già, totalitarismo, parola magica che la malafede della propaganda borghese e reazionaria usa ad ogni piè sospinto per celare la realtà tirannica, oppressiva, disumanizzante del sistema capitalista, imputando quegli aspetti al socialismo.

Non soddisfatto della sua predicazione di odio e mistificazione, Solzhenitsyn tornò negli Usa nel 1978: si era accorto di aver lasciato un po’ troppo sullo sfondo la guerra del Vietnam, vinta tre anni prima dalla lotta cosciente e determinata di tutto un popolo unito contro l’imperialismo, appoggiato dalla solidarietà internazionalista in ogni angolo del pianeta. Sì, nel suo viaggio americano del 1975 aveva preannunciato stermini e ogni sorta di sciagura in seguito alla recentissima vittoria dei Vietcong, ma la ruota della storia aveva girato in senso opposto e… bisognava pur raccontare qualche frottola sulla nuova realtà indocinese! Le anime dei corrotti oppressori sud – vietnamiti scalpitavano dall’oltretomba! Davanti alla platea scelta di Harvard, il barbuto enciclopedista dell’anticomunismo attaccò i pacifisti, colpevoli di essere strumenti in mano (guarda caso!) dei comunisti .

“Il più tremendo errore – tuonò Solzhenitsyn – si è verificato con l’incapacità di comprendere la guerra del Vietnam. Alcune persone desideravano sinceramente che il conflitto cessasse il prima possibile; altre persone pensavano vi sarebbe stato spazio per l’autodeterminazione nazionale o comunista, in Vietnam oppure in Cambogia (…). Gli attivisti statunitensi del movimento contro la guerra, però, hanno finito con il rendersi complici del tradimento verso le Nazioni dell’Estremo Oriente, del genocidio e della sofferenza imposti a 30 milioni di persone. Questi convinti pacifisti sentono i lamenti che provengono da laggiù? Capiscono, oggi, le loro responsabilità? Oppure preferiscono non sentire?” (8).

Domande indisponenti, ridicole, offensive dell’intelligenza e del buonsenso, provenienti da chi se ne era strafregato di 5 milioni di vietnamiti uccisi dagli yankee e dai loro fantocci e da chi fingeva di non rendersi conto che la lotta dei Vietcong era stata la lotta della quasi totalità del popolo vietnamita, mercenari e sfruttatori esclusi.

Anche questo, e soprattutto questo, è stato Solzhenitsyn: un agente dell’imperialismo, non solo un anticomunista convinto, desideroso di riportare indietro le lancette della storia.

NOTE:
(1) Vedasi: Michael Scott Christofferson, “French Intellectuals Against the Left: The Antitotalitarian Moment of the 1970’s“, Bergahn Books, Oxford, 2004;

Vedasi anche Mario Spataro, “Pinochet, las incomodas verdadestraduzione in spagnolo di Mario Spataro, “Pinochet, le scomode verità”, Settimo Sigillo, 2003;

(2) Citato in José Miguel Armendariz Azcarate, “Solzhenitsyn : el dedo en llaga“, Editorial Andrés Bello;

(3Aleksandr I. Solzhenitsyn, “The Voice of Freedom“, Washington, DC: Washington : American Federation of Labor and Congress of Industrial Organizations, 1975;

(4) Ivi

(5) Vedasi qui

(6) Ibidem

(7) Ibidem

(8) Si senta il discorso qui

Falsi occidentali duri a morire/3: come scoppiò la guerra di Corea (1950/53)

Falsi occidentali duri a morire/3: come scoppiò la guerra di Corea (1950/53)

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI LUCA BALDELLI

Da 70 anni leggiamo ovunque dell’aggressione da parte della feroce Corea del Nord alla piccola, pacifica, indifesa e, dimenticavamo DEMOCRATICA PERBACCO!, Corea del Sud.

E’ successo veramente così o la Corea del Nord è stata trascinata in un terrificante conflitto dall’aggressione imperialistica USA?

Il compagno Luca Baldelli in questo articolo ci espone i fatti che portarono alla guerra

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