Lo “stupro della Germania” da parte dell’Armata Rossa fu inventato da Goebbels

Lo “stupro della Germania” da parte dell’Armata Rossa fu inventato da Goebbels

REDAZIONE NOICOMUNISTI

ATTENZIONE: immagini e contenuto che possono ferire la sensibilità di alcuni.
Questa traduzione è stata scritta da Mosca Exile, su Russian Spectrum nella rubrica Storia il 9 maggio 2013 ed è contrassegnata da etichette come  militare, stupro, Unione Sovietica, Seconda Guerra Mondiale. 
In un’intervista alla Komsomolskaya Pravda, la professoressa russa di storia Elena Sinyavskaya, in una discussione con Alexey Ovchinnikov, contesta la provenienza materiale degli stupri in Germania da parte dell’Armata Rossa
Tutti i diritti riservati all’autore.
Negli ultimi anni il Giorno della Vittoria ha purtroppo acquisito una tradizione non molto piacevole: quanto più ci si avvicina alla ricorrenza, tanto più si ha a che fare con ogni sorta di “ricercatori” che prendono a diffondere il mito di “Germania stuprata”
In questo modo, nel corso degli anni, il numero delle vergini tedesche, vittime presumibilmente dell’Armata Rossa, non fa che crescere. Ma a chi giova che il soldato russo rimanga nella memoria nazionale non come liberatore e protettore, ma come stupratore e delinquente? Abbiamo parlato di questo con un prominente ricercatore presso l’Istituto di Storia Russa, dell’Accademia Russa delle Scienze, con la Dottoressa in Scienze storiche, professoressa Elena Sinyavskaya.
“I nazisti intimidirono la gente al punto che alcuni si suicidarono”
Elena Spartakovna, tutto questo è forse il risultato di una rilettura? Quegli anni hanno generato un sacco di spazzatura…
Non proprio. Questa brutta storia inizia molto prima, con la propaganda di Goebbels, quando venne annunciato alla popolazione che l’Armata Rossa stava brutalmente violentando tutte le donne tedesche di età compresa tra gli 8 e gli 80 anni. E le persone ne furono talmente impressionate che alcuni attivisti del partito nazista uccisero le famiglie prima di suicidarsi.
Allora, perché fu necessario ricorrere a una tale immagine?
In primo luogo per aumentare la resistenza della popolazione contro l’avanzata dell’Armata Rossa e in secondo luogo per far sì che la popolazione abbandonasse i territori perduti e quindi non potesse essere di alcun aiuto alle forze armate sovietiche.
La linea di Goebbels fu poi proseguita nello stesso anno del 1945 da parte degli alleati, quando fecero la comparsa le prime pubblicazioni apparse in cui si cercava di rappresentare l’Armata Rossa come un esercito di saccheggiatori e stupratori, tacendo assolutamente sui crimini che stavano accadendo nella zona occidentale di occupazione. Con l’inizio della “guerra fredda”, il tema fu esagerato, ma non in modo così aggressivo e massiccio come cominciò a verificarsi negli ultimi venti anni. I numeri delle persone “violentate” erano inizialmente modesti: oscillavano dalle 20.000 alle 150.000 in Germania. Ma nel 1992, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, in Germania fu pubblicato un libro di due femministe, Helga Zander e Barbara Jor, The Liberators and Liberated, in cui per la prima volta si arrivò a una cifra di 2 milioni. Inoltre questa cifra fu fatta derivare da una premessa del tutto sbagliata: i dati statistici per gli anni 1945-1946 furono raccolti in un ospedale di Berlino in cui erano nati circa 500 bambini all’anno e in circa 15-20 casi, alla voce “nazionalità del padre” era rubricato “russo”. Inoltre, due o tre di questi erano classificati come “violenza carnale” Cosa fecero queste “ricercatrici”? Giunsero alla conclusione che tutti i casi in cui il padre era russo fossero il risultato di violenze carnali. Poi la formula di Goebbels degli  “8-80 anni” fu semplicemente scomposta. Tuttavia la distribuzione di massa di queste statistiche ha avuto luogo nel 2002 con la pubblicazione del libro di Anthony Beevor La caduta di Berlino, che fu qui pubblicato nel 2004 e il fantasioso dato statistico “2 milioni” fu poi tirato fuori dai mass media occidentali alla vigilia del 60° anniversario della Vittoria.
I tedeschi sono stanchi di pentirsi.
Si può capire quelli che battevano su su questo argomento durante gli anni della “guerra fredda”, ma poi cadde il muro di Berlino e, secondo Gorbaciov, vennero stabilite “la pace e l’amicizia”…
Le realtà geopolitiche sono cambiate. Da un lato ci sono stati tentativi di rivedere i risultati della seconda guerra mondiale, più il desiderio di rimuovere l’Unione Sovietica (e la Russia come suo successore legale) dalla parte vincitrice vittorioso insieme a tutto il bene che è associato con essa. Questo è stato uno dei passi che condussero a che in un certo numero di deliberazioni delle istituzioni europee, compreso il Parlamento europeo, vi fu l’equiparazione dello stalinismo con il nazismo, dove l’aggressore e l’aggredito furono posti sullo stesso piano, spostando le colpe e le responsabilità in modo da costringerci a pentirci per qualcosa che non avvenne mai.
Non vi sembra che questi “ricercatori” non abbiano scritto questi saggi di loro iniziativa, ma su commissione di chi creato questa nuova visione geopolitica? 
Ovviamente. La seconda ragione è che il mito è piacevole per l’Occidente – alla psicologia del popolo tedesco, che è stanco di sentirsi in colpa. Già sentiamo la generazione attuale dire: “Beh, perché dobbiamo pentirci per il peccato dei nostri antenati?”. Con questa generazione è sorta un’ondata di un sentire comune che la coscienza nazionale stia cercando di affermare l’idea che i loro antenati non fossero colpevoli; che non c’è una responsabilità collettiva tedesca … Questo è dove l’ordine geopolitico si fonde con i sentimenti delle masse.
Lasciamo da parte la vendetta!
Cosa realmente accadde a queste persone violentate?
Non possiamo dire che queste cose non siano accadute. Ci sono stati stupri, ma non sulla scala di cui si parla oggi. Nei documenti tali fatti sono considerati come “eventi straordinari ed eventi immorali”. La leadership del paese e l’alto comando credevano che non solo questi fatti creassero una cattiva immagine dell’Armata Rossa, ma che anche ne minassero la disciplina. E combatterono contro questi atti con tutti i mezzi disponibili, a cominciare con il lavoro politico di partito, con spiegazioni per finire ai processi e alla fucilazione dei saccheggiatori e degli stupratori.
Ci sono statistiche?
Purtroppo, non tutti i documenti sono stati declassificati, ma grazie a quelli che lo sono stati, siamo in grado di calcolare l’entità del fenomeno. Ecco una relazione del procuratore militare del 1° Fronte Bielorusso, sugli atti illeciti diretti contro la popolazione civile durante il periodo che va dal 22 aprile al 5 maggio 1945. Le 7 armate del Fronte consistevano di 908,500 persone e furono registrati 124, tra cui 72 stupri. Solo 72 casi su 908.500…
I vostri avversari hanno scritto che un’ondata di stupri si verificò prima della presa di Berlino…
Il 20 aprile comparvero direttive per un cambiamento di atteggiamento nei confronti della popolazione civile tedesca e dei prigionieri di guerra. Quindi qui abbiamo i nostri avversari che si concentrano sul fatto che l’ordine era arrivato troppo tardi, che durante tutto il periodo dell’inverno e all’inizio della primavera del ’45 l’Armata Rossa godette dell’impunità. Questo non è vero. Perché oltre a questo ordine ed altre successive direttive, ci furono ordini specifici a livello di Fonte, di Armata e a livello di singola unità che furono emanati prima che l’Armata Rossa entrasse nel territorio di altri Stati. Furono distribuiti opuscoli narranti la storia del paese, la sua cultura e le tradizioni locali. Nel gennaio del ’45, fu dato ordine a Konev, Rokossovsky e Zhukov, di controllare ogni sentimento di vendetta diretta [che quelli sotto il loro comando dovevano] e di prevenire eventuali incidenti che sarebbero stati interpretati in modo negativo.
E questo come fu percepito dai soldati? Dopo tutto, molti avevano perso i propri cari a casa; un sentimento di vendetta era stato generato in mezzo a loro. Ricordate Ilya Ehrenburg e il suo “Ammazza i tedeschi!” E poi arrivati nella tana [della bestia], tutto ad un tratto fu detto loro di “mettere da parte la vendetta”…
Naturalmente molti non rimasero soddisfatti di queste spiegazioni per quanto riguarda questo nuovo atteggiamento verso la vendetta. Nei rapporti dei commissari politici vi sono registrate conversazioni tra soldati che mal sopportavano questi ordini: “Prima dicono una cosa, poi un’altra e perché dovremmo provare pena per i tedeschi come se si fossero comportati bene sul nostro territorio”… Ma misure disciplinari dure sulla da un lato e l’amore russo per i bambini, dall’altro (anche i tedeschi riconobbero che i nostri soldati erano molto buoni con i bambini tedeschi e li sfamavano non solo prendendo dai magazzini centrali di cibo, ma anche dalle loro razioni, a volte dando loro tutto ciò che avevano) impedirono che avessero luogo atti di vendetta. Ma la cosa principale, che veniva sottolineata a tutti i livelli, è che nelle azioni “non dovremmo essere come i tedeschi”.
