L’oscura storia del sostegno americano ai fascisti e criminali di guerra ucraini

L’oscura storia del sostegno americano ai fascisti e criminali di guerra ucraini

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI ANDREY PANEVIN

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

Il sostegno  americano al fascismo ucraino odierno per quanto possa apparire impressionante non è tuttavia un fenomeno politico nuovo. Documenti della CIA desecretati secondo il FOIA. dal titolo “The NAZI War Crimes Declassification Act”, mostrano come la CIA non solo controllasse i gruppi di fascisti ucraini durante e dopo la II GM, ma come li aiutasse attivamente proteggendoli dalla legge. Questi e altri documenti possono essere reperiti nella CIA’s Freedom of Information Act Electronic Reading Room. I documenti seguenti sono alcuni fra i molti che attengono alla protezione accordata dall’America ai criminali di guerra di tutto il mondo.

STEPAN BANDERA

 

Stepan Bandera, che fu il capo dell’OUN (Organizzazione dei Nazionalisti ucraini), è un uomo venerato dalle attuali autorità ucraine ed è visto dai battaglioni fascisti ucraini come un eroe nazionale. I politici occidentali con i mezzi di comunicazione dominanti hanno svolto un buon lavoro nell’oscuramento del suo ruolo nella storia dei movimenti fascisti e ultranazionalisti dell’Ucraina. Egli fu infatti un assassino di massa senza scrupoli, le cui atrocità possono essere viste solo come crimini contro l’umanità. Con la sua totale riabilitazione in Ucraina, l’opposizione antifascista ha cominciato a chiamare i suoi sostenitori “banderisti” e “banderismo” le loro azioni.

L’eredità di Bandera non solo trae beneficio dall’ignoranza ingenerata dai politici e dai mezzi di comunicazione, ma anche lui stesso, dagli anni della II GM fino alla sua morte, trasse benefici personali dall’aiuto del governo americano. Non solo fu protetto dalla giustizia dell’Unione Sovietica ma godette anche della possibilità di chiedere l’aiuto di Washington per ottenere visti e alloggiamenti segreti.

 La CIA era ben conscia delle opinioni fasciste di Bandera, ma sapeva che, se fosse stato catturato dall’Unione Sovietica, non gli sarebbe stata accordata la stessa pietà garantitagli dagli interessi americani nell’Europa del dopoguerra. La seguente serie di immagini documenta in dettaglio le lungaggini cui ricorse la CIA onde tener Bandera fuori dalle mani dei sovietici e per evitare di marchiarlo come “criminale di guerra”.

L’aiuto da parte del governo USA a Stepan Bandera si estese fino all’anno della sua morte (1959), come mostrato dall’immagine seguente. Lo stesso Bandera sapeva che l’ottenimento di un visto poteva essergli accordato solo con l’ “approvazione di Washington”.

YAROSLAV STETSKO

 

Yaroslav Stetsko era una prominente figura al’interno dell’OUN e ne fu il capo dal 1968 fino all’anno della sua morte, il 1986.Il libro di Stetsko, “Two Revolutions” (1951), fornisce una delle basi della piattaforma ideologica del partito ultranazionalista “Svoboda”. Le relazioni di Stetsko con la CIA e il governo USA sono ampie e si estendono dai tempi della militanza nell’OUN con Bandera fino alla sua morte a Monaco. Le seguenti immagini mostrano come Stetsko ricevesse continue informazioni dai membri dell’UPA e dell’OUN che si trovavano in Ucraina e le passasse ai contatti americani.

 

Stetsko non solo forniva informazioni alle autorità USA sulla situazione in Ucraina, ma godeva anche della fiducia di Allen Dulles, il direttore della Cia all’epoca. Come dimostra la lettera sottostante, Stetsko, in qualità di presidente del “Blocco Antibolscevico delle Nazioni”, consigliava la CIA su come utilizzare il nazionalismo come “potente forza” negli affari europei.

 

Un altro documento prova ulteriormente che Stetsko e gli altri “banderisti” ricevevano aiuti non solo dagli USA, ma anche dal governo britannico.

MYKOLA LEBED

Mykola Lebed era un importante fascista ucraino, il cui desiderio era quello di “pulire l’intero territorio rivoluzionario dalla popolazione polacca”. Questo condusse a scene inimmaginabili di violenza:

“…(UPA) non faceva distinzione su chi uccidere; essi sparavano sulla popolazione di interi villaggi… quando diventò difficile trovare degli ebrei da uccidere, le masnade di Bandera si rivolsero contro i polacchi. facevano letteralmente a pezzi i polacchi. Ogni giorno […], si potevano vedere corpi di polacchi, con fili di ferro attorno ai colli, galleggiare sul fiume Bug”. Hitler’s Shadow: Nazi War Criminals, U.S Intelligence and the Cold War

Non v’è alcun dubbio che, tra i fascisti ucraini criminali di guerra, Lebed fosse uno dei più sadici e privi di scrupoli. Questo rende ancor più scioccante che fu protetto continuamente dalla CIA fino alla sua morte. La protezione accordatagli era così grande che Allen Dulles personalmente lo mise al riparo dall’affrontare la giustizia. Dulles scrisse una lettera che non solo permetteva l’ingresso negli USA a Lebed ma negava con veemenza il suo ruolo nell’assassinio nel 1934 del ministro polacco degli Interni e la sua collaborazione con i nazisti nella II GM.

La CIA controllava costantemente Lebed e faceva tutto quello che era in suo potere per evitare che la verità sul suo passato fosse svelata dai giornalisti o dal Dipartimento della Giustizia. Per di più questi documenti mostrano la collaborazione fra la CIA ed elementi del’OSI (Office of Special Investigations), che cooperavano per tenere il passato di Lebed fuori dalla portata del loro dipartimento.

 

Questi documenti fra molti altri, mostrano come il governo americano aiutasse e proteggesse i fascisti ucraini e i criminali di guerra da parecchio tempo prima della “rivoluzione arancione” o “Maidan” in Ucraina. Questi anni di sostegno al fascismo ucraino hanno permesso agli USA e ai loro alleati di affinare le loro sordide abilità alla perfezione, al punto che nel 2015, un governo ucraino apertamente fascista sta terrorizzando quelli che sono considerati indesiderabili e vomita odio sui vicini russi considerati “subumani”. Nello stesso tempo la stampa dominante e i suoi padroni continuano a diffondere la balla facilmente dimostrabile che “in Ucraina non ci sono fascisti”. Non solo in Ucraina ci sono i fascisti, ma questi ultimi occupano anche i più alti livelli del governo americano e delle sue agenzie.

Un’emigrazione boicottata: i lavoratori italiani in Cecoslovacchia negli anni ‘40 – ‘50 del ‘900

Un’emigrazione boicottata: i lavoratori italiani in Cecoslovacchia negli anni ‘40 – ‘50 del ‘900

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI LUCA BALDELLI

Una pagina assolutamente sconosciuta del nostro dopoguerra. La stragrande maggioranza di noi ha sentito parlare esclusivamente di un’emigrazione politica verso la Cecoslovacchia: si trattava di compagni partigiani che dovevano espatriare per sottrarsi alla persecuzione giudiziaria orchestrata dal potere borghese.

Precedente a questa emigrazione ve ne fu un’altra: quella economica.

Appunto di questa emigrazione di lavoratori italiani verso una Cecoslovacchia avviata sulla strada del socialismo, ce ne parla il compagno Luca Baldelli in questo articolo.

