Settanta anni di collaborazione con i nazisti: il piccolo sporco segreto ucraino dell’America

Settanta anni di collaborazione con i nazisti: il piccolo sporco segreto ucraino dell’America

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Traduzione di DAVIDE SPAGNOLI

Presentiamo un’intervista a uno storico americano, Russ Bellant, autore di  Old Nazis,The New Right and The Republican Party, in cui viene rimarcato come da 70 anni vi sono stati e vi sono strettissimi legami tra il Partito Repubblicano, tra cui alcuni suoi esponenti eletti come presidenti USA come Richard Nixon e Ronald Reagan e una pletora di criminali di guerra ucraini che collaborarono con i nazisti.
Da questo si capisce benissimo la corresponsione attuale di amorosi sensi fra gli attuali governanti dell’Ucraina e il governo USA. Un po’ meno comprensibile è l’ammore che lega esponenti piddini e della “sinistra” lgbtqwerty equosolidale con i loro impresentabili nipotini ucraini…

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Chernobyl: sabotaggio imperialista?

Chernobyl: sabotaggio imperialista?

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di LUCA BALDELLI

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L’impianto di Chernobyl subito dopo l’esplosione

La data del 26 aprile 1986 è entrata nella storia, e ci rimarrà per sempre, per il tragico incidente di Chernobyl: la “Чернобыльская авария” o “Чорнобильська катастрофа”, nell’accezione ucraina ancora più incisiva e forte, è da più di 30 anni, e lo sarà ancora per molti anni a venire, il simbolo dei rischi connessi al nucleare e al suo sviluppo. La versione ufficiale ci ha informati, e continua a ripeterci, che in quel giorno, alle ore 1:23, presso la centrale nucleare situata a 3 km da Pryp’jat e a 18 km da Chernobyl, avvenne il fatale incidente: il personale, in maniera inopinata ed irresponsabile, in violazione di numerosi protocolli e allo scopo di eseguire un test per saggiare la sicurezza complessiva dell’impianto, avrebbe aumentato repentinamente la temperatura nel nocciolo del reattore numero 4. La scissione dell’acqua in idrogeno ed ossigeno, determinata da quella dinamica, avrebbe provocato la rottura delle tubazioni del sistema di raffreddamento del reattore, con esplosione, scoperchiamento dello stesso e conseguente, vasto incendio della grafite, minerale presente, negli impianti nucleari, in barre per assorbire le radiazioni. Una nuvola di materiale radioattivo, sprigionandosi, avrebbe esteso la sua mortifera ombra su un’area sterminata. Fin qui, la versione ufficiale, illuminante e certamente degna di fede rispetto alla descrizione oggettiva di alcuni passaggi, ma assolutamente lacunosa e omertosa sul quadro generale esistente in quella maledetta notte dell’aprile ’86.

Versione che diventa addirittura grottesca e paradossale quando pretende di accreditare presunte carenze strutturali della centrale nucleare esistente, costruita invece secondo i più rigorosi criteri allora esistenti, a livello edile ed ingegneristico. Che poi il nucleare sia intrinsecamente pericoloso, vulnerabile e rischioso, questa è una considerazione, almeno per chi scrive, assolutamente condivisibile, ma che vale a Chernobyl come a Fukushima e in ogni altra parte del mondo. La verità ufficiale, diffusa con al potere il revisionista Gorbaciov, legato alle centrali imperialiste e ai circoli mondialisti, è tutto fuorché oro colato da custodire nei crogioli della ricerca storica: è – con ogni evidenza – una verità di comodo, come dimostrano diversi fatti. Vediamoli uno per uno.

L’insigne fisico nucleare Nikolaj Kravchuk, supportato da altri eminenti calibri della scienza russa ed ucraina, tra i quali I.A. Kravets e V.A. Vyshinsky, ha presentato, nel 2011, uno studio sull’incidente occorso alla centrale nucleare ucraina, dal titolo di per sé eloquente: “L’enigma del disastro di Chernobyl”. Frutto di ricerche condotte con coraggio, abnegazione e autentica sete di verità, tale studio ha sollevato polemiche e provocato la levata di scudi del mondo accademico, chiuso nel suo conformismo, quando non nella complicità verso la disinformazione pilotata dal potere che lo sostiene, lo foraggia, ne avalla o ne impone le tesi ufficiali. Per il suo testo decisamente al di là di ogni verità di comodo, Kravchuk ha subito un ostracismo che nemmeno al più immorale e abietto dei delinquenti sarebbe toccato in sorte: dileggiato, emarginato, minacciato, è stato infine espulso (lui, studioso tra i migliori presenti sul campo!) dall’Istituto di Fisica Teorica “Bogoljubov” dell’Accademia Nazionale delle Scienza dell’Ucraina, quello stesso Istituto che ha visto, nei decenni, operare con profitto e risultati apprezzati a livello mondiale calibri quali lo scienziato eponimo, ovvero Nikolaj Nikolaevich Bogoljubov, Aleksandr Sergeevich Davydov, Aleksej Grigor’evic Sitenko. Il torto di Nikolaj Kravchuk qual è stato? Uno solo, ma imperdonabile: quello di aver evidenziato, con rigore analitico e inappuntabile metodo scientifico, i talloni d’Achille della tesi ufficiale sull’incidente di Chernobyl, diffusa subito dalla cupola gorbacioviana affinché il mondo pensasse a negligenze, arretratezze strutturali della base materiale industriale e scientifica dell’Urss, debolezze inesistenti, anziché ad altro, in primis a complotti orchestrati e condotti per minare l’Urss in quanto unica potenza capace di competere con il mondo capitalista e superarlo per produttività, concorrenzialità, capacità di costruire una società migliore, a misura d’uomo. In primis, Kravchuk dimostra, con dovizia di dati, come l’azione di sollecitazione sul reattore n. 4 sia stata reiterata nel tempo, a partire dal 1° aprile 1986 fino al 23 dello stesso mese, e non esercitata solo la notte del tragico incidente, nel quadro del famoso “test di sicurezza”, come ha preteso e pretende il “dogma” ufficiale. Tutto ciò in nome di un obiettivo, lucido e scientemente perseguito, volto a sabotare la centrale. Kravchuk non usa troppo la parola “complotto”, o meglio non ne fa abuso, ma quando scrive che, a Chernobyl, nell’aprile del 1986, sono state poste in essere “azioni ben pianificate e pre – implementate”, egli intende rendere pienamente intellegibile una situazione nella quale tutto ha avuto posto, fuorché la casualità.

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L’enorme cappa protettiva realizzata sopra il luogo del disastro