Lo storico Yuri Zhukov ha sostenuto che lo stupro e altri crimini furono per lo più perpetrati non da soldati dell’Armata Rossa, ma da ex soldati dell’Armata Rossa appena liberati dai campi di concentramento e dai civili che erano stati deportati in Germania…
Sì, essendo in attesa di rimpatrio, non erano sotto alcun controllo o  comando, e in genere erano piuttosto una folla eterogenea di rimpatriandi. Formarono bande e iniziarono a derubare la gente del posto, al fine di compensare le umiliazioni che avevano sofferto e poiché questo avvenne nella zona di responsabilità delle truppe sovietiche, tutto questo fu attribuito ai nostri soldati. Ci sono altre prove documentali di alleati che, liberati dai campi, si buttarono in saccheggi a Berlino, riempiendo vecchie auto con rottami e a cui, quando uscivano dalla città, veniva detto di riportare indietro quello che avevano preso. Un altro punto: negli stessi rapporti dei procuratori militari si è spesso affermato che furono esaminati casi in cui il presunto stupro non era stato confermato, in cui i comandanti dovettero punire degli innocenti. C’è un interessante diario lasciato dal corrispondente australiano Osmar White, che aveva accompagnato l’esercito americano e che aveva visitato tutte le zone di occupazione. Non provava molta simpatia per noi, ma sostenne che l’Armata Rossa, a differenza degli Alleati, era molto disciplinata; che l’amministrazione sovietica fu molto efficiente non solo nelle azioni di contrasto alla criminalità, ma anche nel campo della rigenerazione urbana e del rifornimento dei beni vitali; e tutti gli orrori che raccontavano dei nostri soldati erano, da un lato, voci e pettegolezzi, e che, dall’altro, questi crimini erano per lo più commessi da coloro che erano in attesa di rimpatrio.
I tedeschi fuggirono dagli anglo-americani verso i russi…
E in quei territori, le donne come si rapportavano con i nostri soldati?
Oh, si potrebbe scrivere un trattato intero su questo argomento. Prima di tutto, vi era una differenza colossale di mentalità. Tutte queste storie che i soldati, in particolare quelli provenienti dalle aree rurali, fossero stati scristianizzati e per definizione fossero inclini alla lussuria, sono sciocchezze. Al contrario, la maggior parte di essi era stato allevata nella tradizione patriarcale; per loro era un comportamento semplicemente animale che ungheresi e austriaci avessero abitualmente numerosi rapporti sessuali prima del matrimonio. Quale tipo di donna poteva fare così? Era incomprensibile per la mentalità di un soldato russo. Non dovrei dirlo, perché ciò implicherebbe una certa avversione per queste donne. I comandanti erano in uno stato di shock. Ci sono un sacco di rapporti documentati di gruppi di donne che, guidati dalla loro “Madame”, subito offrivano i loro servizi sessuali non appena fossero entrati in contatto con un villaggio. In tutti questi casi la reazione dei nostri ufficiali era arrabbiata e offensiva. Inoltre è stato spesso rivelato che i nazisti acconsentivano in particolare ad un certo numero di donne affette da malattie veneree di far sì che i soldati diventassero inabili al servizio. Non è forse anche questo parte integrante della “Germania stuprata”?
In Romania e Ungheria i nostri soldati visitarono i bordelli, ma, di regola, non molto numerosi: vi andarono per curiosità ricavandone sentimenti spiacevoli e un senso di disgusto e di confusione. L’idea stessa di comprare un’altra persona non si adattava alla mentalità di un uomo sovietico.
Non dimentichiamo che esisteva il fenomeno molto comune della prostituzione militare. Sono conservati diari di donne tedesche, dove filosoficamente sostengono che la prostituzione è una professione alquanto rispettabile. Era molto comune, soprattutto nella zona occidentale di occupazione, dove i tedeschi, tra l’altro, erano riforniti molto scarsamente di alimenti (in contrasto con la zona sovietica, dove i bambini fino a 8 anni di età ricevevano anche il latte). La razione giornaliera tedesca era inferiore a una colazione all’americana. Naturalmente le donne furono costrette a guadagnarsi da vivere nel modo ben noto. Ci furono abbastanza casi di questo tipo di stupro. E se i tedeschi affermarono di aver subito violenza, questa accusa non fu diretta contro di noi, ma contro gli Alleati, da cui i tedeschi terrorizzati fuggivano in massa verso la zona di occupazione sovietica.
E come, tra l’altro, i comandanti statunitensi reagirono ai crimini dei loro subordinati?
Spesso scelsero di non prestare attenzione a loro. I diari dello stesso Osmar White ci dicono che i crimini contro le donne tedesche erano diffusi e che in nessun modo erano contrastati dai comandanti americani; che se avveniva qualsiasi tipo di reazione, accadeva solo per gli stupratori negri.
Razzismo?
Sì. Nella mente degli ufficiali degli Stati Uniti, i negri non dovevano osare alzare una mano contro una donna bianca; se l’avessero fatto, sarebbero stati trattati nel modo consueto degli Stati Uniti. Era diverso per le truppe francesi. Al Senato USA dopo la guerra fu descritto il comportamento dei senegalesi a Stoccarda. Le cifre citate dicono che  in uno o due giorni ci furono circa tremila violentate solo nell’area urbana di Stoccarda. Ancora oggi gli italiani sostengono che l’esercito anglo-americano fu responsabile per le atrocità che hanno avuto luogo sul territorio italiano e che furono commesse dai marocchini. Questi uomini violentarono non solo le donne, ma anche i giovani…
I “goumiers”, le truppe marocchine combattenti per i francesi che si resero responsabili di feroci stupri nell’Italia meridionale
Trofei – pezze di tessuto ed aghi
Siamo anche accusati di saccheggio. Quei trofei, tra l’altro: da dove vengono?
Questo è molto interessante. Ci sono intere documentazioni asserenti che furono soprattutto gli anglo-americani ad essere impegnati in saccheggi e secondo un programma ben organizzato: i beni erano caricati su navi e gradualmente questo cominciò a causare ingorghi nei porti. In sostanza essi stavano raccogliendo un vasto assortimento di cose di vario valore. Per quanto riguarda l’Armata Rossa, c’era qualcosa che si può definire  “baraholstvo” [cianfrusaglie].
Di cosa si tratta?
Non era una questione di rapina, ma di raccolta di beni abbandonati in: in case aperte, negozi distrutti, valigie abbandonate… anche quando stavano combattendo e durante le pause nei combattimenti. Ogni tanto i loro comandanti lasciavano inviare dei pacchetti a casa. Ma non spedivano orologi con diamanti incrostati, ma ciò che era necessario in un’economia devastata dalla guerra: set di aghi da cucito – potevano essere scambiati per una buona selezione di prodotti alimentari; pezze di stoffa, perché non c’erano indumenti a casa; molti utensili venivano spediti: martelli, pinze, pialle: le truppe in prima linea sapevano che sarebbero presto tornati a casa e avrebbero avuto bisogno di qualcosa per ricostruire i loro villaggi bruciati. Non si può puntare il dito contro di loro per aver fatto questo. In tutte le lettere allegate ai pacchi, i soldati cercavano di giustificare se stessi davanti alle loro mogli ed ai loro parenti per essersi impossessati di questi stracci e di questa spazzatura. Erano molto disgustati verso se stessi per aver fatto un atto del genere…
A proposito, vi ricordate la famosa foto scattata al Reichstag, discussa su Internet di recente, in cui su uno dei polsi dell’ufficiale ci sono due orologi?
Ho avuto quella foto per un po’ di tempo. In realtà si tratta, credo, di un orologio e una bussola l’ufficiale comandante indossa. E vi ricordate la foto, in cui un soldato sovietico sta derubando una berlinese dalla sua bicicletta e di come i liberali del Web urlavano al saccheggio? Ma ciò che viene mostrato è un soldato che sta confiscando una bicicletta necessaria all’esercito. Vedete la differenza nel modo in cui questa azione viene vista?
La storia viene cancellata poco a poco…
Tra l’altro, per quanto riguarda i liberali di nostra produzione: che interesse hanno a mentire sui propri nonni? 
In realtà ci sono persone che sono pienamente consapevoli di ciò che stanno facendo. Diciamo che c’è un prezzo, anche se non stiamo necessariamente parlando di una ricompensa finanziaria. Ci sono altri mezzi di incoraggiamento: un viaggio all’estero, borse di studio, la cittadinanza… ma c’è anche un ampio strato di professionisti di Internet che stupidamente ripetono una bugia andando dietro il primo gruppo. Le loro menti sono così confuse che sono disposti a credere qualsiasi sciocchezza.
