Zoja Kosmodemjanskaja, eroina dell’umanità.

Zoja Kosmodemjanskaja, eroina dell’umanità.

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI LUCA BALDELLI

“Ogni essere umano che ami la libertà deve più ringraziamenti all’Armata Rossa di quanti ne possa pronunciare in tutta la sua vita”.

Con queste brevi, incisive parole, il sublime scrittore Ernest Hemingway, progressista, antifascista, amico dell’Unione Sovietica, della pace e della mutua comprensione tra gli uomini, sintetizzava magistralmente l’importanza del tributo al primo Stato mondiale degli operai e dei contadini, mettendone in evidenza il contributo incancellabile nella lotta alla tirannide nazifascista e nella difesa del mondo dalle mire guerrafondaie dell’imperialismo. Non sminuiremo certamente l’immortale autore de “Il vecchio e il mare” se, accanto alla sua affermazione vibrante di sincerità e schiettezza, ne collochiamo un’altra, non meno pregnante e realistica:

ogni essere umano che ami la libertà e la pace non può non riconoscere e non onorare, fin nel profondo del cuore, il sacrificio di Zoja Kosmodemjanskaja.

Questa figura è infatti patrimonio non solo dell’Urss e della Russia, terre in cui ogni zolla era ed è impregnata del sangue degli eroi combattenti per la libertà nella Grande Guerra Patriottica, ma anche di tutta l’umanità progressiva, nemica del bellicismo, della reazione, del revisionismo infausto, della negazione dei diritti e della dignità del lavoratore in quanto tale e in quanto persona.

Chi era Zoja Kosmodemjanskaja? Nata da una famiglia di insegnanti nel villaggio di Osino Guj, nella Regione di Tambov, nella zona centrale del bassopiano del Don, il 13 settembre del 1923, Zoja Kosmodemjanskaja compì gli studi prima in Siberia (dove i suoi si erano trasferiti), quindi a Mosca. Sull’onda dell’entusiasmo per l’avanzata impetuosa del socialismo, nel 1938 si iscrisse al Komsomol, la Gioventù comunista sovietica, e si dette da fare in una vasta opera di lavoro sociale e pedagogico volta ad eliminare le ultime sacche di analfabetismo esistenti in Urss, Paese dove il potere socialista aveva insegnato a leggere e scrivere a contadini ed operai che mai avevano tenuto una penna o un libro in mano, conseguendo in pochissimi anni l’obiettivo del 90% di alfabetizzazione, traguardo conquistato dalle società borghesi in un secolo (e con tanto di analfabetismo di ritorno!). Zoja, come tutte le persone “speciali”, non aveva un carattere facile: il suo zelo, il suo fervore militante, furono causa di invidie ed incomprensioni che la fecero soffrire enormemente. Alla fine, però, il bene trionfò ed anche i malevoli aprirono il loro cuore e apprezzarono, come si apprezza un dono particolare, l’infinita umanità della ragazza, autentica e mai affettata negli slanci più profondi del cuore.

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Zoja Kosmodemjanskaja, nome di battaglia Tania

Sul Paese, intanto, si addensava, minacciosa ed oscura, la tremenda nube del nazifascismo, coi suoi folli piani di conquista messi a punto anni prima nel “”Mein Kampf”. Il tragico giugno del ’41 non trovò Zoja impreparata, né titubante, come non trovò né impreparati né titubanti 200 milioni di onesti cittadini sovietici, guidati dal grande Stalin, la cui lampada mai si spegneva nelle concitate notti di riflessione, programmazione, azione per difendere la Patria. L’attività antifascista, rivolta contro l’occupante, marciava senza sosta nel Komsomol e in ogni ambito della società sovietica. Nell’ottobre del 1941 Zoja, assieme ad altri 2000 volontari del Komsomol, raggiunse il proprio posto di combattimento, ingaggiando una lotta per la vita o per la morte contro i barbari invasori che razziavano, uccidevano, deportavano. Il gruppo di Zoja non dette pace al nemico: agguati, attacchi, incendi di avamposti e depositi utilizzati dai nazifascisti per far partire attacchi contro gli inermi cittadini, o per stoccare beni rubati col terrore al popolo, si succedettero da Petrischevo a Gribtsovo, da Pushkino a Korovino e in tutti i villaggi della Regione di Mosca interessati dai più intensi combattimenti. I tentativi dei nazifascisti di creare terra bruciata attorno ai partigiani sovietici, fallirono uno dietro l’altro: l’unità tra tutte le genti dell’Urss contro il feroce invasore era, ogni giorno, più forte che mai e a nulla o a molto poco servivano le minacce, i ricatti, le false promesse.

Quando i nazifascisti, a ottobre – novembre del ’41, provarono a costituire una milizia collaborazionista nei villaggi, per neutralizzare il movimento partigiano e garantire alle loro armate il successo senza intoppi delle barbare azioni pianificate, non trovarono a seguirli che pochi, sparuti elementi rinnegati ed opportunisti, la gran parte dei quali, oltretutto, disertò non appena ne ebbe l’occasione. Uno di questi elementi, la spia Sviridov, per una bottiglia di vodka consegnò Zoja ai nazisti assetati di sangue ed inferociti dall’efficienza militare dei partigiani del gruppo in cui Zoja militava.

La giovane combattente fu interrogata in maniera brutale, con un allucinante corredo di bestiali torture, dagli sgherri nazisti, alla presenza anche di alti militari. Nonostante l’indicibile supplizio, reso ancor più straziante dal coraggio e dall’abnegazione della ragazza, Zoja non si fece uscire dalla bocca alcun nome di compagni e fiancheggiatori: i combattenti della libertà sovietici, che sempre più andavano ingrossando le file dei partigiani, con i mitra, i fucili da caccia, le “molotov” e ogni tipo di arma utile a cacciare le belve naziste, nulla ebbero da temere da questa intrepida amazzone sovietica che andava al martirio serena, con gli occhi pieni di quell’odio per l’ingiustizia, la tirannia, la prepotenza, che è vivido amore dell’umanità.

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Zoja mentre viene condotta al patibolo

Zoja Kosmodemjanskaja venne condotta al patibolo nel villaggio di Petrischevo in un tragico 29 novembre del 1941. Neppure tra i boia del Nuovo Ordine Europeo retto dalle baionette di Hitler, Himmler e Goering e disseminato di cadaveri, Zoja poté però tacere, trattenendosi: anzi, l’inumana violenza che era stata usata sul suo corpo aveva sortito l’effetto di un diluvio di benzina su una fiamma. La giovane, prima di venire impiccata, tra lo sdegno, l’incredulità e la bile dei suoi aguzzini, incitò il popolo con parole vibranti a resistere:

“Cittadini ! Non state in piedi a guardare mentre c’è bisogno di combattenti!”

