L’oscura storia del sostegno americano ai fascisti e criminali di guerra ucraini

L’oscura storia del sostegno americano ai fascisti e criminali di guerra ucraini

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI ANDREY PANEVIN

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

Il sostegno  americano al fascismo ucraino odierno per quanto possa apparire impressionante non è tuttavia un fenomeno politico nuovo. Documenti della CIA desecretati secondo il FOIA. dal titolo “The NAZI War Crimes Declassification Act”, mostrano come la CIA non solo controllasse i gruppi di fascisti ucraini durante e dopo la II GM, ma come li aiutasse attivamente proteggendoli dalla legge. Questi e altri documenti possono essere reperiti nella CIA’s Freedom of Information Act Electronic Reading Room. I documenti seguenti sono alcuni fra i molti che attengono alla protezione accordata dall’America ai criminali di guerra di tutto il mondo.

STEPAN BANDERA

 

Stepan Bandera, che fu il capo dell’OUN (Organizzazione dei Nazionalisti ucraini), è un uomo venerato dalle attuali autorità ucraine ed è visto dai battaglioni fascisti ucraini come un eroe nazionale. I politici occidentali con i mezzi di comunicazione dominanti hanno svolto un buon lavoro nell’oscuramento del suo ruolo nella storia dei movimenti fascisti e ultranazionalisti dell’Ucraina. Egli fu infatti un assassino di massa senza scrupoli, le cui atrocità possono essere viste solo come crimini contro l’umanità. Con la sua totale riabilitazione in Ucraina, l’opposizione antifascista ha cominciato a chiamare i suoi sostenitori “banderisti” e “banderismo” le loro azioni.

L’eredità di Bandera non solo trae beneficio dall’ignoranza ingenerata dai politici e dai mezzi di comunicazione, ma anche lui stesso, dagli anni della II GM fino alla sua morte, trasse benefici personali dall’aiuto del governo americano. Non solo fu protetto dalla giustizia dell’Unione Sovietica ma godette anche della possibilità di chiedere l’aiuto di Washington per ottenere visti e alloggiamenti segreti.

 La CIA era ben conscia delle opinioni fasciste di Bandera, ma sapeva che, se fosse stato catturato dall’Unione Sovietica, non gli sarebbe stata accordata la stessa pietà garantitagli dagli interessi americani nell’Europa del dopoguerra. La seguente serie di immagini documenta in dettaglio le lungaggini cui ricorse la CIA onde tener Bandera fuori dalle mani dei sovietici e per evitare di marchiarlo come “criminale di guerra”.

L’aiuto da parte del governo USA a Stepan Bandera si estese fino all’anno della sua morte (1959), come mostrato dall’immagine seguente. Lo stesso Bandera sapeva che l’ottenimento di un visto poteva essergli accordato solo con l’ “approvazione di Washington”.

YAROSLAV STETSKO

 

Yaroslav Stetsko era una prominente figura al’interno dell’OUN e ne fu il capo dal 1968 fino all’anno della sua morte, il 1986.Il libro di Stetsko, “Two Revolutions” (1951), fornisce una delle basi della piattaforma ideologica del partito ultranazionalista “Svoboda”. Le relazioni di Stetsko con la CIA e il governo USA sono ampie e si estendono dai tempi della militanza nell’OUN con Bandera fino alla sua morte a Monaco. Le seguenti immagini mostrano come Stetsko ricevesse continue informazioni dai membri dell’UPA e dell’OUN che si trovavano in Ucraina e le passasse ai contatti americani.

 

Stetsko non solo forniva informazioni alle autorità USA sulla situazione in Ucraina, ma godeva anche della fiducia di Allen Dulles, il direttore della Cia all’epoca. Come dimostra la lettera sottostante, Stetsko, in qualità di presidente del “Blocco Antibolscevico delle Nazioni”, consigliava la CIA su come utilizzare il nazionalismo come “potente forza” negli affari europei.

 

Un altro documento prova ulteriormente che Stetsko e gli altri “banderisti” ricevevano aiuti non solo dagli USA, ma anche dal governo britannico.