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Il crepuscolo della NATO

Il crepuscolo della NATO

di Thierry Meyssan, Pino Cabras

FONTE

La storia della NATO e delle sue attività attuali permette di capire come l’Occidente ha costruito le sue menzogne e perché ormai ne è prigioniero. Gli elementi contenuti in questo articolo sono scioccanti, ma è impossibile negare i fatti. Al massimo possiamo aggrapparci alle menzogne e continuare ad attenerci ad esse.

 

 

Nel corso della riunione di Istanbul del 13 maggio 2015, i leader della NATO terminano un pasto ben innaffiato. Si fanno beffe dei cretini che credono nel loro discorso di pace cantando «We are the world». Riconosciamo in questo video indecente il generale Philip Breedlove, Jens Stoltenberg, Federica Mogherini e numerosi ministri della difesa.

Il vertice dei capi di Stato e di governo della NATO si è appena svolto a Varsavia (7 e 8 luglio 2016). Questo doveva essere il trionfo degli Stati Uniti sul resto del mondo, ma è stato in realtà l’inizio del tracollo.

Ricapitoliamo che cos’è l’Alleanza atlantica.

Quel che fu l’Alleanza

Quando le élites europee erano prese dal panico all’idea di un possibile accesso al potere dei partiti comunisti all’indomani della seconda guerra mondiale, nel 1949, si posizionarono sotto l’«ombrello» statunitense. Si trattava soprattutto di essere in grado di minacciare i sovietici per dissuaderli dal sostenere i comunisti occidentali.

Gli Stati occidentali estesero progressivamente la loro alleanza, in particolare facendovi entrare i tedeschi dell’Ovest, che erano stati autorizzati a ricostruire il loro esercito nel 1955. Preoccupata per le capacità dell’Alleanza, l’Unione Sovietica rispose con la creazione del Patto Varsavia, sei anni dopo la creazione della NATO.

Tuttavia, con la Guerra fredda, le due alleanze si evolvettero in modo imperiale: da una parte la NATO dominata dagli Stati Uniti e, in misura minore, dal Regno Unito, dall’altra il Patto di Varsavia dominato dall’Unione Sovietica. Di fatto, era impossibile lasciare queste strutture: la NATO non ha esitato a utilizzare Gladio per organizzare colpi di Stato né a ricorrere a degli omicidi politici preventivi, mentre il Patto di Varsavia invase a viso scoperto l’Ungheria e la Cecoslovacchia che avevano espresso delle velleità d’indipendenza.

Ancor prima della caduta del muro di Berlino, l’Unione Sovietica mise fine a questo sistema. Mikhail Gorbaciov permise a ciascuno Stato membro del Patto di Varsavia di riconquistare la propria indipendenza («My Way»), il che diede ironicamente nome alla sua «dottrina Sinatra». Quando l’URSS crollò, i suoi alleati si dispersero e occorsero diversi anni di stabilizzazione prima che si costituisse l’attuale Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO). Avendo appreso dagli errori del passato, essa si basa su una rigorosa uguaglianza degli Stati membri.

Va peraltro notato che sia la NATO sia il Patto di Varsavia sono organizzazioni in contrasto con la Carta delle Nazioni Unite perché gli Stati membri perdono la loro indipendenza, accettando di mettere le loro truppe sotto il comando statunitense o sovietico.

A differenza della Russia, gli Stati Uniti sono rimasti un impero e continuano a utilizzare la NATO per comandare i loro alleati a bacchetta. L’obiettivo iniziale di fare pressione sui sovietici affinché non aiutassero i comunisti occidentali ad accedere al potere non ha più alcuna ragione d’essere. Resta dunque soltanto una tutela statunitense.

Nel 1998, la NATO combatté la sua prima guerra contro un piccolo stato (l’attuale Serbia) che non l’aveva in alcun modo minacciata. Gli Stati Uniti crearono lentamente le condizioni del conflitto, addestrando la mafia kosovara al terrorismo presso la base turca di Incirlik, organizzando una campagna di terrore in Serbia, poi accusando il governo serbo di reprimerla in modo sproporzionato. Dopo che l’incudine aveva schiacciato la mosca, si constatò presso le cancellerie che l’Alleanza era in realtà molto pesante e poco efficace. Vennero iniziate allora delle profonde riforme.

L’Alleanza dall’11 settembre 2001 in poi

Con la scomparsa dell’URSS, non c’era più alcuno Stato al mondo capace di competere militarmente con gli Stati Uniti, e dunque tanto meno con la NATO. Quest’ultima avrebbe normalmente potuto scomparire, ma questo non è accaduto.

In primo luogo un nuovo nemico è emerso: il terrorismo. Che poi ha colpito varie capitali dell’Alleanza, obbligando gli Stati membri a sostenersi l’un l’altro.

Ovviamente, non c’è proporzione tra quel che era stato il Patto di Varsavia e una banda di barbuti rintanati in una grotta in Afghanistan. Eppure tutti gli Stati membri della NATO fanno finta di crederci, perché non hanno scelta: l’unico modo per proteggere le proprie popolazioni consiste nel firmare i comunicati della NATO, e tenere il discorso unico obbligato.

Nonostante un’abbondante letteratura storica, gli occidentali non hanno ancora capito che la NATO era stata creata dalle loro classi possidenti contro di loro ed è oggi utilizzata dagli Stati Uniti contro le loro élites. Il caso è un po’ diverso per gli Stati baltici e la Polonia, che hanno aderito recentemente all’Alleanza e sono ancora fermi al primo stadio della paura delle élites di fronte ai comunisti.

L’area geografica quasi illimitata dell’Alleanza

Se la NATO fosse un’alleanza difensiva, si limiterebbe a difendere i suoi Stati membri, ma, invece, ha allargato il suo ambito d’intervento geografico. Leggendo il comunicato finale di Varsavia, si scopre che si intromette in ogni cosa: dalla Corea – dove gli Stati Uniti non hanno ancora firmato la pace con la Repubblica democratica – all’Africa, dove il Pentagono spera sempre di installare l’AfriCom. L’unica parte del mondo che le sfugge è l’America Latina, area esclusiva di Washington («dottrina Monroe»). Altrove, i vassalli del Pentagono sono pregati di inviare le loro truppe per difendere gli interessi dei loro signore.

L’Alleanza è oggi implicata in tutte le guerre. È stata essa ad aver coordinato la caduta della Libia, nel 2011, dopo che il comandante dell’AfriCom, il generale Carter Ham, aveva protestato contro l’uso di Al-Qa’ida per rovesciare Muammar al-Gheddafi. È ancora una volta la NATO a coordinare la guerra contro la Siria dopo l’installazione dell’Allied Land Command, nel 2012, a Izmir, in Turchia.

Mano a mano, degli Stati non europei sono stati integrati nella NATO, con diversi livelli di partecipazione. Gli ultimi in ordine di tempo sono il Bahrain, Israele, la Giordania, il Qatar e il Kuwait, che hanno ciascuno un ufficio presso la sede della NATO dal 4 maggio

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La nuova sede della Nato a Bruxelles, costruita per la modica cifra di “appena” un miliardo di dollari

Che cos’è l’Alleanza oggi

Ogni Stato membro è invitato ad armarsi per partecipare alle guerre future e a destinarvi il 2% del PIL, anche se in realtà è ben lungi dall’essere sufficiente. Poiché queste armi devono essere compatibili con gli standard della NATO, è richiesto che le si compri a Washington.