In particolare, il reattore n. 4 era stato stipato di materiali radioattivi con un contenuto fino a 1500 MegaCurie (il “Curie” è l’unità di misura della radioattività, adottata a partire dal Congresso Internazionale di Radiologia di Bruxelles del 1910). In alcune cellule del reattore, poi, era presente del Plutonio – 239, combustibile utilizzato nei sottomarini nucleari e potente fattore di innalzamento della temperatura complessiva. Tutto questo, non poteva essere né casuale né incidentale: dobbiamo pensare vi fosse, altresì, la deliberata volontà di mandare in tilt l’impianto, di provocare un incidente, a meno di non postulare la follia, l’insania di qualcuno come il movente unico e solo del fatto, dopodiché non si spiegherebbero, però, le coperture, gli insabbiamenti, i depistaggi sistematicamente attuati dal vertice del potere, in Urss come a livello mondiale. Vi sono però altri tasselli che, messi insieme, vanno a comporre un mosaico inquietante: la notte del 26 aprile, qualificati specialisti in forza alla centrale, a partire da A. Chernyshev, non furono autorizzati a prestare servizio e altri presenti fecero di tutto, disperatamente, per fare in modo che Anatolij Stepanovich Djatlov, ingegnere capo, quadro direttivo della centrale, stoppasse l’assurdo test di sicurezza, nel quale, lo ribadiamo, la maggior parte dei sistemi di protezione erano stati disattivati per… saggiare il livello di sicurezza dell’impianto (!!!). Come se, per testare la sicurezza di un’automobile, la si spingesse a 200 all’ora lungo una discesa, con i passeggeri privi di cinture di sicurezza e le portiere spalancate. Vi era stata, da parte di molti quadri tecnici, una sollevazione generale contro le criminali sollecitazioni, ripetute nel tempo, del reattore n. 4? Djatlov era lo strumento di una volontà superiore alla quale non aveva voluto o saputo opporsi? Di certo, si sa che almeno due tecnici, Aleksandr Akimov e Leonid Toptunov, furono minacciati di licenziamento per essersi opposti al disinserimento dei meccanismi di sicurezza, misura questa non solo folle, ma anche proibita dai protocolli disciplinanti il funzionamento della centrale. Sono ancora molti i lati oscuri della vicenda, ma, di certo, in quella primavera solo apparentemente dolce e rigenerante di 31 anni fa, a Chernobyl tutto era stato predisposto per la creazione di una “bomba” devastante, pronta ad esplodere senza freni, e l’esito fu, in tal senso, coronato da successo. Non è tutto, però: altri tre elementi aggiungono alla disamina dei fatti un corredo di precedenti e di circostanze da brivido. Già nel 1982 (ci si concentri su questa data, come vedremo in seguito, strategica!) il reattore n. 1 della centrale in questione, sempre a causa di “manovre errate”, aveva subito la distruzione dell’elemento centrale e si era evitata la catastrofe solo grazie alla prontezza e alla perizia del personale.

Qualche anno dopo la tragedia, poi, vicino al teatro dell’esplosione furono ritrovate tracce di TNT e di esplosivo al plastico: ne parlò il giornale russo “Trud” in un articolo pubblicato nel numero 74 del 1995, subito circondato dal chiasso assordante dell’omertà, della congiura del silenzio, come sempre avviene quando la verità viene sbattuta in faccia a chi pensa che il Re sia nudo. A Chernobyl vi fu anche un’esplosione di natura terroristica? Una “doppia bomba”, con effetto combinato di ordigno ed esplosione indotta del reattore?

Nessuno, su questo, ha fornito risposte efficaci e convincenti. Come nessuno le ha anche solo adombrate rispetto a quanto sostenuto dagli studiosi Je. Sobotovich e S. Chebanenko, i quali hanno riferito di aver trovato, nella zona della centrale nucleare, un gran numero di tracce di uranio altamente arricchito, ricollegando questo al “carico segreto” con il quale era stato riempito il reattore n. 4 esploso. Chi poteva avere interesse a generare un disastro? E com’è possibile pensare che una parte dei tecnici presenti a Chernobyl accettasse di suicidarsi, anche in nome di piani eversivi condivisi? Andiamo per ordine. Come abbiamo già accennato, l’interesse a sabotare l’economia dell’Urss, il suo possente apparato infrastrutturale tecnico – scientifico, era ben vivo e anzi prioritario nelle strategie dell’imperialismo, specie dopo l’ascesa al potere, negli Usa, di Ronald Reagan, sostenuto dalle più agguerrite lobbies anticomuniste. Abbiamo prima parlato del 1982, anno nel quale il reattore n. 1 della centrale di Chernobyl subì un danno derivato da azioni “improvvide” del personale in servizio. Ebbene, in quello stesso anno la CIA di William Casey dava inizio al suo piano aggiornato di destabilizzazione dell’Urss e dei Paesi socialisti, mediante sabotaggi e attentati, piano approvato e “vidimato” da Reagan nel mese di gennaio, in coincidenza temporale con fatti come il rapimento Dozier in Italia, pilotato dai servizi Usa, e il massiccio finanziamento del sindacato anticomunista polacco “Solidarnosc” ad opera delle centrali imperialiste. Il via alle “danze” terroristiche ed eversive lo dà l’esplosione di un gasdotto in Siberia, generata dall’impiego di un software difettoso, esportato deliberatamente dagli Usa in Urss per produrre danni irreversibili. Il fuoco ed il fumo che si sprigionarono dalla deflagrazione, furono ripresi dai satelliti ed allarmarono un gran numero di persone, convinte che fosse avvenuta una catastrofe nucleare. Tutto ciò è stato raccontato, fin nei più minimi dettagli, da Thomas C. Reed, ex membro del Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti d’America, nel suo libro dal titolo “At the Abyss: An Insider’s History of The Cold War” (“Nell’abisso: una storia della guerra fredda scritta da uno all’interno”), mai tradotto in Italia, Paese dove certe sudditanze dure a morire arrivano, spesso, al tragicomico epilogo dell’eccesso di zelo censorio, anche dopo che il “burattinaio” ha mostrato i fili. Alla luce di quanto narrato e documentato da Reed, come escludere che anche a Chernobyl, nel 1982 e nel 1986, possa essere avvenuto qualcosa di simile? E qui già sento aleggiare le obiezioni, già prima fugacemente menzionate, di chi sa guardare poco lontano dal suo naso, ma anche di chi, in buona fede e sincera volontà di capire, strabuzza gli occhi davanti a scenari da Dottor Stranamore: com’è possibile che delle persone, per quanto pedine di un complotto, abbiano accettato scientemente di provocare un danno in una centrale nucleare dalle prevedibilissime tragiche conseguenze, in primis su esse stesse? Chi si pone un simile interrogativo (legittimo nella misura in cui chi lo avanza non si è dato già risposte refrattarie ad ogni chiarimento in senso opposto), deve tener presente che, quando si studia un sabotaggio e lo si mette in atto, le conseguenze, spesso, vanno ben oltre le intenzioni. La notte del 26 aprile 1986, plausibilmente, chi ha attuato i piani del complotto pensava, di certo, ad un sabotaggio che avrebbe comportato un danno ridotto, o non così devastante come quello che poi avvenne. L’importante era infliggere un vulnus all’economia ed all’immagine dell’Urss, consci del fatto che, con il nuovo indirizzo della “Perestrojka”, i panni sarebbero stati non lavati in casa, come avveniva prima (e giustamente, per certi fatti!), ma esposti in pubblico, a rinfocolare il coro mondiale del dileggio per l’ “arretrata” e “pericolosa” tecnologia sovietica. La sottovalutazione delle conseguenze riconduce all’umana fallibilità, in questo caso accompagnata da comportamento criminale dei tecnici non solo in ordine all’atto compiuto, ma anche alla leggerezza (questa sì) con la quale si pensò di scartare a priori conseguenze più gravi. Ciò, naturalmente, nell’ipotesi in cui complotto vi sia stato, e su questo chi scrive intende non affermare dogmi di fede, ma portare elementi di riflessione. Le vicende processuali di alcuni responsabili della tragedia, in primis quella che interessò l’ingegner Djatlov, lasciano pensare a una trama molto poco “cristallina”: il dirigente in questione fu condannato, nel 1986, a 10 anni di colonia penale, ai sensi del Codice Penale della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, ma quattro anni dopo venne rilasciato, ufficialmente per una malattia grave (morirà nel 1995, a 64 anni). Appoggiato e sostenuto ad ogni piè sospinto dagli immancabili templari dell’antisovietismo Andrej Sacharov ed Elena Bonner, Djatlov dette la colpa di tutto quanto era accaduto ai progettisti dell’impianto, tesi debolissima e, anzi, inconsistente, visto che l’impianto di Chernobyl, a detta di molti scienziati, anche occidentali, era stato costruito con tutti i crismi della sicurezza strutturale. Djatlov sapeva e voleva coprire responsabilità sue e di altri? Se poi a questo associamo il ritrovamento di tracce di TNT e di esplosivo al plastico attorno all’area dell’incidente, allora si può pensare addirittura ad un doppio binario: sabotaggio interno ed esplosivo collocato all’esterno, a rafforzare gli effetti disastrosi della deflagrazione, da parte di agenti stranieri introdottisi furtivamente e poi prontamente fuggiti. Ipotesi, congetture, certo, ma sostenute dai lati oscuri della vicenda, dai suoi “buchi neri” non ancora colmati dalla benefica luce della chiarezza, non meno che da fatti espliciti e sottaciuti o censurati con violenza. In tutto ciò, cosa sapeva Gorbaciov? Come minimo, vi erano quinte colonne al servizio dell’imperialismo, nel suo entourage, ma la sua stessa figura, come testimoniano le dichiarazioni rese all’Università di Ankara nel 1999, è tutt’altro che adamantina: l’ex Segretario del PCUS, coccolato dai circoli imperialisti mondiali, ha pubblicamente affermato, in Turchia, di aver lavorato con gli americani per la disgregazione dell’Urss. Non si spiegherebbero altrimenti misure e provvedimenti economici e politici che minarono la stabilità dell’Urss, il suo benessere e il suo potenziale produttivo, facendo regredire la seconda superpotenza mondiale allo status di colonia. Che anche Chernobyl abbia fatto parte della congiura antisovietica è perfettamente plausibile, quindi, con attori e comparse non solo stranieri, ma anche all’interno delle frontiere del Paese, a ripetere il copione stabilito almeno fin dal 1982 dai “gentiluomini” di Langley, come li definiva lucidamente, e con pepata ironia, la stampa sovietica fin dagli anni ’60.