MYKOLA LEBED

Mykola Lebed era un importante fascista ucraino, il cui desiderio era quello di “pulire l’intero territorio rivoluzionario dalla popolazione polacca”. Questo condusse a scene inimmaginabili di violenza:

“…(UPA) non faceva distinzione su chi uccidere; essi sparavano sulla popolazione di interi villaggi… quando diventò difficile trovare degli ebrei da uccidere, le masnade di Bandera si rivolsero contro i polacchi. facevano letteralmente a pezzi i polacchi. Ogni giorno […], si potevano vedere corpi di polacchi, con fili di ferro attorno ai colli, galleggiare sul fiume Bug”. Hitler’s Shadow: Nazi War Criminals, U.S Intelligence and the Cold War

Non v’è alcun dubbio che, tra i fascisti ucraini criminali di guerra, Lebed fosse uno dei più sadici e privi di scrupoli. Questo rende ancor più scioccante che fu protetto continuamente dalla CIA fino alla sua morte. La protezione accordatagli era così grande che Allen Dulles personalmente lo mise al riparo dall’affrontare la giustizia. Dulles scrisse una lettera che non solo permetteva l’ingresso negli USA a Lebed ma negava con veemenza il suo ruolo nell’assassinio nel 1934 del ministro polacco degli Interni e la sua collaborazione con i nazisti nella II GM.

La CIA controllava costantemente Lebed e faceva tutto quello che era in suo potere per evitare che la verità sul suo passato fosse svelata dai giornalisti o dal Dipartimento della Giustizia. Per di più questi documenti mostrano la collaborazione fra la CIA ed elementi del’OSI (Office of Special Investigations), che cooperavano per tenere il passato di Lebed fuori dalla portata del loro dipartimento.

 

Questi documenti fra molti altri, mostrano come il governo americano aiutasse e proteggesse i fascisti ucraini e i criminali di guerra da parecchio tempo prima della “rivoluzione arancione” o “Maidan” in Ucraina. Questi anni di sostegno al fascismo ucraino hanno permesso agli USA e ai loro alleati di affinare le loro sordide abilità alla perfezione, al punto che nel 2015, un governo ucraino apertamente fascista sta terrorizzando quelli che sono considerati indesiderabili e vomita odio sui vicini russi considerati “subumani”. Nello stesso tempo la stampa dominante e i suoi padroni continuano a diffondere la balla facilmente dimostrabile che “in Ucraina non ci sono fascisti”. Non solo in Ucraina ci sono i fascisti, ma questi ultimi occupano anche i più alti livelli del governo americano e delle sue agenzie.

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La giustizia ostacolata: come 8.000 soldati della Divisione Waffen SS Galitsien furono protetti dal governo britannico

La giustizia ostacolata: come 8.000 soldati della Divisione Waffen SS Galitsien furono protetti dal governo britannico

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI ANDREY PANEVIN

FONTE

traduzione di Guido Fontana Ros

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Soldati della Divisione Waffen SS Galizia sfilano davanti ad Himmler
In seno al continuo sostegno ai politici e militari fascisti dell’Ucraina, fornito dai governi occidentali, molta gente si chiede come possa situarsi un tradimento di tal fatta dei sacrifici sopportati dagli Alleati durante la II GM. Comunque molte persone sono ignare, in gran parte a causa dei mezzi di informazioni sempre più corrotti, che  questi governi hanno alle spalle una sconvolgente storia di protezione dei colpevoli di alcuni tra i più terribili crimini di quella guerra. Uno degli esempi più lampanti di questo comportamento, la protezione dei criminali di guerra dai rigori della giustizia è stato confermato nel 2005 grazie alla declassificazione di documenti del British Home Office attestanti la protezione dalla giustizia penale che attendeva in Unione Sovietica, almeno 8.000 membri della Divisione Waffen SS Galizia.
Quando la Germania nazista si arrese nel maggio 1945 alle Potenze Alleate, la 14a Divisione Waffen SS Galizia, composta da volontari ucraini, continuò la sua ritirata dalle sue posizioni verso occidente per evitare la cattura e la conseguente punizione da parte dell’avanzante Armata Rossa. La divisione, contava circa 10.000 soldati, alla fine scelse di arrendersi alle forze americane e britanniche e fu spedita per un breve periodo nel campo di internamento di Spittal an de Drau in Austria. Il governo britannico, contravvenendo agli accordi della Conferenza di Yalta, si rifiutò di rimpatriare in Unione Sovietica la Divisione Galizia, trasferendola invece in un altro campo di internamento, quello di Bellaria-Igea Marina nell’Italia del Nord. Successe che un trio di importanti fascisti ucraini, Mykola Lebed, padre Ivan Hyry’okh e il vescovo Ivan Buchko, avesse convinto il Vaticano a intercedere in favore dei soldati, che il vescovo Buchko descriveva come “buoni cattolici e ferventi anticomunisti”.
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Militari della Galizien detenuti a Bellaria-Igea Marina