Certo, rimangono ancora delle produzioni nazionali di armamenti, ma non sarà per molto tempo. Così, nel corso degli ultimi venti anni, la NATO ha spinto sistematicamente a distruggere le fabbriche di aerei militari dei suoi Stati membri, tranne quelle degli Stati Uniti. Il Pentagono ha annunciato la creazione di un caccia multiruolo a un prezzo imbattibile, l’F-35 Joint Strike Fighter. Tutti gli Stati ne hanno ordinato e hanno chiuso e le proprie fabbriche. Venti anni dopo, il Pentagono non è ancora in grado di produrre nemmeno un solo esemplare di questi aerei ed è costretto a presentare degli F-22 arrangiati alla meno peggio durante le fiere di armamenti. I clienti sono costantemente sollecitati a finanziare la ricerca, mentre il Congresso sta studiando il rilancio della produzione di aerei più vecchi, perché, probabilmente, l’F-35 non potrà mai vedere la luce.

La NATO quindi funziona come una cosca che chiede il pizzo: coloro che non pagano dovranno affrontare attacchi terroristici.

Poiché gli Stati Uniti hanno esortato i loro alleati a diventare dipendenti dalla loro industria militare, hanno smesso di perfezionarla. Nel frattempo, la Russia ha ricostruito la sua industria degli armamenti e la Cina è in procinto di raggiungerla. Già l’esercito russo ha superato il Pentagono in materia convenzionale. Il sistema che è stato in grado di schierare nella parte occidentale della Siria, nel Mar Nero e a Kaliningrad gli permette di inibire i comandi della NATO, che ha dovuto rinunciare a sorvegliarlo in queste regioni. E in materia di aeronautica, produce già ora dei velivoli multiruolo che fanno impallidire d’invidia i piloti dell’Alleanza. Si prevede che anche la Cina, per parte sua, dovrebbe superare la NATO in materia convenzionale entro un paio d’anni.

Gli Alleati assistono dunque alla decrepitezza dell’Alleanza, che è anche la loro, senza reagire, con l’eccezione del Regno Unito.

Il caso di Daesh

Dopo l’isteria degli anni duemila su al-Qa’ida, un nuovo nemico ci minaccia: l’Emirato islamico in Iraq e nel Levante, ossia “Daesh”. Tutti gli Stati membri sono stati invitati a unirsi alla “coalizione mondiale” (sic) per sconfiggerlo. Il vertice di Varsavia si è felicitato delle vittorie in Iraq e persino in Siria, nonostante «l’intervento militare della Russia, la sua presenza militare importante, il suo sostegno al regime» che costituiscono una «fonte di rischi, e [di] sfide supplementari per la sicurezza degli Alleati» (sic) [1].

Anche se chiunque ha ben capito che l’Emirato Islamico era stato creato nel 2006 dagli Stati Uniti, ci viene assicurato che l’organizzazione si è ora rivoltata contro di loro, così come veniva già fermamente asserito a suo tempo nel caso di al-Qa’ida. Tuttavia, l’8 luglio, mentre l’Esercito arabo siriano stava combattendo vari gruppi terroristici tra cui Daesh, a est di Homs, l’aeronautica USA è venuta a coprirli per quattro ore. Questo tempo è stato sfruttato da Daesh per distruggere metodicamente l’oleodotto che collega la Siria all’Iraq e all’Iran. O ancora, in occasione degli attacchi del 4 luglio in Arabia Saudita (soprattutto di fronte al consolato USA di Gedda, sul lato opposto della strada), Daesh ha usato esplosivi militari high tech, di cui solo il Pentagono dispone attualmente. Non è quindi difficile capire che da un lato il Pentagono combatte l’Emirato islamico in certe zone, mentre dall’altro, lo rifornisce di armi e gli offre sostegno logistico in altre zone.

L’esempio ucraino

L’altro grande spauracchio è la Russia. Le sue «azioni aggressive (…) comprese le sue attività militari provocatorie lungo la periferia del territorio della NATO e la sua acclarata volontà di ottenere obiettivi politici attraverso la minaccia o l’uso della forza, costituiscono una fonte di instabilità regionale, rappresentando una sfida fondamentale per l’Alleanza» (sic).

L’Alleanza l’accusa di aver annesso la Crimea, cosa di per sé vera, negando però il contesto di questa annessione: il colpo di Stato organizzato dalla CIA a Kiev e l’installazione di un governo che comprende dei nazisti. In breve, i membri della NATO hanno tutti i diritti, mentre la Russia viola gli accordi che aveva concluso con l’Alleanza.

Il vertice di Varsavia

Il vertice non ha permesso a Washington di colmare le lacune. Il Regno Unito, che ha appena messo fine al suo “rapporto speciale” uscendo dall’Unione europea, ha rifiutato di aumentare la sua partecipazione all’Alleanza per compensare lo sforzo che ha terminato all’interno dell’UE. Londra si è rifugiata dietro il suo prossimo cambio di governo per eludere le questioni.

Il massimo che si è potuto fare è prendere due decisioni: installare delle basi permanenti lungo la frontiera russa e sviluppare lo scudo anti-missile. Poiché la prima decisione è in contrasto con gli impegni della NATO, sarà condotta mediante l’installazione di truppe che si alterneranno in modo che non ci sarà alcun contingente permanente, ma che dei soldati saranno sempre lì presenti. La seconda consiste nell’utilizzare il territorio degli Alleati per schierarvi dei soldati USA e un sistema d’arma. Per non vessare le popolazioni che occuperanno, gli Stati Uniti hanno accettato di mettere lo scudo missilistico non sotto il loro comando, ma sotto quello della NATO. Il che cambia le cose soltanto sulla carta, poiché il comandante supremo dell’Alleanza, attualmente il Generale Curtis Scaparrotti, è obbligatoriamente un ufficiale statunitense nominato dal solo Presidente degli Stati Uniti.

Thierry Meyssan
Pino Cabras
Fonte
Megachip-Globalist (Italia)

L’esistenza della NATO non può essere giustificata

L’esistenza della NATO non può essere giustificata

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di YURIY RUBTSOV

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

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La propaganda proveniente da ovest sta facendo del suo meglio per convincere il mondo che, data la crescita della «minaccia esistenziale» posta dalla Russia (per usare le parole del presidente del Joint Chiefs of Staff, il generale Joseph Dunford), solo la solidarietà europea – atlantica è in grado di garantire la stabilità del mondo. E i leader politici e militari dell’alleanza sono ostinatamente aggrappati all’affermare il suo carattere puramente difensivo. Il segretario generale Jens Stoltenberg ha ribadito questo concetto ancora una volta nel corso di una recente intervista del 30 giugno: «La NATO è un’organizzazione di difesa collettiva e ha la responsabilità di garantire la nostra prontezza a difendere tutti gli alleati … [Noi] prenderemo nuove decisioni per rafforzare la nostra difesa e deterrenza». Il segretario generale ha anche dichiarato: «Tutte le nostre misure sono difensive, proporzionate e in linea con i nostri impegni internazionali», ma che «un aumento dell’attività militare della Russia, frequenti e grandi esercitazioni vicino ai confini orientali della NATO e la retorica aggressiva della Russia ci stanno destabilizzando>> .

Tutto questo ci riporta alla mente una recente dichiarazione su questo stesso argomento da parte del ministro tedesco della Difesa, Ursula von der Leyen: la NATO, lei sostiene, è «solo un’alleanza difensiva».

Tuttavia i funzionari della NATO, nonostante la loro evidente malafede  o per scarsa comprensione della storia, non dovrebbero puntare le loro speranze sull’ignoranza e sull’amnesia del mondo. Molte nazioni (e non solo in Europa) sanno tutto dell’ «amore per la pace» dell’Alleanza del Nord Atlantico, alcuni ne ricavano la conoscenza dallo studio della la storia, altri da esperienze in prima persona. E’ facile capire perché il portavoce del ministero della Difesa russo ha immediatamente reagito alla dichiarazione del capo dell’apparato militare tedesco: «Per quanto riguarda l’affermazione della natura difensiva delle azioni dell’alleanza, varrebbe la pena di dare un altro sguardo alle drammatiche conseguenze delle operazioni della NATO in Jugoslavia [nel 1999] e in Libia [nel 2011]. Il ministro tedesco della Difesa, Ursula von der Leyen, potrebbe spiegare al mondo intero,  esattamente chi l’alleanza difendeva così disinteressatamente e con tale generoso uso di munizioni?»