E ancora:

“Compagni, la vittoria sarà nostra! L’Urss è invincibile e non verrà sconfitta! Stalin verrà! Non possono uccidere 200 milioni di persone!”

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Zoja mentre incita i russi presenti al combattimento

Ciechi di rabbia, incapaci di concepire altro dall’odio e dalla sopraffazione, i carnefici portarono a termine il loro sporco lavoro, compiendo l’esecuzione di Zoja. La fulgida luce dell’esempio di questa eroina, però, era destinato a trionfare! Un esempio unico di sprezzo del pericolo, attaccamento lucido e indefettibile alla verità, alla giustizia, alla libertà, amore inestinguibile per i valori della società socialista, brilla ancora su tutta l’umanità progressiva e ha un nome scritto a caratteri indelebili: si chiama Zoja Kosmodemjanskaja.

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Alexander Alexandrovich Kolesnikov: un dodicenne in guerra

Alexander Alexandrovich Kolesnikov: un dodicenne in guerra

REDAZIONE NOI COMUNISTI

TRADUZIONE DI GUIDO FONTANA ROS

FONTE

I ricordi di un ragazzino non comune: Alexander Alexandrovich Kolesnikov.

A proposito degli attuali socialpetalosi o delle “nostre truppe d’assalto”, come definiva un simpatico rivoluzionario partenopeo un po’ in là con gli anni, gli antagonisti come “Er pelliccia”…

A caccia di carri: come il cannone anticarro sovietico ZiS-3 ebbe la meglio sulla Wehrmacht nazista

A caccia di carri: come il cannone anticarro sovietico ZiS-3 ebbe la meglio sulla Wehrmacht nazista

REDAZIONE NOICOMUNISTI

TRADUZIONE DI GUIDO FONTANA ROS
 
Zis-3 in agguato in ambiente urbano
75 anni fa, nel febbraio 1942, l’Armata Rossa concludeva le prove del Zis-3, cannone divisionale da campagna da 76 mm che sarebbe diventato il sistema d’artiglieria più prodotto nella storia umana.
Come ha spiegato l’analista militare Sergei Varshavchik in un recentearticolo per la RIA Novosti, lo Zis-3 divenne la minaccia per eccellenza sia per i veicoli corrazzati che per la fanteria degli avversari.

Dopo l’invasione nazista dell’Unione Sovietica del giugno 1941, il compito di arrestare la principale forza d’urto della Wehrmacht, vale a dire la Panzerwaffe, ricadde sui reparti di artiglieria. Nel 1941, il cannone anticarro più diffuso nell’arsenale sovietico era il M 1937, un cannone semiautomatico da 45 mm. Questo cannone poteva agevolmente perforare una corazza da 50 mm a 500 metri, mentre la sua leggerezza e il suo basso profilo lo rendevano sia manovrabile che bersaglio difficile da centrare per i carri nemici.

 

Anticarro M 1937 in azione
Sfortunatamente le prime battaglie mostrarono che le caratteristiche progettuali del M 1937 esponevano molto gli artiglieri al fuoco di controbatteria dei mortai e dell’artiglieria.
ZiS-2 da 57 mm
Al principio della guerra, l’Armata Rossa aveva a sua disposizione un’altra arma anticarro: lo Zis-2 da 57 mm. Questo cannone presentava di suo alcuni problemi, per cui i progettisti rapidamente compresero che era troppo potente per il compito cui era destinato e troppo caro per essere prodotto in massa. Lo ZiS-2 fu tolto temporaneamente dalla produzione alla fine del 1941. In seguito, a causa del’introduzione da parte dei tedeschi di carri pesanti e di semoventi, la produzione dello ZiS-2 riprese nel 1943, quando il cannone fu installato su carri o su semoventi di artiglieria.

 

Allo stesso tempo le unità divisionali anticarro avevano necessità di qualcosa di meno costoso ma con caratteristiche analoghe. Inoltre 36.000 cannoni erano andati perduti nel primo anno di guerra ed era necessario rimpiazzarli velocemente.

Zis-30 SPAG 57mm
Varshavchik notava che, dal punto di vista strutturale lo Zis-3 era simile allo ZiS-2. L’ingegnere militare Vasily Grabin aveva cominciato a lavorare intorno all’arma prima che la guerra cominciasse. All’epoca il quarantaduenne progettista aveva completato il cursus studiorum alla facoltà di Artiglieria presso l’Accademia tecnica-militare Dzerzhinsky e trascorso parecchi anni a lavorare in fabbriche di artiglierie, dove aveva l’incarico di elaborare progetti di nuovi tipi di artiglierie.
Lo ZiS-2 sul T-34
 Negli anni ’30, Grabin sviluppò un modo ergonomico per abbreviare la fase della progettazione per la creazione di artiglierie pesanti. Il metodo di Grabin permetteva di sviluppare nuovi sistemi nel giro di mesi e talvolta perfino di settimane. Le sue tecniche permettevano ai progettisti e agli ingegneri di risparmiare un bel po’ di fatica, energia e metallo, senza compromettere la qualità.
Nella fase di progettazione del ZiS-3, Grabin immediatamente mise in opera il suo metodo per una potenziale produzione di massa. Questo richiese la riduzione dei passi necessari per costruire il cannone; la fabbricazione di alta qualità dei grossi componenti, la produzione di massa e la standardizzazione dei componenti, permisero la riduzione di questi ultimi da 2080 a solo 1.306; questo permise di produrre i cannoni più velocemente e a minor costo, senza alcuna riduzione di qualità.
Alla vostra sinistra lo ZiS-2 e alla vostra destra lo ZiS-3 riconoscibile dal freno di bocca
Il rinculo del cannone era ammortizzato di un buon 30% da un freno di bocca. Paragonato al suo predecessore, il ZiS-3 era un buon 420 kg di meno, aveva minori tolleranze ed era concepito per permettere alla squadra di 7 serventi di concentrarsi sui loro compiti specifici, abbreviando il tempo di sparo.
Batteria di ZiS-3