E sono coinvolti in questo, non solo i cricetini della Rete ma anche gli intellettuali. E’ il caso di un docente dell’Università federale del Caucaso del Nord, Pavel Polyan, che parlando da una stazione radio molto liberale, alla domanda della sorte toccata ad alcune delle nostre donne che avevano avuto relazioni intime con gli occupanti. Egli dice: “Ci sono stati stupri, ma non ci fu una massiccia ondata di stupri. In ogni caso, non sono commisurati agli ai stupri di massa, che l’Armata Rossa perpetrò impegnata all’entrata in Germania… “. A proposito, c’è molto disaccordo tra gli storici russi su questo tema?
Non voglio focalizzarmi in particolare su alcuni colleghi. Ci sono gli storici della comunità professionale, e ci sono persone che lo sono diventati: li chiamiamo quelli della “storia folk” e sono dei dilettanti che cercano di imporre il loro punto di vista sul pubblico. Così, tra i professionisti non ci sono differenze di opinione su questo argomento e non ci possono essere…
Questo è un tentativo di privare la gente della loro storia
E’ già abbastanza grave che l’immagine di un soldato russo ubriaco e predatore appaia nei film occidentali, ma noi stessi fare la stessa cosa nei nostri propri film!
Questo non è cominciato ora. Ricordate quanti di questi film ci furono dopo il crollo dell’Unione Sovietica. E le prime immagini che ha mostrato la guerra non dal punto di vista degli insulti, ma da un punto di vista patriottico, è venuto solo nel 2002, con “Zvezda” [The Star]. Tutto ciò che è venuto prima era pieno di miti circa la tirannia di Stalin, il NKVD “sanguinario”, lo SMERSH, il servizio speciale che, a quanto pare, fucilava solo buoni agenti  nelle retrovie e terrorizzava le truppe. E siamo stati nutriti dall’idea che la vittoria fosse arrivata nonostante la nostra dirigenza, e da una serie di film in cui si poteva percepire la suggestione nascosta che forse possiamo non aver vinto veramente…
La ragione di ciò?
La Grande Guerra Patriottica [in Occidente: La guerra russo-sovietica 1941-1945, il Fronte orientale (Europa) della Seconda Guerra Mondiale] è ancora nella nostra storia; è l’episodio che unisce le persone, e non è solo nostra, ma riguarda le altre nazioni dell’ex Unione Sovietica. E quando il 9 maggio si cerca di cancellare dalla memoria o di offuscarla, lo scopo di questo è abbastanza ovvio: si tratta di un tentativo di privare la gente della loro storia e per dimostrare che non abbiamo passato di cui essere orgogliosi. Se la maggior parte della popolazione non può vedere questo, allora queste persone non avranno futuro. La comprensione della storia della Grande Guerra Patriottica è da tempo trasformata in un grande campo di battaglia dell’informazione.
Stiamo perdendo questa battaglia?
In generale, sì.
Perché gli storici non si oppongono a questi attacchi alla nostra storia? Perché lo Stato non dice nulla circa la necessità di proteggere la storia dalle falsificazioni e perché nei i film i soldati russi continuano ad apparire come bestiame congelato e perché i liberali tranquillamente continuano a trasmettere sui canali del governo sui “crimini” dell’Armata rossa…
Volete sentire quello che penso su questo? Perché non c’è davvero alcuna azione anti-falsificazione a livello statale. E bisogna essere davvero duri su questo problema. E la cosa dovrebbe essere portata avanti dalla persona che sta in cima. Uno degli imperatori russi, Nicola I, dopo aver in qualche modo scoperto che a Parigi dovesse andar in scena una piéce che infangava il nome dell’esercito russo, chiese che non venisse eseguita. E quando il re di Francia si rifiutò di farlo, sostenendo la libertà di espressione artistica, l’imperatore russo rispose “Beh, ti manderò un pubblico di un milione di persone vestite nei loro cappotti militari, che lo fischieranno. La rappresentazione fu immediatamente annullata…
Potete immaginare qualcuno negli Stati Uniti “per un empito dell’anima” fare un film in cui i soldati americani in Germania solamente stuprano, rubano e bevono?
Credo che sarebbe stato il loro ultimo film nella loro carriera di registi o di scrittori… Essi sono strettamente monitorati nelle manifestazioni di tali “libertà”. Si rendono conto di quanto sia pericoloso. Non solo: la ricerca su questo argomento, se viene conservata, non viene pubblicizzata. Tra l’altro, nel 1989, fu pubblicato il libro Other Losses dell’autore canadese James Baca, che ha sostenuto che nei campi nella zona americana di occupazione oltre un milione di prigionieri di guerra tedeschi erano morti di fame. E’ stato subito preso di mira dai suoi colleghi e ha annunciato di essere quasi un pazzo…
Da fonti di prima mano.
Testimoni oculari della Germania del 1945
“… Alla fine del primo giorno del mio soggiorno a Berlino, ero convinto che la città fosse morta. Gli esseri umani proprio non potevano vivere in questo mucchio terrificante di detriti. Alla fine della prima settimana cominciò a cambiare. La società stava tornando in vita tra le rovine. I berlinesi iniziarono a ricevere cibo e acqua in quantità sufficiente per sopravvivere. Sempre più persone venivano impiegate nelle opere pubbliche, sotto la guida dei russi. Grazie ai russi, con la loro vasta esperienza nel trattare con problemi simili nelle loro città devastate, la diffusione di epidemie era stata messa sotto controllo. Sono convinto che i sovietici fecero in quei giorni di più per la sopravvivenza di Berlino di quanto gli anglo-americani avrebbero mai potuto fare se fossero stati nella posizione dei russi…”
“… Dopo che gli scontri si erano trasferiti sul suolo tedesco, furono i commessi molti stupri da parte dei soldati, sia da parte delle truppe di prima linea e di coloro che venivano subito dietro di loro. Il numero [di questi stupri] dipendeva dall’atteggiamento degli alti ufficiali nei loro confronti… Avvocati riconobbero che a causa di atti sessuali crudeli e perversi perpetrati su donne tedesche, alcuni soldati furono giustiziati dal plotone di esecuzione, in particolare nei casi in cui erano coinvolti negri. Tuttavia, so che molte donne furono violentate da americani bianchi. Non è stata intrapresa alcuna azione contro questi criminali…”
“… Nell’Armata Rossa, una rigorosa disciplina prevale. Rapine, stupri e abusi non avvengono in misura più grande di qualsiasi altra zona di occupazione. Le storie assurde sulle atrocità emergono dalla esagerazione e dalla distorsione dei singoli casi provocate dal nervosismo causato dalle rozze maniere dei soldati russi e dal loro amore per la vodka. Una donna che mi aveva riferito la maggior parte dei racconti di brutalità russa, racconti da far rizzare i capelli in testa, alla fine fu costretta ad ammettere che l’unica prova che aveva visto con i suoi occhi era quella di ufficiali russi ubriachi che sparavano con i loro fucili in aria e alle bottiglie … “
Dai diari del corrispondente di guerra australiano Osmar White
“… Dopo essermi trasferito a Oberhunden. Ragazzi di colore in azione qui a far Dio sa cosa. Hanno dato fuoco alla casa. Hanno accoltellato tutti i tedeschi con i rasoi e violentato le donne … “
Dal diario del segnalatore dell’esercito USA Edward Wise
“… Nello stesso giorno ho avuto un colloquio con una bella ragazza ungherese. Quando mi ha chiesto se mi fosse piaciuta Budapest, ho risposto di sì, ma che ho trovato i bordelli imbarazzanti. “Ma perché?” mi ha chiesto la ragazza. “Perché non è naturale; è animalesco “, ho spiegato. “Una donna che prende i soldi e subito dopo ci segue per  ‘fare l’amore’!”. Ci pensò su un momento, poi annuì e disse: “Hai ragione: prendere i soldi prima non è bello …”
Dalle memorie del militare della cavalleria, Alexander
 “… Andammo in una città tedesca, e fummo alloggiati nelle case. Apparve una “Frau”. Era di circa 45 anni e chiese di “Herr Kommandant.” Dichiarò di essere responsabile del distretto della città e di aver raccolto 20 donne tedesche per i bisogni sessuali (!!!) dei soldati russi… La reazione degli ufficiali fu rabbiosa e offensiva. Buttarono fuori la donna tedesca insieme al suo “distaccamento” pronto all’azione…
Dalle memorie dell’artigliere addetto ai mortai Nahum Orlov
“… Un po’ più avanti, ad un passaggio a livello poco prima del paese, ci imbattemmo in un “posto per la raccolta di armi e orologi”. pensai di star sognando: i civili, ben pasciuti inglesi prendevano gli orologi dai soldati tedeschi coperti di sporcizia! Da lì fummo mandati al cortile della scuola nel centro del paese. Lì erano stati riuniti un sacco di soldati tedeschi. Vegliavano su di noi, gli inglesi masticando chewing gum tra i denti – che era qualcosa di nuovo per noi – e si vantavano tra di loro deii loro trofei, sollevando alte le braccia, costellate di orologio da polso…”
Dalle memorie del caporale Egon Kopiske
 “… Tutto questo è stato acquisito con mezzi del tutto onesti, e non immaginare che in Germania, la rapina e il furto con scasso non vengano ignorati. Completo ordine. Ogni volta che sono comparse cose abbandonate dai “grandi nasi” di Berlino sono state confiscate e sono state distribuite in modo cameratesco a chi interessavano… “