Ai tempi in cui vivevamo in un mondo decisamente bipolare, l’Organizzazione del Trattato di Varsavia (OMC) che era un deterrente che avrebbe potuto resistere alla NATO, se n’andata in punta di piedi. Ma dopo la dissoluzione del Patto di Varsavia, la NATO ha iniziato la sua trasformazione in una forza che ha assunto l’autorità di decidere quasi da sola, quali fossero le nazioni da punire per la loro incapacità di vivere secondo gli  «standard occidentali di democrazia>> e questo  lento, processo furtivo è stato accompagnato da una copiosa retorica politica, dalla demagogia, e a titolo definitivo dalla doppiezza.

La Carta di Parigi per una nuova Europa, adottata dalla CSCE nel novembre 1990, sembrava segnare la fine ufficiale di un’epoca di scontro e divisione. «La sicurezza è indivisibile», la Carta proclamava, «e la sicurezza di ogni Stato partecipante è indissolubilmente legata a quella di tutti gli altri. Ci impegniamo pertanto a cooperare per rafforzare la fiducia e la sicurezza fra di noi ». Questa retorica ispirazione si riflette nella Dichiarazione di Roma del Consiglio Nord Atlantico del 7-8  novembre 1991, che afferma che «il mondo è cambiato radicalmente» e che la sicurezza nella regione euro-atlantica è notevolmente migliorata rispetto ai precedenti quattro decenni. Coloro che parteciparono a  quella sessione, ammisero che «la sfida che dovremo affrontare in questa nuova Europa non può essere esaurientemente guidata da una sola istituzione … Di conseguenza, stiamo lavorando verso una nuova architettura di sicurezza europea in cui la NATO, la CSCE, la Comunità europea, l’UEO e il Consiglio d’Europa si completino a vicenda».

Naturalmente il Patto di Varsavia non è stata incluso tra quelle organizzazioni, dal momento che l’alleanza militare dei paesi ex socialisti era stata sciolta il 31 marzo 1991. Ma i suoi ex stati membri non erano andati da nessuna parte e gli sforzi per «distruggerli dal di dentro»  iniziarono abbastanza innocentemente con il loro invito nel Consiglio di Cooperazione del Nord Atlantico (NACC), che fu istituito nel dicembre dello stesso anno. In un primo momento il consiglio incorporò i paesi della NATO, nonché altri nove Stati  dell’Europa orientale e centrale (CEE) . Poi marzo 1992 tutte le nazioni della CSI aderirono al NACC  e la Georgia e l’Albania furono aggiunte nel mese di giugno. I leader occidentali, mentre si crogiolavano nella loro vittoria della Guerra Fredda, con «delicatezza» fecero una domanda ovvia: se il Patto di Varsavia era stato sciolto, perché c’era ancora bisogno di mantenere l’alleanza del Nord Atlantico?

I leader della NATO proclamarono che il NACC aveva lo scopo di porre le basi per la futura sicurezza dell’Europa. Per fare questo, l’alleanza si propose di fornire assistenza pratica ai paesi ex socialisti, al fine di aiutarli a risolvere le sfide del loro «periodo di transizione». Il compito dei leader dell’Alleanza fu facilitato dalle procedure di governance del NACC, che erano state approvate con largo anticipo e con un’attenta intenzione: i suoi membri erano paesi prevalentemente NATO e non vi era alcun principio del processo decisionale basato sul consenso. Oggi è chiaro che questo era il modo in cui furono poste  le basi per il processo di trasferimento di questi stati (non solo i paesi ex socialisti, ma anche ex repubbliche sovietiche) verso gli standard politici e militari occidentali.

Il passo più importante in questa direzione fu l’iniziativa della NATO di insediare i paesi NACC in un nuovo programma di cooperazione e partenariato per la pace (PfP), che era stato elaborato negli Stati Uniti e le cui cheerleaders attive includevano Zbigniew Brzezinski ed Henry Kissinger. I suoi obiettivi ufficiali includevano  «facilitare la trasparenza nella pianificazione della difesa nazionale e processi di finanziamento» e «mantenere la capacità e la disponibilità a contribuire alle operazioni sotto l’autorità delle Nazioni Unite e/o la responsabilità dell’OSCE», ecc. Ma in realtà, il programma svolgeva un ruolo centrale nel movimento del blocco verso il confine con la Russia.

I paesi dell’Europa orientale (che poi diventarono i primi a ingrossare i ranghi della NATO) attivamente aiutarono i sostenitori della espansione verso est dell’Alleanza convertendo il PfP dalla sua posizione di alternativa ad una espansione della NATO in una «sala d’attesa» per i suoi futuri membri. Già nell’ottobre 1991, i ministri degli esteri di Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia espressero il desiderio dei loro paesi di prendere parte al lavoro del blocco. Questa iniziativa trovò sostegno nel dicembre 1991 in una sessione NACC cui parteciparono 16 paesi della NATO e nove stati della CEE. Il lancio del programma PfP significava una transizione nel dirigere contatti militari bilaterali con l’alleanza.

Questo indica chiaramente che i leader occidentali avevano sfacciatamente mentito quando promisero di non espandere la NATO avendo definito il nuovo stato della Russia come loro «partner». Anche se la finestra di dialogo politico ha lasciato un po’ di spazio alla Russia, questo non significa in alcun modo una rinuncia alla conservazione della struttura militare dell’Alleanza o della sua avanzata verso est.

Il primo e più importante passo verso l’espansione territoriale della NATO è stata la decisione di ammettere la Germania appena unita nei suoi ranghi. Gli anni successivi videro tre ondate di espansione, a seguito delle quali nove paesi della CEE  entrarono nell’alleanza, così come le tre repubbliche baltiche ex sovietiche. Un’altra dozzina di Stati sono membri del “Membership Action Plan, Intensified Dialogue, and Individual Partnership Action Plan”, tra cui la Georgia e l’Ucraina. La nuova versione del 2010 del Concetto strategico della NATO ha direttamente affermato il suo impegno per l’espansione del blocco, il modo migliore per raggiungere «il nostro obiettivo di un’Europa unita e libera, e la condivisione di valori comuni».

Dato questo contesto, Chuck Hagel, che allora era a capo del Pentagono, stava chiaramente gettando il guanto di sfida quando affermava che l’alleanza «deve fare i conti con una Russia revisionista, con il suo esercito moderno e capace, a portata di mano della NATO».

I fondatori dell’alleanza hanno tracciato un percorso che include  solo l’espansione numerica dei suoi membri. Anche nel Concetto strategico del 1991 era radicata l’idea di espansione della missione Nato oltre i confini della propria competenza precedentemente definita, che secondo il Trattato di Washington comprendeva i territori degli Stati membri e la zona settentrionale a nord del Tropico del Cancro, al parallelo di latitudine di 23° 26′ a nord dell’equatore. Questa espansione della missione ha anche reso necessario un nuovo concetto di difesa, perché ora l’obiettivo era quello di difendere non solo i territori degli alleati, ma anche i loro interessi. Il suddetto  Concetto strategico del 2010 includeva l’osservazione che «l’alleanza  è influenzata e può influenzare gli sviluppi politici e della sicurezza oltre i suoi confini», che dimostra in sostanza che l’Alleanza stava tentando di rivendicare un dominio globale. In realtà, tale documento  riflette solamente la prassi ormai consolidata di utilizzare le forze dell’Alleanza per intervenire in eventi in regioni molto lontane da quello che una volta era la sua giurisdizione dichiarata come in Jugoslavia, Libia,  Afghanistan e ora in Ucraina.