In seguito a questa intercessione, le autorità americane e britanniche che sopraintendevano al campo di internamento, rimasero ferme nel loro proposito di contravvenire all’obbligo di rimpatriare in Unione Sovietica questi soldati. Uno dei principale fautori della decisione di non rimpatriare la Divisione Galizia fu il maggiore Denis Hills. Il maggiore Hills era fiero di proteggere questi uomini e nonostante ammettesse di “essere a conoscenza della loro appartenenza alle SS”, diceva che “l’esercito non si interessava dei crimini di guerra”. Secondo lo storico britannico Stephen Dorril, nel suo libro “M16: Inside the Covert World  of Her Majesty’s Secret Service“, il maggiore Hills descriveva se stesso come un fascista e un acceso anticomunista che si era incaricato personalmente di trasferire la Divisione Galizia in Gran Bretagna. Hills in persona consigliò il capo della divisione, il maggiore Yaskevycz, di dare istruzione ai suoi uomini di mentire e di insistere sul fatto che erano stati costretti a servire i nazisti, non essendo in alcun modo volontari, quando erano interrogati dalla commissione sovietica per il rimpatrio. Il risultato di  questo e il timore che il miglioramento delle relazioni fra l’Italia e l’Unione Sovietica potesse sfociare nel rimpatrio, fecero prendere la decisione del 1 aprile 1947, di trasferire almeno 8.000 membri della Divisione Galizia in Gran Bretagna.

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Soldati della Galizien imbarcati per la Gran Bretagna
I documenti dell’Home Office mostrano anche una generale consapevolezza del retroterra di questi uomini e della Divisione Galizia. Era ben conosciuto il fatto che questi soldati fossero “pessimi e che sarebbero probabilmente sorti problemi se fossero stati impiegati assieme ai polacchi”. A dispetto di questi fatti la tendenza nella corrispondenza britannica su questa divisione, era quella di sorvolare sulla sua storia recente e sul suo ruolo nelle Waffen SS. Tuttavia vi furono obiezioni degne di nota da parte di singoli funzionari dell’Home Office che si occupavano di questo caso, tra cui vi è quella di Beryl Hughes che rilevò:

…risulta difficile comprendere l’atteggiamento del Ministero del Lavoro verso questi prigionieri di guerra. Mentre si prende a cannonate il moscerino del PLF, ci si prepara ad inghiottire con serenità un cammello di grandi dimensioni sotto forma di oltre 4.000 indiscutibili volontari della Wehrmacht, questo mi sembra che tocchi la sommità dell’assurdo…Non posso essere d’aiuto avendo serie perplessità riguardo a questo tentativo di collocare i prigionieri di guerra ucraini sul mercato del lavoro come una semplice altra partita di EVWS. [Lavoratori volontari europei].

Un altro funzionario dell’Home Office, tal F.L.F. Devey si riferiva allo status di “personale nemico arreso” (SEP) assegnato alla Divisione Galizia, definendola una “graziosa finzione” che era stata escogitata durante l’internamento in Italia e che nascondeva il vero status di prigionieri di guerra.
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Una componente interessante di questi documenti e in particolare dei solleciti del PM canadese Panchuk, è l’appello a simpatizzare con gli uomini della Divisione Galizia per il loro combattere contro i russi e i comunisti invece che contro gli “alleati occidentali”. Questa logica sarà utilizzata dalla CIA negli anni successivi, con operativi di alto rango come Harry Rositzke che spiegava che appena prima e durante la Guerra Fredda, tutti potevano essere considerati degli alleati “in base a quanto fosse vecchio il loro anticomunismo… senza guardar troppo da vicino le loro credenziali”.
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Anche se c’era la tendenza di dare uno sguardo un po’ più a fondo alle credenziali dei soldati della Divisione Galizia, il governo inglese intraprese una serie di passi per oscurare la brutta storia di questi uomini. Il Dr. Stephen Ankier, farmacologo che si trasformò in un ricercatore dell’Olocausto, portò alla luce l’importante “lista di Rimini”. Questa era un documento classificato che annullava di fatto la possibilità di monitorare i membri della divisione che erano trasferiti in in Gran Bretagna e che bloccava inoltre ogni sforzo volto ad “intraprendere ogni azione contro di essi, nonostante il sospetto che ci fossero nel gruppo dei criminali di guerra che vivevano in Inghilterra”. Uno dei vantaggi della lista di Rimini era che il governo britannico sarebbe stato in grado di nascondere in modo migliore l’identità di quei soldati della Divisione SS Galizia che si erano all’epoca uniti al M16 e all’esercito inglese per contribuire alla campagna antisovietica.
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Un’inchiesta condotta dall’ex PM britannico Rupert Allason, scoprì che un significativo numero di membri della divisione era stato condotto nella RNAS [Royal Naval Air Station] di Crail in Scozia per insegnare il russo alle reclute dei servizi inglesi. Inoltre Allason disse nel 1990 al parlamento inglese che egli aveva:

ottenuto le prove da persone che avevano svolto là [RNAS Crail] il servizio e che avevano imparato il russo da gente che si vantava delle atrocità commesse… Queste vanterie erano note agli uomini dei servizi che stavano entrando nei reparti di intelligence e dovevano essere altresì note al governo inglese negli anni successivi

A dispetto di queste prove che furono a disposizione per decenni del governo inglese, nessuna azione significativa fu mai intrapresa e non venne mai riconosciuto ufficialmente il ruolo giocato dai britannici nel riparare dai rigori della legge centinaia di criminale di guerra. Ancor più sconvolgente è il fatto che l’accettazione di criminali di guerra della II GM in Inghilterra, non fu solo limitata a questi 8.000 fascisti ucraini, ma fu estesa a un significativo numero di soldati dell’Asse. Gli storici britannici Andrew Thompson e David Cesarani, nelle loro ricerche hanno mostrato che “criminali di guerra di diverse nazionalità entrarono in  Gran Bretagna “attraverso corsie preferenziali rappresentate dai programmi postbellici per i lavoratori e dalle iniziative per il reinsediamento volte a prevenire il rimpatrio nei territori sovietici”.
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Alla luce di queste informazioni la logica sottesa al sostegno occidentale odierno al fascismo in Ucraina, diventa più chiara, specialmente nel contesto della contemporanea isteria russofobica che si riallaccia pesantemente alla retorica antisovietica del periodo postbellico. Le immagini dei politici americani abbracciati ai difensori dell’Ucraina fascista all’inizio potevano apparire scioccanti, ma ora possono essere viste come la continuazione della tradizione politica vecchia di decenni che tradisce i veri eroi e le vittime della II Guerra Mondiale.
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Una compagna poco nota: Olga Benario Prestes (1908-1942)

Una compagna poco nota: Olga Benario Prestes (1908-1942)

REDAZIONE NOICOMUNISTI

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

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La figura di Olga Benario Prestes è quella di un’eroina comunista brasiliana poco conosciuta ma straordinaria.

Olga nacque a Monaco di Baviera, in Germania come Olga Gutmann Benario, da una famiglia ebrea. Nel 1923, all’età di 15 anni entrò a far parte dell’Internazionale della Gioventù Comunista e nel 1928 collabora all’evasione del marito, il compagno Otto Braun, dal carcere di Moabit. Espatriò in Cecoslovacchia e da lì, si riunì con Braun, a Mosca. Come funzionario della Internazionale della Gioventù Comunista, Olga svolse varie missioni; in uno di queste fu imprigionata per breve tempo in Gran Bretagna con l’accusa di spionaggio.

Nel 1934 fu incaricata di aiutare il ritorno in Brasile di Luís Carlos Prestes, il leader del Partito Comunista del Brasile, al quale fu assegnata come guardia del corpo. Al fine di realizzare questa missione, furono realizzati documenti falsi attestanti che i due che fossero una coppia sposata portoghese. Dopo l’insurrezione fallita del novembre 1935, la Benario e suo marito entrarono in clandestinità e dopo esser a malapena sfuggiti a un raid della polizia a Ipanema, entrambi furono arrestati nel gennaio 1936, durante l’aspra campagna anti-comunista del dittatore Getúlio Vargas che aveva proclamato marziale legge e stava già tramando il colpo di stato del 1937 che avrebbe portato alla istituzione del regime fascista poi conosciuto come Estado Novo.

La vera identità di Olga fu scoperta grazie alla stretta collaborazione tra la diplomazia brasiliana e la Gestapo. in seguito alla richiesta di estradizione da parte della Germania nazista e, nonostante una campagna internazionale, Olga fu deportata in Germania nel settembre 1936. Il capitano della nave tedesca che la trasportava, annullò gli scali previsti nei porti europei non tedeschi, al fine di evitare eventuali tentativi comunisti di salvarla. Al suo arrivo, Olga fu messa in prigione, dove diede alla luce una figlia, Anita Leocádia. La bambina fu poi affidata alla nonna, Leocádia Prestes.