Riferimenti biblografici, sitografici e video

https://youtu.be/5_wzZqL7v0I

https://www.youtube.com/watch?v=I6QS9VDUnIA

https://www.youtube.com/watch?v=_tLwsoNZCKM

https://www.youtube.com/watch?v=c6md6nmaNao

https://www.youtube.com/watch?v=yfItwic8U0c

http://cccp-revivel.blogspot.it/2013/06/chernobyl-byl-vzorvan-chtoby-razvalit-sssr.html

https://prolecenter.wordpress.com/2016/04/26/chernobyl-disaster-could-have-been-cia-sabotage/

http://russ-history.blogspot.it/2015/04/the-chernobyl-disaster-was-terrorist.html

https://patriotnewstwo.wordpress.com/2016/01/24/intentional-explosion-of-chernobyl/

http://www.km.ru/world/2013/06/05/chernobylskaya-katastrofa/712470-tragediya-chernobylya-mogla-byt-rezultatom-zagovor

https://aurorasito.wordpress.com/2015/03/14/il-crollo-dellunione-sovietica-la-storia-del-tradimento-di-gorbaciov-e-eltsin/

https://it.sputniknews.com/mondo/201604262550811-chernobyl-tragedia-30-anni/

https://sputniknews.com/analysis/20090424121301292/

La balla dell’Holodomor: anatomia di una bugia inventata dalla macchina propagandistica occidentale

La balla dell’Holodomor: anatomia di una bugia inventata dalla macchina propagandistica occidentale

REDAZIONE NOICOMUNISTI


DI  EKATERINA BLINOVA

FONTE


TRADUZIONE DI GUIDO FONTANA ROS

La macchina propagandistica dell’Occidente, che bellamente stampa resoconti inventati sul coinvolgimento della Russia in Siria, ebbe origine all’inizio dell’epoca comunista nel 1917; la balla dell’Holodomor del 1932-32 fu inventata dall’Occidente in stretta collaborazione con la Germania nazista  e con i nazionalisti ucraini filonazisti.

Fin dalla Rivoluzione d’Ottobre del 1917 in Russia, i media occidentali fecero ogni sforzo per denigrare i successi dei sovietici, creando un quadro di totale orrore e disperazione che aveva apparentemente avvolto l’URSS.

Il coraggioso esperimento storico intrapreso dai comunisti e basato sul concetto di un’ “equa distribuzione della ricchezza nazionale” e di un egalitarismo e internazionalismo, agghiacciò il sangue dei plutocrati occidentali.

Notano gli storici come il comunismo sovietico fosse l’assoluta antitesi del capitalismo. Se il nuovo sistema avesse dato prova della sua efficienza, il mondo sarebbe potuto cambiare per sempre. Non è necessario aggiungere che questo non collimava con i piani dell’élite finanziaria e politica.

“Coloro che erano al potere nei paesi capitalisti vedevano il socialismo come una minaccia ai loro profitti e ai loro continui privilegi. Sia per minare il sostegno ad un’alternativa socialista a casa propria, sia per mantenere una posizione dominante nell’economia internazionale e nelle relazioni politiche, venne impiegata ogni sorta di bugie e di distorsioni ponendo l’URSS nella peggior luce possibile.”. Così ci dice il ricercatore canadese, sindacalista e scrittore, Douglas Tottle, nel suo libro del 1987, Fraud, Famine and Fascism: The Ukrainian Genocide Myth from Hitler to Harvard. [ndt: in questo articolo viene citato ampiamente]

In questo libro, Tottle ha presentato la storia dettagliata della campagna della propaganda occidentale basata sulla tesi che la carestia del 1932-33 sia stata pianificata deliberatamente come un “genocidio” degli ucraini da parte del governo sovietico. La ricerca di Tottle ha acquisito un nuovo significato oggi, in quanto il vento del mito del cosiddetto “Holodomor ucraino” ha ripreso a soffiare in Ucraina e in Occidente.

In collusione con la Germania nazista: la nascita del mito

 Le radici della propaganda della carestia-genocidio affondano in una serie di articoli scritti da un “noto giornalista, viaggiatore e cultore di studi russi”, Thomas Walker [ndt: in questo articolo viene spiegato chi fosse in realtà il “noto” giornalista…], per la stampa di Hearst nel 1935. Gli articoli descrivono l’orrenda carestia del 1932-33 in Ucraina, con il corredo di fotografie che accompagnando gli articoli ritraggono le vittime disperate della carestia.

Il materiale e le fotografie sono veramente impressionanti, ma è venuto fuori che il “noto” giornalista Thomas Walker non ha mai visitato l’Ucraina nel 1932-33 e per di più non è mai esistito.

Per quanto riguarda le fotografie, alcuni giornalisti investigativi americani rivelarono nel 1939 che la maggior parte erano state scattate nelle aree devastate dalla guerra in Europa proprio appena dopo la fine della Prima Guerra Mondiale , mentre altre ritraevano le vittime della carestia della regione del Volga in Russia del 1921-22.


Tottle ha sottolineato come l’editore di quel quotidiano americano, William Randoph Hearst non avesse avuto alcun scrupolo a pubblicare notizie inventate.

Il ricercatore canadese ha detto che: “Non solo le fotografie erano false, falso era il viaggio in Ucraina e anche lo stesso Thomas Walker era fasullo”.

Tottle annotò nel 1987 e significativamente non è cambiato nulla da allora, che “Comunque sia, le fotografie della carestia di Walker sono veramente notevoli perché, nonostante siano state ulteriormente smascherate come balle circa 50 anni fa, continuano ad essere usate dalla propaganda nazionalisti ucraini e dalle istituzioni universitarie come prove del preteso genocidio.”.

In effetti Hearst non fu solo a lanciare una campagna sulla carestia-genocidio: il magnate della stampa aveva potenti alleati, i fascisti tedeschi ed italiani.