Il massacro di Katyn del corpo degli ufficiali polacchi

Il massacro di Katyn del corpo degli ufficiali polacchi

REDAZIONE NOICOMUNISTI

TRADUZIONE DI GUIDO FONTANA ROS

Presentiamo la traduzione di un riassunto del libro:  Y.I. Mukhin, Katyn Detective, Mosca, 1995, mai comparso in occidente. In questo libro l’autore smonta con estrema chiarezza tutte le bugie e le falsificazioni opera non solo dei nazisti ma anche di moltissimi pseudostorici anticomunisti e revisionisti, non ultimi quelli russi allevati alla scuola dell’infame Gorbachev, riguardo al terribile massacro di Katyn di oltre 11.000 ufficiali polacchi.

TRADUZIONE IN PDF

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Gli stupri dell’Armata Rossa: un’altra grottesca menzogna della ditta Goebbels

Gli stupri dell’Armata Rossa: un’altra grottesca menzogna della ditta Goebbels

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI LUCA BALDELLI

Chi, almeno una volta, non ha mai sentito parlare di stupri di massa commessi (così si è tentato di far credere!) dall’Armata Rossa nella Germania occupata durante la Seconda Guerra Mondiale? Chi, almeno una volta, non ha sentito “storici” e polemisti discettare su tale macabro argomento? Ebbene, il tam tam di pseudo – storici, storiografi e “ricercatori” su tale tema è, come sempre, di volta in volta e di caso in caso, o un’operazione propagandistica della peggior specie, naturale prosecuzione della scientifica disinformazione goebbelsiana, o il frutto della creduloneria e della superficialità di pseudo – intellettuali con scarsa o inesistente padronanza dei criteri di ricerca, analisi delle fonti, individuazione delle corrette metodologie per giungere, con rigore e cristallina coerenza argomentativa, alle conclusioni più plausibili e suffragate da fatti.

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La giustizia ostacolata: come 8.000 soldati della Divisione Waffen SS Galitsien furono protetti dal governo britannico

La giustizia ostacolata: come 8.000 soldati della Divisione Waffen SS Galitsien furono protetti dal governo britannico

REDAZIONE NOICOMUNISTI

DI ANDREY PANEVIN

FONTE

traduzione di Guido Fontana Ros

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Soldati della Divisione Waffen SS Galizia sfilano davanti ad Himmler
In seno al continuo sostegno ai politici e militari fascisti dell’Ucraina, fornito dai governi occidentali, molta gente si chiede come possa situarsi un tradimento di tal fatta dei sacrifici sopportati dagli Alleati durante la II GM. Comunque molte persone sono ignare, in gran parte a causa dei mezzi di informazioni sempre più corrotti, che  questi governi hanno alle spalle una sconvolgente storia di protezione dei colpevoli di alcuni tra i più terribili crimini di quella guerra. Uno degli esempi più lampanti di questo comportamento, la protezione dei criminali di guerra dai rigori della giustizia è stato confermato nel 2005 grazie alla declassificazione di documenti del British Home Office attestanti la protezione dalla giustizia penale che attendeva in Unione Sovietica, almeno 8.000 membri della Divisione Waffen SS Galizia.
Quando la Germania nazista si arrese nel maggio 1945 alle Potenze Alleate, la 14a Divisione Waffen SS Galizia, composta da volontari ucraini, continuò la sua ritirata dalle sue posizioni verso occidente per evitare la cattura e la conseguente punizione da parte dell’avanzante Armata Rossa. La divisione, contava circa 10.000 soldati, alla fine scelse di arrendersi alle forze americane e britanniche e fu spedita per un breve periodo nel campo di internamento di Spittal an de Drau in Austria. Il governo britannico, contravvenendo agli accordi della Conferenza di Yalta, si rifiutò di rimpatriare in Unione Sovietica la Divisione Galizia, trasferendola invece in un altro campo di internamento, quello di Bellaria-Igea Marina nell’Italia del Nord. Successe che un trio di importanti fascisti ucraini, Mykola Lebed, padre Ivan Hyry’okh e il vescovo Ivan Buchko, avesse convinto il Vaticano a intercedere in favore dei soldati, che il vescovo Buchko descriveva come “buoni cattolici e ferventi anticomunisti”.
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Militari della Galizien detenuti a Bellaria-Igea Marina

In seguito a questa intercessione, le autorità americane e britanniche che sopraintendevano al campo di internamento, rimasero ferme nel loro proposito di contravvenire all’obbligo di rimpatriare in Unione Sovietica questi soldati. Uno dei principale fautori della decisione di non rimpatriare la Divisione Galizia fu il maggiore Denis Hills. Il maggiore Hills era fiero di proteggere questi uomini e nonostante ammettesse di “essere a conoscenza della loro appartenenza alle SS”, diceva che “l’esercito non si interessava dei crimini di guerra”. Secondo lo storico britannico Stephen Dorril, nel suo libro “M16: Inside the Covert World  of Her Majesty’s Secret Service“, il maggiore Hills descriveva se stesso come un fascista e un acceso anticomunista che si era incaricato personalmente di trasferire la Divisione Galizia in Gran Bretagna. Hills in persona consigliò il capo della divisione, il maggiore Yaskevycz, di dare istruzione ai suoi uomini di mentire e di insistere sul fatto che erano stati costretti a servire i nazisti, non essendo in alcun modo volontari, quando erano interrogati dalla commissione sovietica per il rimpatrio. Il risultato di  questo e il timore che il miglioramento delle relazioni fra l’Italia e l’Unione Sovietica potesse sfociare nel rimpatrio, fecero prendere la decisione del 1 aprile 1947, di trasferire almeno 8.000 membri della Divisione Galizia in Gran Bretagna.

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Soldati della Galizien imbarcati per la Gran Bretagna
I documenti dell’Home Office mostrano anche una generale consapevolezza del retroterra di questi uomini e della Divisione Galizia. Era ben conosciuto il fatto che questi soldati fossero “pessimi e che sarebbero probabilmente sorti problemi se fossero stati impiegati assieme ai polacchi”. A dispetto di questi fatti la tendenza nella corrispondenza britannica su questa divisione, era quella di sorvolare sulla sua storia recente e sul suo ruolo nelle Waffen SS. Tuttavia vi furono obiezioni degne di nota da parte di singoli funzionari dell’Home Office che si occupavano di questo caso, tra cui vi è quella di Beryl Hughes che rilevò:

…risulta difficile comprendere l’atteggiamento del Ministero del Lavoro verso questi prigionieri di guerra. Mentre si prende a cannonate il moscerino del PLF, ci si prepara ad inghiottire con serenità un cammello di grandi dimensioni sotto forma di oltre 4.000 indiscutibili volontari della Wehrmacht, questo mi sembra che tocchi la sommità dell’assurdo…Non posso essere d’aiuto avendo serie perplessità riguardo a questo tentativo di collocare i prigionieri di guerra ucraini sul mercato del lavoro come una semplice altra partita di EVWS. [Lavoratori volontari europei].

Un altro funzionario dell’Home Office, tal F.L.F. Devey si riferiva allo status di “personale nemico arreso” (SEP) assegnato alla Divisione Galizia, definendola una “graziosa finzione” che era stata escogitata durante l’internamento in Italia e che nascondeva il vero status di prigionieri di guerra.
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Una componente interessante di questi documenti e in particolare dei solleciti del PM canadese Panchuk, è l’appello a simpatizzare con gli uomini della Divisione Galizia per il loro combattere contro i russi e i comunisti invece che contro gli “alleati occidentali”. Questa logica sarà utilizzata dalla CIA negli anni successivi, con operativi di alto rango come Harry Rositzke che spiegava che appena prima e durante la Guerra Fredda, tutti potevano essere considerati degli alleati “in base a quanto fosse vecchio il loro anticomunismo… senza guardar troppo da vicino le loro credenziali”.
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Anche se c’era la tendenza di dare uno sguardo un po’ più a fondo alle credenziali dei soldati della Divisione Galizia, il governo inglese intraprese una serie di passi per oscurare la brutta storia di questi uomini. Il Dr. Stephen Ankier, farmacologo che si trasformò in un ricercatore dell’Olocausto, portò alla luce l’importante “lista di Rimini”. Questa era un documento classificato che annullava di fatto la possibilità di monitorare i membri della divisione che erano trasferiti in in Gran Bretagna e che bloccava inoltre ogni sforzo volto ad “intraprendere ogni azione contro di essi, nonostante il sospetto che ci fossero nel gruppo dei criminali di guerra che vivevano in Inghilterra”. Uno dei vantaggi della lista di Rimini era che il governo britannico sarebbe stato in grado di nascondere in modo migliore l’identità di quei soldati della Divisione SS Galizia che si erano all’epoca uniti al M16 e all’esercito inglese per contribuire alla campagna antisovietica.
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Un’inchiesta condotta dall’ex PM britannico Rupert Allason, scoprì che un significativo numero di membri della divisione era stato condotto nella RNAS [Royal Naval Air Station] di Crail in Scozia per insegnare il russo alle reclute dei servizi inglesi. Inoltre Allason disse nel 1990 al parlamento inglese che egli aveva:

ottenuto le prove da persone che avevano svolto là [RNAS Crail] il servizio e che avevano imparato il russo da gente che si vantava delle atrocità commesse… Queste vanterie erano note agli uomini dei servizi che stavano entrando nei reparti di intelligence e dovevano essere altresì note al governo inglese negli anni successivi