Letteralmente collaudato sul campo di battaglia 
Un contingente di preproduzione di ZiS-3 fu inviato al fronte nel dicembre 1941 a 2 battaglioni di artiglieria, occasione in cui il nuovo pezzo di artiglieria dimostrò le sue impressionanti capacità. Questa letterale “prova a fuoco” sul campo di battaglia permise a Grabin di presentare personalmente, nel gennaio 1942, questo nuovo sistema d’arma al Commissario del Popolo alla Difesa, Joseph Stalin; Stalin in persona firmò ufficialmente l’ordine per la produzione in serie del cannone poco dopo.
Lo ZiS-3 sarebbe diventato una delle armi più versatili del Fronte Orientale. Il cannone era pensato per eliminare fanteria, mitragliatrici, artiglieria, carri e blindati nemici e per distruggere postazioni. Proprio per la diversa tipologia di bersagli, il cannone fu concepito per sparare diversi tipi di proiettili, da quelli ad alto esplosivo in grado di distruggere muri di mattoni spessi 75 cm, a quelli a carica cava che potevano penetrare, bruciando, una corazza spessa 90 mm.
Varshavchik ha ricordato che in seguito alla consegna all’esercito, lo ZiS-3 ricevette una serie di nomignoli. Alcuni come prova di affezione gli affibbiarono un nome femminile come Zoya, altri considerando il suo rateo di fuoco e le sue eccellenti caratteristiche di combattimento, lo chiamarono raffica di Stalin. Anche la Wehrmacht diede al cannone un nomignolo: “Ratsch-bumm”; ratsch da rumore dell’impatto del proiettile sul bersaglio e bumm dal rombo dello sparo che arrivava successivamente essendo il proiettile supersonico.
Paragonando lo ZiS-3 ai propri pezzi da 75 mm, i progettisti tedeschi conclusero che l’arma sovietica fosse superiore in numerosi parametri di valutazione. Inoltre la concezione dello  Zis-3 gli permetteva di sparare proiettili più pesanti di circa il 13% di quelli tedeschi e l’aumentata gittata gli permetteva di colpire da più lontano.
Altro fattore importante, come ci fa notare Varshavchik, era che lo ZiS-3 non aveva la tendenza di affossarsi nel terreno durante lo sparo come succedeva alle sue controparti tedesche. Questo permetteva alla squadra di serventi di fare fronte rapidamente a minacce proveniente da altre direzioni e di rischierare velocemente in batteria il cannone secondo le necessità dell’avanzata della fanteria.
A partire dal 1942-1943, a distanze varianti dai 700 ai 900 metri , lo ZiS-3 facilmente metteva fuori uso quasi la totalità dei mezzi corazzati di cui disponeva la Wehrmacht.
In seguito, a partire dal 1943, con la comparsa dei Tiger, dei Panther e dei pesanti semoventi tedeschi, i serventi degli ZiS-3 si trovarono nell’impossibilità di penetrare frontalmente quel tipo di nuove corazzature.
Panther distrutto. La torretta staccata però indica che probabilmente fu colpito da un Su-152
Nondimeno trovarono una soluzione che permetteva di aggirare il problema: usando tecniche di imboscata [ndt: in questo articolo il racconto di un’imboscata contro i carri Tigre], colpivano il nemico dai fianchi e da dietro dove la corazzatura era più sottile. Inoltre con la comparsa di proiettili perforanti e a carica cava, le capacità anticarro dello ZiS-3 aumentarono ulteriormente, permettendo a cannone di forare facilmente a 500 metri una corazza da 80 mm.
Nel 1943, lo ZiS-3 fu collocato sul telaio del carro leggero T-70, creando così il semovente Su-76. Il debutto di questo semovente avvenne nella battaglia di Kursk, l’ultimo tentativo da parte dei nazisti di effettuare un’offensiva nel territorio sovietico.
Su-76M
Nel periodo del 1943-1945, oltre 14.000 Su-76 e Su-76M furono prodotti. Si tratta del semovente sovietico prodotto nel maggior numero di esemplari nella Seconda Guerra Mondiale. Allo stesso modo con 48.000 esemplari, lo ZiS-3 fu il pezzo di artiglieria più prodotto nella storia.
Infine, Varshavchik ha suggerito che insieme al carro medio T-34, all’aereo da attacco al suolo Il-2, lo Zis-3 è uno dei più luminosi simboli della vittoria dell’Armata Rossa nella Grande Guerra Patriottica.