Nel 1933 la bufala fu escogitata dal ministro della Propaganda del Reich, Joseph Goebbels, che viene considerato il vero e proprio creatore del mito. Fu lui infatti a dare inizio alla campagna propagandistica contro il governo sovietico in Ucraina, inventando storie delle atrocità sovietiche nella regione. L’Ucraina era visto dai nazisti come potenziale “lebensraum” della Germania.


Nel 1934, Hearst visitò la Germania e incontrò l’infame Fuhrer tedesco.

Tottle ha evidenziato: “Fu proprio dopo il viaggio di Hearst nella Germania nazista che la sua stampa cominciò a promuovere il tema della carestia-genocidio in Ucraina.”.

Assumendo una posizione morbida sulle azioni dei nazisti in Germania, Hearst scatenò una guerra a tutto campo di propaganda contro l’URSS. Egli denigrava i risultati sovietici dell’industrializzazione e della collettivizzazione, mentre elogiava gli sviluppi economici della Germania nazista.

Comunque Tottle ha rimarcato che: “Hearst non era affatto l’unico magnate della stampa di estrema destra negli USA.”.

Bisognerebbe tener conto del fatto che il “miracolo economico” della Germania nazista avvenne in realtà grazie ai generosi investimenti fatti dai capitalisti britannici ed americani (questa vicenda è stata brillantemente descritta dall’economista americano Guido Giacomo Preparata nel suo libro “Conjuring Hitler [ndt: in realtà codesto autore è un italiano che vive e studia negli USA, su noicomunisti.wordpress.com, a questo link, si può trovare una traduzione di alcuni capitoli del suo libro]).

L’epoca della Guerra Fredda: il mito dell’ “Holodomor” viene adottato dall’Occidente

Benché non si fosse mai avverato il sogno di un “lebensraum” tedesco, la balla della carestia-genocidio fu adottata di buon grado dai politici occidentali e dagli accademici a loro asserviti, nonché dalle fonti mediatiche durante il periodo successivo alla Guerra Fredda.


Tottle ci ha raccontato che: “Un matrimonio anticomunista di convenienza fu celebrato fra la destra estrema americana e i nazionalisti ucraini, di cui alcuni settori avevano collaborato con i nazisti. Questo fatto richiese da allora in poi una nuova veste e una storia di copertura delle passate attività, mentre i propugnatori della Guerra Fredda, poterono presentare personaggi del genere come “testimoni viventi della minaccia posta dal comunismo all’umanità.”

Ci sono dozzine di libri scritti dagli ex collaboratori ucraini dei nazisti e da autori occidentali che raccontano storie inventate di atrocità, brutalità e sfrenatezze da parte dei sovietici.

Il numero delle vittime di quello che viene definito “la deliberata carestia-genocidio dell’Ucraina” o “Holodomor” crebbe balzellon balzelloni e raggiunse quasi i 10 milioni.

Proprio nel 1986 lo scrittore britannico Robert Conquest pubblicò un libro intitolato Harvest of Sorrow: Soviet Collectivization and the Terror Famine. Non sarebbe necessario dire che la ricerca svolta da Conquest, ex impiegato dell’IRD (Information Research Department), ha poca se ne ha, attinenza con la realtà.

Tottle evidenzia che Conquest si basò per lo più su fonti della destra ucraina, sugli articoli comparsi sulla stampa di Hearst nel 1935, sul diario del viaggio mai avvenuto di Thomas walker e sulla sua collezione falsa di fotografie, nonché sui libri scritti dai membri dell’infame Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini che collaborò con la Germania nazista durante la II Guerra Mondiale.

Per illustrare la misura della paranoia antisovietica di Conquest, Tottle si è riferito ad un altro libro, scritto dall’autore britannico con John Manchip White: What to Do When the Russians Come: A Survivalist’s Handbook (1984).

“Il libro compila una lista di ‘ingegnose variazioni” del terrore comunista pronte per i democratici americani, inclusi lo stupro di gruppo delle donne americane da parte dei soldati russi, un destino miserabile per i bambini americani e l’ammonimento di una carestia inevitabile”. Annota Tottle, aggiungendo un tocco di sarcasmo: “Quale altro ‘storico’, meglio del dottor Robert Conquest, avrebbe potuto imbellettare accademicamente la campagna della carestia-genocidio?”.

Quindi diventa ora chiaro quali tecniche propagandistica giacciano alla base della narrativa occidentale presente della minaccia e del pericolo che il fantasma della Russia pone sull’Ucraina, sugli Stati Baltici e sul resto d’Europa. 

Cosa accadde realmente nel 1932-1933

Cosa avvenne veramente in Ucraine nel 1932-1933?

“La Rivoluzione russa del 1917 fu seguita dall’intervento militare di 14 potenze estere (inclusi gli USA, la Gran Bretagna e il Canada) e da una diffusa guerra civile. La distruzione dei sette anni di guerra, rivoluzione e di intervento combinata con una dura siccità, condusse ad una una diffusa fame e carestia, la carestia russa del 1921-1922″, puntualizza il ricercatore canadese.”.

Essendo sopravvissuti a tali difficoltà, i sovietici lanciarono il progetto che non aveva alcun precedente nella storia: la costruzione di una società socialista. Essi dovettero trasformare uno stato arretrato in un paese industrializzato con un comparto agricolo efficiente. La collettivizzazione dell’URSS e progetti di industrializzazione erano mirati al raggiungimento di questo scopo.

E’ d’uopo menzionare il fatto che l’Impero Russo aveva sofferto carestie periodiche e devastanti fin dalla fine del XIX° secolo, ben prima che i Bolscevichi addivenissero al potere nel 1917. Quindi vi era stata una serie di carestie nel 1920-21, nel 1924, nel 1927 e nel 1928.

L’urbanista canadese, Hans Blumenfeld, che aveva lavorato come architetto in Ucraina all’epoca della carestia, come riportato da Tottle, affermava: “Ci fu infatti una carestia nel 1933, ma non solo in Ucraina, anche nella regione del Basso Volga e nel Nord del Caucaso”.

A complicare ulteriormente la situazione, la carestia fu accompagnata da un’epidemia di tifo, annota il Dr. Blumenfeld, aggiungendo anche che la maggior parte dei decessi nel 1933 fu dovuta al tifo, alla dissenteria e alla febbre tifoide.

“Secondo alcune stime, durante la carestia del 1932-1933, circa tre milioni di persone morirono (sia di fame che di epidemie) in URSS, mentre un terzo morì in Ucraina.”

Non ci fu alcuna deliberata carestia-genocidio in Ucraina, afferma il prominente storico americano della West Virginia University. Il professore che svolse un’accurata ricerca sulla carestia del 1932-1933, giunse alla conclusione che il disastro fu dovuto a circostanze ambientali che non fu in alcun modo correlato alle politiche sovietiche nella regione.

Mentre puntano il dito contro l’URSS infamandola, i propugnatori dell’ “Holodomor” rimangono muti circa il fatto che dopo il 1933, l’Unione Sovietica non si trovò mai più di fronte al disastro di una carestia: il progetto di collettivizzazione del leader sovietico Joseph Stalin diede prova della sua efficienza.

Noi siamo dietro ai paesi avanzati da 50 anni a 100 anni. Dobbiamo annullare questo distacco in 10 anni. O facciamo così o saremo schiacciati”. Disse Stalin nel 1931, secondo la citazione del giornalista americano Albert Rhys.

E Tottle fa notare: “E la fecero correre!”

La Seconda Guerra Mondiale ha indicato con chiarezza che l’URSS ha proprio colmato la distanza di 100 anni in soli 10 anni.

“Qualcuno si chiede come i Bolscevici siano riusciti a produrre tutto questo”, si meraviglia lo storico tedesco Heinz Hohne, secondo la citazione del ricercatore canadese.”.