Questa coraggiosa comunista, Olga Benario, infine fu inviata al campo di concentramento di Ravensbrück e da lì al Centro di Eutanasia di Bernburg nel 1942, dove fu uccisa nelle camere a gas.

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Manifesto del film, “Olga”

Nel 2004 uscì il film “Olga”, basato sul libro omonimo di Fernando Morais e diretto dal regista televisivo e cinematografico Jayme Monjardim. I ruoli principali sono interpretati da Camila Morgado, Caco Ciocler, Luís Melo Fernanda Montenegro, Leona Cavalli.

“Olga” ha partecipato al 77° Oscar come miglior film straniero in rappresentanza del Brasile. Inoltre, il film ha vinto più di venti premi sia a livello nazionale che internazionale.

Di recente, “New Star Art Cinema” ha presentato il film esclusivamente presso il cinema Alkyonis ad Atene, in Grecia. Una presentazione di “Olga” è stata fatta da Liana Kanelli del KKE che lo ha definito “un potente film”.

L’anteprima del film

La liberazione a mano armata del compagno rivoluzionario Otto Braun

Chi ha sganciato una bomba nucleare sui polacchi?

Chi ha sganciato una bomba nucleare sui polacchi?

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di VLADISLAV GULEVICH

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

Ogni mese di luglio la Polonia è scossa da dibattiti interni sulla responsabilità storica dell’Ucraina per il massacro del 1943 in Volinia e il 2016 non fa eccezione.

Il Partito della Legge e della Giustizia (PiS) di Jaroslaw Kaczynski è salito al potere principalmente con la promessa di sollevare il tema del massacro della popolazione polacca della Volinia durante la Seconda Guerra Mondiale da parte dei macellai dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA) di Kiev. «I crimini commessi contro i nostri connazionali dall’UPA dovrebbero essere definiti genocidio. Non permetterò scuse per quello che è successo durante il periodo più terribile della nostra storia», esortava Jarosław Kaczyński nel calore della campagna elettorale.

Tuttavia le sue azioni non sono andate al di là delle promesse. Come i suoi predecessori del partito Piattaforma Civica, il PiS si rifiuta di dichiarare l’11 luglio come Giorno della Memoria del Martirio della Kresy (Kresy è il nome per la regione dell’Ucraina occidentale, della Bielorussia occidentale e della Lituania che un tempo erano parte della Seconda Repubblica Polacca. In data 11 luglio 1943, al culmine di un’ondata di violenze commesse dall’UPA, 100 villaggi polacchi e insediamenti agricoli furono attaccati dalle bande di Stepan Bandera).

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Invece di commemorare l’11 luglio, Jarosław Kaczyński propone di spostare il giorno del Martirio al 17 settembre (il 17 settembre del 1939 fu il giorno in cui l’Armata Rossa lanciò la sua campagna di Polonia, recuperando l’Ucraina occidentale e la Bielorussia occidentale, rispettivamente, alle repubbliche sovietiche dell’Ucraina e della Bielorussia).

L’Agenzia statale di stampa polacca  (Polska Agencja Pracowa – PAP) si è unita a questi sforzi di distorsione dei fatti storici. Al fine di controllare le tensioni anti-banderite nell’opinione pubblica polacca, una storia pubblicata dall’agenzia di stampa ha definito i militanti UPA che furono uccisi in scontri con l’esercito polacco vicino al villaggio di Bircza nel 1946 come «eroi di guerra ucraini» (Bohaterów wojennych) .

Il vice presidente del Sejm di Przemyśl Wojciech Bakun ha inviato alla PAP una richiesta formale per chiarire che tipo di guerra avesse avuto luogo nei pressi di Bircza nel 1946 che aveva prodotto questi «eroi di guerra ucraini». Il PAP ha risposto formalmente che non era possibile ritirare o modificare il testo della relazione.

E poi è esplosa una notizia bomba.

Il presidente della Verkhovna Rada dell’Ucraina, Andrij Parubij, ha twittato di un incontro che aveva avuto con il presidente del Sejm polacco, Marek Kuchciński. Il capo del parlamento polacco ha promesso che il Sejm non discuterà il disegno di legge per ricordare le vittime della strage della Volinia prima del vertice della Nato a Varsavia dell’8-09 Luglio.