Lo “stupro della Germania” da parte dell’Armata Rossa fu inventato da Goebbels

Lo “stupro della Germania” da parte dell’Armata Rossa fu inventato da Goebbels

REDAZIONE NOICOMUNISTI

ATTENZIONE: immagini e contenuto che possono ferire la sensibilità di alcuni.
Questa traduzione è stata scritta da Mosca Exile, su Russian Spectrum nella rubrica Storia il 9 maggio 2013 ed è contrassegnata da etichette come  militare, stupro, Unione Sovietica, Seconda Guerra Mondiale. 
In un’intervista alla Komsomolskaya Pravda, la professoressa russa di storia Elena Sinyavskaya, in una discussione con Alexey Ovchinnikov, contesta la provenienza materiale degli stupri in Germania da parte dell’Armata Rossa
Tutti i diritti riservati all’autore.
Negli ultimi anni il Giorno della Vittoria ha purtroppo acquisito una tradizione non molto piacevole: quanto più ci si avvicina alla ricorrenza, tanto più si ha a che fare con ogni sorta di “ricercatori” che prendono a diffondere il mito di “Germania stuprata”
In questo modo, nel corso degli anni, il numero delle vergini tedesche, vittime presumibilmente dell’Armata Rossa, non fa che crescere. Ma a chi giova che il soldato russo rimanga nella memoria nazionale non come liberatore e protettore, ma come stupratore e delinquente? Abbiamo parlato di questo con un prominente ricercatore presso l’Istituto di Storia Russa, dell’Accademia Russa delle Scienze, con la Dottoressa in Scienze storiche, professoressa Elena Sinyavskaya.
“I nazisti intimidirono la gente al punto che alcuni si suicidarono”
Elena Spartakovna, tutto questo è forse il risultato di una rilettura? Quegli anni hanno generato un sacco di spazzatura…
Non proprio. Questa brutta storia inizia molto prima, con la propaganda di Goebbels, quando venne annunciato alla popolazione che l’Armata Rossa stava brutalmente violentando tutte le donne tedesche di età compresa tra gli 8 e gli 80 anni. E le persone ne furono talmente impressionate che alcuni attivisti del partito nazista uccisero le famiglie prima di suicidarsi.
Allora, perché fu necessario ricorrere a una tale immagine?
In primo luogo per aumentare la resistenza della popolazione contro l’avanzata dell’Armata Rossa e in secondo luogo per far sì che la popolazione abbandonasse i territori perduti e quindi non potesse essere di alcun aiuto alle forze armate sovietiche.
La linea di Goebbels fu poi proseguita nello stesso anno del 1945 da parte degli alleati, quando fecero la comparsa le prime pubblicazioni apparse in cui si cercava di rappresentare l’Armata Rossa come un esercito di saccheggiatori e stupratori, tacendo assolutamente sui crimini che stavano accadendo nella zona occidentale di occupazione. Con l’inizio della “guerra fredda”, il tema fu esagerato, ma non in modo così aggressivo e massiccio come cominciò a verificarsi negli ultimi venti anni. I numeri delle persone “violentate” erano inizialmente modesti: oscillavano dalle 20.000 alle 150.000 in Germania. Ma nel 1992, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, in Germania fu pubblicato un libro di due femministe, Helga Zander e Barbara Jor, The Liberators and Liberated, in cui per la prima volta si arrivò a una cifra di 2 milioni. Inoltre questa cifra fu fatta derivare da una premessa del tutto sbagliata: i dati statistici per gli anni 1945-1946 furono raccolti in un ospedale di Berlino in cui erano nati circa 500 bambini all’anno e in circa 15-20 casi, alla voce “nazionalità del padre” era rubricato “russo”. Inoltre, due o tre di questi erano classificati come “violenza carnale” Cosa fecero queste “ricercatrici”? Giunsero alla conclusione che tutti i casi in cui il padre era russo fossero il risultato di violenze carnali. Poi la formula di Goebbels degli  “8-80 anni” fu semplicemente scomposta. Tuttavia la distribuzione di massa di queste statistiche ha avuto luogo nel 2002 con la pubblicazione del libro di Anthony Beevor La caduta di Berlino, che fu qui pubblicato nel 2004 e il fantasioso dato statistico “2 milioni” fu poi tirato fuori dai mass media occidentali alla vigilia del 60° anniversario della Vittoria.
I tedeschi sono stanchi di pentirsi.
Si può capire quelli che battevano su su questo argomento durante gli anni della “guerra fredda”, ma poi cadde il muro di Berlino e, secondo Gorbaciov, vennero stabilite “la pace e l’amicizia”…
Le realtà geopolitiche sono cambiate. Da un lato ci sono stati tentativi di rivedere i risultati della seconda guerra mondiale, più il desiderio di rimuovere l’Unione Sovietica (e la Russia come suo successore legale) dalla parte vincitrice vittorioso insieme a tutto il bene che è associato con essa. Questo è stato uno dei passi che condussero a che in un certo numero di deliberazioni delle istituzioni europee, compreso il Parlamento europeo, vi fu l’equiparazione dello stalinismo con il nazismo, dove l’aggressore e l’aggredito furono posti sullo stesso piano, spostando le colpe e le responsabilità in modo da costringerci a pentirci per qualcosa che non avvenne mai.
Non vi sembra che questi “ricercatori” non abbiano scritto questi saggi di loro iniziativa, ma su commissione di chi creato questa nuova visione geopolitica? 
Ovviamente. La seconda ragione è che il mito è piacevole per l’Occidente – alla psicologia del popolo tedesco, che è stanco di sentirsi in colpa. Già sentiamo la generazione attuale dire: “Beh, perché dobbiamo pentirci per il peccato dei nostri antenati?”. Con questa generazione è sorta un’ondata di un sentire comune che la coscienza nazionale stia cercando di affermare l’idea che i loro antenati non fossero colpevoli; che non c’è una responsabilità collettiva tedesca … Questo è dove l’ordine geopolitico si fonde con i sentimenti delle masse.
Lasciamo da parte la vendetta!
Cosa realmente accadde a queste persone violentate?
Non possiamo dire che queste cose non siano accadute. Ci sono stati stupri, ma non sulla scala di cui si parla oggi. Nei documenti tali fatti sono considerati come “eventi straordinari ed eventi immorali”. La leadership del paese e l’alto comando credevano che non solo questi fatti creassero una cattiva immagine dell’Armata Rossa, ma che anche ne minassero la disciplina. E combatterono contro questi atti con tutti i mezzi disponibili, a cominciare con il lavoro politico di partito, con spiegazioni per finire ai processi e alla fucilazione dei saccheggiatori e degli stupratori.
Ci sono statistiche?
Purtroppo, non tutti i documenti sono stati declassificati, ma grazie a quelli che lo sono stati, siamo in grado di calcolare l’entità del fenomeno. Ecco una relazione del procuratore militare del 1° Fronte Bielorusso, sugli atti illeciti diretti contro la popolazione civile durante il periodo che va dal 22 aprile al 5 maggio 1945. Le 7 armate del Fronte consistevano di 908,500 persone e furono registrati 124, tra cui 72 stupri. Solo 72 casi su 908.500…
I vostri avversari hanno scritto che un’ondata di stupri si verificò prima della presa di Berlino…
Il 20 aprile comparvero direttive per un cambiamento di atteggiamento nei confronti della popolazione civile tedesca e dei prigionieri di guerra. Quindi qui abbiamo i nostri avversari che si concentrano sul fatto che l’ordine era arrivato troppo tardi, che durante tutto il periodo dell’inverno e all’inizio della primavera del ’45 l’Armata Rossa godette dell’impunità. Questo non è vero. Perché oltre a questo ordine ed altre successive direttive, ci furono ordini specifici a livello di Fonte, di Armata e a livello di singola unità che furono emanati prima che l’Armata Rossa entrasse nel territorio di altri Stati. Furono distribuiti opuscoli narranti la storia del paese, la sua cultura e le tradizioni locali. Nel gennaio del ’45, fu dato ordine a Konev, Rokossovsky e Zhukov, di controllare ogni sentimento di vendetta diretta [che quelli sotto il loro comando dovevano] e di prevenire eventuali incidenti che sarebbero stati interpretati in modo negativo.
E questo come fu percepito dai soldati? Dopo tutto, molti avevano perso i propri cari a casa; un sentimento di vendetta era stato generato in mezzo a loro. Ricordate Ilya Ehrenburg e il suo “Ammazza i tedeschi!” E poi arrivati nella tana [della bestia], tutto ad un tratto fu detto loro di “mettere da parte la vendetta”…
Naturalmente molti non rimasero soddisfatti di queste spiegazioni per quanto riguarda questo nuovo atteggiamento verso la vendetta. Nei rapporti dei commissari politici vi sono registrate conversazioni tra soldati che mal sopportavano questi ordini: “Prima dicono una cosa, poi un’altra e perché dovremmo provare pena per i tedeschi come se si fossero comportati bene sul nostro territorio”… Ma misure disciplinari dure sulla da un lato e l’amore russo per i bambini, dall’altro (anche i tedeschi riconobbero che i nostri soldati erano molto buoni con i bambini tedeschi e li sfamavano non solo prendendo dai magazzini centrali di cibo, ma anche dalle loro razioni, a volte dando loro tutto ciò che avevano) impedirono che avessero luogo atti di vendetta. Ma la cosa principale, che veniva sottolineata a tutti i livelli, è che nelle azioni “non dovremmo essere come i tedeschi”.