L’oscura storia del sostegno americano ai fascisti e criminali di guerra ucraini

L’oscura storia del sostegno americano ai fascisti e criminali di guerra ucraini

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI ANDREY PANEVIN

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

Il sostegno  americano al fascismo ucraino odierno per quanto possa apparire impressionante non è tuttavia un fenomeno politico nuovo. Documenti della CIA desecretati secondo il FOIA. dal titolo “The NAZI War Crimes Declassification Act”, mostrano come la CIA non solo controllasse i gruppi di fascisti ucraini durante e dopo la II GM, ma come li aiutasse attivamente proteggendoli dalla legge. Questi e altri documenti possono essere reperiti nella CIA’s Freedom of Information Act Electronic Reading Room. I documenti seguenti sono alcuni fra i molti che attengono alla protezione accordata dall’America ai criminali di guerra di tutto il mondo.

STEPAN BANDERA

 

Stepan Bandera, che fu il capo dell’OUN (Organizzazione dei Nazionalisti ucraini), è un uomo venerato dalle attuali autorità ucraine ed è visto dai battaglioni fascisti ucraini come un eroe nazionale. I politici occidentali con i mezzi di comunicazione dominanti hanno svolto un buon lavoro nell’oscuramento del suo ruolo nella storia dei movimenti fascisti e ultranazionalisti dell’Ucraina. Egli fu infatti un assassino di massa senza scrupoli, le cui atrocità possono essere viste solo come crimini contro l’umanità. Con la sua totale riabilitazione in Ucraina, l’opposizione antifascista ha cominciato a chiamare i suoi sostenitori “banderisti” e “banderismo” le loro azioni.

L’eredità di Bandera non solo trae beneficio dall’ignoranza ingenerata dai politici e dai mezzi di comunicazione, ma anche lui stesso, dagli anni della II GM fino alla sua morte, trasse benefici personali dall’aiuto del governo americano. Non solo fu protetto dalla giustizia dell’Unione Sovietica ma godette anche della possibilità di chiedere l’aiuto di Washington per ottenere visti e alloggiamenti segreti.

 La CIA era ben conscia delle opinioni fasciste di Bandera, ma sapeva che, se fosse stato catturato dall’Unione Sovietica, non gli sarebbe stata accordata la stessa pietà garantitagli dagli interessi americani nell’Europa del dopoguerra. La seguente serie di immagini documenta in dettaglio le lungaggini cui ricorse la CIA onde tener Bandera fuori dalle mani dei sovietici e per evitare di marchiarlo come “criminale di guerra”.

L’aiuto da parte del governo USA a Stepan Bandera si estese fino all’anno della sua morte (1959), come mostrato dall’immagine seguente. Lo stesso Bandera sapeva che l’ottenimento di un visto poteva essergli accordato solo con l’ “approvazione di Washington”.

YAROSLAV STETSKO

 

Yaroslav Stetsko era una prominente figura al’interno dell’OUN e ne fu il capo dal 1968 fino all’anno della sua morte, il 1986.Il libro di Stetsko, “Two Revolutions” (1951), fornisce una delle basi della piattaforma ideologica del partito ultranazionalista “Svoboda”. Le relazioni di Stetsko con la CIA e il governo USA sono ampie e si estendono dai tempi della militanza nell’OUN con Bandera fino alla sua morte a Monaco. Le seguenti immagini mostrano come Stetsko ricevesse continue informazioni dai membri dell’UPA e dell’OUN che si trovavano in Ucraina e le passasse ai contatti americani.

 

Stetsko non solo forniva informazioni alle autorità USA sulla situazione in Ucraina, ma godeva anche della fiducia di Allen Dulles, il direttore della Cia all’epoca. Come dimostra la lettera sottostante, Stetsko, in qualità di presidente del “Blocco Antibolscevico delle Nazioni”, consigliava la CIA su come utilizzare il nazionalismo come “potente forza” negli affari europei.

 

Un altro documento prova ulteriormente che Stetsko e gli altri “banderisti” ricevevano aiuti non solo dagli USA, ma anche dal governo britannico.

MYKOLA LEBED

Mykola Lebed era un importante fascista ucraino, il cui desiderio era quello di “pulire l’intero territorio rivoluzionario dalla popolazione polacca”. Questo condusse a scene inimmaginabili di violenza:

“…(UPA) non faceva distinzione su chi uccidere; essi sparavano sulla popolazione di interi villaggi… quando diventò difficile trovare degli ebrei da uccidere, le masnade di Bandera si rivolsero contro i polacchi. facevano letteralmente a pezzi i polacchi. Ogni giorno […], si potevano vedere corpi di polacchi, con fili di ferro attorno ai colli, galleggiare sul fiume Bug”. Hitler’s Shadow: Nazi War Criminals, U.S Intelligence and the Cold War

Non v’è alcun dubbio che, tra i fascisti ucraini criminali di guerra, Lebed fosse uno dei più sadici e privi di scrupoli. Questo rende ancor più scioccante che fu protetto continuamente dalla CIA fino alla sua morte. La protezione accordatagli era così grande che Allen Dulles personalmente lo mise al riparo dall’affrontare la giustizia. Dulles scrisse una lettera che non solo permetteva l’ingresso negli USA a Lebed ma negava con veemenza il suo ruolo nell’assassinio nel 1934 del ministro polacco degli Interni e la sua collaborazione con i nazisti nella II GM.

La CIA controllava costantemente Lebed e faceva tutto quello che era in suo potere per evitare che la verità sul suo passato fosse svelata dai giornalisti o dal Dipartimento della Giustizia. Per di più questi documenti mostrano la collaborazione fra la CIA ed elementi del’OSI (Office of Special Investigations), che cooperavano per tenere il passato di Lebed fuori dalla portata del loro dipartimento.

 

Questi documenti fra molti altri, mostrano come il governo americano aiutasse e proteggesse i fascisti ucraini e i criminali di guerra da parecchio tempo prima della “rivoluzione arancione” o “Maidan” in Ucraina. Questi anni di sostegno al fascismo ucraino hanno permesso agli USA e ai loro alleati di affinare le loro sordide abilità alla perfezione, al punto che nel 2015, un governo ucraino apertamente fascista sta terrorizzando quelli che sono considerati indesiderabili e vomita odio sui vicini russi considerati “subumani”. Nello stesso tempo la stampa dominante e i suoi padroni continuano a diffondere la balla facilmente dimostrabile che “in Ucraina non ci sono fascisti”. Non solo in Ucraina ci sono i fascisti, ma questi ultimi occupano anche i più alti livelli del governo americano e delle sue agenzie.

La giustizia ostacolata: come 8.000 soldati della Divisione Waffen SS Galitsien furono protetti dal governo britannico

La giustizia ostacolata: come 8.000 soldati della Divisione Waffen SS Galitsien furono protetti dal governo britannico