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La ricaduta è stata tanto più assordante perché uno dei partecipanti ai negoziati era Yuriy Shukhevych – il figlio del capo colpevole del massacro dei polacchi in Volinia, il comandante UPA Roman Shukhevych. Anche se i media mainstream polacchi hanno taciuto in merito ai negoziati di Kuchciński con Parubiy e Shukhevych Jr., i dirigenti del Kukiz’15 e dell’ala destra del partito della Repubblica hanno chiesto che l’ideologia banderita sia vietata in Polonia e hanno esortato Kuchciński a dimettersi.

Tadeusz Isakowicz-Zaleski, polacco e prete cattolico armeno e autore del libro documentario del 2008 “Il genocidio soppresso di Kresy” ha invitato l’opinione pubblica a protestare contro le politiche PIS che maliziosamente distorcono la storia.

«Contrariamente alle assicurazioni precedenti, i leader del PiS hanno di nuovo rinviato una votazione per rendere omaggio alla memoria dei cittadini della Seconda Repubblica che sono stati uccisi durante il genocidio banderita nella regione orientale di Kresy … Questo rinvio della procedura di voto è ancora un altro duro colpo per le famiglie delle vittime della Divisione SS Galizien e dell’UPA e … esorto tutti coloro che sono affiliati con il Kresy a protestare davanti l’edificio del Sejm il 7 luglio alle 1:00 pm».

Il giorno dopo il PiS cerca di cavalcare gli eventi. Stanisław Karczewski, presidente del Senato, commenta a proposito di questa iniziativa antibanderita del prete:

«Sono contrario a riaprire vecchie ferite … Se fossi Isakowicz-Zaleski avrei abbassato il tono. Se vogliamo avere un colloquio franco con qualcuno, non dovremo impostare dei presupposti fin dall’inizio»

Ma era troppo tardi. Un certo numero di parlamentari polacchi aveva già postato dei video sostenendo l’idea di mettere in scena una protesta davanti alla porta del Sejm.

Il fatto stesso che i negoziati si siano svolti tra i rappresentanti del governo polacco e i nazionalisti ucraini mostra il desiderio dei dirigenti del partito della Legge e della Giustizia di distogliere l’attenzione del pubblico dal soggetto del massacro della Volinia in quanto atto di genocidio e di raffreddare il nazionalismo ucraino come ideologia. Questo è un tradimento vero e proprio del PiS nei confronti dei suoi elettori.

 

Se il 17 settembre fosse dichiarato come giorno della memoria, invece dell’11 luglio, alla fine i polacchi cominceranno a approvare i crimini commessi dai tagliagole ucraini, proprio come oggi molti giapponesi credono che Washington è stato corretta nella sua decisione di far sganciare bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki dalla US Air Force.

Il massacro di Volinia è stata una «bomba atomica» per la Polonia. Nel 1950, oltre 140.000 giapponesi morirono a seguito dei bombardamenti nucleari del 1945 da parte degli Stati Uniti e delleconseguenze. I militanti UPA macellarono circa lo stesso numero di polacchi.

Mentre i leader polacchi in carica vedono il nazionalismo ucraino come proprio alleato strategico, la prima vittima di questa politica sarà il popolo polacco e la sua coscienza nazionale.

 

L’evocazione di Hitler

L’evocazione di Hitler

Presentiamo la traduzione del primo capitolo del libro di Guido Giacomo Preparata, Conjuring Hitler: How Britain and America Made the Third Reich”, uscito in Gran Bretagna nel 2005 e, finora mai tradotto in italiano.
Questo libro offre, documentandola, una visione controcorrente delle forze che realmente progettarono, favorirono e resero possibile l’ascesa al potere di Hitler in Germania.
L’Autore analizza i retroscena della visione politica dell’Impero britannico prima e poi quelli della visione dei circoli dirigenti imperialisti USA, attraverso la lente della Geopolitica di Mackinder.