Esaminando tutta la  della storia dei quasi 70 anni dell’Alleanza, si ha la prova che il suo obiettivo primario, come ammise il suo primo segretario generale, il britannico Lord Lionel Ismay, fosse: «Tenere i russi fuori, gli americani dentro  e i tedeschi sottomessi». Questo obiettivo è rimasto fondamentalmente invariato, nonostante il sarcasmo insito in questo assioma. Solo che l’Unione Sovietica è stata sostituita ora dalla Russia.

Il presidente della Federazione Russa ha fatto notare ancora una volta nel suo  discorso del 30 giugno ad una conferenza degli ambasciatori in Russia e dei rappresentanti di organizzazioni internazionali: «La presa di posizione anti-russa della NATO oggi è oggettivamente evidente. L’alleanza non sta solo esaminando il comportamento della Russia, nel tentativo di dimostrare la propria legittimità e la logica della sua esistenza, sta accumulando materiali bellici, per confrontarsi con noi ».

In questo contesto, anche un’altra dichiarazione resa dal capo di stato russo nel corso della sessione plenaria del San Petersburg International Economic Forum sembra di fondamentale importanza. Commentando l’assistenza attiva prestata al regime di Kiev dagli Stati Uniti e la NATO, Vladimir Putin ha dichiarato: «A mio parere questo è stato fatto, tra le altre cose, per giustificare l’esistenza del blocco Nord Atlantico. Hanno bisogno di un avversario esterno, un nemico esterno, altrimenti perché  in primo luogo è necessaria questa organizzazione? C’è qualche  Patto di Varsavia, c’è forse l’Unione Sovietica  contro di loro?».

Il presidente della Federazione Russa ha avvertito che se continuiamo a seguire il percorso di questa logica, infiammando le tensioni e raddoppiando i nostri sforzi per spaventare l’un l’altro, alla fine ci troveremo di fronte a una Guerra Fredda, ma ha affermato: «La nostra logica è completamente diversa. Essa si concentra sulla cooperazione e la ricerca di compromessi ».

Chi ha orecchi, ascolti.

 

NEO – George Soros: chiamiamo un taxi ai terroristi!

NEO – George Soros: chiamiamo un taxi ai terroristi!

REDAZIONE NOICOMUNISTI

di Phil Butler,   …con  New Eastern Outlook,  Mosca

Pubblicato da  Jim W. Dean, Managing Editor . 14 agosto 2016

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

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[Nota del redattore: Phil Butler ha pronto per voi, qui sotto, un pezzo che io chiamo una secchiata di acqua gelata, su uno dei più sporchi e pericolosi “mestatori” del nostro tempo: un uomo che rifiuta di morire, unendosi così alle sue vittime, George Soros.

Giorgino si è fatto il nome portando a un nuovo livello l’arte della truffa manipolando gli alti e i bassi della mercato azionario… a scapito di nazioni e dei loro popoli. E ha sempre avuto una copertura brillante per tutto questo: “Io faccio parte della George Soros Foundation e sono qui per aiuttarvi”.

L’ultima truffa di Soros che ho avuto il tempo di seguire è la carota di un investimento da un miliardo di dollari che ha fatto penzolare davanti al governo golpista ucraino che non solo ha portato ha portato ma anche continua, alla guerra civile fratricida in modo che si impoverissero. Ero curioso di sapere il perché Georgino fosse in prima linea con  il suo contante, quando la situazione è totalmente instabile ed imprevedibile.

Alla fine i giochi venivano alla luce. Egli stava riavendo indietro i suoi miliardi di dollari, mentre stava facendo azione di lobbyng per un fondo di investimento da 50 miliardi di dollari che veniva istituito per parargli le spalle,  per far andare al rialzo i suoi acquisti azionari scelti con cura, in modo che potesse ottenere un buon profitto, ma voleva anche che i rischi fossero ridotti a zero.

Così ha fatto azione di lobbyng nell’EU per avere “garanzie” sul portafoglio del prestito di 50 miliardi di dollari, che potrebbe lasciare i cittadini dell’UE ad aprire il borsellino per ripianare il debito quando la merda avesse colpito il ventilatore quando la corruzione ucraina avesse ottenuto il taglio di 50 miliardi dal primo prestito. Georgino sa che con le garanzie del prestito, i prezzi avrebbero portato al rialzo le quotazioni, e quindi avrebbe incassato con calma, lasciando le sue beneamate masse non lavate con le mutande in mano.

I finanzieri dell’EU, vendettero la loro vagonata di angurie molto tempo fa e videro la truffa di Soros in due secondi. Gente, questo è il vostro uomo del popolo dei giorni moderni. Voi non potete proprio fare roba del genere. Lascerò che il fratello Phil vi riempia (senza giochi di parole)  con il resto della storia.  Jim W. Dean.]

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Phil Butler, mente acuta e penna affilata

Pubblicato per la prima volta il 7 agosto 2016

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La vecchia truffa dei rialzi e dei ribassi pilotati in Borsa

Il miliardario George Soros, tecnico dei fondi di investimento, ha le mani in pasta in ogni torta politica che c’è. Se c’è una crisi da qualche parte nel mondo, state pure sicuri che lui ci ha messo le mani.

Sono fatti non nuovi alla maggior parte dei nostri lettori, ma le sottigliezze delle perazioni di Soros, sicuramente lo sono. Questo è il primo di una serie di articoli che ci illuminano su un vero e proprio arci cattivone. Oggi ci concentreremo su  Soros e la presidenza americana.

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Come usare i soli della gente per fare ogni tipo di  porcheria

La surreale competizione elettorale presidenziale dell’America sta giungendo al suo crescendo finale. In una sinfonia di scetticismo, un popolo di una ex grande nazione sono sottoposti alla costante serenata di due note acide amaramente ronzanti nell’aria, “Hillary for President” che sembrano le persone urlare dentro la testa delle persone dotate di una qualche moralità, come se  fossero state fatte scoppiare con le sirene urlanti di un raid aereo.

Per quanto riguarda la scelta di Donald Trump per l’ufficio più alto degli Stati Uniti, i nervosi liberali,  i conservatori et similia, rabbrividiscono al pensiero del primo discorso agli stati dell’Unione da parte di  “The Donald”. Nessuno dei due principali candidati è quello che chiunque definerebbe un candidato  “presidenziale”. le elezioni del 2016 stanno andando esattamente come i manipolatori come George Soros avevano in programma. Ancora una volta la carica della presidenza è organizzata per risultare proprietà  è impostato per essere di proprietà totale dei più grandi ladri del mondo.

Donald Trump è il capro espiatorio ideale per favorire  Hillary Clinton. Turbolento, controverso e molto spaventoso, il costruttore miliardario è noto, come Ronald Reagan, per avere un debole di agire come il personaggio dei cartoni animati Yosemite Sam. Se Trump  portasse  le sue due sei colpi al suo prossimo discorso e si alzasse da terra scaricandole ai suoi piedi, quasi nessuno ne sarebbe sorpreso.

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Donald Trump agisce come Yosemite Sam

La ragione per cui è stato scelto per concorrere alle presidenziali è trasparente, nessun altro sulla Terra possiede le stesse qualità divergenti. Trump è allo stesso tempo una credibile figurina di celebrità del potere e allo stesso tempo è totalmente inaccettabile come scelta realistica. Restate sintonizzati, vi è del metodo in questa follia.