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI ANDREY PANEVIN

FONTE

traduzione di Guido Fontana Ros

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Soldati della Divisione Waffen SS Galizia sfilano davanti ad Himmler
In seno al continuo sostegno ai politici e militari fascisti dell’Ucraina, fornito dai governi occidentali, molta gente si chiede come possa situarsi un tradimento di tal fatta dei sacrifici sopportati dagli Alleati durante la II GM. Comunque molte persone sono ignare, in gran parte a causa dei mezzi di informazioni sempre più corrotti, che  questi governi hanno alle spalle una sconvolgente storia di protezione dei colpevoli di alcuni tra i più terribili crimini di quella guerra. Uno degli esempi più lampanti di questo comportamento, la protezione dei criminali di guerra dai rigori della giustizia è stato confermato nel 2005 grazie alla declassificazione di documenti del British Home Office attestanti la protezione dalla giustizia penale che attendeva in Unione Sovietica, almeno 8.000 membri della Divisione Waffen SS Galizia.
Quando la Germania nazista si arrese nel maggio 1945 alle Potenze Alleate, la 14a Divisione Waffen SS Galizia, composta da volontari ucraini, continuò la sua ritirata dalle sue posizioni verso occidente per evitare la cattura e la conseguente punizione da parte dell’avanzante Armata Rossa. La divisione, contava circa 10.000 soldati, alla fine scelse di arrendersi alle forze americane e britanniche e fu spedita per un breve periodo nel campo di internamento di Spittal an de Drau in Austria. Il governo britannico, contravvenendo agli accordi della Conferenza di Yalta, si rifiutò di rimpatriare in Unione Sovietica la Divisione Galizia, trasferendola invece in un altro campo di internamento, quello di Bellaria-Igea Marina nell’Italia del Nord. Successe che un trio di importanti fascisti ucraini, Mykola Lebed, padre Ivan Hyry’okh e il vescovo Ivan Buchko, avesse convinto il Vaticano a intercedere in favore dei soldati, che il vescovo Buchko descriveva come “buoni cattolici e ferventi anticomunisti”.
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Militari della Galizien detenuti a Bellaria-Igea Marina

In seguito a questa intercessione, le autorità americane e britanniche che sopraintendevano al campo di internamento, rimasero ferme nel loro proposito di contravvenire all’obbligo di rimpatriare in Unione Sovietica questi soldati. Uno dei principale fautori della decisione di non rimpatriare la Divisione Galizia fu il maggiore Denis Hills. Il maggiore Hills era fiero di proteggere questi uomini e nonostante ammettesse di “essere a conoscenza della loro appartenenza alle SS”, diceva che “l’esercito non si interessava dei crimini di guerra”. Secondo lo storico britannico Stephen Dorril, nel suo libro “M16: Inside the Covert World  of Her Majesty’s Secret Service“, il maggiore Hills descriveva se stesso come un fascista e un acceso anticomunista che si era incaricato personalmente di trasferire la Divisione Galizia in Gran Bretagna. Hills in persona consigliò il capo della divisione, il maggiore Yaskevycz, di dare istruzione ai suoi uomini di mentire e di insistere sul fatto che erano stati costretti a servire i nazisti, non essendo in alcun modo volontari, quando erano interrogati dalla commissione sovietica per il rimpatrio. Il risultato di  questo e il timore che il miglioramento delle relazioni fra l’Italia e l’Unione Sovietica potesse sfociare nel rimpatrio, fecero prendere la decisione del 1 aprile 1947, di trasferire almeno 8.000 membri della Divisione Galizia in Gran Bretagna.

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Soldati della Galizien imbarcati per la Gran Bretagna
I documenti dell’Home Office mostrano anche una generale consapevolezza del retroterra di questi uomini e della Divisione Galizia. Era ben conosciuto il fatto che questi soldati fossero “pessimi e che sarebbero probabilmente sorti problemi se fossero stati impiegati assieme ai polacchi”. A dispetto di questi fatti la tendenza nella corrispondenza britannica su questa divisione, era quella di sorvolare sulla sua storia recente e sul suo ruolo nelle Waffen SS. Tuttavia vi furono obiezioni degne di nota da parte di singoli funzionari dell’Home Office che si occupavano di questo caso, tra cui vi è quella di Beryl Hughes che rilevò:

…risulta difficile comprendere l’atteggiamento del Ministero del Lavoro verso questi prigionieri di guerra. Mentre si prende a cannonate il moscerino del PLF, ci si prepara ad inghiottire con serenità un cammello di grandi dimensioni sotto forma di oltre 4.000 indiscutibili volontari della Wehrmacht, questo mi sembra che tocchi la sommità dell’assurdo…Non posso essere d’aiuto avendo serie perplessità riguardo a questo tentativo di collocare i prigionieri di guerra ucraini sul mercato del lavoro come una semplice altra partita di EVWS. [Lavoratori volontari europei].

Un altro funzionario dell’Home Office, tal F.L.F. Devey si riferiva allo status di “personale nemico arreso” (SEP) assegnato alla Divisione Galizia, definendola una “graziosa finzione” che era stata escogitata durante l’internamento in Italia e che nascondeva il vero status di prigionieri di guerra.
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Una componente interessante di questi documenti e in particolare dei solleciti del PM canadese Panchuk, è l’appello a simpatizzare con gli uomini della Divisione Galizia per il loro combattere contro i russi e i comunisti invece che contro gli “alleati occidentali”. Questa logica sarà utilizzata dalla CIA negli anni successivi, con operativi di alto rango come Harry Rositzke che spiegava che appena prima e durante la Guerra Fredda, tutti potevano essere considerati degli alleati “in base a quanto fosse vecchio il loro anticomunismo… senza guardar troppo da vicino le loro credenziali”.
2
Anche se c’era la tendenza di dare uno sguardo un po’ più a fondo alle credenziali dei soldati della Divisione Galizia, il governo inglese intraprese una serie di passi per oscurare la brutta storia di questi uomini. Il Dr. Stephen Ankier, farmacologo che si trasformò in un ricercatore dell’Olocausto, portò alla luce l’importante “lista di Rimini”. Questa era un documento classificato che annullava di fatto la possibilità di monitorare i membri della divisione che erano trasferiti in in Gran Bretagna e che bloccava inoltre ogni sforzo volto ad “intraprendere ogni azione contro di essi, nonostante il sospetto che ci fossero nel gruppo dei criminali di guerra che vivevano in Inghilterra”. Uno dei vantaggi della lista di Rimini era che il governo britannico sarebbe stato in grado di nascondere in modo migliore l’identità di quei soldati della Divisione SS Galizia che si erano all’epoca uniti al M16 e all’esercito inglese per contribuire alla campagna antisovietica.
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Un’inchiesta condotta dall’ex PM britannico Rupert Allason, scoprì che un significativo numero di membri della divisione era stato condotto nella RNAS [Royal Naval Air Station] di Crail in Scozia per insegnare il russo alle reclute dei servizi inglesi. Inoltre Allason disse nel 1990 al parlamento inglese che egli aveva:

ottenuto le prove da persone che avevano svolto là [RNAS Crail] il servizio e che avevano imparato il russo da gente che si vantava delle atrocità commesse… Queste vanterie erano note agli uomini dei servizi che stavano entrando nei reparti di intelligence e dovevano essere altresì note al governo inglese negli anni successivi

A dispetto di queste prove che furono a disposizione per decenni del governo inglese, nessuna azione significativa fu mai intrapresa e non venne mai riconosciuto ufficialmente il ruolo giocato dai britannici nel riparare dai rigori della legge centinaia di criminale di guerra. Ancor più sconvolgente è il fatto che l’accettazione di criminali di guerra della II GM in Inghilterra, non fu solo limitata a questi 8.000 fascisti ucraini, ma fu estesa a un significativo numero di soldati dell’Asse. Gli storici britannici Andrew Thompson e David Cesarani, nelle loro ricerche hanno mostrato che “criminali di guerra di diverse nazionalità entrarono in  Gran Bretagna “attraverso corsie preferenziali rappresentate dai programmi postbellici per i lavoratori e dalle iniziative per il reinsediamento volte a prevenire il rimpatrio nei territori sovietici”.
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Alla luce di queste informazioni la logica sottesa al sostegno occidentale odierno al fascismo in Ucraina, diventa più chiara, specialmente nel contesto della contemporanea isteria russofobica che si riallaccia pesantemente alla retorica antisovietica del periodo postbellico. Le immagini dei politici americani abbracciati ai difensori dell’Ucraina fascista all’inizio potevano apparire scioccanti, ma ora possono essere viste come la continuazione della tradizione politica vecchia di decenni che tradisce i veri eroi e le vittime della II Guerra Mondiale.
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Chi ha ucciso Motorola…perché?