Lo storico Yuri Zhukov ha sostenuto che lo stupro e altri crimini furono per lo più perpetrati non da soldati dell’Armata Rossa, ma da ex soldati dell’Armata Rossa appena liberati dai campi di concentramento e dai civili che erano stati deportati in Germania…
Sì, essendo in attesa di rimpatrio, non erano sotto alcun controllo o  comando, e in genere erano piuttosto una folla eterogenea di rimpatriandi. Formarono bande e iniziarono a derubare la gente del posto, al fine di compensare le umiliazioni che avevano sofferto e poiché questo avvenne nella zona di responsabilità delle truppe sovietiche, tutto questo fu attribuito ai nostri soldati. Ci sono altre prove documentali di alleati che, liberati dai campi, si buttarono in saccheggi a Berlino, riempiendo vecchie auto con rottami e a cui, quando uscivano dalla città, veniva detto di riportare indietro quello che avevano preso. Un altro punto: negli stessi rapporti dei procuratori militari si è spesso affermato che furono esaminati casi in cui il presunto stupro non era stato confermato, in cui i comandanti dovettero punire degli innocenti. C’è un interessante diario lasciato dal corrispondente australiano Osmar White, che aveva accompagnato l’esercito americano e che aveva visitato tutte le zone di occupazione. Non provava molta simpatia per noi, ma sostenne che l’Armata Rossa, a differenza degli Alleati, era molto disciplinata; che l’amministrazione sovietica fu molto efficiente non solo nelle azioni di contrasto alla criminalità, ma anche nel campo della rigenerazione urbana e del rifornimento dei beni vitali; e tutti gli orrori che raccontavano dei nostri soldati erano, da un lato, voci e pettegolezzi, e che, dall’altro, questi crimini erano per lo più commessi da coloro che erano in attesa di rimpatrio.
I tedeschi fuggirono dagli anglo-americani verso i russi…
E in quei territori, le donne come si rapportavano con i nostri soldati?
Oh, si potrebbe scrivere un trattato intero su questo argomento. Prima di tutto, vi era una differenza colossale di mentalità. Tutte queste storie che i soldati, in particolare quelli provenienti dalle aree rurali, fossero stati scristianizzati e per definizione fossero inclini alla lussuria, sono sciocchezze. Al contrario, la maggior parte di essi era stato allevata nella tradizione patriarcale; per loro era un comportamento semplicemente animale che ungheresi e austriaci avessero abitualmente numerosi rapporti sessuali prima del matrimonio. Quale tipo di donna poteva fare così? Era incomprensibile per la mentalità di un soldato russo. Non dovrei dirlo, perché ciò implicherebbe una certa avversione per queste donne. I comandanti erano in uno stato di shock. Ci sono un sacco di rapporti documentati di gruppi di donne che, guidati dalla loro “Madame”, subito offrivano i loro servizi sessuali non appena fossero entrati in contatto con un villaggio. In tutti questi casi la reazione dei nostri ufficiali era arrabbiata e offensiva. Inoltre è stato spesso rivelato che i nazisti acconsentivano in particolare ad un certo numero di donne affette da malattie veneree di far sì che i soldati diventassero inabili al servizio. Non è forse anche questo parte integrante della “Germania stuprata”?
In Romania e Ungheria i nostri soldati visitarono i bordelli, ma, di regola, non molto numerosi: vi andarono per curiosità ricavandone sentimenti spiacevoli e un senso di disgusto e di confusione. L’idea stessa di comprare un’altra persona non si adattava alla mentalità di un uomo sovietico.
Non dimentichiamo che esisteva il fenomeno molto comune della prostituzione militare. Sono conservati diari di donne tedesche, dove filosoficamente sostengono che la prostituzione è una professione alquanto rispettabile. Era molto comune, soprattutto nella zona occidentale di occupazione, dove i tedeschi, tra l’altro, erano riforniti molto scarsamente di alimenti (in contrasto con la zona sovietica, dove i bambini fino a 8 anni di età ricevevano anche il latte). La razione giornaliera tedesca era inferiore a una colazione all’americana. Naturalmente le donne furono costrette a guadagnarsi da vivere nel modo ben noto. Ci furono abbastanza casi di questo tipo di stupro. E se i tedeschi affermarono di aver subito violenza, questa accusa non fu diretta contro di noi, ma contro gli Alleati, da cui i tedeschi terrorizzati fuggivano in massa verso la zona di occupazione sovietica.
E come, tra l’altro, i comandanti statunitensi reagirono ai crimini dei loro subordinati?
Spesso scelsero di non prestare attenzione a loro. I diari dello stesso Osmar White ci dicono che i crimini contro le donne tedesche erano diffusi e che in nessun modo erano contrastati dai comandanti americani; che se avveniva qualsiasi tipo di reazione, accadeva solo per gli stupratori negri.
Razzismo?
Sì. Nella mente degli ufficiali degli Stati Uniti, i negri non dovevano osare alzare una mano contro una donna bianca; se l’avessero fatto, sarebbero stati trattati nel modo consueto degli Stati Uniti. Era diverso per le truppe francesi. Al Senato USA dopo la guerra fu descritto il comportamento dei senegalesi a Stoccarda. Le cifre citate dicono che  in uno o due giorni ci furono circa tremila violentate solo nell’area urbana di Stoccarda. Ancora oggi gli italiani sostengono che l’esercito anglo-americano fu responsabile per le atrocità che hanno avuto luogo sul territorio italiano e che furono commesse dai marocchini. Questi uomini violentarono non solo le donne, ma anche i giovani…
I “goumiers”, le truppe marocchine combattenti per i francesi che si resero responsabili di feroci stupri nell’Italia meridionale
Trofei – pezze di tessuto ed aghi
Siamo anche accusati di saccheggio. Quei trofei, tra l’altro: da dove vengono?
Questo è molto interessante. Ci sono intere documentazioni asserenti che furono soprattutto gli anglo-americani ad essere impegnati in saccheggi e secondo un programma ben organizzato: i beni erano caricati su navi e gradualmente questo cominciò a causare ingorghi nei porti. In sostanza essi stavano raccogliendo un vasto assortimento di cose di vario valore. Per quanto riguarda l’Armata Rossa, c’era qualcosa che si può definire  “baraholstvo” [cianfrusaglie].
Di cosa si tratta?
Non era una questione di rapina, ma di raccolta di beni abbandonati in: in case aperte, negozi distrutti, valigie abbandonate… anche quando stavano combattendo e durante le pause nei combattimenti. Ogni tanto i loro comandanti lasciavano inviare dei pacchetti a casa. Ma non spedivano orologi con diamanti incrostati, ma ciò che era necessario in un’economia devastata dalla guerra: set di aghi da cucito – potevano essere scambiati per una buona selezione di prodotti alimentari; pezze di stoffa, perché non c’erano indumenti a casa; molti utensili venivano spediti: martelli, pinze, pialle: le truppe in prima linea sapevano che sarebbero presto tornati a casa e avrebbero avuto bisogno di qualcosa per ricostruire i loro villaggi bruciati. Non si può puntare il dito contro di loro per aver fatto questo. In tutte le lettere allegate ai pacchi, i soldati cercavano di giustificare se stessi davanti alle loro mogli ed ai loro parenti per essersi impossessati di questi stracci e di questa spazzatura. Erano molto disgustati verso se stessi per aver fatto un atto del genere…
A proposito, vi ricordate la famosa foto scattata al Reichstag, discussa su Internet di recente, in cui su uno dei polsi dell’ufficiale ci sono due orologi?
Ho avuto quella foto per un po’ di tempo. In realtà si tratta, credo, di un orologio e una bussola l’ufficiale comandante indossa. E vi ricordate la foto, in cui un soldato sovietico sta derubando una berlinese dalla sua bicicletta e di come i liberali del Web urlavano al saccheggio? Ma ciò che viene mostrato è un soldato che sta confiscando una bicicletta necessaria all’esercito. Vedete la differenza nel modo in cui questa azione viene vista?
La storia viene cancellata poco a poco…
Tra l’altro, per quanto riguarda i liberali di nostra produzione: che interesse hanno a mentire sui propri nonni? 
In realtà ci sono persone che sono pienamente consapevoli di ciò che stanno facendo. Diciamo che c’è un prezzo, anche se non stiamo necessariamente parlando di una ricompensa finanziaria. Ci sono altri mezzi di incoraggiamento: un viaggio all’estero, borse di studio, la cittadinanza… ma c’è anche un ampio strato di professionisti di Internet che stupidamente ripetono una bugia andando dietro il primo gruppo. Le loro menti sono così confuse che sono disposti a credere qualsiasi sciocchezza.