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Dovete amarla per la sua “onestà”

Le notizie che ci dicono che George Soros abbia versato più di 25 milioni di dollari ad Hillary e al  Partito democratico ora defunto, non sono una sorpresa. E’ stato Soros a dare una mano a cacciare in gola al popolo americano, Barack Obama. Il miliardario di New York ha una storia di lunga data con Hillary e il marito, che risale ai tempi dell’amministrazione di Bill.

In questa relazione noi vediamo un disegno piuttosto diabolico, se ci guardiamo da abbastanza vicino. nessun insegnante americano vi racconterà mai come un presidente americano abbia dato una mano a rovesciare una legittima e fiorente nazione come la Yugoslavia, ma Soros certamente vi era implicato.

Quando Soros creò la “Soros Yugoslavia”, non era per far progredire il popolo di quella nazione. Leggete il riassunto sulla Open Society Foundations di oggi, se credete che io sogni di cospirazioni.

Soros è così orgoglioso dei suoi sforzi per distruggere la Yugoslavia da commissionare un opuscolo dove sono enumerate le sue iniziative, intitolato “Building Open Society in the Western Balkans, 1991-2011”. Soros è nient’altro che un capitano dell’élite bancaria, un distruttore di stati/nazione e un costruttore di un mondo di popoli indebitati. La sua missione richiede il controllo della presidenza USA e mano libera nel creare nazioni in bancarotta alla ricerca di contanti per la ricostruzione.

La missione è duplice. Per prima cosa si crea un vuoto di credito innescando turbolenze e guerre civili, quindi si riempie il vuoto con selezionati investimenti di capitale, creando eserciti di collaboratori della Open Society. State pur certi che una larga percentuale, di accademici, media e attori governativi che vedete oggi all’opera, sono stati “reclutati” nel gioco da Soros e dagli altri. Tuttavia non andremo troppo lontano e fuori tema, rimaniamo nelle connessioni di Soros con la presidenza USA che andremo a illustrare.

Qualche anno fa, George Soros e il leader yugoslavo marionetta, Ante Marković firmarono un accordo per consolidare gli sforzi di Soros in Yugoslavia, Soros e gli occidentali si prestarono ad aiutare la distruzione del governo di Branko Mikulić, il debito di 21 miliardi di dollari verso i banchieri occidentali era insufficiente per gli standard di Soros. Al suo posto venne messo Ante Marković, l’ultimo leader della Repubblica federale Socialista della Yugoslavia.

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Non tutti hanno ricevuto la stessa parte di bottino

Quindi il paese cominciò a sciogliersi e Clinton svolse il suo ruolo: una guerra schiantò vite e strutture, così bisognò far un ricorso ancor maggiore al credito. Al posto di una Yugoslavia debitrice di 21 miliardi di dollari, poterono essere creati 7 stati più deboli che caddero sotto il governo di satrapi.

Questi sono  i fini indiscutibili cui miravano le strategie di Soros e di Bill Clinton. La Yugoslavia, uno stabile stato cuscinetto tra il capitalismo rampante e le nuove idee dell’est, fu distrutta. L’eredità del primo ministro Tito andò incontro a una fine orribile che, solo gli storici revisionisti cercano di abbellire.

E senza dubbio, George Soros è il capo dei revisionisti. Vedete come oppositori chiave del tipo di  Slobodan Milošević (“Sloba”) furono i predecessori di Gheddafi in Libia e di Saddam Hussein in Irak. Un tempo utili per gli americani e i brtannici, questi autocrati furono pugnalati alla schiena e traditi, una volta che non servivano più a nulla.

Milošević fu quasi assassinato, essendo stato lasciato morire, malato, nella prigione dell’Aia, senza alcuna prova vera e propria dei crimini di cui era accusato. Clinton guidò la NATO in infernali bombardamenti sulla Yugoslavia, inventando dei pretesti proprio come fece Bush in Irak.

L’uomo di Soros all’interno,  Ante Marković è ora morto, insieme ai più importanti giocatori della svolta dei Balcani. Tutti sanno che, dopo l’approvazione della Yugoslavia di Soros da parte di  Marković,  la nazione si disintegrò, lasciandosi alle spalle quello che lo scrittore e studioso europeo Bat Ye’or  chiamò “Eurabia” vale a dire uno stato musulmano nel cuore dell’Europa. La BBC di allora era un po’ più sintonizzata sui reali eventi e scrisse:

“Secondo fonti vicine al governo USA, il presidente  Clinton ha autorizzato una campagna aperta per rovesciare Slobodan Milosevic. Fonti citate nella rivista USA Time dicono che, all’inizio di questa primavera Mr. Clinton ha firmato un decreto presidenziale segreto che concede alla CIA “luce verde” per cercare di spodestare il presidente yugoslavo.”

Questo pezzo sulla New English Reviews di Ares Demertzis, descrive nei dettagli quello che l’autore  chiama la “Bill Clinton’s Bastard Army”. Il dogma della  Open Society Foundations oggi propone la “Soros history” degli accadimenti degli anni dal 1989 al 1991 almeno vagamente.Comunque la vera storia sottesa alle pressioni interne della Yougoslavia non viene esposta pubblicamente, ma viene tenuta nascosta. questa citazione da  Global Research, proviene dall’ex comandante supremo NATO , generale Wesley Clark, che ci dice proprio come i Balcani diventarono così frammentati dopo la morte di Tito.

“Dal 1970, egli (Soros) aveva distribuito 3 milioni di dollari l’anno ai dissidenti fra cui, Solidarnosc in Polonia, Carta 77 in Cecoslovacchia e Istituto Andrei Sakharov in Unione Sovietica. nel 1984 fondò il suo Open Society Institute e pompò milioni di dollari  nei movimenti di opposizioni e nei media indipendenti. 

Queste iniziative, in apparenza destinate alla costruzione di una “società civile”, erano designate a indebolire le strutture politiche esistenti e a pavimentare la strada dell’Europa orientale per lo sfruttamento da parte dei capitali globali. Soros ora proclama con caratteristica immodestia che egli fu il responsabile dell’ “americanizzazione” dell’Europa dell’est.”

Come potete intuir da tutto questo, i modelli di azione di Soros nel mondo non sono geniali, sono pratici. Modelli per il successo, modelli per il profitto, questo è tutto quello che la gente sa. I propositi possono essere scorti nella differenza manifesta dei flussi di danaro e dei motivi politici, ma tutto si riduce alla visione ristretta di un intelletto limitato. I Rothschilds e i Rockefellers e i loro tirapiedi alla Soros,  vincono stando ai margini, loro vincono le guerre e vincono ricostruendo le civiltà.

Non si tratta di scienza missilistica e neanche di teorie economiche innovative. Abbattere stati per sgraffignarne le risorse, la strategia dei Baroni ladri del vecchio o nuovo colonialismo, non importa come volete chiamarlo, è mediocre e pigra. Però, questa è la mia opinione sui cosiddetti “banksters”. Sono veramente spiacente per loro, per  quanto la loro eredità possa essere cementata nei più fini marmi, scolpita sui nostri picchi più elevati e nei cuori delle generazioni. Loro appartengono piuttosto al genere di pietosi predatori, troppo avidi per temere perfino la morte.

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Guardate il mondo di oggi. Le notizie che un gruppo di pressione a finanziamento pubblico, chiamato Media Diversity Institute (MDI), stia chiedendo ai media di promuovere solo un punto di vista positivo in Europa circa le minoranze,  al massimo può sembrare una notiziola di sinistra o poco più. Invece l’apprendere che il MDI è finanziato da una commissione europea, dalla Open Society Foundation di  George  e dalle Nazioni Unite, mostra quanto profondamente siano diventati intrecciati gli  interessi e i metodi di Soros.