Chi ha ucciso Motorola…perché?

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di Russell “Texas” Bentley

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

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Donetsk, DNR, 18 ottobre 2016

Così, Saker, Southfront e Shary dicono cose non c’entrano con la morte di Motorola. Forse, partendo da una prospettiva migliaia di chilometri da dove è successo, pensano di aver qualcosa da dire, ma io che mi trovo a circa 500 metri da dove è successo, so qual’è il mio compito …

Ci sono stati due precedenti attentati alla vita di Motorola negli ultimi sei mesi … presso l’ospedale nel mese di giugno e dietro il suo condominio nel mese di agosto. Qualcuno era in giro da un po’ per prenderlo. Chiunque lo abbia ucciso ci ha provato prima almeno due volte e non ci è riuscito. Sparta ha una propria unità di intelligence, con collegamenti con i servizi di intelligence della DNR. Se qualcuno era qui per farlo fuori e ci aveva già provato due volte, Motorola dovrebbe aver avuto una qualche idea di chi potesse essere. Se fosse stato qualcuno dalla parte della DNR, certamente si sarebbe reso conto che non c’era modo di sfuggirgli. Sarebbe stato per lui certamente un suicidio rimanere, così come rischiare la vita di moglie e figli. Egli avrebbe potuto facilmente “fare lo Strelkov”, trasferirsi in Crimea, dove si sarebbe ritirato a scrivere le sue memorie, denunnciando qualsiasi traditore che pensava ce l’avesse con lui. Tuttavia egli non l’ha fatto. L’ho visto diverse volte, a passeggio con sua moglie e il bambino nel centro della città, fare shopping, andare in palestra. Non era quello che avrebbe fatto se avesse pensato di avere qualcosa di  preoccuparsi alle sue spalle da parte dei suoi compagni o dei leader. Affatto. Era senza paura, ma non così stupido da aspettarsi un evento improbabile, soprattutto con la vita di moglie e figli in gioco.

Zakharchenko riponeva fiducia in Motorola tanto da inviarlo insieme al battaglione  Sparta nella LNR per salvaguardare Plotnitsky durante/dopo il tentativo di colpo di stato. Questa era un incarico di grande responsabilità, che è probabile che sia dato a qualcuno che si sta progettando di uccidere,  qualcuno che si è cercato di uccidere già due volte.

“Edificio ad alta sicurezza?” Sono stato io stesso in quell’edificio più di una volta. Hanno delle babushka di guardia alla porta, non l’MGB o lo Sparta. Si tratta di un edificio di appartamenti a più piani dove dei semi-oligarchi ukrop erano soliti vivere. Gli ukrop hanno i disegni dei progetti di costruzione e probabilmente anche vecchi mazzi di chiavi che potrebbe ancora funzionare. Gli ascensori sono Otis, made in USA. Forse, avevano bisogno di una recente “riparazione”, si sa, come è successo per il WTC nel mese di agosto ’01. Ci sono molti punti di osservazione, centinaia, da cui un assassino poteva vedere quando Motorola tornasse a casa e la tecnologia per far esplodere una bomba tramite telefono cellulare (2 su 3 servizi di telefonia mobile nel DNR sono ancora di proprietà e di gestione ukrop) è economica e di facile accesso; e se si dispone di un detonatore comandabile dal telefono cellulare, non è nulla aggiungere una macchina fotografica o una funzione microfono all’attrezzatura, per assicurarsi che il bersaglio si trovi nella zona preoposta all’uccisione quando si preme il pulsante.

Ho fiducia e rispetto per A. V.  Zakharchenko. E’ un bravo ragazzo e sta facendo un buon lavoro che sicuramente non è facile. Ho visto il suo video ieri sera, e non ho davvero alcun dubbio su ciò che stia facendo. Credo che il termine tecnico sia “FOTTUTAMENTE INCAZZATO”. Ha minacciato direttamente l’esercito ukrop e i servizi speciali, cosa che dubito che Mosca abbia pre-approvato. Ha definito A. S. Pavlov [Motorola] suo “buon amico” e penso che dicesse sul serio.

Cosa fa la brigata Sparta Brigata, una delle unità più grandi e più forti di tutto l’esercito novorusso? Se pensassero che Zakharchenko avesse a che fare con questo, sarebbero già per strada e nessuno potrebbe fermarli… ma non lo sono. I suoi uomini e molte altre persone qui amavano Motorola. Zakharchenko avrebbe commesso un suicidio politico ad ucciderlo e quale ragione poteva avere? Solo alcune settimane prima, Motorola si era dimostrato un ufficiale di fiducia e leale a Zakharchenko e alla Nuova Russia nella LNR. A quanto pare, le persone che sono in grado di sapere e di fare qualcosa al riguardo, non credono che sia stato un “inside job”.

Cui Bono? A nessuno nella DNR, questo è sicuro e anche a nessuno che abbia cuore il futuro della RF. Motorola è stato un grande comandante… coraggioso, abile e amato dai suoi uomini. La DNR HA BISOGNO di comandanti del genere. E’stata una perdita strategica, da un punto di vista militare. Questa guerra non è ancora finita e potrebbe arrivarne la parte più difficile in un prossimo futuro. Se le cose si riscaldano in Siria, si riscaldano anche qui. La situazione è ancora caldo come l’inferno al fronte e ogni giorno diventa sempre più calda, qui e in Siria. La guerra va avanti, e non possiamo permetterci di far fuori i nostri migliori comandanti. Se l’esercito cade, cade la Repubblica e il nostro esercito ha subito una grave perdita di ieri sera. A mia conoscenza, Motorola non era alla ricerca di potere politico e non era in conflitto con l’amministrazione. Egli non era in lizza per incarichi o per le elezioni primarie; egli non ha mai fatto gran che dichiarazioni pubbliche di politica o di qualsiasi altro argomento.

Questa sera, i fascisti di Kiev e statunitensi stanno celebrando l’uccisione di uno dei loro nemici più potenti e carismatici. Qualcuno cui hanno frustato il culo all’aeroporto di Donetsk e lungo tutta il fronte del Donbass. L’unica cosa che potrebbe renderli ancora più felici sarebbe quella di vedere che sospetti e scontri scoppiassero tra Sparta e l’amministrazione o che altri comandanti della DNR cominciassero a chiedersi  quale sarà il prossimo a ricevere la proverbiale pugnalata alla schiena. Tuttavia questo non succederà, perché la verità è chiara a tutti coloro che esprimono opinioni che qui importano. Sono stati i fottuti ukropi a farlo. Ci hanno provato due volte prima e non ci sono riusciti. Questa volta, hanno mandato un A-team e alla fine hanno portato a termine il lavoro. Invece di seminare sospetto e discordia, questo attentato ci ha fatti stringere assieme per affrontare il reale e comune nemico.

I sospetti di un “lavoro interno” non sono solo infondati, sono pericolosi. Non c’era alcun motivo per chiunque nella DNR o nella RF di voler Motorola morto, mentre tutte le ragioni erano dalla parte dei fascisti di Kiev. I fascisti, proprio come con l’MH-17, avevano il movente, i mezzi e l’opportunità. Motorola si fidava del suo leader e dei compagni. Le sue azioni e gli eventi successivi lo dimostrano. Nessuna persona seria qui pensa che sia stato chiunque altro che i sabotatori Ukrop ad ucciderlo questa volta, che hanno tentato due volte prima di … capitemi. La discordia tra compagni pugnala alla schiena tutta la DNR, la Nuova Russia e la Federazione Russa. Abbiamo bisogno di unità ora, per quanto abbiamo fatto durante i giorni più bui della guerra, perché giorni ancora più scuri potrebbero presto piombare su di noi.