E sono coinvolti in questo, non solo i cricetini della Rete ma anche gli intellettuali. E’ il caso di un docente dell’Università federale del Caucaso del Nord, Pavel Polyan, che parlando da una stazione radio molto liberale, alla domanda della sorte toccata ad alcune delle nostre donne che avevano avuto relazioni intime con gli occupanti. Egli dice: “Ci sono stati stupri, ma non ci fu una massiccia ondata di stupri. In ogni caso, non sono commisurati agli ai stupri di massa, che l’Armata Rossa perpetrò impegnata all’entrata in Germania… “. A proposito, c’è molto disaccordo tra gli storici russi su questo tema?
Non voglio focalizzarmi in particolare su alcuni colleghi. Ci sono gli storici della comunità professionale, e ci sono persone che lo sono diventati: li chiamiamo quelli della “storia folk” e sono dei dilettanti che cercano di imporre il loro punto di vista sul pubblico. Così, tra i professionisti non ci sono differenze di opinione su questo argomento e non ci possono essere…
Questo è un tentativo di privare la gente della loro storia
E’ già abbastanza grave che l’immagine di un soldato russo ubriaco e predatore appaia nei film occidentali, ma noi stessi fare la stessa cosa nei nostri propri film!
Questo non è cominciato ora. Ricordate quanti di questi film ci furono dopo il crollo dell’Unione Sovietica. E le prime immagini che ha mostrato la guerra non dal punto di vista degli insulti, ma da un punto di vista patriottico, è venuto solo nel 2002, con “Zvezda” [The Star]. Tutto ciò che è venuto prima era pieno di miti circa la tirannia di Stalin, il NKVD “sanguinario”, lo SMERSH, il servizio speciale che, a quanto pare, fucilava solo buoni agenti  nelle retrovie e terrorizzava le truppe. E siamo stati nutriti dall’idea che la vittoria fosse arrivata nonostante la nostra dirigenza, e da una serie di film in cui si poteva percepire la suggestione nascosta che forse possiamo non aver vinto veramente…
La ragione di ciò?
La Grande Guerra Patriottica [in Occidente: La guerra russo-sovietica 1941-1945, il Fronte orientale (Europa) della Seconda Guerra Mondiale] è ancora nella nostra storia; è l’episodio che unisce le persone, e non è solo nostra, ma riguarda le altre nazioni dell’ex Unione Sovietica. E quando il 9 maggio si cerca di cancellare dalla memoria o di offuscarla, lo scopo di questo è abbastanza ovvio: si tratta di un tentativo di privare la gente della loro storia e per dimostrare che non abbiamo passato di cui essere orgogliosi. Se la maggior parte della popolazione non può vedere questo, allora queste persone non avranno futuro. La comprensione della storia della Grande Guerra Patriottica è da tempo trasformata in un grande campo di battaglia dell’informazione.
Stiamo perdendo questa battaglia?
In generale, sì.
Perché gli storici non si oppongono a questi attacchi alla nostra storia? Perché lo Stato non dice nulla circa la necessità di proteggere la storia dalle falsificazioni e perché nei i film i soldati russi continuano ad apparire come bestiame congelato e perché i liberali tranquillamente continuano a trasmettere sui canali del governo sui “crimini” dell’Armata rossa…
Volete sentire quello che penso su questo? Perché non c’è davvero alcuna azione anti-falsificazione a livello statale. E bisogna essere davvero duri su questo problema. E la cosa dovrebbe essere portata avanti dalla persona che sta in cima. Uno degli imperatori russi, Nicola I, dopo aver in qualche modo scoperto che a Parigi dovesse andar in scena una piéce che infangava il nome dell’esercito russo, chiese che non venisse eseguita. E quando il re di Francia si rifiutò di farlo, sostenendo la libertà di espressione artistica, l’imperatore russo rispose “Beh, ti manderò un pubblico di un milione di persone vestite nei loro cappotti militari, che lo fischieranno. La rappresentazione fu immediatamente annullata…
Potete immaginare qualcuno negli Stati Uniti “per un empito dell’anima” fare un film in cui i soldati americani in Germania solamente stuprano, rubano e bevono?
Credo che sarebbe stato il loro ultimo film nella loro carriera di registi o di scrittori… Essi sono strettamente monitorati nelle manifestazioni di tali “libertà”. Si rendono conto di quanto sia pericoloso. Non solo: la ricerca su questo argomento, se viene conservata, non viene pubblicizzata. Tra l’altro, nel 1989, fu pubblicato il libro Other Losses dell’autore canadese James Baca, che ha sostenuto che nei campi nella zona americana di occupazione oltre un milione di prigionieri di guerra tedeschi erano morti di fame. E’ stato subito preso di mira dai suoi colleghi e ha annunciato di essere quasi un pazzo…
Da fonti di prima mano.
Testimoni oculari della Germania del 1945
“… Alla fine del primo giorno del mio soggiorno a Berlino, ero convinto che la città fosse morta. Gli esseri umani proprio non potevano vivere in questo mucchio terrificante di detriti. Alla fine della prima settimana cominciò a cambiare. La società stava tornando in vita tra le rovine. I berlinesi iniziarono a ricevere cibo e acqua in quantità sufficiente per sopravvivere. Sempre più persone venivano impiegate nelle opere pubbliche, sotto la guida dei russi. Grazie ai russi, con la loro vasta esperienza nel trattare con problemi simili nelle loro città devastate, la diffusione di epidemie era stata messa sotto controllo. Sono convinto che i sovietici fecero in quei giorni di più per la sopravvivenza di Berlino di quanto gli anglo-americani avrebbero mai potuto fare se fossero stati nella posizione dei russi…”
“… Dopo che gli scontri si erano trasferiti sul suolo tedesco, furono i commessi molti stupri da parte dei soldati, sia da parte delle truppe di prima linea e di coloro che venivano subito dietro di loro. Il numero [di questi stupri] dipendeva dall’atteggiamento degli alti ufficiali nei loro confronti… Avvocati riconobbero che a causa di atti sessuali crudeli e perversi perpetrati su donne tedesche, alcuni soldati furono giustiziati dal plotone di esecuzione, in particolare nei casi in cui erano coinvolti negri. Tuttavia, so che molte donne furono violentate da americani bianchi. Non è stata intrapresa alcuna azione contro questi criminali…”
“… Nell’Armata Rossa, una rigorosa disciplina prevale. Rapine, stupri e abusi non avvengono in misura più grande di qualsiasi altra zona di occupazione. Le storie assurde sulle atrocità emergono dalla esagerazione e dalla distorsione dei singoli casi provocate dal nervosismo causato dalle rozze maniere dei soldati russi e dal loro amore per la vodka. Una donna che mi aveva riferito la maggior parte dei racconti di brutalità russa, racconti da far rizzare i capelli in testa, alla fine fu costretta ad ammettere che l’unica prova che aveva visto con i suoi occhi era quella di ufficiali russi ubriachi che sparavano con i loro fucili in aria e alle bottiglie … “
Dai diari del corrispondente di guerra australiano Osmar White
“… Dopo essermi trasferito a Oberhunden. Ragazzi di colore in azione qui a far Dio sa cosa. Hanno dato fuoco alla casa. Hanno accoltellato tutti i tedeschi con i rasoi e violentato le donne … “
Dal diario del segnalatore dell’esercito USA Edward Wise
“… Nello stesso giorno ho avuto un colloquio con una bella ragazza ungherese. Quando mi ha chiesto se mi fosse piaciuta Budapest, ho risposto di sì, ma che ho trovato i bordelli imbarazzanti. “Ma perché?” mi ha chiesto la ragazza. “Perché non è naturale; è animalesco “, ho spiegato. “Una donna che prende i soldi e subito dopo ci segue per  ‘fare l’amore’!”. Ci pensò su un momento, poi annuì e disse: “Hai ragione: prendere i soldi prima non è bello …”
Dalle memorie del militare della cavalleria, Alexander
 “… Andammo in una città tedesca, e fummo alloggiati nelle case. Apparve una “Frau”. Era di circa 45 anni e chiese di “Herr Kommandant.” Dichiarò di essere responsabile del distretto della città e di aver raccolto 20 donne tedesche per i bisogni sessuali (!!!) dei soldati russi… La reazione degli ufficiali fu rabbiosa e offensiva. Buttarono fuori la donna tedesca insieme al suo “distaccamento” pronto all’azione…
Dalle memorie dell’artigliere addetto ai mortai Nahum Orlov
“… Un po’ più avanti, ad un passaggio a livello poco prima del paese, ci imbattemmo in un “posto per la raccolta di armi e orologi”. pensai di star sognando: i civili, ben pasciuti inglesi prendevano gli orologi dai soldati tedeschi coperti di sporcizia! Da lì fummo mandati al cortile della scuola nel centro del paese. Lì erano stati riuniti un sacco di soldati tedeschi. Vegliavano su di noi, gli inglesi masticando chewing gum tra i denti – che era qualcosa di nuovo per noi – e si vantavano tra di loro deii loro trofei, sollevando alte le braccia, costellate di orologio da polso…”
Dalle memorie del caporale Egon Kopiske
 “… Tutto questo è stato acquisito con mezzi del tutto onesti, e non immaginare che in Germania, la rapina e il furto con scasso non vengano ignorati. Completo ordine. Ogni volta che sono comparse cose abbandonate dai “grandi nasi” di Berlino sono state confiscate e sono state distribuite in modo cameratesco a chi interessavano… “