A dispetto di queste prove che furono a disposizione per decenni del governo inglese, nessuna azione significativa fu mai intrapresa e non venne mai riconosciuto ufficialmente il ruolo giocato dai britannici nel riparare dai rigori della legge centinaia di criminale di guerra. Ancor più sconvolgente è il fatto che l’accettazione di criminali di guerra della II GM in Inghilterra, non fu solo limitata a questi 8.000 fascisti ucraini, ma fu estesa a un significativo numero di soldati dell’Asse. Gli storici britannici Andrew Thompson e David Cesarani, nelle loro ricerche hanno mostrato che “criminali di guerra di diverse nazionalità entrarono in  Gran Bretagna “attraverso corsie preferenziali rappresentate dai programmi postbellici per i lavoratori e dalle iniziative per il reinsediamento volte a prevenire il rimpatrio nei territori sovietici”.
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Alla luce di queste informazioni la logica sottesa al sostegno occidentale odierno al fascismo in Ucraina, diventa più chiara, specialmente nel contesto della contemporanea isteria russofobica che si riallaccia pesantemente alla retorica antisovietica del periodo postbellico. Le immagini dei politici americani abbracciati ai difensori dell’Ucraina fascista all’inizio potevano apparire scioccanti, ma ora possono essere viste come la continuazione della tradizione politica vecchia di decenni che tradisce i veri eroi e le vittime della II Guerra Mondiale.
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Chi ha sganciato una bomba nucleare sui polacchi?

Chi ha sganciato una bomba nucleare sui polacchi?

REDAZIONE NOICOMUNISTI

Di VLADISLAV GULEVICH

FONTE

Traduzione di Guido Fontana Ros

Ogni mese di luglio la Polonia è scossa da dibattiti interni sulla responsabilità storica dell’Ucraina per il massacro del 1943 in Volinia e il 2016 non fa eccezione.

Il Partito della Legge e della Giustizia (PiS) di Jaroslaw Kaczynski è salito al potere principalmente con la promessa di sollevare il tema del massacro della popolazione polacca della Volinia durante la Seconda Guerra Mondiale da parte dei macellai dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA) di Kiev. «I crimini commessi contro i nostri connazionali dall’UPA dovrebbero essere definiti genocidio. Non permetterò scuse per quello che è successo durante il periodo più terribile della nostra storia», esortava Jarosław Kaczyński nel calore della campagna elettorale.

Tuttavia le sue azioni non sono andate al di là delle promesse. Come i suoi predecessori del partito Piattaforma Civica, il PiS si rifiuta di dichiarare l’11 luglio come Giorno della Memoria del Martirio della Kresy (Kresy è il nome per la regione dell’Ucraina occidentale, della Bielorussia occidentale e della Lituania che un tempo erano parte della Seconda Repubblica Polacca. In data 11 luglio 1943, al culmine di un’ondata di violenze commesse dall’UPA, 100 villaggi polacchi e insediamenti agricoli furono attaccati dalle bande di Stepan Bandera).

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Invece di commemorare l’11 luglio, Jarosław Kaczyński propone di spostare il giorno del Martirio al 17 settembre (il 17 settembre del 1939 fu il giorno in cui l’Armata Rossa lanciò la sua campagna di Polonia, recuperando l’Ucraina occidentale e la Bielorussia occidentale, rispettivamente, alle repubbliche sovietiche dell’Ucraina e della Bielorussia).

L’Agenzia statale di stampa polacca  (Polska Agencja Pracowa – PAP) si è unita a questi sforzi di distorsione dei fatti storici. Al fine di controllare le tensioni anti-banderite nell’opinione pubblica polacca, una storia pubblicata dall’agenzia di stampa ha definito i militanti UPA che furono uccisi in scontri con l’esercito polacco vicino al villaggio di Bircza nel 1946 come «eroi di guerra ucraini» (Bohaterów wojennych) .

Il vice presidente del Sejm di Przemyśl Wojciech Bakun ha inviato alla PAP una richiesta formale per chiarire che tipo di guerra avesse avuto luogo nei pressi di Bircza nel 1946 che aveva prodotto questi «eroi di guerra ucraini». Il PAP ha risposto formalmente che non era possibile ritirare o modificare il testo della relazione.

E poi è esplosa una notizia bomba.

Il presidente della Verkhovna Rada dell’Ucraina, Andrij Parubij, ha twittato di un incontro che aveva avuto con il presidente del Sejm polacco, Marek Kuchciński. Il capo del parlamento polacco ha promesso che il Sejm non discuterà il disegno di legge per ricordare le vittime della strage della Volinia prima del vertice della Nato a Varsavia dell’8-09 Luglio.

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La ricaduta è stata tanto più assordante perché uno dei partecipanti ai negoziati era Yuriy Shukhevych – il figlio del capo colpevole del massacro dei polacchi in Volinia, il comandante UPA Roman Shukhevych. Anche se i media mainstream polacchi hanno taciuto in merito ai negoziati di Kuchciński con Parubiy e Shukhevych Jr., i dirigenti del Kukiz’15 e dell’ala destra del partito della Repubblica hanno chiesto che l’ideologia banderita sia vietata in Polonia e hanno esortato Kuchciński a dimettersi.

Tadeusz Isakowicz-Zaleski, polacco e prete cattolico armeno e autore del libro documentario del 2008 “Il genocidio soppresso di Kresy” ha invitato l’opinione pubblica a protestare contro le politiche PIS che maliziosamente distorcono la storia.

«Contrariamente alle assicurazioni precedenti, i leader del PiS hanno di nuovo rinviato una votazione per rendere omaggio alla memoria dei cittadini della Seconda Repubblica che sono stati uccisi durante il genocidio banderita nella regione orientale di Kresy … Questo rinvio della procedura di voto è ancora un altro duro colpo per le famiglie delle vittime della Divisione SS Galizien e dell’UPA e … esorto tutti coloro che sono affiliati con il Kresy a protestare davanti l’edificio del Sejm il 7 luglio alle 1:00 pm».

Il giorno dopo il PiS cerca di cavalcare gli eventi. Stanisław Karczewski, presidente del Senato, commenta a proposito di questa iniziativa antibanderita del prete:

«Sono contrario a riaprire vecchie ferite … Se fossi Isakowicz-Zaleski avrei abbassato il tono. Se vogliamo avere un colloquio franco con qualcuno, non dovremo impostare dei presupposti fin dall’inizio»

Ma era troppo tardi. Un certo numero di parlamentari polacchi aveva già postato dei video sostenendo l’idea di mettere in scena una protesta davanti alla porta del Sejm.

Il fatto stesso che i negoziati si siano svolti tra i rappresentanti del governo polacco e i nazionalisti ucraini mostra il desiderio dei dirigenti del partito della Legge e della Giustizia di distogliere l’attenzione del pubblico dal soggetto del massacro della Volinia in quanto atto di genocidio e di raffreddare il nazionalismo ucraino come ideologia. Questo è un tradimento vero e proprio del PiS nei confronti dei suoi elettori.

 

Se il 17 settembre fosse dichiarato come giorno della memoria, invece dell’11 luglio, alla fine i polacchi cominceranno a approvare i crimini commessi dai tagliagole ucraini, proprio come oggi molti giapponesi credono che Washington è stato corretta nella sua decisione di far sganciare bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki dalla US Air Force.

Il massacro di Volinia è stata una «bomba atomica» per la Polonia. Nel 1950, oltre 140.000 giapponesi morirono a seguito dei bombardamenti nucleari del 1945 da parte degli Stati Uniti e delleconseguenze. I militanti UPA macellarono circa lo stesso numero di polacchi.

Mentre i leader polacchi in carica vedono il nazionalismo ucraino come proprio alleato strategico, la prima vittima di questa politica sarà il popolo polacco e la sua coscienza nazionale.

 

IL PATTO MOLOTOV – RIBBENTROPP. VERO PATTO, FINTI PROTOCOLLI

IL PATTO MOLOTOV – RIBBENTROPP.  VERO PATTO, FINTI PROTOCOLLI

REDAZIONE NOICOMUNISTI

di Luca Baldelli

Chi non ha mai sentito ripetere, quasi ossessivamente, che Urss e Germania, nel 1939, si spartirono la Polonia in barba ad ogni conflittualità ideologica fra comunismo e nazismo?

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La percezione purtroppo comune del Patto Ribbentrop – Molotov

Chi non ha mai sentito le trombe della propaganda anglofila, reazionaria e clericale ripetere che Stalin e Hitler, in quell’estate che segnò il principiare della guerra, fecero della “povera“ Polonia una torta sacrificale, tagliata in succulenti pezzi tutti destinati alle mense moscovita e berlinese, con qualche briciola a guarnire i corredi slovacchi?
Ebbene, gran parte di quel che avete sentito e letto in proposito è da archiviare nel già ricco archivio delle falsificazioni storiografiche. Urss e Germania mai furono alleate, né tanto meno complici. Hitler, nel “Mein Kampf “, aveva messo nero su bianco quello che doveva essere il destino dei popoli dell’Est e degli spazi da essi occupati: essi dovevano diventare terreni di conquista per le armate neo – teutoniche, fregiatesi con piglio usurpatorio dell’antico simbolo della svastica, ridotto a emblema di terrore, morte e di un imperialismo tra i più feroci mai visti.