Io rispetto  Saker, Shary e Southfront e sono sorpreso che abbiano esposto queste speculazioni senza alcuna prova. Se c’è qualche prova che Motorola avesse  avuto problemi con i compagni qui, vediamole. Tuttavia non ne vedo alcuna e vivo a Donetsk e ho amici qui a conoscenza di cose che di solito non sono rese pubbliche. Ci sono stati alcuni omicidi inquietanti e magari anche sospetti, di comandanti novorussi, ma sono avvenuti tutti nella LNR, non qui. Del resto io non parlo su Plotnitsky o sul funzionamento del LNR perché semplicemente non ne so nulla e lo ammetto. Tuttavia so che la DNR non è la LNR. Zakharchenko non è Plotnitsky e gode qui di un meritato sostegno popolare e non ha alcun buon motivo per rischiare di perdere tutto uccidendo uno dei suoi migliori amici e compagni. Non è un pazzo e sa che il suo destino sarà lo stesso della DNR. Attaccare Motorola sarebbe un attacco contro tutta la DNR, quindi contro stesso. Pensateci. I fascisti Ukrop e americani avevano tutte le ragioni per voler Motorola morto. Il governo di qui (e gli ambienti vicini) aveva tutte le ragioni per non farlo, tra cui una delle ragioni più importanti è che la sua morte avrebbe causato proprio voci infondate e sospetti. A tutti coloro che speculano senza prove, dico che le loro speculazioni sono stupide e pericolose. Se  disponete di qualche prova, vediamola.Esponetela o state zitti.

 

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Chi ha sganciato una bomba nucleare sui polacchi?

Chi ha sganciato una bomba nucleare sui polacchi?

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di VLADISLAV GULEVICH

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

Ogni mese di luglio la Polonia è scossa da dibattiti interni sulla responsabilità storica dell’Ucraina per il massacro del 1943 in Volinia e il 2016 non fa eccezione.

Il Partito della Legge e della Giustizia (PiS) di Jaroslaw Kaczynski è salito al potere principalmente con la promessa di sollevare il tema del massacro della popolazione polacca della Volinia durante la Seconda Guerra Mondiale da parte dei macellai dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA) di Kiev. «I crimini commessi contro i nostri connazionali dall’UPA dovrebbero essere definiti genocidio. Non permetterò scuse per quello che è successo durante il periodo più terribile della nostra storia», esortava Jarosław Kaczyński nel calore della campagna elettorale.

Tuttavia le sue azioni non sono andate al di là delle promesse. Come i suoi predecessori del partito Piattaforma Civica, il PiS si rifiuta di dichiarare l’11 luglio come Giorno della Memoria del Martirio della Kresy (Kresy è il nome per la regione dell’Ucraina occidentale, della Bielorussia occidentale e della Lituania che un tempo erano parte della Seconda Repubblica Polacca. In data 11 luglio 1943, al culmine di un’ondata di violenze commesse dall’UPA, 100 villaggi polacchi e insediamenti agricoli furono attaccati dalle bande di Stepan Bandera).

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Invece di commemorare l’11 luglio, Jarosław Kaczyński propone di spostare il giorno del Martirio al 17 settembre (il 17 settembre del 1939 fu il giorno in cui l’Armata Rossa lanciò la sua campagna di Polonia, recuperando l’Ucraina occidentale e la Bielorussia occidentale, rispettivamente, alle repubbliche sovietiche dell’Ucraina e della Bielorussia).

L’Agenzia statale di stampa polacca  (Polska Agencja Pracowa – PAP) si è unita a questi sforzi di distorsione dei fatti storici. Al fine di controllare le tensioni anti-banderite nell’opinione pubblica polacca, una storia pubblicata dall’agenzia di stampa ha definito i militanti UPA che furono uccisi in scontri con l’esercito polacco vicino al villaggio di Bircza nel 1946 come «eroi di guerra ucraini» (Bohaterów wojennych) .

Il vice presidente del Sejm di Przemyśl Wojciech Bakun ha inviato alla PAP una richiesta formale per chiarire che tipo di guerra avesse avuto luogo nei pressi di Bircza nel 1946 che aveva prodotto questi «eroi di guerra ucraini». Il PAP ha risposto formalmente che non era possibile ritirare o modificare il testo della relazione.

E poi è esplosa una notizia bomba.

Il presidente della Verkhovna Rada dell’Ucraina, Andrij Parubij, ha twittato di un incontro che aveva avuto con il presidente del Sejm polacco, Marek Kuchciński. Il capo del parlamento polacco ha promesso che il Sejm non discuterà il disegno di legge per ricordare le vittime della strage della Volinia prima del vertice della Nato a Varsavia dell’8-09 Luglio.

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La ricaduta è stata tanto più assordante perché uno dei partecipanti ai negoziati era Yuriy Shukhevych – il figlio del capo colpevole del massacro dei polacchi in Volinia, il comandante UPA Roman Shukhevych. Anche se i media mainstream polacchi hanno taciuto in merito ai negoziati di Kuchciński con Parubiy e Shukhevych Jr., i dirigenti del Kukiz’15 e dell’ala destra del partito della Repubblica hanno chiesto che l’ideologia banderita sia vietata in Polonia e hanno esortato Kuchciński a dimettersi.

Tadeusz Isakowicz-Zaleski, polacco e prete cattolico armeno e autore del libro documentario del 2008 “Il genocidio soppresso di Kresy” ha invitato l’opinione pubblica a protestare contro le politiche PIS che maliziosamente distorcono la storia.

«Contrariamente alle assicurazioni precedenti, i leader del PiS hanno di nuovo rinviato una votazione per rendere omaggio alla memoria dei cittadini della Seconda Repubblica che sono stati uccisi durante il genocidio banderita nella regione orientale di Kresy … Questo rinvio della procedura di voto è ancora un altro duro colpo per le famiglie delle vittime della Divisione SS Galizien e dell’UPA e … esorto tutti coloro che sono affiliati con il Kresy a protestare davanti l’edificio del Sejm il 7 luglio alle 1:00 pm».

Il giorno dopo il PiS cerca di cavalcare gli eventi. Stanisław Karczewski, presidente del Senato, commenta a proposito di questa iniziativa antibanderita del prete:

«Sono contrario a riaprire vecchie ferite … Se fossi Isakowicz-Zaleski avrei abbassato il tono. Se vogliamo avere un colloquio franco con qualcuno, non dovremo impostare dei presupposti fin dall’inizio»

Ma era troppo tardi. Un certo numero di parlamentari polacchi aveva già postato dei video sostenendo l’idea di mettere in scena una protesta davanti alla porta del Sejm.

Il fatto stesso che i negoziati si siano svolti tra i rappresentanti del governo polacco e i nazionalisti ucraini mostra il desiderio dei dirigenti del partito della Legge e della Giustizia di distogliere l’attenzione del pubblico dal soggetto del massacro della Volinia in quanto atto di genocidio e di raffreddare il nazionalismo ucraino come ideologia. Questo è un tradimento vero e proprio del PiS nei confronti dei suoi elettori.

 

Se il 17 settembre fosse dichiarato come giorno della memoria, invece dell’11 luglio, alla fine i polacchi cominceranno a approvare i crimini commessi dai tagliagole ucraini, proprio come oggi molti giapponesi credono che Washington è stato corretta nella sua decisione di far sganciare bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki dalla US Air Force.

Il massacro di Volinia è stata una «bomba atomica» per la Polonia. Nel 1950, oltre 140.000 giapponesi morirono a seguito dei bombardamenti nucleari del 1945 da parte degli Stati Uniti e delleconseguenze. I militanti UPA macellarono circa lo stesso numero di polacchi.

Mentre i leader polacchi in carica vedono il nazionalismo ucraino come proprio alleato strategico, la prima vittima di questa politica sarà il popolo polacco e la sua coscienza nazionale.