Il massacro di Katyn del corpo degli ufficiali polacchi

Il massacro di Katyn del corpo degli ufficiali polacchi

REDAZIONE NOICOMUNISTI

TRADUZIONE DI GUIDO FONTANA ROS

Presentiamo la traduzione di un riassunto del libro:  Y.I. Mukhin, Katyn Detective, Mosca, 1995, mai comparso in occidente. In questo libro l’autore smonta con estrema chiarezza tutte le bugie e le falsificazioni opera non solo dei nazisti ma anche di moltissimi pseudostorici anticomunisti e revisionisti, non ultimi quelli russi allevati alla scuola dell’infame Gorbachev, riguardo al terribile massacro di Katyn di oltre 11.000 ufficiali polacchi.

TRADUZIONE IN PDF

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Gli stupri dell’Armata Rossa: un’altra grottesca menzogna della ditta Goebbels

Gli stupri dell’Armata Rossa: un’altra grottesca menzogna della ditta Goebbels

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI LUCA BALDELLI

Chi, almeno una volta, non ha mai sentito parlare di stupri di massa commessi (così si è tentato di far credere!) dall’Armata Rossa nella Germania occupata durante la Seconda Guerra Mondiale? Chi, almeno una volta, non ha sentito “storici” e polemisti discettare su tale macabro argomento? Ebbene, il tam tam di pseudo – storici, storiografi e “ricercatori” su tale tema è, come sempre, di volta in volta e di caso in caso, o un’operazione propagandistica della peggior specie, naturale prosecuzione della scientifica disinformazione goebbelsiana, o il frutto della creduloneria e della superficialità di pseudo – intellettuali con scarsa o inesistente padronanza dei criteri di ricerca, analisi delle fonti, individuazione delle corrette metodologie per giungere, con rigore e cristallina coerenza argomentativa, alle conclusioni più plausibili e suffragate da fatti.