Diciamo innanzitutto che, pur riconoscendo alla luce degli sviluppi della situazione internazionale, la sostanziale bontà della chiave di lettura geopolitica, non riteniamo che la soluzione dei problemi causati dal capitalismo all’umanità risiedano in una pura e semplice sostituzione delle potenze imperialiste dominanti.
In ultimo poco importa che la battaglia per il controllo del pianeta la vincano le Potenze del Mare o le Potenze Terrigene, se il modello dominante è quello capitalistico, i problemi di ingiustizia della ripartizione della ricchezze, dello sfruttamento di una classe sull’altra e della folle irrazionalità dello sfruttamento delle risorse naturali, rimangono invariati.
Comunque ne è consigliata la lettura in quanto si possono capire i motivi strategici dietro alle apparentemente insensate benché criminali politiche degli anglosionisti: cambiano i musicisti, ma la musica, seppur con alcune varianti, è sempre la stessa. Il tema dominante, alla fine è uno solo: impedire l’abbraccio eurasiatico vale a dire l’integrazione fra la Germania e quindi l’Europa e la Russia.
L’integrazione dell’Europa con la Russia permetterebbe il controllo dell’heartland e inevitabilmente attrarrebbe nella sua orbita le grandi potenze asiatiche prima e poi l’Africa e per gli anglosionisti sarebbe ora di morire.
Un’ultima critica a un’opera altrimenti pregevole, riguarda il modo superficiale e pieno di pregiudizi con cui viene trattata la Rivoluzione d’Ottobre. L’Autore, e questo è un fatto singolare per un uomo di vasta cultura e di intelletto spregiudicato, nutrito da un anticomunismo viscerale e dalla fobia antirussa tipica degli intellettuali occidentali, ripete la solita solfa di bugie frammiste a mezze verità che ebbe origine in ambiente soprattutto nazista, sui legami tra Lenin, i tedeschi e alcuni circoli dell’alta finanza angloamericana.
Non comprende come costoro siano stati giocati in maniera geniale da Lenin, il quale non rifiutò certamente il loro aiuto per avviare la Rivoluzione Socialista ma subito glielo ritorse contro. Pensavano di manovrare i bolscevichi ma così non fu, furono loro a essere utilizzati.
Proprio da qui nacque l’odio inestinguibile verso la Russia socialista dei circoli capitalisti elitari dell’occidente, odio di cui, magari inconsciamente anche il nostro Autore è imbevuto.

TRADUZIONE

heartland

Alcuni procedimenti “dimenticati” dei Processi di Norimberga

Alcuni procedimenti “dimenticati” dei Processi di Norimberga

REDAZIONE NOICOMUNISTI

A cura di Guido Fontana Ros

Se si chiede all’uomo della strada cosa siano i Processi di Norimberga, la stragrande maggioranza delle risposte sarà connotata dalla totale ignoranza. Pochi, ricorrendo a vaghi ricordi scolastici, menzioneranno Hitler e il nazismo, pochissimi “acculturati” da frottole raccontate dagli storici revisionisti alla Faurisson parleranno di montatura dei vincitori ma nessuno menzionerà gli “altri” processi che si svolsero dal 1945 al 1948. E’ bene ricordare che a Norimberga si svolsero ben 13 processi. Il più dimenticato è quello che si svolse a carico dei finanziatori occulti del nazismo; a questo punto a qualcuno verrà in mente il nome dell’industria che, per antonomasia, rappresenta l’industria bellica: Krupp. Certo i dirigenti di questo gruppo industriale furono processati ma i maggiori finanziatori e pupari dietro le quinte furono i dirigenti della IG Farben, gigantesco cartello, all’epoca il più grande del mondo, di industrie petrolchimiche e farmaceutiche.

Chiaramente non si vuole togliere una briciola di responsabilità dalle spalle dei nazisti come Hitler, Himmler, Goering, Goebbels, Rosemberg, Bormann e gli altri ma senza l’appoggio straordinario delle multinazionali di allora mai il nazismo sarebbe salito al potere. Multinazionali non solo tedesche ma soprattutto USA, ma questo sarà il probabile contenuto di una serie di articoli successivi.

Vediamo in breve quali accuse vennero rivolte ai dirigenti della IG Farben.

La versione ufficiale della storia, studiata a scuola, diffusa nei mass media ci fa apparire il nazismo come il frutto velenoso di un gruppo di pazzi capeggiati da quello che il più pazzo di tutti: Adolf Hitler; non è così. Il nazismo e il fascismo vennero accuratamente pianificati e finanziati dalle élites finanziarie per mantenere ed accrescere enormemente i loro profitti, insomma erano e sono la loro risposta al “peccato originale” del capitalismo: la caduta tendenziale del saggio di profitto. Questo con buona pace di giovani ebeti, sedicenti comunisti, che amoreggiano con i nazisti e i fascisti in quanto anticapitalisti e antimperialisti.