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La Polonia come “vittima”….

L’Urss, con le sue pianure sconfinate, traboccanti di grano e colture agricole, con le sue immense risorse minerarie, rigurgitanti dal ventre della terra, doveva diventare il Lebensraum (“spazio vitale“) della razza “ariana“, la preda del Drang nach Osten (“Spinta verso Est“), obiettivo fissato dalla geopolitica germanica, sia pure non sempre con modalità univoche, fin dal XIX secolo almeno. In particolare, la fertile Ucraina era il boccone al centro degli appetiti nazisti, sapientemente incoraggiati e nutriti dai monopoli tedeschi. Stalin sapeva tutto ciò, naturalmente, e per questo si preoccupò da un lato di potenziare l’apparato difensivo dell’Urss, facendolo assurgere al più alto livello, dall’altro di rafforzare il patrimonio produttivo della Nazione, l’industria in particolare, favorendo, attraverso la pianificazione centralizzata e allo stesso tempo partecipata dal basso, un balzo in avanti degli indici di crescita come mai si era visto nella storia non solo della vecchia Russia, ma del mondo moderno in generale.

La minaccia nazista andava parata e respinta in ogni modo, specie davanti alle sue chiare, aperte collusioni con le Nazioni borghesi, fatto questo che in molti, in troppi, hanno dimenticato.

Basta ripercorre alcune date per comprendere l’accerchiamento che, da parte del mondo capitalista, e non solo della Germania, si cercò di attuare ai danni dell’Urss. E’ il 26 gennaio del 1934 quando Hitler sottoscrive con il dittatore fascista polacco Pilsudski l’ “Accordo polacco – tedesco sulla soluzione pacifica delle vertenze“, che diventerà un paravento per coprire le trame antisovietiche; anche la Polonia, infatti, che ipocritamente rinnoverà un analogo patto con Mosca appena quattro mesi dopo, nutre appetiti espansionistici verso l’Urss. Quale migliore viatico, per dar loro concreto corso, di un’alleanza con il Satana di Berlino, fieramente antislavo?

La Polonia, in mano a un regime reazionario e antioperaio, sarà la principale causa scatenante del Secondo conflitto mondiale, con la sua inamovibile volontà di ostacolare qualsiasi efficace strategia difensiva antifascista, concertata tra Urss e governi occidentali.

Intanto, dal 1934 al 1939, regimi reazionari si affermano e si consolidano un po’ ovunque in Europa centrale ed orientale, a mò di cordone sanitario attorno all’Urss. Oltre alla Polonia, la Bulgaria, la Romania, gli Stati baltici, la Jugoslavia (Regno dei Serbi, Croati e Sloveni) conoscono tutti regimi autoritari, di impronta anticomunista e antisovietica. Non è, questo, né un caso né una fortuita incontranza spazio – temporale: la crisi economica morde le carni del mondo capitalista e bisogna in ogni modo contenere il Paese che, libero ormai dalle catene dello sfruttamento e interessato da un benessere crescente, inarrestabile, delle masse popolari, addita all’umanità intera mete di vera democrazia nemmeno immaginabili solo qualche lustro prima.

Stalin, abile e scaltro quanto devoto alla causa del marxismo – leninismo, con talento diplomatico lavora per l’ingresso dell’Urss nella Società delle Nazioni, fatto questo che avviene il 18 settembre del 1934, a un anno e qualche mese dalla presa del potere di Hitler in Germania. L’obiettivo è evitare l’isolamento e allontanare, il più possibile, i venti di guerra che spirano minacciosi. Già nel 1933, l’Urss ha contribuito più di ogni altra Nazione alla definizione, in sede internazionale, del concetto di aggressione, approfittando dell’occasione offerta dalla Conferenza Economica Internazionale di Londra. In quella circostanza, il delegato sovietico Litvinov ha tenuto banco, proponendo anche un accordo internazionale contro l’aggressione economica, proposta lasciata cadere dai Paesi capitalisti che, così, indirettamente, hanno ribadito la loro “missione“ storica. Un po’ come il Giappone fascista, che nel 1931, rifiutando di sottoscrivere un patto di non aggressione con l’Unione Sovietica, ha mostrato il suo volto.

L’Urss, entrata a pieno titolo nella Società delle Nazioni, si batte indefessamente per un patto di sicurezza collettiva che, in Europa, stronchi sul nascere ogni proposito aggressivo del nazifascismo: tutte le Nazioni amanti della libertà debbono unire le loro forze e garantirsi reciprocamente aiuto in caso di attacchi provenienti da parte delle potenze fasciste. Una proposta seria, onesta e franca, davanti alla quale i Paesi capitalistici oppongono dapprima la cortina fumogena di vaghe promesse, poi il sipario di ferro del rifiuto.

L’Urss, con grave scorno, deve constatare che il nazifascismo, rivale economico delle potenze “democratiche“ borghesi, torna loro utile come testa d’ariete contro il primo Stato degli operai e dei contadini. Ciò appare evidente nell’inerzia occidentale dinanzi alla guerra scatenata dai fascisti spagnoli di Franco contro la Repubblica, sostenuta davvero, materialmente e moralmente, solo dall’Urss; ciò diviene addirittura eclatante con il Patto di Monaco del 1938, benedetto dalla Gran Bretagna di Chamberlain, che consegna la Cecoslovacchia alle fauci spalancate del pangermanesimo nazista, come rampa di lancio contro l’Urss.

Anni dopo, nel primissimo dopoguerra, Churchill concepirà l’ “Operazione Impensabile“ (“Operation Unthinkable“), incentrata su un attacco concentrico contro l’Urss da parte di tutte le potenze occidentali e mitteleuropee. Solo la scienza sovietica, con la costruzione della bomba atomica, unita all’atteggiamento saggio ed equilibrato di alcune diplomazie, e al rafforzamento del socialismo nel quadro est – europeo, eviterà scenari da Dr. Stranamore.

L’omogeneità della strategia britannica, prima e dopo il secondo conflitto mondiale, si commenta da sola. Dinanzi alla chiusura delle “democrazie“ borghesi, alle loro segrete trame, l’Urss, che per lungo tempo ha reiterato le proposte di formazione di un possente dispositivo di difesa collettiva nel Vecchio Continente, è costretta a cercare …..altri contatti! Ecco che si avvicina l’intesa, quindi, con la Germania nazista, che, negli intenti collegiali del Partito Comunista (bolscevico) dell’Urss e del Governo sovietico, deve servire a prendere tempo, rafforzare le difese del Paese e allontanare nel tempo un’aggressione e un conflitto che si danno per scontati, visti gli indirizzi hitleriani. Una scelta saggia, checché ne dicano gli sproloquiatori revisionisti in servizio permanente, alla quale l’Urss è costretta, in quel 1939 irto di pericoli e tensioni che trascineranno il mondo nella catastrofe.

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Propaganda polacca antisovietica

A spingere verso questa soluzione è anche, ancora una volta, l’atteggiamento della Polonia, che con l’avvento di Rydz – Smigly ribadisce, e anzi accentua, la sua linea antisovietica. Varsavia giocherà sempre a fare la vittima, con insolenza e ipocrisia tipicamente clericali, ma intanto, approfittando degli accordi di Monaco, nel 1938/39 si è pappata, infierendo su una Cecoslovacchia abbandonata da tutti meno che dall’Urss, l’area multietnica di Teschen/Teshin/Cieszyn, da lungo tempo nel mirino del nazionalismo polacco.

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Dimostrazione di simpatia verso i sovietici del governo fascista polacco

La Polonia, in quel tempo, brandisce la spada del più aggressivo nazionalismo, fidando (a torto!) sull’appoggio anglo – francese: proclami che parlano di un mega – Stato esteso da Berlino al Mar Nero, sono pane quotidiano nel 1938/39 e questo a Mosca impensierisce e a Berlino fa gioco per i disegni di Hitler. Intanto, con i sogni di gloria sempre balenanti ma di là da venire, il governo polacco mette un veto sui progetti di difesa comune europea proposti dall’Urss: le truppe sovietiche non dovranno mai entrare a Varsavia, nemmeno per proteggere il Paese dal nazismo, col quale, del resto, si pensa di potersi accordare. Da occidente, si fa sponda a questa follia: l’Urss difenda la Polonia e il Corridoio di Danzica, ma……senza aspettarsi nulla da Londra e Parigi e, soprattutto, tenendo le truppe e gli avamposti difensivi arretrati….Come dire a una squadra di vincere facendo segnare il portiere e i difensori e tenendo immobili tutto l’attacco e pure il centrocampo!