Nel 2014 l’ Open Society Foundations finanziò un progetto del MDI di contrasto ai cosiddetti “atteggiamenti xenofobi”  ai fini di dipingere l’immigrazione in modo più positivo nel bel mezzo della campagna elettorale per le elezioni europee. Mentre vengono promosse la russofobia e altre forme di discriminazione,  Soros e i suoi alleati puntano il dito in continuazione contro le loro vittime, chiamando per nome i cittadini europei preoccupati, castigando ogni sforzo in contrasto con “l’obiettivo”, che è certamente quello di  finalizzare la conquista globale da parte dell élite bancaria.

Il finanziamento di Soros delle campagne dei Clinton, della campagna di Obama e la sua avversione finta per i presidenti come Bush, è un gioco mortale. Soros è lo scagnozzo finale degli uomini che stanno nel retro. E credetemi , sono per lo più uomini. In questo momento gli Stati Uniti d’America sono in una fase di eccessivamente drastico cambiamento, anche se pochi possono vedere questo. A dire il vero, la maggior parte delle persone nella regione precedentemente nota come Jugoslavia non riesce a rendersi conto di ciò che è stato loro tolto.

Soros e i suoi burattinai contano da sempre sul punto di vista limitato degli esseri umani, concentrato su quello che possiedono.  Un operaio americano è felice solo  perché ha un lavoro. Non sa che senza questi capi mediocri, avrebbe potuto ormai essere in pensione. In Croazia o in  Montenegro, un operaio è incapace di vedere quale sarebbe stato il suo ruolo in una società jugoslava di grande successo. Il potenziale perso è la realtà più volatile. lo schema con cui Soros continuamente manipola e inganna tutti no, consiste nel renderci soddisfatti con meno, mentre promette molto di più.

Soros distrugge,  facendo professione di fare del bene,  in realtà fa il male  e i popoli deveono pagare per essere miserabili. Poi affitta a loro la speranza, vende loro l’illusione di una società nuova, di un mondo migliore in modo che i Rothschilds ci diano un taglio.

Essi portano il governo a tassarci di più per finanziare i loro piani di indebitamento  e accollano tutti i problemi ai loro avversari.

Per loro è un grazioso giochetto, senza fantasia, ma efficace.

Forse è per questo che la crisi di oggi sembra così disperata, perché un Trump debba essere in competizione o contro un secondo Clinton e il motivo per cui l’Europa debba chiamare un taxi ai terroristi per essere uccisa subito dopo.

Chi ha sganciato una bomba nucleare sui polacchi?

Chi ha sganciato una bomba nucleare sui polacchi?

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di VLADISLAV GULEVICH

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

Ogni mese di luglio la Polonia è scossa da dibattiti interni sulla responsabilità storica dell’Ucraina per il massacro del 1943 in Volinia e il 2016 non fa eccezione.

Il Partito della Legge e della Giustizia (PiS) di Jaroslaw Kaczynski è salito al potere principalmente con la promessa di sollevare il tema del massacro della popolazione polacca della Volinia durante la Seconda Guerra Mondiale da parte dei macellai dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA) di Kiev. «I crimini commessi contro i nostri connazionali dall’UPA dovrebbero essere definiti genocidio. Non permetterò scuse per quello che è successo durante il periodo più terribile della nostra storia», esortava Jarosław Kaczyński nel calore della campagna elettorale.

Tuttavia le sue azioni non sono andate al di là delle promesse. Come i suoi predecessori del partito Piattaforma Civica, il PiS si rifiuta di dichiarare l’11 luglio come Giorno della Memoria del Martirio della Kresy (Kresy è il nome per la regione dell’Ucraina occidentale, della Bielorussia occidentale e della Lituania che un tempo erano parte della Seconda Repubblica Polacca. In data 11 luglio 1943, al culmine di un’ondata di violenze commesse dall’UPA, 100 villaggi polacchi e insediamenti agricoli furono attaccati dalle bande di Stepan Bandera).

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Invece di commemorare l’11 luglio, Jarosław Kaczyński propone di spostare il giorno del Martirio al 17 settembre (il 17 settembre del 1939 fu il giorno in cui l’Armata Rossa lanciò la sua campagna di Polonia, recuperando l’Ucraina occidentale e la Bielorussia occidentale, rispettivamente, alle repubbliche sovietiche dell’Ucraina e della Bielorussia).

L’Agenzia statale di stampa polacca  (Polska Agencja Pracowa – PAP) si è unita a questi sforzi di distorsione dei fatti storici. Al fine di controllare le tensioni anti-banderite nell’opinione pubblica polacca, una storia pubblicata dall’agenzia di stampa ha definito i militanti UPA che furono uccisi in scontri con l’esercito polacco vicino al villaggio di Bircza nel 1946 come «eroi di guerra ucraini» (Bohaterów wojennych) .

Il vice presidente del Sejm di Przemyśl Wojciech Bakun ha inviato alla PAP una richiesta formale per chiarire che tipo di guerra avesse avuto luogo nei pressi di Bircza nel 1946 che aveva prodotto questi «eroi di guerra ucraini». Il PAP ha risposto formalmente che non era possibile ritirare o modificare il testo della relazione.

E poi è esplosa una notizia bomba.

Il presidente della Verkhovna Rada dell’Ucraina, Andrij Parubij, ha twittato di un incontro che aveva avuto con il presidente del Sejm polacco, Marek Kuchciński. Il capo del parlamento polacco ha promesso che il Sejm non discuterà il disegno di legge per ricordare le vittime della strage della Volinia prima del vertice della Nato a Varsavia dell’8-09 Luglio.

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La ricaduta è stata tanto più assordante perché uno dei partecipanti ai negoziati era Yuriy Shukhevych – il figlio del capo colpevole del massacro dei polacchi in Volinia, il comandante UPA Roman Shukhevych. Anche se i media mainstream polacchi hanno taciuto in merito ai negoziati di Kuchciński con Parubiy e Shukhevych Jr., i dirigenti del Kukiz’15 e dell’ala destra del partito della Repubblica hanno chiesto che l’ideologia banderita sia vietata in Polonia e hanno esortato Kuchciński a dimettersi.

Tadeusz Isakowicz-Zaleski, polacco e prete cattolico armeno e autore del libro documentario del 2008 “Il genocidio soppresso di Kresy” ha invitato l’opinione pubblica a protestare contro le politiche PIS che maliziosamente distorcono la storia.

«Contrariamente alle assicurazioni precedenti, i leader del PiS hanno di nuovo rinviato una votazione per rendere omaggio alla memoria dei cittadini della Seconda Repubblica che sono stati uccisi durante il genocidio banderita nella regione orientale di Kresy … Questo rinvio della procedura di voto è ancora un altro duro colpo per le famiglie delle vittime della Divisione SS Galizien e dell’UPA e … esorto tutti coloro che sono affiliati con il Kresy a protestare davanti l’edificio del Sejm il 7 luglio alle 1:00 pm».

Il giorno dopo il PiS cerca di cavalcare gli eventi. Stanisław Karczewski, presidente del Senato, commenta a proposito di questa iniziativa antibanderita del prete:

«Sono contrario a riaprire vecchie ferite … Se fossi Isakowicz-Zaleski avrei abbassato il tono. Se vogliamo avere un colloquio franco con qualcuno, non dovremo impostare dei presupposti fin dall’inizio»

Ma era troppo tardi. Un certo numero di parlamentari polacchi aveva già postato dei video sostenendo l’idea di mettere in scena una protesta davanti alla porta del Sejm.