I documenti del processo contro l’IG Farben svelano come la II Guerra Mondiale fosse  stata pianificata a Francoforte presso la sede della summenzionata multinazionale nel 1936. Là fu concepito il cosiddetto piano dei 4 anni dedicato alla conquista dell’Europa cui sarebbe conseguita quella dell’Eurasia, dell’Impero britannico, degli Usa e del resto del mondo. In ogni paese conquistato le locali industrie petrolchimiche e farmaceutiche sarebbero divenute di proprietà della IG Farben a costo zero.

Il piano sarebbe indubbiamente riuscito se a oriente della Germania non vi fosse stata la potenza del più grande stato socialista del mondo: l’Unione Sovietica del compagno Stalin.

La IG Farben non si limitò a pianificare la guerra e a finanziare il nazismo ma organizzò e sfruttò ampiamente (con la collaborazione dell’IBM tra l’altro) il lavoro schiavistico degli internati nei campi di sterminio nazista, infatti a circa 6 km da Auschwitz realizzò il più grande complesso industriale dell’epoca in Europa, spendendo quasi 8 miliardi di euro attuali forniti dalla Deutsche Bank. Non si “limitò” a sfruttare alla morte gli internati ma li utilizzò anche per sperimentazioni medico-farmaceutiche. Già, questi inumani esperimenti non erano dovuti solamente al sadismo di alcuni psicopatici SS, erano effettuati per testare farmaci brevettati dalla Bayer e dalla Hoecst.

Purtroppo grazie a protezioni di altissimo livello, questi nemici dell’umanità, cane non mangia cane, subirono miti condanne detentive che neppure scontarono interamente. Negli anni ’50 del secolo scorso erano di nuovo agli stessi posti di prima della guerra…

Abbiamo appena scoperchiato la copertura del letamaio, dietro ai tedeschi della IG Farben vi sono quasi tutte le dinastie delle multinazionali USA, le stesse che spingono il governo USA ad aggredire il mondo intero per esportare la “democrazia” come i recenti eventi ci mostrano.

No, il nazismo non è mai morto, è il vero volto senza belletti, del capitalismo.

Chi volesse approfondire la questione può visitare questo sito che ospita migliaia e migliaia di pagine microfilmate in inglese e tedesco degli atti del procedimento contro la IG Farben.

ATTI DEL PROCEDIMENTO CONTRO LA IG FARBEN NEL QUADRO DEI PROCESSI DI NORIMBERGA

Controcorrente: la privatizzazione nella Germania nazista degli anni ’30

Controcorrente: la privatizzazione nella Germania nazista degli anni ’30

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione di Guido Fontana Ros

Proseguendo nella nostra tradizione di sciupafiabe ci occupiamo dei nazionalsocialisti che cercano di farsi passare per anticapitalisti e antimperialisti.
Bene, ci dispiace, ma al di là delle pie intenzioni e degli altisonanti proclami elettorali del partito nazista, la Germania negli anni ’30, unico paese al mondo a farlo in quell’epoca, diede il via a una massiccia politica di privatizzazione dei beni pubblici per ringraziare chi li aveva generosamente sostenuti e per finanziare in parte, al resto ci pensarono gli amichetti anglosassoni, la sua corsa al riarmo.
A sostegno di quanto affermato presentiamo la traduzione di uno studio accademico del professor Germà Bel dell’Università di Barcellona.

Per chi va di fretta, sappiamo che leggere e informarsi è faticoso, un riassunto:

La Grande Depressione stimolò la proprietà statale nei paesi capitalisti occidentali. La Germania non fece eccezione; gli ultimi governi della Repubblica di Weimar acquisirono imprese private in diversi settori. Più tardi, il regime nazista trasferì la proprietà pubblica ei servizi pubblici al settore privato. Nel fare così, andò contro le principali tendenze nei paesi capitalisti occidentali, nessuno dei quali sistematicamente riprivatizzò le imprese nel corso degli anni ‘30. La privatizzazione in Germania nazista rappresentò anche un caso unico nel trasferire in mani private la fornitura di servizi pubblici in precedenza forniti dal governo. Le imprese ed i servizi trasferiti alla proprietà privata appartenevano a diversi settori. La motivazione centrale della privatizzazione, fu dovuta a forti restrizioni finanziarie  come in molte privatizzazioni recenti, in particolare all’interno dell’Unione europea. Inoltre la privatizzazione venne utilizzata come strumento politico per migliorare il supporto al governo e al  partito nazista.”

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