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Simpatia dei buoni cattolici polacchi verso gli ebrei

E’ così che Stalin e tutto il gruppo dirigente bolscevico fiutano l’inganno, il pericolo e… danno scacco al re, alla sua perfidia e disonestà, cercando un abboccamento con la Germania, per guadagnar tempo, mettere a punto le migliori difese possibili contro l’inevitabile “Drang nach Osten“ e salvare l’Urss dal destino di schiavitù e sottomissione architettato da Hitler. Occorre battere sul tempo l’Inghilterra di Chamberlain che, con piani e strategie per una crociata antisovietica che veda tutti uniti, ha intrapreso trattative segrete col Fuhrer nell’estate del ’39, trattative che falliscono di lì a poco solo per una litigata molto poco oxfordiana e molto in stile templare/teutonico sulla ripartizione dei bottini e dei dividendi imperialisti.
Le porte sono aperte per il gioco dei giochi: il 23 agosto del 1939, viene sottoscritto a Mosca il “Patto di non aggressione, neutralità e reciproca consultazione” sovietico – tedesco. Si pone così, da parte sovietica, la pietra tombale sulla strategia dei circoli anglosassoni e francesi, volta a soddisfare gli appetiti nazisti a spese dell’Urss e del suo territorio. Il Giappone, che non digerisce il Patto, lo denuncia tirando in ballo la sua incoerenza con i protocolli segreti del Patto Anti – Komintern, svelando così la natura aggressiva e non difensiva di quell’accordo stesso. Il governo fascista di Tokyo è costretto a rimangiarsi le mire sull’Urss.

Il Patto tra Urss e Germania cosa recita? Molto semplicemente, sintetizzando, le due parti si impegnano “ad astenersi da ogni azione di aggressione e da ogni aggressione sia individuale che comune“. Qualora sorgano problemi o dispute rilevanti,“ le due parti – così si legge – regoleranno le questioni attraverso scambi di vedute amichevoli ed in caso di necessità a mezzo di una commissione di arbitraggio“. Nessun cenno a confini da mutare, Paesi da invadere, linee di confine da sancire.

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La storiografia di regime occidentale, borghese, ha tirato fuori, da subito dopo la guerra, il falso dei cosiddetti “protocolli segreti“ che sarebbero stati annessi al testo ufficiale. In queste postille “segrete“ sarebbero state stabilite, di comune intesa tra Urss e Germania, le seguenti misure da adottare: il confine tra le sfere di influenza tedesca e sovietica doveva correre lungo i limina baltici, con l’Estonia, la Lettonia e la Finlandia sotto l’influenza di Mosca e la Lituania condotta sotto l’egida del Reich. In caso di mutamenti territoriali, il destino della Polonia sarebbe dovuto essere il seguente: ad est dei fiumi Narev, Vistola e San avrebbe spadroneggiato l’Urss, mentre nel resto del Paese, o nella sua quasi totalità, la croce uncinata avrebbe proiettato la sua inesorabile ombra. La Germania, poi, metteva nero su bianco il suo disinteresse per la Bessarabia, regione rumena abitata da una forte minoranza russa, ucraina ed ebraica.

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La “patacca” della spartizione della Polonia

Quale migliore manovra per infangare l’immagine dell’Urss, di una patacca nella quale si parla di spartizione delle sfere di influenza tra Urss e Germania? Questo falso è dato per vero e assodato, purtroppo, anche da una parte rilevante della storiografia alternativa, a riprova di come le calunnie abbiano vita lunga, mentre la verità deve farsi strada tra mille ostacoli. Lo storico e militante comunista Kurt Gossweiler, ad esempio, nel suo pregevole testo pubblicato anche in Italia col titolo “Contro il revisionismo“, utilissimo per comprendere i passi della politica estera sovietica nel 1939/40, dà per scontata l’autenticità dei “protocolli“. Un’attenta analisi filologica e grafologica, unita ad una scrupolosa disamina dei fatti, chiarisce tutto e dissipa ogni dubbio, invece, sulla loro indubbia falsità. La Germania nazista, lanciata come è alla conquista degli spazi est – europei, se da un lato sottoscrive un patto temporaneo di non aggressione con il nemico giurato, ovvero l’Urss, per prendere tempo ( stessa tattica usata da Stalin per prepararsi), dall’altro non può programmare nessuna intesa spartitoria con il nemico stesso, per il semplice motivo che ciò significherebbe legarsi le mani eccessivamente e precludersi, sullo scacchiere geopolitico, spazi di manovra assolutamente necessari nell’ottica di un espansionismo aggressivo come quello nazista. E’ la logica che lo dice, prima di ogni altra cosa. I fatti, naturalmente, sono a conferma di questa elementare verità. L’Urss, che intende stare alla lettera dei patti sottoscritti, allo scoppiare del conflitto, con l’invasione della Polonia in data 1° settembre 1939, non muove le sue truppe. Se vi fossero stati davvero protocolli segreti incentrati sulla spartizione del Paese, l’Armata Rossa avrebbe, quel giorno stesso, o nel giro di pochi giorni, invaso anch’essa, come la Wehrmacht, la Polonia e occupato i territori di suo interesse. Nulla di questo accade, in quella calda fine d’estate del ’39; anzi, l’Urss rifiuta qualsiasi invito a un coinvolgimento diretto nel conflitto, in nome, in primis, del diritto internazionale e dei principi internazionalisti.

Stalin, il Partito e il Governo sovietico sono anche consapevoli della trappola che si intende tirare loro da parte di Hitler : un’Urss lanciata alla conquista delle regioni orientali della Polonia (anche se abitate in maggioranza da russi e ucraini, quindi usurpate dallo Stato fascista polacco!) si qualificherebbe davanti al mondo intero come uno Stato invasore, con tutte le conseguenze del caso. Mosca si rende anche conto che l’alleanza occidentale con la Polonia e la protezione accordata a Varsavia da Francia ed Inghilterra, esistono solo sulla carta. Nessuno vuole morire per Danzica, per il Corridoio polacco causa scatenante il conflitto!

Qualcuno, invece, sia a Londra che a Parigi, vuole bandire, previo accordo con una Germania resa più ragionevole, una crociata antisovietica che ricompatti l’occidente cementando una nuova alleanza in nome dell’anticomunismo. E anche questo, Mosca lo sa bene!

Il volo di Rudolf Hess in Gran Bretagna, nella primavera del ’41, si situa in questa trama ancora oggi oscura, fatta di timide ammissioni e di documenti in larga parte secretati. Ad ogni modo, l’Armata Rossa fa il suo ingresso in Polonia solo il 17 settembre del 1939, quasi un mese dopo la sottoscrizione del Patto tra Urss e Germania e solo dopo che lo Stato polacco, mostrando il volto vigliacco e infido della sua classe dirigente, il velleitarismo della sua politica estera megalomane e pericolosa, nonché la totale impreparazione del suo Esercito, segnato da diserzioni in massa di appartenenti alle minoranze nazionali oppresse, si è dissolto completamente sotto i colpi delle armate naziste.

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Come la stampa “democratica” dà la notizia dell’intervento sovietico

Nel momento in cui lo Stato polacco cessa di esistere, con tanto di fuga ingloriosa del governo in Romania, l’Urss, giustamente, interviene per proteggere le minoranze russe e ucraine presenti nel territorio, all’interno del quale erano state vessate per venti lunghi anni.

La Wehrmacht, infatti, sembra marciare senza impedimenti e milioni di russi e ucraini rischiano di venirsi a trovare sotto la giurisdizione tedesca. L’ingresso dell’Armata Rossa nel Paese, che non è un atto di guerra, in quanto non esiste più alcuna autorità statale a Varsavia già da qualche giorno, evita a quei popoli un tragico destino. L’Esercito polacco, così debole e arrendevole verso i tedeschi, ridotto a bande sparse dalla spinta della Wehrmacht, sfoga contro l’Armata Rossa la sua frustrazione e il suo odio nutriti da anni di educazione anticomunista e antisovietica, con azioni violente e uccisioni di soldati. Nonostante questo, il settembre del 1939 sarà tutto costellato di tentativi, da parte dell’Urss, per rimettere in piedi uno Stato polacco sovrano, amputato sia delle regioni a maggioranza russo – ucraina sia di quelle a maggioranza tedesca.

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Stalin si rende conto, assieme a tutti i dirigenti bolscevichi, che uno Stato cuscinetto è utile all’Urss e che una linea di confine con la Germania nazista è, invece, un rischio. Il 18 settembre 1939, un documento del Governo sovietico, sulla cui autenticità nessuno può porre dubbi, afferma che è intenzione di Mosca “adottare tutte le misure per garantire la protezione del popolo polacco dalla sciagura della guerra, nella quale è stato buttato dalla sconsideratezza dei suoi capi, offrendo al popolo stesso la possibilità di condurre una vita tranquilla“.

Non solo: il giorno seguente, il 19 settembre, un comunicato congiunto sovietico – tedesco manifesta la comune intenzione di “aiutare il popolo polacco a riorganizzare la propria compagine statale”. Strano lessico, quello dei documenti in questione, per chi avesse inteso condurre in porto una spartizione, un’annessione, distruggendo per intero la sovranità di uno Stato! Altro elemento, che distrugge ogni tesi di “sacra unione“ sovietico – tedesca: il 7 settembre, nei suoi diari, Halder, Capo di Stato Maggiore tedesco, aveva affermato che Hitler era pronto a riconoscere, entro certi limiti territoriali, una Polonia sovrana svincolata da Gran Bretagna e Francia. Parimenti, le aree a maggioranza ucraina e russa dovevano essere staccate dalla nuova compagine statale. Il 12 settembre, Canaris aveva ricevuto l’ordine di attivare focolai insurrezionali per creare una Galizia nazionalista e anticomunista, sotto l’egida ucraina. E’ evidente che, se è vero questo, non esiste alcuna intesa con l’Urss !
Infatti, solo l’intervento dell’Armata Rossa, il giorno 17, evita questo scenario, che avrebbe portato ad uno Stato anticomunista aggressivo e fanaticamente nazionalista alle porte dell’Urss, con rivalse inimmaginabili verso le popolazioni polacca ed ebraica, concepite come dominatrici e vessatrici. Grazie a quell’intervento, la Germania, rappresentata a Mosca da Von der Schulenburg, pezzo da novanta della diplomazia, capisce che l’Urss, corretta nel rispetto dei trattati, non intende avallare espansionismi eccessivi e incontrollati, e nemmeno Stati fantoccio per essa pericolosi.