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L’oscura storia del sostegno americano ai fascisti e criminali di guerra ucraini

L’oscura storia del sostegno americano ai fascisti e criminali di guerra ucraini

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI ANDREY PANEVIN

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

Il sostegno  americano al fascismo ucraino odierno per quanto possa apparire impressionante non è tuttavia un fenomeno politico nuovo. Documenti della CIA desecretati secondo il FOIA. dal titolo “The NAZI War Crimes Declassification Act”, mostrano come la CIA non solo controllasse i gruppi di fascisti ucraini durante e dopo la II GM, ma come li aiutasse attivamente proteggendoli dalla legge. Questi e altri documenti possono essere reperiti nella CIA’s Freedom of Information Act Electronic Reading Room. I documenti seguenti sono alcuni fra i molti che attengono alla protezione accordata dall’America ai criminali di guerra di tutto il mondo.

STEPAN BANDERA

 

Stepan Bandera, che fu il capo dell’OUN (Organizzazione dei Nazionalisti ucraini), è un uomo venerato dalle attuali autorità ucraine ed è visto dai battaglioni fascisti ucraini come un eroe nazionale. I politici occidentali con i mezzi di comunicazione dominanti hanno svolto un buon lavoro nell’oscuramento del suo ruolo nella storia dei movimenti fascisti e ultranazionalisti dell’Ucraina. Egli fu infatti un assassino di massa senza scrupoli, le cui atrocità possono essere viste solo come crimini contro l’umanità. Con la sua totale riabilitazione in Ucraina, l’opposizione antifascista ha cominciato a chiamare i suoi sostenitori “banderisti” e “banderismo” le loro azioni.

L’eredità di Bandera non solo trae beneficio dall’ignoranza ingenerata dai politici e dai mezzi di comunicazione, ma anche lui stesso, dagli anni della II GM fino alla sua morte, trasse benefici personali dall’aiuto del governo americano. Non solo fu protetto dalla giustizia dell’Unione Sovietica ma godette anche della possibilità di chiedere l’aiuto di Washington per ottenere visti e alloggiamenti segreti.

 La CIA era ben conscia delle opinioni fasciste di Bandera, ma sapeva che, se fosse stato catturato dall’Unione Sovietica, non gli sarebbe stata accordata la stessa pietà garantitagli dagli interessi americani nell’Europa del dopoguerra. La seguente serie di immagini documenta in dettaglio le lungaggini cui ricorse la CIA onde tener Bandera fuori dalle mani dei sovietici e per evitare di marchiarlo come “criminale di guerra”.

L’aiuto da parte del governo USA a Stepan Bandera si estese fino all’anno della sua morte (1959), come mostrato dall’immagine seguente. Lo stesso Bandera sapeva che l’ottenimento di un visto poteva essergli accordato solo con l’ “approvazione di Washington”.

YAROSLAV STETSKO

 

Yaroslav Stetsko era una prominente figura al’interno dell’OUN e ne fu il capo dal 1968 fino all’anno della sua morte, il 1986.Il libro di Stetsko, “Two Revolutions” (1951), fornisce una delle basi della piattaforma ideologica del partito ultranazionalista “Svoboda”. Le relazioni di Stetsko con la CIA e il governo USA sono ampie e si estendono dai tempi della militanza nell’OUN con Bandera fino alla sua morte a Monaco. Le seguenti immagini mostrano come Stetsko ricevesse continue informazioni dai membri dell’UPA e dell’OUN che si trovavano in Ucraina e le passasse ai contatti americani.

 

Stetsko non solo forniva informazioni alle autorità USA sulla situazione in Ucraina, ma godeva anche della fiducia di Allen Dulles, il direttore della Cia all’epoca. Come dimostra la lettera sottostante, Stetsko, in qualità di presidente del “Blocco Antibolscevico delle Nazioni”, consigliava la CIA su come utilizzare il nazionalismo come “potente forza” negli affari europei.

 

Un altro documento prova ulteriormente che Stetsko e gli altri “banderisti” ricevevano aiuti non solo dagli USA, ma anche dal governo britannico.

MYKOLA LEBED

Mykola Lebed era un importante fascista ucraino, il cui desiderio era quello di “pulire l’intero territorio rivoluzionario dalla popolazione polacca”. Questo condusse a scene inimmaginabili di violenza:

“…(UPA) non faceva distinzione su chi uccidere; essi sparavano sulla popolazione di interi villaggi… quando diventò difficile trovare degli ebrei da uccidere, le masnade di Bandera si rivolsero contro i polacchi. facevano letteralmente a pezzi i polacchi. Ogni giorno […], si potevano vedere corpi di polacchi, con fili di ferro attorno ai colli, galleggiare sul fiume Bug”. Hitler’s Shadow: Nazi War Criminals, U.S Intelligence and the Cold War

Non v’è alcun dubbio che, tra i fascisti ucraini criminali di guerra, Lebed fosse uno dei più sadici e privi di scrupoli. Questo rende ancor più scioccante che fu protetto continuamente dalla CIA fino alla sua morte. La protezione accordatagli era così grande che Allen Dulles personalmente lo mise al riparo dall’affrontare la giustizia. Dulles scrisse una lettera che non solo permetteva l’ingresso negli USA a Lebed ma negava con veemenza il suo ruolo nell’assassinio nel 1934 del ministro polacco degli Interni e la sua collaborazione con i nazisti nella II GM.

La CIA controllava costantemente Lebed e faceva tutto quello che era in suo potere per evitare che la verità sul suo passato fosse svelata dai giornalisti o dal Dipartimento della Giustizia. Per di più questi documenti mostrano la collaborazione fra la CIA ed elementi del’OSI (Office of Special Investigations), che cooperavano per tenere il passato di Lebed fuori dalla portata del loro dipartimento.

 

Questi documenti fra molti altri, mostrano come il governo americano aiutasse e proteggesse i fascisti ucraini e i criminali di guerra da parecchio tempo prima della “rivoluzione arancione” o “Maidan” in Ucraina. Questi anni di sostegno al fascismo ucraino hanno permesso agli USA e ai loro alleati di affinare le loro sordide abilità alla perfezione, al punto che nel 2015, un governo ucraino apertamente fascista sta terrorizzando quelli che sono considerati indesiderabili e vomita odio sui vicini russi considerati “subumani”. Nello stesso tempo la stampa dominante e i suoi padroni continuano a diffondere la balla facilmente dimostrabile che “in Ucraina non ci sono fascisti”. Non solo in Ucraina ci sono i fascisti, ma questi ultimi occupano anche i più alti livelli del governo americano e delle sue agenzie.