Il fatto stesso che i negoziati si siano svolti tra i rappresentanti del governo polacco e i nazionalisti ucraini mostra il desiderio dei dirigenti del partito della Legge e della Giustizia di distogliere l’attenzione del pubblico dal soggetto del massacro della Volinia in quanto atto di genocidio e di raffreddare il nazionalismo ucraino come ideologia. Questo è un tradimento vero e proprio del PiS nei confronti dei suoi elettori.

 

Se il 17 settembre fosse dichiarato come giorno della memoria, invece dell’11 luglio, alla fine i polacchi cominceranno a approvare i crimini commessi dai tagliagole ucraini, proprio come oggi molti giapponesi credono che Washington è stato corretta nella sua decisione di far sganciare bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki dalla US Air Force.

Il massacro di Volinia è stata una «bomba atomica» per la Polonia. Nel 1950, oltre 140.000 giapponesi morirono a seguito dei bombardamenti nucleari del 1945 da parte degli Stati Uniti e delleconseguenze. I militanti UPA macellarono circa lo stesso numero di polacchi.

Mentre i leader polacchi in carica vedono il nazionalismo ucraino come proprio alleato strategico, la prima vittima di questa politica sarà il popolo polacco e la sua coscienza nazionale.

 

L’intercettazione degli ICBM: l’impossibile è impossibile

L’intercettazione degli ICBM: l’impossibile è impossibile

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di GPD

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

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Le notizie circa lo schieramento di un sistema di difesa missilistica USA in Europa ha generato molte voci e discussioni. Com’è possibile intercettare un missile nucleare balistico che piomba sulle nostre teste dallo spazio?

 

 

Il vice ministro della difesa russo, colonnello generale Oleg Ostapenko, ha recentemente dichiarato che la Russia  sta sviluppando nuove armi  per contrastare le testate dei missili di un potenziale nemico. Secondo lui, queste armi sarebbero in grado di sostituire il sistema di difesa missilistica di Mosca e integrare in modo significativo la difesa del resto del paese.

Il funzionario ovviamente ha parlato di sistemi missilistici S-500  e della modernizzazione del sistema A-235 di difesa missilistica di Mosca. Tuttavia, si può anche presumere che la Russia stia costruendo un “ombrello missilistico”, non solo intorno a Mosca, ma anche su molti siti importanti nel resto della Federazione russa.

Tecnicamente si parla di un’arma che lancia 40.000 bombette nella direzione del bersaglio ad una velocità di 1.800 metri al secondo. Un colpo del genere crea così una “nuvola di ferro” ad una quota vicina al bersaglio. Se una testata viene a trova in una nuvola del genere, verrà distrutta immediatamente. Si accredita la nuova arma della capacità di proteggere siti di importanza strategica: silos per missili balistici, centri di comando e controllo e nodi di comunicazioni.

Questo porta in primo piano il trattato anti-missili balistici dal 26 maggio 1972. Il trattato è stato firmato a Mosca dal segretario generale del Comitato centrale del PCUS Leonid Brezhnev e il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon. L’accordo è entrato in vigore il 3 ottobre 1972. Il trattato è stato concluso per una durata indefinita e ogni parte si può ritirare da unilateralmente. In conformità con il trattato ABM, l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti si sono impegnati ad avere solo due complessi missilistici di grandi dimensioni sul loro territorio, ogni 150 km con non più di 100 lanciatori. Nel mese di luglio del 1974, le parti hanno firmato un protocollo aggiuntivo all’accordo, in base al quale essi potrebbero avere una sola di queste aree: o intorno alla capitale o vicino ai silos ICBM . L’URSS quindi proteggeva Mosca e gli Stati Uniti la zona di Grand Forks. Tuttavia, nel 2002, gli Stati Uniti hanno scelto di ritirarsi dal trattato che ha cessato di funzionare come un accordo bilaterale.

L’organizzazione della difesa aerea richiede uno sforzo tecnologico molto complesso. I moderni missili balistici portano non solo una, ma più testate. Ci sono anche missili esca che inviano falsi segnali che appaiono veri alle stazioni radar. Ci sono bersagli leggeri e pesanti, ma anche un bersaglio pesante può essere fasullo. I missili spesso possono essere dotati di sistemi di disturbo e di una tecnologia che li rende estremamente maneggevoli. In breve è più facile uccidere un uccello con un paio di sassate che intercettare un ICBM sulla via verso il suo obiettivo.

Inoltre la difesa missilistica strategica, anche se si chiama strategica, è stata originariamente progettata per difendere solo contro un attacco missilistico balistico limitato. Un sistema di difesa missilistica strategica non può intercettare tutti i missili che hanno la Russia e gli Stati Uniti. In futuro, sarà impossibile intercettare tutti i missili nemici, anche con l’aiuto delle difese missilistiche USA in Europa.

Ci sono diversi tipi di intercettazione dei missili balistici . Può essere possibile intercettare un missile poco dopo il decollo, quando rapidamente sta guadagnando altitudine. Guidare un missile intercettore verso un bersaglio così cospicuo e facilmente vulnerabile non è troppo impegnativo. Questo è anche vantaggioso, perché la distruzione del missile porta alla distruzione di tutte le sue testate e dei suoi congegni di inganno. Tuttavia, il tempo di accelerazione di un missile richiede solo 60-110 secondi. Questo è il tempo, durante il quale si suppone che un intercettore possa  rintracciare il bersaglio e distruggerlo.

Si deve anche capire che i missili balistici sono solitamente lanciati dai territori interni e sono protetti in maniera affidabile. Va da sé che è impossibile schierare missili intercettori da qualche parte vicino ai missili balistici.

Gli Stati Uniti hanno usato, per intimidire la dirigenza sovietica, la possibilità di schierare intercettori nello spazio in grado di abbattere i missili durante il decollo. Si tratta del famigerato Strategic Defensive Initiative che aveva lo scopo  di combinare le unità terrestri con piattaforme di implementazione orbitali per proteggere gli Stati Uniti da attacchi missilistici. Tutti i laser nucleari e chimici necessari non si sono mai concretizzati. Anche se gli americani avessero costruito un tale sistema, non avrebbero mai potuto inviare tutti i suoi componenti nello spazio. Per raggiungere l’obiettivo, gli Stati Uniti avrebbero dovuto inviare 400-600 navicelle spaziali in orbita. Ogni shuttle usato fa un foro largo 400 km nello strato di ozono. Così il lancio delle navette avrebbe distrutto del tutto lo strato di ozono del pianeta.

Si può intercettare un missile a metà strada, al di fuori dell’atmosfera terrestre, dove tutte le testate si separano dal missile e volano verso gli obiettivi per inerzia. Questa opzione dà più tempo: da 20 a 40 minuti; questo metodo è preferibile, ma le testate sono piccole e non servono come fonte di segnale radar. Come si può determinare quale di loro sia vera e quale fasulla?

Così, si dà il caso che i missili dispiegati lungo i confini occidentali della Russia potrebbe tecnicamente intercettare i missili russi in volo verso il Regno Unito, la Francia e l’Oceano Atlantico.

Infine, è possibile intercettare le testate di sopra del proprio territorio, mentre sono già sulla strada verso il bersaglio. L’efficacia dei sistemi di tracciamento radar aumenta nel caso di questa opzione e i missili intercettori sono più economici. Tuttavia, il tempo di intercettazione è limitata a meno di un minuto. In ultimo, se una testata colpisce il bersaglio, tutti gli sforzi per intercettare le altre saranno sprecati.