Da parte sovietica si spera anche, e questo la storiografia non lo ha quasi mai messo in evidenza, che nella leadership nazista prevalga l’ala “eurasista“, non del tutto sopita, desiderosa di addivenire ad un patto organico con l’Urss buttando a mare le farneticazioni imperialiste del “Mein Kampf“ e realizzando il “Drang nach osten“ pacificamente, con il rafforzamento delle relazioni economiche e politiche con l’Urss e gli Stati dell’area centro – orientale e balcanica. Questa tendenza si appaleserà, ad onta di storiografie manichee e tendenziose, che nulla hanno di dialettico, tantomeno di marxista, quando nel giugno – luglio 1941 diversi studiosi, militari, politici nazionalsocialisti si dimetteranno dai loro posti, giudicando assurda e inammissibile l’invasione dell’Urss.

Nel gruppo dirigente nazista c’è chi carezza l’ipotesi della Polonia indipendente per motivi contrastanti: l’ala eurasista, di cui abbiamo trattato, per rafforzare la propria concezione nel quadro politico – istituzionale del Reich; quella hitleriana ortodossa, per raggiungere, tramite una pace con l’Inghilterra, l’obiettivo di una futura crociata unitaria dell’occidente e della Polonia stessa contro l’Urss. Come abbiamo visto, sono proprio i Polacchi, o meglio il loro gruppo dirigente, a rendere impossibile uno scenario gradito, per ragioni opposte, tanto all’Urss quanto alla Germania: la fuga ingloriosa del governo polacco in Romania distrugge ogni possibilità di accordi e obbliga Urss e Germania a stabilire un confine, in forma pattizia, pubblica e trasparente, in territorio polacco, il 28 settembre 1939.

L’Urss si attesta lungo la linea Narev – Bug – San, lasciando la Vistola all’influenza tedesca. Lo Stato sovietico vede riconosciuta anche la Lituania come componente della sua sfera di influenza. Ora, la Vistola sarebbe dovuta entrare, secondo i “protocolli“, nell’area sovietica, mentre la Lituania avrebbe dovuto essere appannaggio della Germania. Se ciò non avviene, è per mutamenti completamente indipendenti da inesistenti volontà pattizie presuntamente modificate nel tempo.

La Germania, in quel 1939, vuol fare del Baltico un sol boccone, come provano movimenti e trame che dureranno fino a tutto il 1940 e che verranno sventati sventati solo grazie alla volontà sovietica di pace, al movimento dei lavoratori e al barlume di saggezza di settori governanti estoni, lituani e lettoni, consapevoli del rischio di finire sudditi del Reich. Se nel 1940 quei Paesi entreranno a far parte della comunità sovietica, sarà per la loro volontà di non sottostare alle minacce naziste e con il grave scorno della Germania, dimostrato da note di protesta e minacce. Stesso ragionamento vale per la Finlandia, che, lungi dall’essere una vittima, in quello stesso periodo provoca l’Urss in nome di un nazionalismo sapientemente rinfocolato da Berlino e finisce per pagarne il prezzo, rinunciando a propositi che prevedevano la conquista di una porzione consistente dell’area leningradese, assieme all’Esercito del Reich.

Alla luce di tutto ciò, le falsificazioni dei protocolli appaiono grossolane, nella loro somma incoerenza con la realtà effettiva delle scelte compiute e dei fatti avvenuti. Intanto, le presunte copie originali del documento, nessuno le ha mai viste e mostrate, né negli archivi sovietici né in altri.

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La stessa indicazione dei “protocolli segreti” presente in calce al documento, avallata nella sua improbabile autenticità dalla storiografia ufficiale, è farlocca finanche dal punto di vista linguistico: lo studioso russo A.A.Kungurov mostra come l’espressione “i protocolli sono parte organica del patto“ sia completamente incoerente con la struttura lessicale russa. Quest’ultima, infatti, prevede la dizione “parte integrante“, essendo l’organicità concepita e declinata come attributo scientifico, non filosofico, letterario o protocollare. “Неотъемлемую” (integrante) e “Oрганическую” (organico) non sono, nella lingua russa, parola intercambiabili, come invece avviene nella lingua inglese o italiana. Evidentemente nei laboratori della CIA, che con ogni probabilità hanno confezionato i “protocolli“, si ignorano queste sottigliezze. L’attenta analisi filologica, poi, mostra come vi siano altri grossolani errori grammaticali e formali, come quando si parla di “Stato polacco“ e “ Stati baltici “mettendo maiuscole e minuscole a casaccio: nella fattispecie, lo Stato polacco è indicato come “Польского Государства” (“Stato Polacco“), mentre gli Stati baltici sono indicati come “Прибалтийских государств” (“stati Baltici”), con un errore inammissibile in sede di accordi internazionali e, in assoluto, per persone letterate e colte.

Sulla firma di Molotov, il documento è tutto un programma. Qui si intendono mostrare, a destra, le vere firme del Commissario del Popolo agli Affari Esteri e, a sinistra, le presunte firme dei protocolli, sia in alfabeto latino che in cirillico, evidentemente falsificate:

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La differenza balza anche agli occhi di un profano, non esperto di grafologia. E perché Molotov avrebbe dovuto firmare anche in alfabeto latino, quando nella sottoscrizione dei patti con il Giappone l’alfabeto nipponico gli era stato risparmiato?

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Il Processo di Norimberga

Il Processo di Norimberga, che segna il redde rationem verso i nazisti, fa emergere anche prove generali di guerra fredda attorno ai falsi “protocolli “: i nazisti Ernst Von Weizsacker (Ambasciatore in Vaticano) e Alfred Seidl (avvocato di Rudolf Hess), assieme ad altri, cercano, evidentemente per mettere zizzania tra Urss e potenze alleate occidentali, di tirar fuori la storia di questi protocolli. E’ qui che nasce la leggenda degli stessi, alimentata dalla storiografia di regime delle varie centrali e dei think thanks legati a doppio filo a CIA e apparati di guerra psicologica. Seidl cita il generale Jodl come fonte per l’asserita verità di questi protocolli, ma negli interrogatori di Jodl non v’è traccia di cenni a quelle patacche. Weizsacker, messo alle strette dai giudici sulla questione, è costretto ad ammettere di non aver nulla in mano, se non copie molto dubbie di documenti, che vengono respinte come inservibili non solo dal Procuratore Rudenko, sovietico, ma anche dallo statunitense Thomas Dodd, obiettivo e imparziale come pochi altri suoi concittadini.

Altri nazisti, quali Gustav Hilger, uomo di punta della cancelleria nazista, tentano di dar manforte alla tesi antisovietica dei protocolli senza produrre nulla di credibile, mentre a elementi come Friedrich Gaus (Consulente legale del Ministero degli Esteri) vengono messe in bocca parola mai pronunciate e comunque mai provate, con l’ausilio di documenti taroccati. Copie apocrife e fotocopie di fotocopie di documenti, con inspiegabili incoerenze e fin troppo spiegabili interpolazioni testuali, e filologiche: ecco i ridicoli assi nelle mani di ridicoli figuri, che sperano disperatamente di passare da imputati a giudici. Hilger ed altri nazisti sostenitori della tesi dei “protocolli“, ingrosseranno le fila degli specialisti degli apparati spionistici Usa e delle articolazioni del Dipartimento di Stato. Ribbentrop, dal canto suo, nulla dice e nulla svela di particolarmente significativo, men che meno avalla i taroccamenti di certi suoi sodali.
Questo, insomma, è il brodo di coltura dal quale è scaturita la fetida fiamminga dei “falsi protocolli”: un caso montato ad arte per mettere l’Urss sullo stesso piano della Germania nazista ed oscurare l’impegno per la pace di Stalin e del gruppo dirigente bolscevico tutto, primo ad opporsi alle trame di guerra del Reich e ai maneggi delle potenze imperialiste occidentali, ammantate sotto il velo della “ democrazia “. Un caso orchestrato anche per nascondere il carattere guerrafondaio e reazionario della clericale Polonia, ancora oggi impegnata in una folle strategia di provocazione antirussa per procura, che minaccia di far implodere non solo l’area est – europea, ma quella eurasiatica e il mondo intero. Gratta gratta sotto la superficie della storia e trovi l’attualità!

Riferimenti bibliografici utili:

Storia universale” dell’Accademia delle Scienze dell’Urss , vol. 9 (Teti Editore, 1975)
Ivan Majskij : “Perché scoppiò la seconda guerra mondiale (Editori Riuniti, 1965)
A.A.Kungurov : http://www.e-reading.club/book.php?book=141951
Kurt Gossweiler : “Contro il revisionismo“ (Zambon Editore, 2009)